mercoledì 10 marzo 2010

Eloquenza volgare

Roby


Mia madre aveva una soglia della parolaccia molto bassa. Per lei stupido era un termine fortemente scorretto, cretino un'espressione accettabile solo in caso di grave agitazione, mentre chi se ne frega esulava addirittura dai suoi pensieri: quando Morandi a Canzonissima cantò a squarciagola "machisseneimporta se adesso il mio cuore si spezza" poco mancò che al suo prendesse una sincope! Le fosse giunto all'orecchio il famoso Vaffanculo in musica di Marco Masini -povera donna!- ci avrebbe sicuramente lasciato prima del tempo...


Mio padre, invece, prediligeva una sorta di melting pot fra la scurrilità e la bestemmia, lasciandosi sfuggire, nei momenti di massima arrabbiatura, una serie di sillabe gutturali tra cui s'indovinava il nome dell'Iscariota mescolato a citazioni di razze suine e parti anatomiche posteriori, il tutto accompagnato dal caloroso invito a render l'anima al creatore, preferibilmente in seguito ad episodi di violenza privata... un categorico "va a mori' ammazzato", insomma, non mancava mai di suggellare le sue più accese esplosioni d'ira funesta.


Mio zio G., dal canto suo, era un fine dicitore di perifrasi escatologiche. Il suo eloquio era costantemente infiorettato da riferimenti alle attività liberatorie che in genere si compiono nel chiuso della propria stanza da bagno, di solito caratterizzate da emanazioni ed effluvi non precisamente paradisiaci. Da bambina mi faceva ridere, ma mi seccava da matti se si esprimeva in quel modo in presenza di qualche mia amichetta: finchè una delle più insospettabili, Mimmina -di soprannome e di fatto, essendo un cosino minuto dai grandi occhi spauriti- dopo averlo ascoltato confidò tranquillissima a me che mi profondevo in scuse: "Non preoccuparti: anche mio nonno ha sempre in bocca quella roba lì!"




Divenuta ormai adulta, matura e consapevole non posso più negare che la cosiddetta parolaccia liberatoria, vivaddio, quanno ce vo' ce vo': per cui, nei momenti di più nera disperazione, di più cieco furore o -perchè no?- di più sfrenato divertimento non disdegno di farne io stessa un uso misurato, oculato, sapiente. S'intende, ogni cosa a suo tempo: est modus in rebus (La Settimana Enigmistica insegna) , e certo non mi sognerei mai di apostrofare gli incauti frequentatori dell'archivio affidato alle mie cure con un: "Che cacchio fa lei con quella filza del '700? Vuol sputtanarmi tutto l'ordine dei documenti???". Nè d'altra parte saluterei cameratescamente le colleghe di lavoro, al mattino, con un allegro: "Buongiorno, brutte zoccole!!"

Eppure conosco signore mie coetanee, fiori di distinzione ed eleganza, capello sempre in piega e scarpa firmata, aduse ad inframezzare la conversazione più pacata e tranquilla con la sistematica citazione del sinonimo più triviale indicante l'organo sessuale maschile, indugiando studiatamente sulla sonorità della doppia zeta centrale. Per restare nell'ambito dell'anatomia dell'uomo, allorquando per caso scoprono di aver perso la limetta per le unghie, ebbene, "questa è davvero una gran rottura di coglioni": e se poi addirittura hanno dimenticato a casa il cellulare multifunzione, "tesoro, io te lo dico, qua sono proprio nella merda!".


Mammina cara, cosa ne pensi da lassù tu che -ero in terza elementare- mi facesti un interminabile predicozzo perchè avevo incautamente usato la parola farabutto (letta peraltro nella casalinga enciclopedia Conoscere) ?

Signori, sono trascorsi quasi 45 anni, ma non mi vergogno affatto di rivelare coram populo che digitarla sulla tastiera mi è costato un notevole sforzo. Spero, promitto et iuro: questa è la prima e l'ultima volta che oso adoperarla di nuovo.


11 commenti:

Amfortas ha detto...

