lunedì 16 novembre 2009

Pietro Greco al Binario 7

Solimano

Alfred Einstein

Il titolo della terza conferenza organizzata da Novaluna al Binario 7 era questo: "Confini geopolitici della ricerca scientifica". Però, per come si sono svolte le cose l'altra sera, credo opportuno fornire due definizioni autorevoli, quindi sarò più lungo del solito e me ne scuso. L'argomento è tosto, tostissimo.

Cos'è l'economia della conoscenza?
Così la definisce Salvatore Rizzello:

È una branca dell'Economia che si occupa di studiare le caratteristiche della conoscenza e delle informazioni, con particolare attenzione a natura, creazione, diffusione, trasformazione, trasferimento e utilizzo della conoscenza in ogni sua forma.
L'economia della conoscenza evidenzia i legami tra i processi di apprendimento, l'innovazione e la competitività, sempre più basata sulla conoscenza e di conseguenza sulle risorse intangibili, sul know-how e sulle competenze distintive. Alla base della conoscenza vi sono i processi cognitivi e di apprendimento dell'uomo: l'economia è fatta di scelte e le scelte sono il risultato dei processi neurobiologici che avvengono nella mente dell'uomo. Dunque, alla base della teoria economica vi devono essere i "meccanismi che guidano il lavoro della mente umana".


Ma esiste anche la società della conoscenza. Società ed economia non sono sinonimi...
Così la definisce Andrea Cerroni:

Se evitiamo di isolare scienza e società, per poi contrapporle o magari giustapporle appena, possiamo in effetti mettere in luce una doppia costituzione che le lega profondamente. Per un verso, la società (della conoscenza) costituisce la scienza fin nella sua dimensione epistemologica attraverso processi non astrattamente soggettivi o arbitrari e, dunque, scientificamente ricostruibili con uno studio interdisciplinare. Per altro verso, la conoscenza (scientifica) contribuisce alla costituzione della società contemporanea come società democratica basata sulla scienza. Se, dunque, evitiamo l’alternativa secca fra assolutismo e relativismo, la scienza smette di essere un corpo estraneo alla società e la democrazia una forca caudina dello sviluppo scientifico. E la specie sociale oggi in via di formazione risulta essere, anzi, caratterizzata tanto dalla centralità di un nuovo processo economico (produzione di conoscenza a mezzo di conoscenza con surplus di conoscenza), quanto dall’emersione di nuovi bisogni e nuovi diritti in cui ciascun individuo si imbatte mentre cerca di costruirsi un autonomo progetto di sé proprio perché nel suo mondo contano sempre di più le produzioni materiali e immateriali di tutti gli altri (società degli individui). Sviluppo della scienza e sviluppo della democrazia, allora, si mostrano come due facce del processo di civilizzazione. E la comunicazione della scienza non si esaurisce più nei canali della “divulgazione”, ma arriva a comprendere tutti quei processi che mirano a rendere la conoscenza un bene pubblico effettivo. Questa è, insomma, la sfida intellettuale e politica posta dalla complessità contemporanea: l’impossibilità di districare la scienza dalla società e la società dalla scienza.

