Stanze all'aria

domenica 22 novembre 2009

Il camino

ac

una legna non fa foco
due ne fanno poco
tre fanno un focherello
quattro fanno un foco bello
cinque un fuoco da signore
sei un fuoco da fattore


chiunque abbia il privilegio
di avere un camino
e si trovi ad accendere un fuoco
nel posto fatto apposta per questo,
sa che non esistono, in natura,
incendi per autocombustione.

se la preparazione è adeguata
basta un fiammifero, e il gioco è fatto,
ci si può godere a lungo
la danza delle fiamme,
di gran lunga più interessante
della maggior parte
dei programmi televisivi.

in caso contrario, si passano terribili quarti d'ora
a tentare inutilmente di rimediare;
in casi estremi, fatica e frustrazione
inducono i più deboli
alla umiliante, maleodorante scorciatoia
della Diavolina.

finché dura la pacchia del metano,
esaurito lo scopo di scaldare le nostre case
con durezza e fatica,
sudore della fronte e scottature di dita,
lo scopo è solo ludico-contemplativo.

tanto più da quando la grande saggezza Regionale
ha vietato per motivi soi-disant ecologici
l'uso dei caminetti, aggiungendo agli altri
il sottile piacere della trasgressione


sabato 21 novembre 2009

Piccoli parti

mazapegul



Finiscono oggi le settimane più intense del semestre, quindi dell'anno: esamini di metà corso per trecento studenti, più le lezioni che continuano, la moglie col suo lavoro di due giorni a settimana a Napoli e qualche impegno politico, perché non ci si può mai eclissare completamente. In più, ho avuto la ragionevole pretesa di passare sempre del tempo con le figlie e quella meno ragionevole di dedicare un angoletto di ogni giorno (o notte) all'attività di ricerca.
La novità di queste settimane, comunque, è che siamo riusciti a far partire l'associazione culturale a cui pensavo da molti mesi. Riconosco volentieri che mi sono state utilissimi i resoconti di Solimano, così come le sue analisi più teoriche sull'importanza del prepolitico, di come tenere insieme la gente, di come porsi degli obiettivi. Lezioni che ho cercato di assimilare e interpretare, o dimenticare, seguendo il corso delle cose e la particolare alchimia di persone che avevo di fronte.
L'associazione, denominata ier l'altro con voto a scutinio segreto Incontri, vorrebbe avere come cifra primaria quella del volontariato culturale. In particolare, vorremmo occuparci di attività educative in senso lato, oltre che delle attività di cui si occupano altre associazioni culturali della zona. Mia moglie ha iniziato un corso di "italiano come seconda lingua" rivolto a figli di immigrati. Un'altra ragazza cerca di metter su un corso simile rivolto soprattutto alle casalinghe arabe; quelle che -nella loro maggior parte- passano la vita tra la casa e loro connazionali, e imparano poco o punto italiano. Io ho concordato con il dirigente scolastico una serie di quattro incontri su "giochi di carta&penna" per ragazzi tra i nove e gli undici anni. Due giorni fa ho scoperto con raccapriccio che il mio modesto laboratorio aveva avuto iscrizioni per ben più dei dieci-quindici bambini che avevo messo in conto. C'erano state più di sessanta iscrizioni e stamattina avevo nella mensa scolastica oltre cinquanta bambini armati di quaderno e matita.
Alla fine me la sono cavata. Merito dei ragazzi, soprattutto, che sanno come comportarsi di fronte a un estraneo, e delle loro tre insegnanti che sono venute ad aiutarmi: intelligentemente, usando niente di più che la loro presenza e la partecipazione al gioco. Dopo un'ora e mezzo di giochi, indovinelli e partite, ho annunciato che mancavano due minuti e che era ora di salutare. Nessuno ha alzato gli occhi dal quaderno su cui stava giocando a tris col compagno. Mi sono sbracciato, ho fatto un salto, ho urlato e, finalmente, sono riuscito ad avviarli verso i genitori in attesa.
La sorpresa è stata vedere che uno dei punti forti della mia esposizione, un trucco legato ai labirinti, è stato anticipato da una bambina che, alla domanda "secondo voi come si fa?" ha alzato la mano e mi ha rubato la risposta, che credevo nessuno potesse indovinare. E' una bambina timida e minuta dal nome islamico e dal faccino forse pachistano (ma potrei sbagliare).

PS L'associazione pare aver intercettato una diffusa domanda d'impegno, così partiamo con una configurazione deluxe, per così dire; pur avendo io (seguendo Solimano) ristretto le adesioni iniziali a quelli che hanno delle attività in corso o in via di progettazione. Il lusso consiste nell'avere un informatico come webmaster (il sito partirà la prossima settimana, in stile quantomai monzese, per così dire); una grafica, di cui vedete sopra un'ipotesi di logo; diverse insegnanti che hanno un particolare sbuzzo, senza cui l'associazione sarebbe nata paralitica; una sinologa, un astrofisico, un'esperta di Orhan Pamuk... E siamo solo all'inizio. [Molte di queste risorse avrei volute impiegarle anche nel PD, ma non c'è stato mai verso di convincere il resto del gruppo dirigente che i vantaggi superavano, e di gran lunga, i rischi].

venerdì 20 novembre 2009

"Procaci andate in bicicletta..."

Solimano

Miracoli elettorali
- Hai visto? La Madonna ha aperto gli occhi...
- E poi che cosa ha fatto?
- Li ha richiusi subito, disgustata.
Majorana, "Don Basilio", 1948

Siamo nel 1947 o giù di lì.
Nella provincia di Ferrara viene distribuito un volantino a firma del professor Carlo Carretto. Eccone alcune frasi:

"Donne vi vedo passare accanto a me sui marciapiedi della città, vi vedo sui tram la sera dopo il lavoro, vi vedo in chiesa la domenica, vi vedo sulle porte del cinema, vi vedo un po' dovunque[...] Dov'è la vostra riservatezza? Procaci andate in bicicletta dando in pasto alla lussuria degli uomini la vostra carne passionale[...] Mi passate vicino con la vostra spudorata tracotanza ed io resto in mezzo alla via con la bocca semiaperta dall'intontimento e mi volto e vi seguo allontanarvi tra la folla con gli svolazzi procaci dei vostri vestiti indecenti. Dov'è la vostra interiorità? Vi sedete con le gambe incrociate sfidando gli sguardi degli uomini".

Occhio, questo non è un brano ironico, come quello del Paolino che non ferma i cavalli imbizzarriti, questo è un brano serio.
"E' il momento della severissima censura cinematografica, dei poliziotti sulla spiaggia a controllare i centimetri dei costumi da bagno delle donne" (Adolfo Chiesa: La satira politica in Italia, Editore Laterza 1990).

Il quotidiano cattolico L'Italia pubblicò nell'edizione bresciana un articolo intitolato: "Torna Macario - Ci prepariamo a riceverlo".

"E' annunciata la venuta a Brescia di Macario. Conosciamo Macario: sappiamo delle "Follie d'Amleto" e delle sue follie. Non abbiamo nessuna intenzione di provocare disordini né di disturbare la rappresentazione, ma intendiamo soltanto far valere onestamente i diritti della nostra coscienza. Perciò avvertiamo Macario che sarà convenientemente accolto se il suo spettacolo costituirà un oltraggio alla morale e alla decenza".

