mercoledì 18 novembre 2009

I Galli di Meloni

Gauss

Gino Meloni: Gallo scolpito

Se, a un certo punto della mia vita, ho cominciato a dipingere e se, tra alti e bassi, lentezze e fervori, da allora non ho mai smesso, lo devo, per circostanze che racconterò in un prossimo post, al pittore Gino Meloni. Oggi è di lui che voglio raccontare, di Gino Meloni, di un artista giustamente famoso dalle nostre parti e ingiustamente ignorato altrove, parlare di lui e dei suoi galli, (niente fagiani, che io sappia, ma mi accerterò), e dell’importanza che i Galli hanno avuto nella sua vita.
Lo avevo visto per la prima volta da bambino, anche temuto perché presiedeva la giuria di una rassegna di dipinti degli alunni delle elementari, che a me valse una onorevole segnalazione per una panoramica di panni colorati stesi in un cortile, ma ricordo con sicurezza che la sua entusiastica preferenza andò ad una scena di pesca in mare, un uomo barbuto su una barca rossa che galleggiava su un fondo blu. Che si trattasse di un pescatore lo si sarebbe potuto capire facilmente dai pesci che giacevano sul fondo dell’imbarcazione, tanto che se non fosse stato per l’opacità delle fiancate che ne vietava la vista non ci sarebbe stato motivo di mostrarli disegnati sulla parete esterna della barca. Il senso nel segno! A modo suo, il piccolo geniale pittore era andato oltre la percezione, aveva valicato il visibile in cerca dell’evidente, come Fontana con i suoi tagli, come Chagall con le sue capre volanti, come Picasso con i suoi nasi vaganti…
Dopo qualche anno, mi ritrovai alle medie nella stessa classe di suo figlio Ermes, oggi affermato scultore, e occasionalmente mi capitò di incontrare il papà pittore. Del resto lo si vedeva spesso in giro, figura alta e snella, naturalmente elegante, camminatore instancabile e osservatore attento, talvolta passando davanti a una siepe, a un giardino, al passo carraio di una corte, di colpo si fermava e schizzava rapidamente qualcosa su un taccuino.


In casa non se l’erano mai passata bene. Meloni era un artista taciturno e solitario che nascondeva nel riserbo e nella timidezza un’alta opinione di sé e della sua arte, non intendeva occuparsi d’altro che della sua pittura, e non accettava di dipingere a comando - un paesaggio per l’amico che me l’ha chiesto, un nudo per quel tale che ci va matto, un vaso di fiori per il talaltro che ha qualcosa da farsi perdonare dalla moglie. Marchette! Meloni dipingeva quel che gli andava di dipingere e come gli andava di dipingere. Era stata dura cavarne fuori di che campare, comprare tele e colori, frequentare Milano con le sue gallerie e i suoi mercanti, entrare nel giro anche se ne avrebbe volentieri fatto a meno ma bisognava pur trovare chi lo apprezzasse per quel che faceva, e mica sempre il macellaio si contentava di un acquerello o di un disegno!

Poi, era arrivata la svolta. Meloni aveva concorso con una sua opera al Premio Taranto di pittura e l’aveva vinto (in buona compagnia, il correlato premio di letteratura era andato a Carlo Emilio Gadda). Soldi, notorietà, onori, acquerelli e disegni che di colpo diventavano banconote di libero corso.

La storia di quel premio che aveva segnato la sua esistenza me l’ha rivelata lui stesso molto tempo dopo. Dopo anni in cui si era fatto apprezzare per il ciclo delle Donne, era entrato in una stagione cromaticamente più spensierata, la stagione dei Galli (capito che cosa schizzava davanti ai cortili?). Ne aveva mandato uno al concorso di Taranto, e la giuria ne era rimasta conquistata, tuttavia con una grossa riserva, una circostanza che Meloni aveva trascurato se non proprio ignorato, che il concorso era titolato Premio Taranto “Al Mare” e non si capiva proprio che cosa ci azzeccasse un gallo con il mare. La giustificazione venne da Giuseppe Ungaretti, che faceva parte della giuria e di Meloni era amico e grande estimatore. Con quella sua voce arcana cominciò a sentenziare che erano Galli i Goti che arrivarono a Taranto dopo la caduta dell’impero romano, e Galli i Normanni di Roberto il Guiscardo, e Galli i Francesi di Filippo d’Angiò, di Carlo VIII, di Murat…

Oggi il Gallo vincitore del premio appartiene agli eredi di un notaio di Taranto cui il Comune di Taranto l’aveva ceduto tempo fa.

6 commenti:

Solimano ha detto...