L'altra sera c'era un po' di preoccupazione sulle presenze che ci sarebbero state: argomento, influenza, coincidenza di data con teatri, concerti, riunioni del PD etc. E invece, grazie in particolare al battage di un architetto di nostra conoscenza, le presenze sono state più che soddisfacenti. Anche l'interesse.
Annalisa Bemporad ha presentato Pietro Greco, direttore del "Master di comunicazione della scienza" presso il SISSA di Trieste e che ha pubblicato nel 2006 presso Bollati Boringhieri un libro titolato "La Città della Scienza". Prima che cominciasse a parlare Greco, ha fatto una introduzione Andrea Cerroni, docente di Sociologia e ricerca sociale all'Università di Milano. I due, Greco e Cerroni, si sono passati spesso la palla durante la serata. Cerroni (laureato in Fisica) è più giovane, Greco (laureato in Chimica) un po' meno giovane. Credo di aver capito che gira l'idea di un Master a Monza (forse presso la Villa Reale!) in cui operino entrambi, ma può essere una mia indebita illazione.
Come siamo messi, noi in Italia? Male, molto male. Sicuramente Berlusconi avrà delle colpe, ma la storia è vecchia assai. C'è stata una gragnuola di venti diagrammi in cui si confrontavano i vari paesi: investimenti annui in ricerca, tipologia di prodotti (alto o basso valore aggiunto), numero dei ricercatori, linee di tendenza negli ultimi anni, retribuzioni dei dipendenti... Il paese con cui si può fare un confronto omogeneo come vastità, popolazione, situazione attuale sapete qual è? La Corea (del Sud, naturalmente) solo che la Corea è in crescita vigorosa e noi stiamo calando. La Corea investe, in percentuale sul PIL, il doppio di quello che investiamo noi.
Solo tre diagrammi avevano dati abbastanza positivi per l'Italia: il numero di pubblicazioni in riviste scientifiche dei nostri ricercatori, le citazioni in altri articoli e il numero dei brevetti. Il che significa che il problema non è la qualità dei singoli, ma il sistema, l'organizzazione, le priorità.
Più in generale, si sta verificando il sorpasso del mondo Transpacifico sul mondo Transatlantico. in Europa? Differenze molto forti. C'è un cuneo di quelli che sono messi bene, che si muovono nella direzione giusta secondo tutti gli indicatori: scende da Svezia e Danimarca, poi Olanda e Germania (non quella orientale), poi ancora Austria... Cecoslovacchia... Ungheria. Inghilterra e Francia non sono nel cuneo, ma hanno dati molto migliori dei nostri, anche se con degli sbalzi, noi siamo fuori, salvo pochissime eccezioni. Ci permettiamo il lusso di essere il paese che pone i maggiori ostacoli all'immigrazione dei cervelli, i paesi appartenenti al cuneo stendono il tappeto rosso, altro che ostacoli.
Tre cose forse preoccupanti, poi chiudo, dirò qualcos'altro nei commenti.
Sembra che il confine fra virtuosi e viziosi passi attraverso un dato: che gli investimenti privati superino quelli pubblici. Qui sotto metto una fotografia a suo modo sconvolgente di Craig Venter, l'uomo chiave del GENOMA, passato dal pubblico al privato: mezzo scienziato mezzo manager.
Quello che sta succedendo non è direttamente proporzionale al tasso di democrazia: le tigri dell'Asia, che stanno crescendo di numero, sono condotte spesso da un autoritarismo efficiente. Serve velocità decisionale.
Infine, non è detto che tutto ciò non provochi nuove esclusioni, ancor più forti delle precedenti. E qui la parola magica è una sola, istruzione. Sembra che Obama sia molto attento al crescere rapido della qualità delle scuole secondarie cinesi e indiane, che stanno lasciando indietro quelle degli Stati Uniti.

Craig Venter

P.S. Le immagini. Oltre ad Einstein e Venter, ho inserito tre opere di Tullio Pericoli.

13 commenti:

Silvia ha detto...

Articolo molto articolato e vero purtroppo. Vogliamo parlare anche di meritocrazia inesistente?
Ora vado a dormire per davvero, però mi è piaciuto assai questo scritto.
Per fortuna che ogni tanto da qualche parte si discute e ci si informa su cose serie.

Solimano ha detto...

Non sono stati detti, e avrebbero meritato un discorso, quali sono i motivi per cui in Italia c'è una tale trascuratezza su questi temi.
Va ricordato che all'inizio dell'Ottocento in Francia ci fu una forte spinta, chiamiamola napoleonica, a favore della matematica, con i grandi nomi di Laplace, Fourier, Legendre e Lagrange (che di origine era piemontese).
Più di un secolo dopo, in Italia, aveva l'egemonia il tardo idealismo di Croce e di Gentile, e si sa quello che si sentivano dire i matematici Enriques, Severi e Volterra, con tanti altri. Una incomprensione quasi totale, la matematica trattata come le arti meccaniche nel Medioevo.
All'idealismo si sommò (e si somma) l'atteggiamento antiscientifico del Vaticano. Ma non finisce qui, anche a sinistra c'era e c'è un atteggiamento del genere.
Procedendo con lo spadone definitorio, in Italia non solo la scienza è poco conosciuta dai cosiddetti umanisti, ma manca il prerequisito: la curiosità. Per cui si ragiona come se certe cose non fossero state scoperte e non ci si rende conto che quando un problema è stato chiarito non si può continuare a ragionare come se non fosse stato chiarito.
Dopo la Festa di Protesta di Nanni Moretti, i DS fecero una riunione degli intellettuali di riferimento (a cui giustamente Moretti non andò): trovarne uno che fosse di provenienza tecnico-scientifica! Queste cose si pagano, e continueremo a pagarle. Il paradosso è che in genere gli ingegneri sono curiosi sugli studi umanistici, gli umanismi ed i letterati non sono curiosi sui temi scientifici. Presumono di sapere e non sanno. Diversamente dagli altri paesi con cui vorremmo misurarci.