E il giornale anticlericale Don Basilio replicò così:

"Se le donnine di Macario piacciono alla gente, che gliene frega ai bacchettoni? E se a loro non piacciono che ci vanno a fare a turbarsi la coscienza? Perché non restano in sacrestia? Già, e poi come potrebbero palpeggiare gratis le belle ragazze di Macario con la scusa di ricoprire la loro oltraggiosa nudità?"

La vignetta a fianco è di Scarpelli. Uscì nel 1947, con la seguente didascalia: "Il signor Bacchettoni - Vergogna. Si tolga immediatamente quelle vesti così succinte!"

Queste argomentazioni furono usate massicciamente nella campagna elettorale del 1948, come si vede nella vignetta in alto, tratta ancora dal Don Basilio, che è certamente successiva al voto del 18 aprile.

La visione di donne tentatrici che insidiano uomini casti è un po' più antica. Nella Bibbia c'è la moglie di Putifarre che insidia il casto Giuseppe, come si vede nelle immagini di chiusura, entrambe singolari.
Il pittore del quadro era probabilmente un allievo di Rogier van der Weyden, quindi il dipinto è della seconda metà del Quattrocento, mentre il bassorilievo è stato eseguito da una donna, fatto rarissimo allora. Chissà, Properzia de' Rossi si sarà divertita a rappresentare un tema del genere...

Maestro fiammingo: Giuseppe tentato dalla moglie di Putifarre
diametro cm 157 Alte Pinakotheke, Monaco

Properzia de' Rossi: Giuseppe tentato dalla moglie di Putifarre
1520 Museo di San Petronio, Bologna

giovedì 19 novembre 2009

Le ambasce di un blogghiere pudibondo (3)

Solimano

Ogni tanto, alla Biblioteca di Lissone arriva qualche DVD nuovo. Intelligentemente, lo inseriscono in un piccolo scaffale girevole, così gli habitué se ne accorgono subito. Ma "Histoire d'O" (1975) di Just Jaeckin proprio non me lo aspettavo! Non l'ho lasciato lì, me lo sono portato a casa con altri quattro DVD. Semel in anno licet videre "Histoire d'O", che non avevo mai visto.
Siete liberi - e libere - di immaginarmi bavoso (o sbavante?), fatto sta che le prodezze della venticinquenne Signora Corinne Clery (nata a Parigi il 23 marzo 1950, nome vero Corinna Piccolo) desideravo ammirarle senza suggestioni preliminari. Difatti non ho letto nessuna critica prima di guardarmi il film, e ho fatto bene, perché sarei stato prevenuto e forse non mi sarei accorto della magnifica capacità visiva del regista e dei suoi fotografi Robert Fraisse e Yves Rodallec.
Bella forza, direte... Corinne Clery... no, sono stati veramente bravi: guardate le tre immagini: il viso che appare sotto il manto, la partita a scacchi fra donne, le tre giovani davanti alla biblioteca e al camino. Questo film meriterebbe di essere inserito nella vista logica I modi di vedere del blog del cinema. Senza mostrare pelo veruno, capezzoli, natiche etc etc (peccato, sono immagini assai apprezzabili). Finirò per non farlo, perché in me prevale la considerazione che "Abbracci e pop corn" non deve essere un posto che attiri visite per questi motivi.

Però. Qui c'è qualcosa che non va nell'entourage cinefilo. E' importante l'erotismo nel cinema? Ebbene sì, fuor di ogni dubbio, fin dai primissimi anni, quasi dai fratelli Lumière. E allora, perché girarci attorno, facendo finta che non sia importante?

Sentite il Morandini:
O sta per Obbediente, per Oca o per zero? In Francia, dove ebbe grande successo (in Italia un po' meno), offrì a molti spettatori l'alibi culturale (del “buon gusto”) per fare i guardoni a pagamento, ma è un album di immagini patinate animato con uno stile da carosello pubblicitario, un prodotto in linea con l'ideologia capitalistica dominante fondata sull'avere invece che sull'essere. Non a caso la bella O fa la fotografa di moda. Ridotto di 17 minuti nell'edizione italiana.

E il Mereghetti:
Dal romanzo omonimo di Pauline Réage sceneggiato da Sébabastien Japrisot, uno dei capisaldi del filone pornosoft, patinato e assolutamente non erotico ritratto di una donna contenta di essere vittima.

Il libro da cui fu tratto il film non è un libro trascurabile, tutt'altro, e ci mise certamente mano (diretta e/o indiretta) uno scrittore notissimo, Jean Paulhan. Il tema della soggezione in amore (sessuale, psicologica, comportamentale) è un tema vero, da declinare ambosessi. Non lo si può cancellare tirandoci un rigo sopra: Choderlos de Laclos, Michail Lermontov, Charles Dickens, William Thackeray, Marcel Proust, Federico Tozzi, Italo Svevo, Somerset Maugham, Alberto Moravia etc etc hanno scritto pagine importanti, interi libri su questo tema. Il tema amore è strettamente intrecciato col tema dominanza, al di là dei sublimismi bugiardi delle anime belle. Come minimo non va negato ed occorre farci i conti ogni giorno.

Quindi, non considerare l'aspetto erotico nel cinema o ridurlo ad una furbata per il botteghino, mi sembra una categorizzazione a priori che non sta in piedi: possiamo dire che registi come Bernardo Bertolucci o Roman Polanski perdano qualcosa perché l'aspetto erotico è spesso in primo piano nei loro film? Ma non solo. Anche registi minori hanno trattato egregiamente questo aspetto: guardate ad esempio come Salvatore Samperi ha saputo essere coinvolgente e spiritoso in un episodio del film Peccato veniale.

I grandi pittori di secoli fa erano più liberi di certi cinefili odierni. L'altro giorno, cercavo una immagine per il post di Zena. Mi sono ricordato che esiste un quadro notissimo in cui compare un fagiano (poi ho scelto la fotografia di una fagiana perché rapito dalla zampa rattratta). Il quadro fu dipinto per il duca Alfonso I d'Este da Giovanni Bellini nel 1514 (il pittore aveva circa 85 anni) ed è conosciuto col titolo "Il festino degli dei". Il paesaggio fu completato da Tiziano. Attualmente il quadro è alla National Gallery of Art di Washington. Giovanni Bellini si recò a Ferrara per procedere ai lavori di sistemazione del quadro nel "Camerino d'alabastro" del duca estense. In quella occasione vide gli affreschi di Schifanoia, notò un particolare nel Trionfo di Venere, che Francesco del Cossa aveva eseguito attorno al 1470, e inserì lo stesso particolare nel suo quadro. Ampliando le immagini, forse vi accorgerete del particolare, che tornò in pittori successivi (ad esempio, in Hogarth). Quegli artisti non si creavano inutili problemi: il sesso c'è e meno male che c'è.



