giovedì 19 novembre 2009

Le ambasce di un blogghiere pudibondo (3)

Solimano

Ogni tanto, alla Biblioteca di Lissone arriva qualche DVD nuovo. Intelligentemente, lo inseriscono in un piccolo scaffale girevole, così gli habitué se ne accorgono subito. Ma "Histoire d'O" (1975) di Just Jaeckin proprio non me lo aspettavo! Non l'ho lasciato lì, me lo sono portato a casa con altri quattro DVD. Semel in anno licet videre "Histoire d'O", che non avevo mai visto.
Siete liberi - e libere - di immaginarmi bavoso (o sbavante?), fatto sta che le prodezze della venticinquenne Signora Corinne Clery (nata a Parigi il 23 marzo 1950, nome vero Corinna Piccolo) desideravo ammirarle senza suggestioni preliminari. Difatti non ho letto nessuna critica prima di guardarmi il film, e ho fatto bene, perché sarei stato prevenuto e forse non mi sarei accorto della magnifica capacità visiva del regista e dei suoi fotografi Robert Fraisse e Yves Rodallec.
Bella forza, direte... Corinne Clery... no, sono stati veramente bravi: guardate le tre immagini: il viso che appare sotto il manto, la partita a scacchi fra donne, le tre giovani davanti alla biblioteca e al camino. Questo film meriterebbe di essere inserito nella vista logica I modi di vedere del blog del cinema. Senza mostrare pelo veruno, capezzoli, natiche etc etc (peccato, sono immagini assai apprezzabili). Finirò per non farlo, perché in me prevale la considerazione che "Abbracci e pop corn" non deve essere un posto che attiri visite per questi motivi.

Però. Qui c'è qualcosa che non va nell'entourage cinefilo. E' importante l'erotismo nel cinema? Ebbene sì, fuor di ogni dubbio, fin dai primissimi anni, quasi dai fratelli Lumière. E allora, perché girarci attorno, facendo finta che non sia importante?

Sentite il Morandini:
O sta per Obbediente, per Oca o per zero? In Francia, dove ebbe grande successo (in Italia un po' meno), offrì a molti spettatori l'alibi culturale (del “buon gusto”) per fare i guardoni a pagamento, ma è un album di immagini patinate animato con uno stile da carosello pubblicitario, un prodotto in linea con l'ideologia capitalistica dominante fondata sull'avere invece che sull'essere. Non a caso la bella O fa la fotografa di moda. Ridotto di 17 minuti nell'edizione italiana.

E il Mereghetti:
Dal romanzo omonimo di Pauline Réage sceneggiato da Sébabastien Japrisot, uno dei capisaldi del filone pornosoft, patinato e assolutamente non erotico ritratto di una donna contenta di essere vittima.

Il libro da cui fu tratto il film non è un libro trascurabile, tutt'altro, e ci mise certamente mano (diretta e/o indiretta) uno scrittore notissimo, Jean Paulhan. Il tema della soggezione in amore (sessuale, psicologica, comportamentale) è un tema vero, da declinare ambosessi. Non lo si può cancellare tirandoci un rigo sopra: Choderlos de Laclos, Michail Lermontov, Charles Dickens, William Thackeray, Marcel Proust, Federico Tozzi, Italo Svevo, Somerset Maugham, Alberto Moravia etc etc hanno scritto pagine importanti, interi libri su questo tema. Il tema amore è strettamente intrecciato col tema dominanza, al di là dei sublimismi bugiardi delle anime belle. Come minimo non va negato ed occorre farci i conti ogni giorno.

Quindi, non considerare l'aspetto erotico nel cinema o ridurlo ad una furbata per il botteghino, mi sembra una categorizzazione a priori che non sta in piedi: possiamo dire che registi come Bernardo Bertolucci o Roman Polanski perdano qualcosa perché l'aspetto erotico è spesso in primo piano nei loro film? Ma non solo. Anche registi minori hanno trattato egregiamente questo aspetto: guardate ad esempio come Salvatore Samperi ha saputo essere coinvolgente e spiritoso in un episodio del film Peccato veniale.