saluti
Solimano

Silvia ha detto...

Ma se quel Severi lì mi avesse trasmesso un pochino del suo talento, chissà a quest'ora cosa sarei!
Hai ragione Solimano, ma le materie tecnico-scientifiche e matematiche sono ostiche. Un passaggio di storia, un concetto di letteratura sono più semplici di quei geroglifici pazzeschi che sono i testi di matematica all'università, solo formule dalla prima riga all'ultima e non si ci capisce niente! Mi dirai che questa non può essere la ragione, e certo non lo è, ma quando uno scienziato cerca di farsi capire, come a volte avviene su grandi questioni etiche e morali che riguardano la nostra vita sociale e non, guarda caso succede sempre il finimondo perchè la stragarande maggioranza delle persone nemmeno capisce di cosa stia parlando. Poi, una volta capito, forse, subentrano questioni religiose, morali, culturali e via andare...Non è possibile disgiungere il pensiero scientifico da quello filosofico e voceversa. I grandi sconvolgimenti dell'umanità sono legati alla scoperta scientifica e matematica. I pensatori più fantasiosi sono matematici. Peccato che la scienza e la matematica siano praticabili da pochi.

Solimano ha detto...

Silvia, è nel nostro paese che sono ostiche, come mai in Germania e in Francia non lo sono?
Imparare la matematica è come imparare una lingua, come mai l'Università popolare fa corsi di spagnolo e di tedesco e non fa corsi di matematica? Non quella che pratica il Màz, ma alle derivate ed agli integrali ci dovrebbero arrivare tutti, e dopo un'ora di studio di matematica ti senti come se avessi fatto la doccia al cervello. Fa bene alla salute e al buon umore, si impara a discutere accettando le ragioni ed i torti, non si svicola e non ci si fa contagiare dalla tristezza. E' la nostra storia e la nostra mentalità che ci frega... Ma tu stai bene -o male, a volte- anche senza matematica...

saluti
Solimano
P.S. Ieri, Abbracci e pop corn ha fatto il nuovo record assoluto: 1084 visite GASP!!!. Adesso Claudio ricomincerà col tormentone: "Perché non ci metti la pubblicità, che Google è lì che tampina?" "Perché non la voglio mettere", risponderò (ma mi sento un po' coglione).

Barbara ha detto...

Interessante il discorso iniziale sul doppio legame tra scienza e democrazia, anche se non sono sicura di aver capito bene tutti i passaggi.
Me lo devo rileggere con più calma, perchè c'è qualcosa in quel ragionamento che non mi convince, ma non riesco ad individuare cosa.
Mi rifarò viva dopo averci meditato un po'...due o tre settimane possono bastare... (scherzo)

Gauss ha detto...

Auguri Barbara. Io ci ho provato, ma ho dato forfait. Certe cose non sono come, che so, il principio dei vasi comunicanti, o il quinto dell'Inferno, che tutti li possono capire in un amen. Qui c'è di mezzo la complessità contemporanea!
Avrai la mia gratitudine, se alla fine delle tue meditazioni farai sapere anche a me.

Gauss

Solimano ha detto...