mercoledì 18 novembre 2009

I Galli di Meloni

Gauss

Gino Meloni: Gallo scolpito

Se, a un certo punto della mia vita, ho cominciato a dipingere e se, tra alti e bassi, lentezze e fervori, da allora non ho mai smesso, lo devo, per circostanze che racconterò in un prossimo post, al pittore Gino Meloni. Oggi è di lui che voglio raccontare, di Gino Meloni, di un artista giustamente famoso dalle nostre parti e ingiustamente ignorato altrove, parlare di lui e dei suoi galli, (niente fagiani, che io sappia, ma mi accerterò), e dell’importanza che i Galli hanno avuto nella sua vita.
Lo avevo visto per la prima volta da bambino, anche temuto perché presiedeva la giuria di una rassegna di dipinti degli alunni delle elementari, che a me valse una onorevole segnalazione per una panoramica di panni colorati stesi in un cortile, ma ricordo con sicurezza che la sua entusiastica preferenza andò ad una scena di pesca in mare, un uomo barbuto su una barca rossa che galleggiava su un fondo blu. Che si trattasse di un pescatore lo si sarebbe potuto capire facilmente dai pesci che giacevano sul fondo dell’imbarcazione, tanto che se non fosse stato per l’opacità delle fiancate che ne vietava la vista non ci sarebbe stato motivo di mostrarli disegnati sulla parete esterna della barca. Il senso nel segno! A modo suo, il piccolo geniale pittore era andato oltre la percezione, aveva valicato il visibile in cerca dell’evidente, come Fontana con i suoi tagli, come Chagall con le sue capre volanti, come Picasso con i suoi nasi vaganti…
Dopo qualche anno, mi ritrovai alle medie nella stessa classe di suo figlio Ermes, oggi affermato scultore, e occasionalmente mi capitò di incontrare il papà pittore. Del resto lo si vedeva spesso in giro, figura alta e snella, naturalmente elegante, camminatore instancabile e osservatore attento, talvolta passando davanti a una siepe, a un giardino, al passo carraio di una corte, di colpo si fermava e schizzava rapidamente qualcosa su un taccuino.


In casa non se l’erano mai passata bene. Meloni era un artista taciturno e solitario che nascondeva nel riserbo e nella timidezza un’alta opinione di sé e della sua arte, non intendeva occuparsi d’altro che della sua pittura, e non accettava di dipingere a comando - un paesaggio per l’amico che me l’ha chiesto, un nudo per quel tale che ci va matto, un vaso di fiori per il talaltro che ha qualcosa da farsi perdonare dalla moglie. Marchette! Meloni dipingeva quel che gli andava di dipingere e come gli andava di dipingere. Era stata dura cavarne fuori di che campare, comprare tele e colori, frequentare Milano con le sue gallerie e i suoi mercanti, entrare nel giro anche se ne avrebbe volentieri fatto a meno ma bisognava pur trovare chi lo apprezzasse per quel che faceva, e mica sempre il macellaio si contentava di un acquerello o di un disegno!

Poi, era arrivata la svolta. Meloni aveva concorso con una sua opera al Premio Taranto di pittura e l’aveva vinto (in buona compagnia, il correlato premio di letteratura era andato a Carlo Emilio Gadda). Soldi, notorietà, onori, acquerelli e disegni che di colpo diventavano banconote di libero corso.

La storia di quel premio che aveva segnato la sua esistenza me l’ha rivelata lui stesso molto tempo dopo. Dopo anni in cui si era fatto apprezzare per il ciclo delle Donne, era entrato in una stagione cromaticamente più spensierata, la stagione dei Galli (capito che cosa schizzava davanti ai cortili?). Ne aveva mandato uno al concorso di Taranto, e la giuria ne era rimasta conquistata, tuttavia con una grossa riserva, una circostanza che Meloni aveva trascurato se non proprio ignorato, che il concorso era titolato Premio Taranto “Al Mare” e non si capiva proprio che cosa ci azzeccasse un gallo con il mare. La giustificazione venne da Giuseppe Ungaretti, che faceva parte della giuria e di Meloni era amico e grande estimatore. Con quella sua voce arcana cominciò a sentenziare che erano Galli i Goti che arrivarono a Taranto dopo la caduta dell’impero romano, e Galli i Normanni di Roberto il Guiscardo, e Galli i Francesi di Filippo d’Angiò, di Carlo VIII, di Murat…

Oggi il Gallo vincitore del premio appartiene agli eredi di un notaio di Taranto cui il Comune di Taranto l’aveva ceduto tempo fa.

lunedì 16 novembre 2009

Banda (diversamente) larga

ac

ieri sera,
grazie a un lampo di Musicamorfosi
e alla intelligente e garbata attività di Saul Beretta
abbiamo avuto al Villoresi di Monza
una serata con Paolo Fresu e Bojan Zulfikarpasic

un concerto eccellente,
che ricorderemo a lungo.
ma chi non c'era non c'era,
e le emozioni è assai difficile
trasmetterle di secondo orecchio.

si può però raccontare qualcosa:
è finita la vita facile di chi si contentava di uno strumento
e di sette note, al massimo più cinque.

Bojan suona magistralmente il pianoforte,
prevalentemente con la mano destra,
mentre la mano sinistra si esercita
in accompagnamenti sulla tastiera elettronica
o in incursioni direttamente sulle corde del piano.


Fresu, in equilibrio instabile sulla sua sedia
alterna l'uso di due trombe
ma dialoga costantemente con un sintetizzatore
che titilla con maestria giocando con echi propri e altrui.

il risultato di un rapporto quasi erotico
con i propri strumenti sono sonorità particolarissime
e una fascinazione che ti regalano soltanto
i grandissimi affabulatori.



Pietro Greco al Binario 7

Solimano

Alfred Einstein

Il titolo della terza conferenza organizzata da Novaluna al Binario 7 era questo: "Confini geopolitici della ricerca scientifica". Però, per come si sono svolte le cose l'altra sera, credo opportuno fornire due definizioni autorevoli, quindi sarò più lungo del solito e me ne scuso. L'argomento è tosto, tostissimo.

Cos'è l'economia della conoscenza?
Così la definisce Salvatore Rizzello:

È una branca dell'Economia che si occupa di studiare le caratteristiche della conoscenza e delle informazioni, con particolare attenzione a natura, creazione, diffusione, trasformazione, trasferimento e utilizzo della conoscenza in ogni sua forma.
L'economia della conoscenza evidenzia i legami tra i processi di apprendimento, l'innovazione e la competitività, sempre più basata sulla conoscenza e di conseguenza sulle risorse intangibili, sul know-how e sulle competenze distintive. Alla base della conoscenza vi sono i processi cognitivi e di apprendimento dell'uomo: l'economia è fatta di scelte e le scelte sono il risultato dei processi neurobiologici che avvengono nella mente dell'uomo. Dunque, alla base della teoria economica vi devono essere i "meccanismi che guidano il lavoro della mente umana".