Bellissimo post, Roby, leggero, brillante e ironico come se ne leggono pochi.
Io sono un convinto sostenitore della parolaccia, perché è sintetica ed efficace, e non si presta al gioco del fraintendimento che ormai è diventato uno sport nazionale.
Cum grano salis (come insegna Wikipedia) s'intende.
Apro una piccola parentesi, mi scuserai, perché ho letto che Solimano non sta bene.
Gli auguro di rimettersi al più presto.
Un ciao a te e un saluto a tutti gli coloro che lo gradiscono.

zena ha detto...

Mio padre, austero anche nelle parolacce, usava in realtà delle para-parolacce. Tutte ideologizzate e politicizzate. "Brigata nera" era la peggiore.
Post delizioso, Roby. Grazie!

Un saluto d'affetto a tutti, tenendo ben stretto e caro quello di Amfortas.

Clarius ha detto...

Roby, mi hai fatto venire un ricordo!

La prima volta che sono andata a fare la cameriera d'estate in un albergo noi ragazze stavamo tutte stipate in una cameretta del sottotetto. Tra di noi ce n'era una tosta, una che parlava come una scaricatrice di porto,trucida e scafata.
Ogni volta che arrivava in camera (dopo aver lavorato qualcosa come 13-14 ore, come noialtre d'altronde)ci salutava con un bel:

-Aò, troie!
oppure:
-Ciao zoccole!

Le ho voluto bene dal primo giorno.

Clarius ha detto...

Clarius ero io,


Barbara

Roby ha detto...

Porca Maremma, cari amici di stanze, non so proprio dirvi da dove cacchio mi sia venuta l'ispirazione per discettare di parolacce e turpiloquio: ma mi sono divertita, e se ho fatto divertire anche voi, beh... MISSIONE COMPIUTA!!!

Ciao Amfortas, ciao Zena, ciao Barbara-travestita-da-Clarius!

Baciottoni a tuuuuutti da

R.

Gauss ha detto...

Per mio padre, Roby, il massimo del vituperio stava nell'epiteto "gesuita". Un po' per il disprezzo che ci metteva, un po' per il richiamo a Gesù che l'assimilava a una bestemmia, gesuita è rimasta ancor oggi per me quel che farabutto è per te, una parola sconveniente, che non dico mai, eppure ce ne sarebbe di gente cui andrebbe detta.
In compenso, con le doppie zeta credo di cavarmela bene, di non avere reticenze.
Proprio bello il tuo post, scritto con divertita, soave eleganza.

Gauss

P.S. Mi è sorta la curiosità di sapere da dove venga il termine farabutto. Sembra sia l'italianizzazione del tedesco freibeuter, da cui anche filibustiere, insomma predone, pirata.

Habanera ha detto...

Roby, mi hai fatto ridere fino alle lacrime e non c'è regalo più grande che si possa fare a chi legge.
Post adorabile, effervescente, come nella migliore tradizione della nostra Florentina Jones.

Un bacione e grazie
H.

giulia ha detto...

Sì, hai fatto ridere anche me. Non sono per il turpiloquio, ma, come dicevamo oggi con una mia amica, quando ci vuole, ci vuole: scarica...
Grazie del saluto Paolo, lo gradisco.

Un abbraccio a tutti

Roby ha detto...

Gauss, ti dirò, era venuta anche a me l'idea di approfondire l'origine di QUELLA INNOMINABILE PAROLA (!): grazie per avermi preceduto, diavolaccio di un gesuita che non sei altro!!!!

Giulia e Haba, dicono che una risata salverà il mondo... chissà....

[;->>>]

Doppio smack da

Roby

Silvia ha detto...

Ma che bello che è questo post! Ciao Roby, mi ha fatto ridere:) Non oso pensare se tua mamma avesse conosciuto mio padre. Ho idea che sarebbe svenuta alla seconda parola pronunciata dal genitore che ha sempre avuto e ha tuttora un uso, come posso definirlo? fantasioso, ecco, fantasioso del turpiloquio.Non si ferma davanti a nessuno, nè re nè cardinali. Parola di Sgnapis. Ma la gente pare non farci troppo caso, cardinali compresi. Ma tua mamma...sono certa che l'avrebbe cancellato dalla faccia della terra.
Buon w.e.

Roby ha detto...

Silvia, un padre che non si ferma davanti a re e cardinali non poteva che originare una figlia "fuori dal comune"! Sono sicura che anche la mi'mamma se ne sarebbe resa conto, una volta rinvenuta...!

Bisous!

Roby