Abbi fiducia Gauss! Fra qualche settimana Barbara filosofessa ci svelerà l'arcano. Per il momento siamo lì, come color che stan sospesi.
Ma cambiando argomento, mi sarebbe piaciuto se l'altra sera si fossero messi i piedi nel piatto, parlando di un argomento che è sotto gli occhi di tutti, solo che girano la testa perché sanno che nessuna vecchia ricetta funziona: il lavoro oggi e domani. Argomento su cui anche la sinistra ha una coda di paglia lunga chilometri.

saluti
Solimano

Barbara ha detto...

Sto ancora ragionando.
Ma più leggo e meno mi convince e meno capisco.

Ho la sensazione di non essere d'accordo con quello che dice il tipo.
Devo solo focalizzare bene il nodo.
La frase che più mi allarma è quella che dice: "se evitiamo di contrapporre relativismo ad assolutismo...".

Sono anni che non studio più questi argomenti, quindi ormai sono diventata approssimativa in questo tipo di riflessioni, e me ne scuso.
Ma ho l'impressione che quando si comincia con una frase tipo quella si finisce col pendere più verso il relativismo.

La scienza, così come la intendo io, non forgia la società e tanto meno la democrazia. Io credo che sia il contrario. I motivi sono tanti, e prima di tutto c'è da intendersi sulla definizione di scienza, che qui mi sembra un po', come dire , nebulosa?

Solimano ha citato la Corea del Nord, e questo fa pensare. La Corea del Nord investe tantissimo sullo sviluppo scientifico, e da wikipedia apprendo che ha uno dei tassi di alfabetizzazione più alti del mondo. Eppure Amnesty denuncia qui le violazioni più gravi alle libertà fondamentali dell'individuo. Come si spiegano queste incongruenze? Scienza e democrazia vanno davvero così a braccetto? Non mi sembra. La Germania Nazista nel campo della ricerca e del progresso faceva faville, no?

Inoltre concordo con Silvia quando dice che questi scienziati si rendono incomprensibili alle masse, e per questo spesso si crea un muro. Come quello che percepisco io quando leggo questi articoli.

Infine Solimano, ti prego di non chiamarmi più filosofessa, perchè così solletichi il mio povero ego che tanto vorrebbe essere in grado di perdersi in alte speculazioni epistemologiche, ma come hai potuto ben vedere, non riesce.
Mi limiterò a rileggere ancora questa definizione, e se mi si accenderà la lampadina tornerò a tediarvi :-)

Solimano ha detto...

Barbara, scusa per la filosofessa, non lo dirò più.
La Corea di cui hanno parlato è quella del Sud, in quella del Nord crepano letteralmente di fame (però hanno la bomba atomica, ahimè).
Io distinguerei fra realizzazioni scientifiche e metodo scientifico e non credo che sia una distinzione capziosa. Il metodo scientifico, così a lungo avversato, ha la positività del provando e riprovando galileiano, della falsificabilità popperiana etc etc. Una strada da percorrere ed a cui attenersi. Quale altra strada c'è? Nessuna.
Le realizzazioni... hai ragione a citare il nazismo, perché teste fatte come quella di Hitler ce ne saranno state tante prima di lui, solo che Hitler aveva degli strumenti a disposizione (compresa la comunicazione di Goebbels) che hanno pantografato a sterminio gli innumeri massacri della storia.
Poi, si fa presto a parlare di democrazia, ma la democrazia non è naturale, ma culturale, quindi occorrono le condizioni al contorno.
In definitiva, mi sembra che l'approccio su cui stiamo discutendo pecchi per facile ottimismo, come se, ad esempio, conciliare decisionalità, efficacia, merito con accettazione da parte di chi sta fuori fosse una mediazione facile. Le contraddizioni ci sono, sono nei fatti.
Non sono d'accordo solo sull'incomprensibilità degli scienziati. Il difetto sta nel manico, qui in Italia, è un problema storico che altri paesi hanno molto meno.
Quindi, non è assolutamente detto che ci stia davanti un radioso futuro. Può essere protervo. E ci metto dentro la situazione del lavoro oggi e domani: come disponibilità di posti e come qualità quotidiana dei lavori. Un problema che la mia generazione ha avuto molto meno: c'era da faticare, ma le aspettative erano crescenti.

grazie Barbara e saluti
Solimano

Giulia ha detto...