Ma esiste anche la società della conoscenza. Società ed economia non sono sinonimi...
Così la definisce Andrea Cerroni:

Se evitiamo di isolare scienza e società, per poi contrapporle o magari giustapporle appena, possiamo in effetti mettere in luce una doppia costituzione che le lega profondamente. Per un verso, la società (della conoscenza) costituisce la scienza fin nella sua dimensione epistemologica attraverso processi non astrattamente soggettivi o arbitrari e, dunque, scientificamente ricostruibili con uno studio interdisciplinare. Per altro verso, la conoscenza (scientifica) contribuisce alla costituzione della società contemporanea come società democratica basata sulla scienza. Se, dunque, evitiamo l’alternativa secca fra assolutismo e relativismo, la scienza smette di essere un corpo estraneo alla società e la democrazia una forca caudina dello sviluppo scientifico. E la specie sociale oggi in via di formazione risulta essere, anzi, caratterizzata tanto dalla centralità di un nuovo processo economico (produzione di conoscenza a mezzo di conoscenza con surplus di conoscenza), quanto dall’emersione di nuovi bisogni e nuovi diritti in cui ciascun individuo si imbatte mentre cerca di costruirsi un autonomo progetto di sé proprio perché nel suo mondo contano sempre di più le produzioni materiali e immateriali di tutti gli altri (società degli individui). Sviluppo della scienza e sviluppo della democrazia, allora, si mostrano come due facce del processo di civilizzazione. E la comunicazione della scienza non si esaurisce più nei canali della “divulgazione”, ma arriva a comprendere tutti quei processi che mirano a rendere la conoscenza un bene pubblico effettivo. Questa è, insomma, la sfida intellettuale e politica posta dalla complessità contemporanea: l’impossibilità di districare la scienza dalla società e la società dalla scienza.

L'altra sera c'era un po' di preoccupazione sulle presenze che ci sarebbero state: argomento, influenza, coincidenza di data con teatri, concerti, riunioni del PD etc. E invece, grazie in particolare al battage di un architetto di nostra conoscenza, le presenze sono state più che soddisfacenti. Anche l'interesse.
Annalisa Bemporad ha presentato Pietro Greco, direttore del "Master di comunicazione della scienza" presso il SISSA di Trieste e che ha pubblicato nel 2006 presso Bollati Boringhieri un libro titolato "La Città della Scienza". Prima che cominciasse a parlare Greco, ha fatto una introduzione Andrea Cerroni, docente di Sociologia e ricerca sociale all'Università di Milano. I due, Greco e Cerroni, si sono passati spesso la palla durante la serata. Cerroni (laureato in Fisica) è più giovane, Greco (laureato in Chimica) un po' meno giovane. Credo di aver capito che gira l'idea di un Master a Monza (forse presso la Villa Reale!) in cui operino entrambi, ma può essere una mia indebita illazione.
Come siamo messi, noi in Italia? Male, molto male. Sicuramente Berlusconi avrà delle colpe, ma la storia è vecchia assai. C'è stata una gragnuola di venti diagrammi in cui si confrontavano i vari paesi: investimenti annui in ricerca, tipologia di prodotti (alto o basso valore aggiunto), numero dei ricercatori, linee di tendenza negli ultimi anni, retribuzioni dei dipendenti... Il paese con cui si può fare un confronto omogeneo come vastità, popolazione, situazione attuale sapete qual è? La Corea (del Sud, naturalmente) solo che la Corea è in crescita vigorosa e noi stiamo calando. La Corea investe, in percentuale sul PIL, il doppio di quello che investiamo noi.
Solo tre diagrammi avevano dati abbastanza positivi per l'Italia: il numero di pubblicazioni in riviste scientifiche dei nostri ricercatori, le citazioni in altri articoli e il numero dei brevetti. Il che significa che il problema non è la qualità dei singoli, ma il sistema, l'organizzazione, le priorità.
Più in generale, si sta verificando il sorpasso del mondo Transpacifico sul mondo Transatlantico. in Europa? Differenze molto forti. C'è un cuneo di quelli che sono messi bene, che si muovono nella direzione giusta secondo tutti gli indicatori: scende da Svezia e Danimarca, poi Olanda e Germania (non quella orientale), poi ancora Austria... Cecoslovacchia... Ungheria. Inghilterra e Francia non sono nel cuneo, ma hanno dati molto migliori dei nostri, anche se con degli sbalzi, noi siamo fuori, salvo pochissime eccezioni. Ci permettiamo il lusso di essere il paese che pone i maggiori ostacoli all'immigrazione dei cervelli, i paesi appartenenti al cuneo stendono il tappeto rosso, altro che ostacoli.
Tre cose forse preoccupanti, poi chiudo, dirò qualcos'altro nei commenti.
Sembra che il confine fra virtuosi e viziosi passi attraverso un dato: che gli investimenti privati superino quelli pubblici. Qui sotto metto una fotografia a suo modo sconvolgente di Craig Venter, l'uomo chiave del GENOMA, passato dal pubblico al privato: mezzo scienziato mezzo manager.
Quello che sta succedendo non è direttamente proporzionale al tasso di democrazia: le tigri dell'Asia, che stanno crescendo di numero, sono condotte spesso da un autoritarismo efficiente. Serve velocità decisionale.
Infine, non è detto che tutto ciò non provochi nuove esclusioni, ancor più forti delle precedenti. E qui la parola magica è una sola, istruzione. Sembra che Obama sia molto attento al crescere rapido della qualità delle scuole secondarie cinesi e indiane, che stanno lasciando indietro quelle degli Stati Uniti.

Craig Venter

P.S. Le immagini. Oltre ad Einstein e Venter, ho inserito tre opere di Tullio Pericoli.

sabato 14 novembre 2009

Cyrano



Mi faccio spesso regali in questo periodo. Mi piace viziarmi, concedermi piccole cose, poco costose e di facile fruizione. Un anello luccicante, un paio di libri, un copri divano, una tela grande, un guanciale in lattice, cose così.

Ma la cosa più bella che mi sono regalata tempo fa, è l’abbonamento alla stagione della prosa di quest’anno. Questa sera, assisterò alla prima rappresentazione: Cyrano de Bergerac regia di Daniele Abbado.

Hercule Savinien Cyrano de Bergerac morto a soli 36 anni causa la caduta di una trave, visse comunque una vita molto movimentata. Considerato intellettuale libertino, quando ancora quel termine stava piuttosto ad indicare un’avanguardia culturale, e precursore della letteratura fantascientifica, il primo duello lo ebbe all’età di vent’anni, lo stesso anno in cui entrò come cadetto nella compagnia delle guardie. Causa il suo temperamento spavaldo seguirono molti altri duelli. Colpito dal mal francese, abbandonate le armi, riprese gli studi filosofico-scientifici.

Considerato una delle personalità più estrose del seicento francese, fu romanziere, drammaturgo, autore satirico, epistolografo, e prima di morire scrisse anche i primi capitoli di un trattato di fisica.

Edmond Rostand poeta drammatico francese, (1868-1918) ispirandosi a questa complessa personalità, scrive una celebre opera teatrale in cinque atti, famosa ormai in tutto il mondo.

Unisce sapientemente forza intellettuale e stravaganze di comportamento del vero Hercule Cyrano, poeta, spadaccino, scienziato, musicista, mente eclettica racchiusa in un fisico potente, creando così un personaggio esagerato, ironico e travolgente, per nulla diplomatico, nemico di qualsiasi bassezza umana, fortemente idealista, romantico e perdutamente innamorato senza alcuna speranza della cugina Roxanne. Quando, prima di morire, deciderà di dichiararle il suo amore, che scoprirà contraccambiato, purtroppo sarà troppo tardi.

Il personaggio Cyrano, il cui grande naso, simbolo di libertà e indipendenza, ma anche marchio e diversità, con l’infelicità che ne conseguirà, è un eroe che si batte fino alla fine contro il destino tragicomico. Un combattente già sconfitto in partenza, che ci avrà indicato l’utopia di una purezza esemplare.