I grandi pittori di secoli fa erano più liberi di certi cinefili odierni. L'altro giorno, cercavo una immagine per il post di Zena. Mi sono ricordato che esiste un quadro notissimo in cui compare un fagiano (poi ho scelto la fotografia di una fagiana perché rapito dalla zampa rattratta). Il quadro fu dipinto per il duca Alfonso I d'Este da Giovanni Bellini nel 1514 (il pittore aveva circa 85 anni) ed è conosciuto col titolo "Il festino degli dei". Il paesaggio fu completato da Tiziano. Attualmente il quadro è alla National Gallery of Art di Washington. Giovanni Bellini si recò a Ferrara per procedere ai lavori di sistemazione del quadro nel "Camerino d'alabastro" del duca estense. In quella occasione vide gli affreschi di Schifanoia, notò un particolare nel Trionfo di Venere, che Francesco del Cossa aveva eseguito attorno al 1470, e inserì lo stesso particolare nel suo quadro. Ampliando le immagini, forse vi accorgerete del particolare, che tornò in pittori successivi (ad esempio, in Hogarth). Quegli artisti non si creavano inutili problemi: il sesso c'è e meno male che c'è.


4 commenti:

Solimano ha detto...

Le immagini dei due quadri vanno cliccate due volte per vederle in tutta la loro ampiezza, chissà perché! Misteri blogghieri...

saluti
Solimano

zena ha detto...

E' una prospettiva molto interessante, Solimano.
I modi di vedere pongono in primo piano il motivo dello sguardo, che è fatto di angolature e di tempi di persistenza.
In un film noi seguiamo lo sguardo di un altro, i suoi indugi, i suoi tagli, i suoi ritagli: su questo sguardo 'costruiamo' il nostro, che è altro ancora, capace di snidare un dettaglio...

Lo so, lo so: il tema in gioco in questo post portava nei terreni dell'eros, ma lo svelare, il tra-vedere, il coprire rivelando, il citare la memoria del corpo, fra le pieghe di un panneggio,sono modi di 'chiamare' lo sguardo proprio in quei territori, come il pifferaio magico.

Solimano ha detto...

Zena di per sé, dal punto di vista usuale, il Morandini ed il Mereghetti hanno le loro ragioni, perché il film in questione ha, nel raccontarsi (storia, sceneggiatura, parole) degli aspetti corrivi, quasi ruffiani. E questo lo si trova anche nelle storie a fumetti che Guido Crepax disegnava in quegli anni, molto pregevoli, ma anche voyeristiche, questa è la parola usuale.
Ma per modi di vedere intendo qualcosa di analogo a quello che hai detto tu: la suggestione, il suggerimento che non subiamo passivamente ma che ci permette attivamente di costruire il nostro sguardo personale.
Il che succede anche con certe musiche, in cui mettono mano in tre: l'autore, l'esecutore, l'ascoltatore. Quindi è come se quella musica, scritta uniformemente nello spartito, divenisse tante musiche. Un concetto più vicino a certe culture orientali, come il buddismo zen, che al nostro occidente idealistico e categorizzante.
In un certo senso, l'uso del fermo-immagine può rivelare di più, ad esempio, dello YouTube dell'episodio, come in certe poesie un singolo verso può significarci più dell'intera poesia.
L'erotismo si presta benissimo a questa interpretazione: diventa attivo e personale, non passivo e cartaceo o di pellicola. Così la bellezza non è un tanto bello che puzza (come con battuta volgare ma esatta viene detto) ma personale, anche imperfetta e difettiva, perché il riguardante ci mette del suo, una esperienza vera: è lui che rende perfetto, nel senso di compiuto. L'estensione di tutto ciò alla pittura di due grandi come Francesco del Cossa e Giovanni Bellini non toglie malizia al gesto, ma lo depura dall'immoralità della routine, quella sì abitudine cattiva, mentre la buona abitudine è essere ancora sorpresi dallo stesso gesto iterato per la millesima volta.
Scusa la lunghezza, ma ci tornerò ancora: non stiamo seguendo tutti l'dentico pifferaio, ognuno di noi è pifferaio di sé stesso. Allora si può durare, perché non subentra la noia.

grazie Zena e saluti
Solimano

Giulia ha detto...

Io leggo e imparo... come sempre