sabato 6 dicembre 2008

Perchè presi 60 alla maturità

mazapegul

Per l'esame di stato, diciamo la verità, non studiai più di quanto non avessi studiato durante i tre anni precedenti. Anzi, vista la bella stagione, un paio d'amicizie di quelle solide e eterne (poi disperse) e una ragazza a cui facevo il filo (invano); aggiunti a ciò i mondiali di calcio dell' '82, che fecero vedere un paio di partite persino a uno come me, a cui di calcio non è mai importato, la congiura per non farmi studiare era perfetta.
I prof, però, ci avevano minacciato: "in commissione con voi c'è una classe di un liceo privato, uno di quelli buoni: un istituto religioso, non un due-anni-in-uno. Non è gente che, come voi, ha preso i voti per carità di patria, ha occupato la scuola, ha perso metà di ogni singolo autunno in manifestazioni per la pace a Giava o contro il sottosegretario ai cetrioli. Quelli studiano sempre, invece, e con un regime severo. Vi conviene quindi darvi una mossa e studiare forte, altrimenti ci facciamo una figuraccia e vi bocciano in massa."
Alle prove scritte me la cavai egregiamente: in italiano anche per fortuna (la notte prima dello scritto, non riuscendo a dormire, m'ero svolto mentalmente un tema che mi piaceva, assai simile a quello che sarebbe uscito la mattina successiva), in matematica perchè la sapevo. Arrivai così all'orale assai rilassato, ignorante e per niente preparato a simulare di sapere ciò che non sapevo.
L'interrogazione fu un disastro. Di scienze, materia da me scelta come seconda, non sapevo nulla. Di italiano, una delle mie materie preferite, non riuscii a dire niente di sensato. I membri esterni erano visibilmente contrariati, dovendo fare poi la fatica di soppesare scritti contro orale.
Poi uscirono i tabelloni: 60 a me e ad altri cinque della classe, una pacchia senza precedenti nella storia della scuola.
Com'era andata lo sapemmo dopo. I nostri misteriosi compagni d'avventura avevano miserabilmente fallito le prove scritte, praticamente tutti: sia italiano che, soprattutto, matematica. L'orale non era bastato a sollevare le loro sorti. Di bocciare quasi un'intera classe d'un prestigioso istituto religioso, però, la commissione non se la sentì. Spostarono così in alto, molto in alto, i nostri voti; provocando una piccola pioggia di 60.

Da un po' di settimane, il ministro dell'Istruzione dice, anche sensatamente, che non sgancerà più soldi alla scuola pubblica, se non in cambio di maggiore qualità. Ieri, nel breve giro d'un'ora, il governo ha reintegrato, senza che lo stesso ministro -pare- fiatasse, una barca di quattrini alle scuole religiose. Ciò, a parere del papa, in difesa di un "diritto inalienabile" a educare i propri figli in maniera religiosamente corretta. Di qualità dell'educazione, quando si parla di privato, pare che non sia necessario discutere.

5 commenti:

Barbara ha detto...

Questa notizia mi è sfuggita.
E sì che li guardo i giornali...
ieri ho letto: la polemica sul caso Whynot, poi la polemica di mister B contro il problema morale del Pd, poi Obama che vuole dare internet alle scuole americane, la manifestazione gay contro il Vaticano che non vuole firmare per depenalizzare l'omosessualità, il petrolio cala di prezzo (?), la Libia vuole comprare l'Eni...e questa storia qua ? Dove stava? A pagina 62?
Le cose sono due: o io sto lentamente(ma neanche tanto) rimbambendo, o i giornalisti sono servi non della politica ma del vaticano...

In entrambi i casi: tristezza.

Giuliano ha detto...

Io sui giornali ho trovato tante notizie di lauree comperate e vendute, per sesso e per soldi: chissà cosa stanno facendo adesso questi dottori e queste dottoresse.
Sono notizie che poi vanno a finire in niente, dimenticate, perdute; ma loro, i "dottori" e le "dottoresse" sono qui in mezzo a noi che tagliano, cuciono, redigono bilanci societari...

Silvia ha detto...

Hai girato il coltello nella piaga caro mazapegul. Io sono lontana dalla scuola da molti anni e dal mio unico esame all'università non ho più dovuto farci i conti. Ma so quanto è importante l'istruzione e sono incavolata nera. Non mi ricordo un periodo altrettanto pericoloso per lo Stato quanto questo, anche se abbiamo la mafia,la camorra, malgrado gli anni di piombo e il terrorismo. Qui stiamo vivendo una guerra batteriologica. I danni irreversibili si vedranno quando sarà troppo tardi.
Buona domenica malgrado tutto:)

Solimano ha detto...

Un mio amico, dopo essere andato in pensione, si mise a fare il professore al CEPU. Tranquillissimo, nessuno gli rompeva le scatole, perché avevano bisogno che qualcuno spiegasse elettrotecnica, e non riusciavano a trovarne, mentre di robe letterarie avevano la fila.
Mi spiegò qual è la fonte maggiore di guadagno del CEPU, che credevo fosse sui figli somari di genitori ricchi. No, la faccenda dura solo un anno, in cui i genitori spendono soldi, ma nel 90% dei casi dopo un anno il figlio è zuccone come prima e i genitori lo piazzano nella propria ditta o in qualche sinecura.
La fonte vera sono quelli bravi senza titolo di studio che il pezzo di carta gli serve nello stato o nel parastato: uno che ha solo la terza media e gli occorre il diploma, uno che ha il diploma e gli occorre la laurea. Questi, mi diceva il mio amico, spendono, studiano e danno soddisfazione.
Credo che questo fatto abbia una sua morale.
Al Liceo Classico privato di Parma (Il Collegio Maria Luigia), andavano quelli che al liceo pubblico Romagnosi erano stati bocciati, per la storia dei due anni-in uno. Poi tornavano ancora da noi al Romagnosi e venivano bociati di nuovo. Flip e flop. La psicologia del bocciato è interessante, ma ne racconterò un'altra volta.

grazie Màz e saludos
Solimano

Roby ha detto...

Le scuole che ho fatto io erano tutte pubbliche, mentre il mio consorte ha frequentato il liceo in un istituto privato molto noto in città, durato per decenni come luogo di educazione di principi e signori.

Il mi'marito, non essendo di nobili natali, costrinse la famiglia a non pochi sacrifici per pagare la retta di quella scuola: ma il ricordo che gliene è rimasto è ottimo, come pure impeccabile fu la preparazione alla maturità che ne ebbe. Lì fu pure rimandato a settembre più volte, e una volta rischiò pure la bocciatura.

Probabilmente è per questo che l'istituto in questione cominciò a declinare, per mancanza d'iscrizioni, intorno alla fine degli anni '80, sino ad essere definitivamente chiuso.

Ad ogni modo, tutto ciò costituisce una rara eccezione: sul valore dell'educazione privata in generale concordo pienamente con Maz e con il post!!!

Roby