Tra vita avventurosa e letteraria ricorda lontanamente personaggi come Falstaff e Don Chisciotte.

Vi racconterò.

(note tratte da Wikipedia)

Fagiane&radici

zena

Le fagiane hanno il colore della terra mossa.
Screziature di castagna e tortora.
Stanno di un fermo egizio, zampa retratta, se l’occhio le snida.

Nel cortile della casa bianca, oggi, due fagiane a barattare pensieri con le radici di un gelso e a becchettarne i sogni, come vermi molli.

A foschia sollevata, il fango conserva un silenzio di zampettii.
La radice del gelso, quella che affiora per incontinenza, ha piccoli graffi obliqui, una schiuma di legno arruffato.

C'è che, a scoprirsi, i sogni fanno sempre un po’ male.


venerdì 13 novembre 2009

Siamo in autunno...

Giulia

E' un periodo che la cosiddetta vita reale mi prende molto, forse troppo e a volte ho l'impressione che tutto cada nel vento e non trovi radici. E' un periodo così. L'altro giorno leggevo la filosofa Zambrano che ha saputo essermi di conforto e la propongo anche a voi.

“Mi piacerebbe moltissimo – dice all'amica Reyna Rivas – che il mio nome non apparisse da nessuna parte; di scrivere, quello sì, e di esistere solo per i miei amici e per coloro che si presentano con il cuore aperto. Sono sicura, cara amica Reyna, che sarebbe l'unica cosa davvero feconda. Siamo in autunno ed è un segno: cadono le foglie di un'epoca, cadono e i semi della nuova epoca e del nuovo mondo che non sarà né nuovo né mondo se non raccoglie quel filo d'oro della tradizione: quei semi, Reyna, devono rimanere nascosti, germogliando affinché un giorno si manifestino con tutta la loro forza, lucenti, senza timore. E' il momento della germinazione e anche di fare il pane, affinché si cuocia lentamente. Non è il momento di offrirlo perché la gente non mangia, non vuole né può mangiare quel pane. Il pane della parola autentica si può distribuire e si può gustare e si potrà gustare solo al tempo opportuno. Quando ci sarà di nuovo fame, bisogno reale, di parole non più funzionali o strumentali. Di parole alimentate ”.

martedì 10 novembre 2009

W il risottino di Zena

Barbara



Dopo mesi di clausura dovuti a svariati motivi, finalmente domenica scorsa abbiamo invitato alcuni amici a cena da noi.
La mia felicità è stata somma. Mentre i ragazzi parlottavano di roba da maschietti (hardware e software, bassisti degli anni ottanta, crisi economica...ron fi, ron fiiiiii!) noi femminucce ci siamo scatenate nei discorsi di cui sentivo tanto la mancanza (vestiti, ikea, accessori, colla a caldo e Londra).
Ero preoccupata per un paio di ragazzi vegetariani, visto che io so cucinare solo il pesce.
Ma è giunta Zena in mio soccorso, e mi ha postato la ricetta di un risottino ai funghi che è stata un successone! Me la sono studiata per giorni, come non facevo dai tempi dell'esame di Storia della Filosofia Medievale. La trovate nel post sui pannelli solari (=il riso come nostra personale risposta alla crisi energetica? Leggete e lo scoprirete).
Grazie al risottino e ad un vino novello più che onesto la serata si è rivelata piacevole e divertente e al culmine del momento etilico io e le ragazze ci siamo abbandonate a due confessioni inconfessabili.
Ebbene sì, tutte quante abbiamo sempre desiderato un paio di ali fatte col tulle (io blu, le altre rosa e verde) ma soprattutto la cosa più torbida e inconfessabile che ci potesse essere... tutte e tre siamo da sempre fan scatenate di Sarah Kay!
Però adesso che siamo qui tra noi io devo ammettere che tutto sommato non mi dispiace neanche Holly Hobbie, però l'altra sera non ho trovato il coraggio di arrivare a tanto. Forse la prossima volta.

Sarah Kay


Holly Hobbie

lunedì 9 novembre 2009

Provando e riprovando

Solimano

Chioccia con pulcini Oreficeria longobarda V-VI secolo
Museo Serpero, Monza

In settembre, abbiamo cominciato a pensare ad un blog che fosse a disposizione dei soci dell'Associazione Novaluna, di cui faccio parte. Oggi si è deciso di farlo conoscere in giro, anche se siamo ancora in corso d'opera, ed ecco quindi Novaluna in blog.

A vederlo così, sembra un blog come tanti altri, piuttosto semplice. Comincio proprio dalla semplicità. L'idea del gruppo di partenza (cinque persone) non era di fare un multiblog perché gli altri soci di Novaluna lo leggessero, ma perché in linea di principio, solo perché pagano la tessera di Novaluna (una associazione che si autofinanzia), tutti i soci avessero diritto di essere guest nel blog. Perché il blog invogliasse, occorreva che fosse più semplice possibile, come struttura e utilizzo. La semplicità è più difficile da perseguire della complessità.

Quindi, sulla destra, ci sono gli Autori, che ad oggi sono 7, ma 13 soci hanno già accettato di essere guest. Volevamo mettere i nomi senza i cognomi, solo che è già capitato un caso di omonimia: finirà che dovremo mettere anche i cognomi, cosa a cui ero contrario per evitare ogni segno di ufficialità.
Sotto, la lista degli ultimi commenti. Essenziale, perché pone in evidenza anche post già usciti dalla home page.
Poi, gli Argomenti, su cui fra un po' interverremo per raggruppare, organizzare, sistemare in modo da non farla troppo lunga.
Chi è l'admin? Per il momento siamo in quattro, ma l'admin vero è l'Associazione, tramite una persona nominata dal direttivo.
Sotto ancora (prima della vasca dei pesci) ci sarà un contatore Shinystat Free aperto a tutti, come su Stanze all'aria.

Difficoltà? Ebbene sì. C'è un attrito di primo distacco, legato a due motivi.
Il primo è la scarsa considerazione di persone mediamente acculturate per lo strumento blog, considerato un po' un demi-monde. Una opinione largamente diffusa che ha le sue ragioni ed i suoi torti.
Il secondo è che quasi nessuno dei soci aveva messo le mani su un blog e quindi doveva imparare cosa deve fare il guest. Dopo, sembra tutto facile, all'inizio non è così. Però abbiamo due armi in mano. La prima è che abitiamo tutti nella stessa città. E quindi c'è stato un peregrinare degli admin casa per casa, ottima occasione per vedere belle case in cui essere trattati bene. L'altra arma è che esiste la conoscenza reciproca. Non la chiamo amicizia, ma stima umana e culturale. Questo facilita molto ed è garanzia di un percorso meno travagliato di quello di Stanze all'aria.

Appena annunciato che esiste Novaluna in blog, sono stati mandati quasi 50 inviti ad essere guest ai soci non coinvolti nel test iniziale. Speriamo che accettino in pochi, per il momento, sennò tocca correre da una parte all'altra di Monza. Ma era doveroso, visto che è un blog associativo.

Qual è l'obiettivo? Questa è la discussione importante, perché è facile andar fuori strada. Fa certamente piacere essere più conosciuti, a Monza e fuori, ma l'obiettivo primario è dare continuità giorno per giorno alla vita associativa. Si potrebbe dire: esistono le riunioni per questo. Avete provato ad organizzare con frequenza delle riunioni? Spostamenti di date, impegni improvvisi, assenze... ci vuol più tempo a decidere la riunione che a tenerla.

