martedì 9 marzo 2010

Ballando con gli Spandau

Roby


1985

La telefonata di mia sorella B. arriva nel pomeriggio di martedì 2 marzo, cogliendomi tra uno spinoso problema d'ufficio da risolvere ed il conseguente ferocissimo mal di testa contro cui combattere.

B - "Ciao, come va?"
R - @%§#><&
B -
"Sai, domani sera dovevo andare a vedere gli Spandau Ballet al Mandelaforum con Alessandro [il suo maritino, N. di R.], ma oggi lui ha la febbre a 39°... Sarà difficile che si rimetta... Da sola non mi va... E così perderò il concerto!"
R - .......
B - "Senti, non è che magari... forse... per caso... insomma, non vorresti venirci TU?"
R - ???!!!!

Io??? Io ad un concerto pop??? Io, che non ci sono MAI stata, neppure a vent'anni???
Boh.
E perchè NO???

Degli Spandau Ballet ho un ricordo piuttosto vivo, strettamente collegato all'ultimo quarto del secolo scorso ed al rapporto molto forte che avevo all'epoca con B., la più piccola delle mie sorelle: più o meno 30 anni io, più o meno 20 lei, c'era fra noi un legame irripetibile fatto di complicità, di piccoli segreti, di telefilm visti a tarda sera, accovacciate nello stesso letto, e soprattutto di canzoni ascoltate e riascoltate insieme per decine e decine di volte, attraverso quel paleolitico supporto audio cacofonicamente chiamato musicassetta.







Miguel Bosè e il suo Supersuperman... gli Wam, cioè il biondo George Michael e il bruno Chisseloricordapiù... Bon Jovi, figlio (?) di quello attualmente ancora in pista... Scialpi. prima delle iniezioni di botulino alle labbra.. Eros Ramazzotti ancora in versione Terra promessa... e poi i due mitici gruppi: Duran Duran e Spandau, avversari storici, esponenti d'avanguardia della corrente new romantic, modelli di stile e sex symbol, portabandiera di una pseudo-ribellione così soft da integrarsi quasi perfettamente nel sistema. Sono passati giusto 25 anni dalla loro ultima esibizione in Italia: e nel 1985, ad applaudirli insieme ad altre migliaia di fans con i brufoli e l'apparecchio per i denti, c'era anche la mia sorellina, gli stessi occhi azzurri luminosi e gli stessi capelli biondo scuro di adesso, appena un tantino aiutati da rimmel e shampoo colorato.

Va bene, ci sto. E così, alle 21 precise di mercoledì 3 marzo, sono seduta nel posto n. 62, fila B, settore F di quello che nel 1985 si chiamava banalmente Palazzetto dello sport, ed ora risponde al nome altisonante di Nelson Mandela Forum (per inciso, ancora non ho capito perchè intitolare edifici, così come strade o piazze. a qualcuno grazie-a-dio ancora vivo: mica porterà sfiga???). Scomodamente accomodata su di un seggiolino antianatomico al 100% esamino, con distaccata attenzione da entomologa, lo svolgersi intorno a me del rito pagano tutto incentrato sul palco frontale, da cui la band amministra con religioso impegno i musicali sacramenti. Certo, il tempo passa per tutti, e lo schermo gigante montato dietro il gruppo mostra con spietata durezza i segni dell'età sui volti e sui corpi degli ex ragazzi made in England: ma la voce, a onor del vero, è ancora ineccepibile, e la perizia strumentale anche. Senza contare che per quasi un'ora e mezza i cinque cinquantenni saltano come grilli, con invidiabile energia, la fronte appena imperlata di lieve sudore e l'aria perennemente allegra e rilassata. Ferreo allenamento in palestra -mi chiedo, già preda di lancinanti dolori sacrolombari dopo mezz'ora sul sedile da tortura- oppure dose da cavallo di stupefacenti assunta furtivamente nel retropalco? Ai posters l'ardua sentenza!