Gauss, dopo questo post non avrai più problemi nel piazzare le immagini dove ti pare e con le dimensioni che ti pare. C'è un attrito di primo distacco, con Blogger, loro te la fanno facile, ma se vuoi giocare un po' con le immagini, occorre servirsi della modalità html.
Bella la storia della gara di pittura alle elementari, con i pesci che fuoriescono dalla barca.
Del premio Taranto, non sapevo niente ed è strano, visto che l'ha vinto Carlo Emilio Gadda (chissà se Gino Meloni l'aveva letto!).
Ungaretti... beh, me lo ricordo in una serie che fece la TV, dedicata ai poeti, che da qualche parte avranno ancora e che farebbero bene a tirar fuori (magari in ore notturne). Fecero più di venti puntate e ci andarono tutti i poeti più noti. Certo ci vuole un bella fantasia un po' cacciaballe un po' creativa per abbinare il gallo Murat con il Gallo di Meloni (a parte che Gioacchino Murat come carattere era proprio un gallo da pollaio, lo racconta Tolstoj in Guerra e Pace e lo riprende Gadda, credo nell'Adalgisa). Così si stabilirebbe un nesso fra Gadda e Meloni...
Non sono mai andato al
Museo d'arte contemporanea di Lissone, che sto conoscendo attraverso le cartoline che hai avuto la cortesia di darmi. Ho il plotter ancora off altrimenti ne metterei qualcuna nel blog. C'è anche un quadro di Meloni, però niente galli, il titolo è "La serrata".

grazie Gauss e saluti
Solimano

Silvia ha detto...

Ma che bella scoperta! Non ne so niente di questo artista. Posso solo dire che i suoi Galli mi piacciono molto (soggetto affascinante il gallo, per temperamento e colori) e che trovo carino da parte tua condividere questa nota autobiografica. Non credo di aver mai ammirato sue opere, o se è accaduto non lo ricordo, (raro) tuttavia i galli che hai postato mi ricordano le sculture e i disegni dell'arte figurativa sarda, quella che attinge dalle tradizioni contadine e pastorali, ancora più asciutta e stilizzata, però di grande fascino.
L'amico Ungaretti sarebbe stato da premiare per la simpatia:)

Giulia ha detto...

Si impara sempre qualcosa. Davvero belli questi galli. Non sapevo anche io nulla del Premio Taranto, ma quante cose non so...
Adoro Ungaretti ed ho seguito anch'io a suo tempo la sua serie TV: altri tempi...
Potrebbero davvero riproporle!
Grazie

zena ha detto...

Che meraviglia il collo teso di questi galli: un collo a grattacielo o a periscopio, per sondare chissà quali verticali profondità.
Una stazione eretta e ben piantata, su zampe senza tremori.
Anch'io amo osservare i galli, sempre un po' tronfietti e inquieti: signori per vocazione e per bellezza.

(Piaciuto molto conoscere questo artista, di cui non sapevo proprio nulla. Grazie, eh)

Gauss ha detto...

Beh, il Premio Taranto ha avuto vita breve, dal 1948 al 1952, ma so che all'epoca era molto importante e ambito, anche per ragioni pratiche (mezzo milione di lire). Vincitori del premio sono stati i pittori Pirandello, Meloni, Cassinari, Turcato e gli scrittori Gadda, Pasolini, Sereni, Caproni, Arcangeli e Carpinteri. Il Premio ebbe fine a seguito di uno scontro tra organizzatori e Amministrazione Comunale. Che Meloni e Gadda abbiano vinto insieme è una curiosa coincidenza. Due lupi solitari, orgogliosi e scontrosi.
Silvia, ci azzecchi sempre. Meloni (che è uno dei nomi più diffusi in Sardegna) era "meticcio", figlio di una lombarda e di un sardo, credo un militare, un carabiniere. Per la verità non l'ho mai sentito parlare della Sardegna, e per quel che ne so non ci è nemmeno mai stato. Si diceva brianzolo ed è stato un gran pittore di "Brianze", però certe tonalità cromatiche sono come le impronte cromosomiche, si trasmettono nel sangue.

Gauss

Silvia ha detto...

Davvero non lo sapevo che Meloni fosse uno dei cognomi più diffusi in Sardegna, in tanti anni di vacanze sarde non ne ho conosciuto uno. Peccato che non abbia mai visitato la terra di suo padre, anzi, in questa negazione leggo quasi dell'astio. Forse i rapporti col padre non sono stati tra i migliori. Ma a parte queste congetture che non valgono un fico secco, concordo in pieno con te sull'appartenenza inconsapevole, anche controvoglia, che da qualche parte, volenti o no, prima o poi si esprime. I suoi Galli cmq sono bellissimi. Sono ansiosa di conoscere il resto della storia:)