Ci sarà anche una lista di link, che mi auguro sia corta, privilegiando i link a cui tengono i soci: io metterò Stanze all'aria, non Abbracci e pop corn.

Prevedo che fra qualche mese, forse meno, saremo ad una ventina di guest. Mi piacerebbe che ce ne fossero alcuni che normalmente scrivono poco o niente su forum e siti. Ma soprattutto vorrei che si sviluppasse una capacità conversativa come spesso c'è qui in Stanze all'aria. Per quanto mi riguarda, aspiro ad essere declassato da admin a guest in modo da pubblicare nel blog associativo un post alla settimana e da commentare brevemente quasi tutti i giorni. Fare il battitore libero e potermi dedicare di più a Stanze all'aria.

Il razionale per cui ne scrivo qui è che esistono tante associazioni in giro. Quasi tutte, anche quelle più piccole, hanno un sito, ma un posto di conversazione no. Inizialmente costa fatica, ma il ritorno ci può essere. Questo può interessarci perché dovunque ci sono opportunità: volontariato, biblioteche, prepolitica, scuole, cineforum.... chi più ne ha più ne metta.
Sogno ad occhi aperti, ma sarebbe bello se Stanze all'aria diventasse anche un punto di incontro fra diverse esperienze associative locali, mantenendo intatto però il suo aspetto, i suoi fil rouge, la sua capacità conversativa.

L'altro giorno scrivevo ad una amica: "Ho riscoperto alla grande quanto può essere bella la vita reale. Il trucco è tutto qui: se hai una buona vita reale, la rete è un gradevole dippiù, se non ce l'hai la rete è ipocrisia, nevrosi, insicurezza. Peggiora le cose". L'amica mi ha risposto al volo che era del tutto d'accordo.

Fra l'altro, nel blog di Novaluna si vede che alcuni post sono stati utilizzati sia qui in Stanze all'aria che nel blog in fase di test. Succederà di meno in futuro, ma la libera circolazione dei post può essere utile sia qui, sia nel blog di Novaluna, sia in altri blog che sorgessero in funzione di esigenze locali. Mi piacerebbe sapere se questo, delle associazioni, è un problema sentito nelle situazioni locali in cui vivete, in modo da darci una mano. Potrebbe essere utile, anche per superare diffidenze iniziali che sicuramente trovereste, come le abbiamo trovate e le troveremo noi.

La fase di avviamento è impegnativa, ma questo approccio potrebbe funzionare. Vedremo, con spirito critico ed autocritico.

Fratelli Zavattari: Il matrimonio di Teodolinda (part) 1444
Duomo, Monza

sabato 7 novembre 2009

Divagazioni su due piedi

Solimano

EDIT: "Rielaborazione redazionale, prima della composizione e della stampa, di un testo consegnato dall'autore".
Questa è la definizione che ho trovato in rete (Dizionario Hoepli). Non sarà granchè, ma dice quello che succede.
Io dell'editing ignoravo addirittura l'esistenza, quando ricominciai a scrivere, dopo trent'anni dal tema della maturità. Avevo letto molto, sì, ma è diverso leggere da scrivere.
Cominciai a preoccuparmi quando un'amica scrittrice, dopo una mia mail molto sentita, mi rispose: "PRIMOOO!!! I tre puntini sono importanti. Non debbono essere né due né quattro, ma tre. Sennò non ti prendono sul serio". Fu allora che cominciai a berciare in casa, mentre scrivevo sul PC: "NERIAAA!!! Dimmi il passato remoto del verbo nascere." E' laureata in Lettere con un voto strano: 110. Però non gliene parlo mai, perché la volta che le ho detto: "Ti sei laureata con 110 senza lode" a momenti mi menava, avendo ragione. Ci patisce ancora.
Poiché la necessità interiore mi spingeva a scrivere sempre di più, ho smesso di berciare per casa, continuando a scrivere alla sperindio, finché sono incocciato in Golem l'Indispensabile. Lascio perdere i dettagli. Una gentile redattrice mi scrisse per chiedermi se volevo dire la mia sulla comunicazione in rete. "Pronti! Son qui". E in un'ora scrissi un articolo e lo spedii via mail. Non l'avessi mai fatto, dopo mezz'ora vedo di ritorno la mia mail diventata per metà rossa dalla vergogna. Sembrava un tema senza nessun errore blu ma da 6=. Rossana Di Fazio mi aveva fatto l'editing. Continuò così anche per i pochi articoli successivi: scrivevo, mandavo la mail, mi ritornava arrossita, rispedivo e dopo altri due rossori andava bene.
Finché mi arriva una mail in cui mi chiede di scrivere qualcosa sul tema del mese successivo: le scarpe. Mi aspettavo di tutto, ma le scarpe no.
Chiesi per telefono ad un amico: "Se tu dovessi scrivere qualcosa sulle scarpe, da cosa cominceresti?"
Rispose: "Io mi rifiuterei di scrivere qualcosa sulle scarpe".
Mi aveva steso, ero completamente demoralizzato. Ma successe che, mettendo giù la cornetta, cominciarono a venirmi delle idee, una in fila all'altra.
Nel giro di poco più di mezz'ora avevo finito tutto.
Per l'editing, eravamo in ritardo e con Rossana ci mettemmo d'accordo di farlo per telefono. Furono venti minuti fra i più belli della mia vita. Teoricamente, avrebbe dovuto essere un po' imbarazzante, perché Rossana ha trent'anni meno di me, ci diamo tuttora del lei, inoltre allora non c'eravamo mai visti in faccia. Ma quei venti minuti furono una lotta strana, una lotta in cui si vinse tutti e due. Perché? Perché Rossana era esigente, non me ne perdonava una. Altro che tre puntini: aggettivi, verbi, struttura delle frasi. Però avvertivo che amava quel che avevo scritto, che lo faceva con quello spirito, senza nessuna complimentosità. Ma anche per un altro motivo: sono orgoglioso ancor più che permaloso. E allora praticavo lo spariglio: Rossana aveva trovato un inciso? Io mi ci buttavo a pesce e lavoravo sull'inciso che aveva trovato lei, per trovarne uno migliore. Editavo la mia editrice. Secondo me Rossana se n'è accorta benissimo, ne ha sorriso, pensando (con rispetto, neh) ai miei trent'anni in più. Ma uno scontro ci fu, uno scontro non di forma ma di sostanza. Avevo deciso di chiudere l'articolo con questa frase:

"La naturalezza dei piedi nudi e l'artificiosità delle calzature erano ben presenti a mia mamma bambina. Andava a scuola a Ganzanigo, frazione di Medicina. Frequentò due volte la quarta elementare - non c'era la quinta - perché la maestra convinse mio nonno a mandarla ancora rinviando di un anno l'aiuto nella cascina e nei campi. Doveva percorrere qualche chilometro per andare e tornare, usciva di casa con le scarpe non ai piedi, ma in mano e camminava a piedi nudi fra fossati e straducce. Prima di entrare in classe, si metteva le scarpe per poi togliersele al ritorno. Lo stesso accadeva in chiesa: andare a scuola nei giorni feriali era come andare a messa la domenica".