2010


Intanto, la signora quasi mia coetanea della fila davanti alla nostra si agita come un'indemoniata, scattando in piedi all'attacco dei brani più ritmati, mentre la quarantenne alla mia sinistra lancia a intervalli regolari urli da perforazione del timpano. Tra il pubblico assiepato sotto il palco, invece, si distinguono corpulente matrone fornite di sgualciti cartelli -forse gli stessi esibiti durante il concerto dell'85?- recanti esternazioni amorose per il cantante del gruppo, Tony Hadley, un dì bel tenebroso ed oggi bel taglia-forte, solo in parte mascherato dal taglio sapiente di un doppiopetto rigorosamente nero...


B - "Senti qual è questa canzone! Bella, vero? Senti, senti come fa il ritornello!"

Basta una frase di mia sorella, la sua testa bionda accanto alla mia (tinta) scura, il suo sorriso disarmante: ed ecco, le lancette dell'orologio girano vorticosamente all'indietro, la gente intorno sparisce, la musica si fa ovattata, mentre sotto di me la plastica rigida si trasforma nel materasso a molle del lettino singolo di tanti anni fa...

R - "Sssst! Abbassa il volume del mangianastri! E' mezzanotte passata, e domattina tu hai la scuola ed io l'Università!"
B - "Dai, ancora una: la prossima è 'Gold', e piace anche a te..."
R - "Va bene, ma poi dormiamo: ok?"
B - "Ok, sorellona. 'Notte-notte. A domani."



6 commenti:

Habanera ha detto...

Una sorella... ecco!
E' la cosa preziosa che mi è mancata per tutta la vita.
Forse per questo ho trattato da sorella mia figlia finchè ho capito che non era la cosa giusta da fare.
Una madre deve fare la madre, ruolo tutt'altro che facile ma di cui i figli hanno bisogno. Essere sorelle credo sia una cosa completamente diversa.
Complicità, innanzi tutto, o mi sbaglio?

Ciao Roby, e grazie
H.

Roby ha detto...

Cara Haba, una sorella può essere davvero un gran tesoro... oppure un gran CRUCCIO, se non vuoi, non puoi o semplicemente (?!) non riesci a costruire con lei il rapporto ideale che io -spesso ma NON sempre!- ho con B. Ti dirò che con lei, quando l'aiutavo a fare i compiti o raccoglievo le sue confidenze da adolescente, mi sentivo a volte più mamma-amica che sorella-maggiore... Forse perchè mia madre, a 60 anni passati, non riusciva a star dietro ad una sedicenne in fiore, piena di amiche, feste, corteggiatori... Con A., l'altra di noi 3, la storia è tutta diversa: ma sarebbe troppo lungo parlarne qui... Mi ci vuole almeno un altro post!!!

Grazie a te, Haba, e ciao

R.

Habanera ha detto...

Roby cara, immagino che non siano sempre rose e fiori.
E però... se hai una, o più sorelle, almeno puoi provarci.
Se invece di sorelle non ne hai,
'ndo vai?

Un abbraccio
H.
P.S. Oggi sul Nonblog c'è un bellissimo post di ginni ( Sandra Mastore) che riguarda proprio i rapporti tra sorelle.
Anche lì non sono rose e fiori ma, al di là di tutto, il legame fortissimo c'è, e si sente.

Clarius ha detto...

Sono Barbara ma non riesco a loggarmi come Barbara, perciò mi sono dovuta loggare come Clarius (il maritozzo), vabbè.
Comunque volevo dire che spero tantissimo di riuscire anch'io fra qualche anno a creare qualcosa del genere con mia sorella, visto che finora non c'è stato modo...
L'unico piccolo problemino è che "da piccole" ci piacevano tanto i Queen e i Nirvana... :-(

giulia ha detto...

Come avrei voluto avere una sorella... Con due fratelli maschi la vita non è sempre stata facile... Ma l'erba del vicino è sempre più verde.
Uncaro saluto

Roby ha detto...

Davanti a tutti i vostri commenti sto decisamente rivalutando il fatto di vantare addirittura DUE sorelle!!! Dovrei dir loro più spesso quanto sono fortunata ad averle... e naturalmente ricordare ad entrambe quanto lo sono LORO ad avere ME!!!!!


Baciotti!

Roby