Altro che favorire l'immigrazione dei cervelli... Favoriamo l'emigrazione dei nostri! Io avevo un allievo davvero bravissimo che come si poteva immaginare ha fatto la sua strada, ma doce? A Bruxelles ed è un caso su tanti. Tutti i ragazzi che si sono dati alla ricerca o sono divevntati a diversi livelli "studiosi" che io conosco sono tutti all'estero...
Sì, siamo messi molto male davvero.

Gauss ha detto...

Gli scienziati risultano incomprensibili alle masse perchè parlano di cose sconosciute alle masse. Però dobbiamo distinguere l'impervietà dell'argomento dall'oscurità del linguaggio. Il linguaggio della scienza è chiarissimo, schematico ed elementare, soggetto, verbo e predicato al servizio, come è ovvio, di una terminologia specialistica e in quanto tale elitaria. La locuzione "Un atomo contiene lo stesso numero di protoni e di elettroni" è strutturalmente e concettualmente semplicissima, ma ha senso solo per chi ha un'idea di che cosa siano atomi, protoni ed elettroni.
La stessa considerazione vale tuttavia per la cronaca di una partita di calcio. Per preciso e conciso che sia il cronista, voglio vedere chi la può seguire se non sa che cosa sono l'area di rigore, il fuorigioco o il guardalinee.

Gauss

mazapegul ha detto...

Arrivo con molto ritardo, ma grande interesse. Due giorni fa una studentessa del dottorato m'ha chiesto di farle da relatore. Le ho anticipato che io non conto nulla: le saro' di ben poco aiuto per trovare un lavoro in Italia. Pare che questo non abbia cambiato la sua scelta.
Anche se finisse il dottorato brillantemente (cio' per cui m'impegno ad aiutarla, ma che sta a lei, in definitiva), potro' probabilmente trovarle un impiego di un paio d'anni fuori dall'Italia, poi il mio ruolo s'esaurisce e, vista la situazione corrente e le linee di tendenza, finiscono anche le possibilita' della studentessa di lavorare in Italia come ricercatrice. Cioe', l'unica possibilita' e' di sfondare all'estero; ovvero di cercare un lavoro di diverso tipo in Italia. Qualsiasi siano le doti e i risultati ottenuti.
Questo e' lo stato delle cose.
Ciao e grazie,
Maz

Gauss ha detto...

Maz, questione delicata, questa del rapporto fra l'istruzione e la professione, o più in generale fra la scuola e la vita.
Il sistema delle arti e dei mestieri medievale era garantista, se eri ammesso a bottega da un calzolaio, avevi un lavoro assicurato da calzolaio per il resto dei tuoi giorni, se ti prendeva un notaio, potevi prevedere di passar la vita a raccoglier testamenti. Ma l’ammissione a studio o a bottega non dipendeva dalla volontà e nemmeno dalla predisposizione dell’aspirante, era decisa dal titolare, che ti prendeva solo per necessita di un aiutante o in previsione di una successione. Un sistema di selezione "a monte"
che il mercato del lavoro ha mantenuto in vigore a lungo (credo che per i notai viga tuttora).
Oggi che l’educazione è (giustamente) un’opzione disponibile e la scelta educativa è (fortunatamente) lasciata alle preferenze individuali, è inevitabile e perfino comprensibile che il mercato si riprenda le sue prerogative “a valle”. E' illusorio ipotizzare un rapporto uno a uno fra laurea in Scienza della Comunicazione e professione di giornalista, o fra corso di studio della Conservazione del Patrimonio Artistico e Culturale e impiego all'Opificio delle Pietre Dure. In qualche misura la domanda si adatta all’offerta, ma non è prevedibile che le donne si mettano a partorire in funzione della disponibilità di maestri nè auspicabile che la sovrabbondanza di medici trovi un corrispettivo nell’incremento della malattia.
L’argomento diventa delicatissimo per la ricerca. Sembra che in Italia riusciamo a produrre ricercatori ma non a usarli. Perché "questo sia lo stato delle cose" è questione difficilissima che i lamenti e le invocazioni non hanno il potere di risolvere né di correggere. Per brutale che possa sembrare, o ne limitiamo la produzione o la esportiamo là dove serve.

Gauss