Rossana mi disse che la frase andava bene nel corpo dell'articolo, ma che sarebbe stato meglio se avessi chiuso con un'altra frase che avevo scritto:

"E invece, alle duchesse di Goya ed alle ladies di Gainsborough le punte delle scarpe fuoriescono dalle gonne come pugnali, colpo di grazia per gli innamorati".

Il motivo del contendere è chiaro, per me era più un fatto personale che di scrittura, ma lo spariglio mi soccorse: quando si è scritto, bisogna sapersi disattaccare anche da se stessi, e l'articolo si chiuse con la frase breve e secca. Sono convinto che Rossana avesse ragione.

P.S. Armi pari (divagazioni su due piedi) è pubblicato anche sul Nonblog di Habanera, qui.
Nelle immagini, due ladies di Gainsborough.

mercoledì 4 novembre 2009

Eccomi

Gauss





Solimano, bontà sua, mi ha invitato come guest a Stanze all'aria. Mi sento come chi viene ammesso a palazzo dopo che è stato notato aggirarsi a sbirciare dalle finestre che danno sulla strada. Spero di ambientarmi presto in queste Stanze contando sulla cordialità di voi che vi soggiornate abitualmente. La prima cosa che vorrei capire, non avendo avuto l'accortezza di chiederlo a Solimano, è il senso del loro nome, Stanze all'aria, pseudo-anagramma dell'implorazione (o dell'ingiunzione, a seconda di chi me la rivolgeva) Aria alle stanze! che, per via della nuvola di fumo da cui ero avvolto, mi investiva in tutte le stanze che occupavo e che, sarà per consuetudine, sarà per scrupolo salutistico, mi insegue tuttora che da tempo sono un ex fumatore.

il grande Pinocchio

ac

La mattina, in stato di dormiveglia,
mi piace ascoltare prima pagina,
rassegna stampa di rai 3.
questa mattina hanno detto,
con mia grande soddisfazione,
che Pinocchio ha bastonato il Grande Fratello.
e io, che di Pinocchio
sono stato e sono grande sostenitore,
ne ho avuto immenso piacere.


per amor di verità
mi tocca confessare
di non aver mai visto il GF
a causa della sovrumana velocità
del mio dito sul telecomando.
peggio ancora, di questo tele-Pinocchio
ho visto solo un pezzettino.
ho smesso di guardare
quando ho visto utilizzare un normale bambino
al posto di un vero burattino,
animato con le nuove tecnologie.

ma tant'è, un tifoso è un tifoso,
e le attenuanti generiche sono molte,
dalla qualità dell'italiano di Collodi,
alle magistrali illustrazioni liberty di Attilio Mussino,
al potere taumaturgico del libro,
assai meglio di qualsiasi medicina
quando la mamma me lo leggeva,
ogni volta che avevo una linea di febbre.

andrebbe detto al viceministro della salute ....

martedì 3 novembre 2009

Metti una sera a cena: Il cervello del rettile

Solimano

Dopo ave ridacchiato un po' sui pannelli solari (ed aver invidiato il beato venditore di dessi pannelli), ci inoltrammo su un tema cervellotico: come è fatto il nostro cervello. Più che una cena, sembrava una riunione di compassionevole volontariato: il cervello arcaico, il cervello del rettile... roba da ripostiglio, vista che non lo si può buttare via o farne un saldo di fine stagione. Siamo nel 2009, ragazzi! Non rimestiamo nella paleontologia.
"Ma come sono i neuroni di questo cervello piuttosto sfigato? Stantii, scalcinati, inerti, sabbatici, dormiglioni?"
"Certamente avranno un loro tipo di operosità, ma non ce la vengono a dire".
"Dire a chi? Non siamo noi a cervelleggiare il nostro cervello, semmai è il nostro cervello che cervelleggia noi".
Banalità? Non tanto.
Già il nome che gli hanno dato sa tanto di rimozione: cervello arcaico, cervello del rettile... Con tutte le considerazioni olistiche sul cervello mammifero (così lo chiamano) in cui c'è l'affettività, le cure parentali etc. Evidentemente, quelli del mammifero non hanno mai ammirato le cure parentali degli uccelletti attorno a casa loro (parenti stretti dei rettili).
Non solo. Parlavo con Paolo Branca, dopo la conferenza di Novaluna, proprio del cervello del rettile, e scattò l'automatismo: "Il male!" disse.
Il peccato originale è stato un mito geniale, per poterci chiamare fuori. Un mirabile codino, proprio come il barone di Münchausen, che in groppa al suo destriero sta per sprofondare nella palude: ”Senza fallo vi sarei dovuto morire, se la forza del mio braccio, afferrandomi per il codino, non mi avesse estratto dalla melma assieme al cavallo, che stringevo forte fra le ginocchia”.
Spirito, anima... e se usassimo la parola mente? E se dichiarassimo a chiare lettere, anzitutto a noi stessi, che il cervello del rettile esiste ed agisce in noi continuamente? Guai se no. Non ci saremmo, se non ci fosse stato e non ci fosse tuttora.
La consapevolezza, ecco. Altrimenti si va nella malafede, ben che vada nella dissimulazione onesta di Torquato Accetto. Ma c'è di peggio: la buona fede. La pulsione di dominanza peggiore è quella di chi crede di essere fuori dal gioco delle dominanze.
"Il candore di uno sguardo nuovo (quello della scienza lo è sempre) può talvolta illuminare di luce nuova antichi problemi" (Jacques Monod).


P.S. Le immagini provengono dal film "Jungle Book" (1967).

Addio Alda

Giulia


Per ricordare Alda Merini solo una sua poesia, io non ho parole.

Spazio spazio, io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita:
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.

Alda Merini, da “Vuoto d’amore”

venerdì 30 ottobre 2009

Barbara Schiavulli al Binario 7

Solimano


Quando Barbara Schiavulli ha finito di parlare e di mostrarci le fotografie (alcune molto crude), sono cominciate le domande, senza bisogno di sollecitarle. Tante. Si è vista la difficoltà di comunicazione che affiorava in mezzo all'empatia (Barbara è anche enfant du pays, a Monza). Un giornalista di guerra è interessato al come, mentre noi siamo interessati ai perché, magari per confermare i perché che ci siamo dati da sempre. Qualche perché ci vuole, tranquillizza, ci fa credere che la situazione sia sotto controllo, o comunque controllabile in futuro.
Un dato positivo: c'è stata solo una domanda (chiamiamola così) in cui si diceva che per colpa degli americani etc etc. Qualche anno fa ce ne sarebbero state tante, di domande così.
Altro dato positivo: nessuno o quasi crede più alla favoletta della democrazia d'esportazione. In Afghanistan la risoluzione dei problemi (ammesso che esista) dovrà passare attaverso il consenso dell'Iran e del Pakistan, se no, niente da fare.
E allora, gli americani? Barbara l'ha detto alla fine, cosa stanno facendo gli americani, sia in Afghanistan che in Iraq: alcune basi militari molto vaste, inattaccabili, da cui non se n'andranno MAI. Al loro posto, farei esattamente la stessa cosa.
Il titolo della conferenza metteva in ballo le elezioni, col prossimo ballottaggio, ma è apparso chiaro che i brogli sono sistematici e che si farà in modo che vinca Karzai contro un oppositore che si atteggia a uno stile gandhiano. Gara dura, in un paese in cui il kalashnikov non si nega a nessuno e in cui le donne vanno benissimo per trasportare munizioni sotto lo chador. La guerra perpetua è nel carattere del paese e degli abitanti, diverse etnie che non si possono soffrire l'una con l'altra.
Un bel mestiere è quello degli autisti e dei traduttori al servizio dei giornalisti. Barbara si è trovata ad averne uno sciita e l'altro sunnita, e doveva ogni tanto mettere pace se no si menavano in macchina. Non sono fatterelli di colore: gli autisti ed i traduttori guadagnano molto, ma in caso di rapimento del giornalista la loro vita vale zero, mentre quella del giornalista vale i soldi che qualcuno pagherà per il riscatto. Credo di aver capito perché quel paese piaccia tanto a Barbara: fuori da Kabul e da qualche altra città, non si piomba nel terzo mondo, ma direttamente nel medioevo, che può avere il suo bello, il suo fascino, le sue regole, mentre il terzo mondo è solo brutto e sregolato. L'atteggiamento della giornalista era di apertura sui casi spesso tragici di persone (quasi sempre donne e bambini) che ha trovato e trova lungo la sua strada. Molto più riservata quando doveva parlare dei soldati italiani, lodati per le loro qualità di socializzazione molto più grande di quella dei tedeschi, francesi, inglesi. Sarà certamente vero, ma oggi, essere in Afghanistan, vuol dire aver concordato precise regole di ingaggio. La modalità di procedere (accordarsi con l'imam locale sulla base delle sue priorità) sarà probabilmente l'unica possibile, ma non vedo cosa c'entri con la democrazia.
Previsioni del tempo: i taliban torneranno al potere, solo che quelli di oggi sono peggio di quelli di qualche anno fa, che distruggevano i campi di papavero. A questi, la droga sta bene. Si stanno dando da fare anche i cinesi, non poteva essere che così. Però l'osservazione più utile l'ho sentita tornando a casa: è vero che l'Afghanistan è sempre stato un crocevia, ma questo era importante quando i mezzi aerei non erano così diffusi. Oggi molto meno, se non c'è di mezzo il petrolio.
Il tribalismo, più etnico che religioso, continuerà. Il dramma è per le donne e per i bambini che, nelle città, stanno sperimentando una vita diversa, senza che qualche marito, stanco della moglie trentenne e con sei figli, la ripudi per adulterio, tagliandole il naso. Abbiamo visto le fotografie delle donne e dei chirurghi che stanno ricostruendo i nasi.
Però non è mai detto: in un'altra foto c'era un afghano che si sta facendo ricco vendendo libri, vecchi, nuovi, tutti i libri che gli capitano fra le mani: prezzi d'affezione: 50 dollari al libro, il mercato tira, chissà. "Imparare a leggere e a scrivere, quella è la strada", così ha concluso Barbara.



P.S. Le immagini sono dell'archivio fotografico di Barbara Schiavulli.

giovedì 29 ottobre 2009

Glossario - istruzioni per i nuovi adepti

ac

dicesi blog il reparto manicomiale virtuale
di una comunità di mattocchi,
per lo più non furiosi,
affetti da sindrome narciso-esibizionistica.

questi pazienti si chiamano guest.
la sintomatologia del guest
si manifesta nello scrivere messaggi,
in sostanza dei test,
che però si chiamano post

I pazienti godono nella pubblicazione del post
anzi, non li pubblicano, li postano
l'argomento è libero, può spaziare dall'east al west,
from coast to coast.
in buona sostanza e buon italiano
potremmo dire che:
il must del guest è il post di un post

La speranza è di imbattersi
in analoghe comunità, affette da voyeurismo,
che assicurino ai pazienti
la modica quantità di lettori.

al fine di catturarne in gran numero
meglio che il post sia fast,
non troppo brodoso,
per non far fuggire il potenziale lettore.

sarebbe bene che il guest
postasse non più di un post al giorno
e non meno di uno alla settimana.

il post, corredato di una o più immagini
che rendono più gradevole la lettura,
viene pubblicato in tempo reale,
anche se è possibile pentirsi e c'è possibilità di modifica,
in casi estremi di cancellazione.

infine, niente contropost:
graditi, importanti e auspicabili invece
commenti frequenti
saluti

Alla ricerca dell'arte perduta (19)

Solimano


I Buddha di Bamiyan erano due statue del Buddha scolpite da una setta buddista nelle rocce della valle di Bamiyan, in Afghanistan, a circa 230 chilometri dalla capitale Kabul e ad un'altezza di circa 2500 metri; una delle due statue (alta 38 metri) risale a 1800 anni fa, l'altra (alta 53 metri) risale a 1500 anni fa.

Decreto del marzo 2001: "In base al verdetto del clero e alla decisione della Corte Suprema dell’Emirato Islamico, tutte le statue in Afghanistan devono essere distrutte. Tutte le statue del paese devono essere distrutte perché queste statue sono state in passato usate come idoli dagli infedeli. Sono ora onorate e possono tornare a essere idoli in futuro. Solo Allah l’Onnipotente merita di essere adorato, e niente o nessun altro".

Il ministro dell’Informazione Qudratullah Jamal disse: "Questo lavoro non è così semplice come la gente può pensare. Non si possono tirar giù le statue bombardandole perché entrambe sono incise e solidamente attaccate alla montagna”. I due Buddha vennero demoliti a colpi di dinamite e cannone nel marzo 2001. Ci volle quasi tutto il mese.

Nel 2003 i Buddha di Bamiyan sono stati riconoscuti come Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO per queste cinque motivazioni:

1. Le statue del Buddha e l'arte rupestre della valle sono una rappresentazione fondamentale della scuola Gandhara nell'arte buddista dell'Asia centrale.
2. I resti della valle sono testimonianza di un importante centro buddista sulla Via della seta e dello scambio culturale tra arte indiana, ellenistica, romana, sassanide e alla base dell'espressione artistica dell scuola Gandhara.
3. Sono una testimonianza eccezionale di una tradizione culturale dell'Asia centrale ormai scomparsa.
4. La valle è un esempio importante di un territorio culturale che illustra un significante periodo del Buddhismo.
5. La valle è l'espressione monumentale massima del Buddhismo occidentale. È stato un importante centro di pellegrinaggio per molti secoli.

Ma con ogni probabilità i Buddha non saranno mai ricostruiti.
(Informazioni tratte da Wikipedia)

Stasera, al Binario 7 Via Turati 8 Monza Sala E ore 21, la giornalista Barbara Schiavulli terrà la seconda conferenza del ciclo Linee di Confine organizzato sall'Associazione Novaluna. Il tema sarà: "L'Afghanistan dopo le elezioni".
Barbara Schiavulli, interessata più alle persone che agli eventi, ha pubblicato "Le farfalle non muoiono in cielo", un libro che racconta la storia di una kamikaze che non voleva morire. Ha vissuto a Gerusalemme per tre anni per seguire il conflitto israelo-palestinese, per proseguire a raccontare il Kashmir, il colpo di stato ad Haiti e l'Iraq, il paese in cui ha trascorso la maggior parte degli ultimi anni, trovandosi spesso ad essere l'unica giornalista italiana presente a Baghdad.

Barbara Schiavulli (a destra) con la giornalista Ann Leslie