venerdì 16 ottobre 2009

Paolo Branca al Binario 7

Solimano

Ieri sera, quando sono entrato nella sala del Binario 7, ho avuto una bella sorpresa. Mi si è avvicinato un componente del direttivo di Novaluna e mi fa: "Leggo ogni giorno Stanze all'aria". Sul momento ho pensato: "Oddio, mi prenderà in giro per i nostri recenti scazzi!". E invece no, gli piace veramente, leggerci in Stanze all'aria, vorrebbe anche commentarci, solo che, essendo del tutto estraneo al mondo dei blog (felice mortale!), non sa come si fa. Andrò a trovarlo a casa sua la settimana prossima: il local ha questo di bello, che con dieci minuti di passeggiata risolvi ogni questione, comprese quelle personali, rognosissime: guardarsi negli occhi è la prima regola, non c'è verso. Ha un'ottima opinione di noi, dice che letterariamente voliamo alto, anche troppo. Quindi, cerchiamo di stare più schisi.

Sala quasi del tutto piena. La presentazione di Paolo Branca la fanno Annalisa Bemporad e Edoardo Marino. Però dietro al tavolo sono in cinque. A fianco di Branca c'è lui, mezzo sudanese mezzo egiziano, è un venticinquenne laureando in Ingegneria Gestionale, e lei, probabilmente siriana, è una diciannovenne studentessa di Farmacia. Lei con un velo elegante, lui con un riccioluto zazzerone che sta benissimo sopra il suo metro e novanta di statura. Durante la serata si è aggiunta una vecchissima ventitreenne (anche lei col velo) laureanda non ho capito in che cosa. Laurea seria, però.
Avete capito tutto o quasi. La serata si è svolta con introduzioni di Branca alle testimonianze dei tre giovani, che avevano le tasche piene di passaporti, due o tre ciascheduno, salvo il passaporto italiano che non possono avere. Ma tutti e tre hanno parlato in una lingua italiana bellissima, senza inflessioni: per loro non sarà la lingua madre, ma certo è la lingua sorella. Immigrati di seconda generazione, come da programma. Branca ha detto che a Londra sono arrivati agli emigrati di settima generazione e che il 50% degli abitanti di Londra non è inglese.
Il quasi ingegnere (benemerita categoria!), ha raccontato un episodietto che mi ha fatto prudere le mani. In questi giorni, la televisione è a caccia di immigrati giovani, per far vedere come sono e come vivono. Sono arrivati da lui e dai suoi amici e gli hanno chiesto: "Ma voi andate in discoteca?" "Certo che sì che ci andiamo, se volete vi ci portiamo" "No, la discoteca giusta ce l'abbiamo noi". E li hanno portati in una discoteca di travestiti impasticcatori per riprenderli lì. Per la serie: "Non dite a mia madre che faccio il giornalista TV, crede che io faccia il pianista in un bordello".
Tutto bene, quindi.
Però.
Pensavo: "Esistono anche quelli brutti, che non spiccicano una parola d'italiano né vogliono spiccicarla. Cha fanno lavori manuali, notturni, a rischio. Che non sanno chi è Paolo Branca. Che danno retta al primo imam facinoroso magari malconvertito e che si è fanatizzato da solo, per suoi problemi irrisolti".
E allora, come domanda provocante, ho parlato del mio post precedente: che avevo appreso il titolo immigrati di seconda generazione nello stesso giorno in cui era stata uccisa la diciottenne di Pordenone. E ho raccontato le tre immagini ad una ad una: Isacco, Ifigenia, Padre padrone. Avevo anticipato che non avrei fatto un intervento buonista: mi guardavano tutti e quattro un po' storto, ma interessati.
Credo che sia servito: Paolo Branca, nella conclusione, è uscito dal politicamente e religiosamente corretto e ha parlato delle origini patriarcali dei tre monoteismi. Ma soprattutto delle condizioni di minorità in cui vivono le donne in tanti paesi islamici. Era ora.
L'unica cosa che non mi è andata giù è che, dopo aver ironizzato sulle leggi francesi che vietano il velo in classe, non abbia detto una parola sulle leggi italiane, per cui gli insegnanti di religione sono diventati dipendenti statali. Ma da un professore dell'Università Cattolica era pretendere troppo, me ne rendo conto.

Chiudo con versi antichissimi, in cui trovo le nostre radici, quelle feconde:

E dicendo così, tese al figlio le braccia Ettore illustre:
ma indietro il bambino, sul petto della balia bella cintura
si piegò con un grido, atterrito all'aspetto del padre,
spaventato dal bronzo e dal cimiero chiomato,
che vedeva ondeggiare terribile in cima all'elmo.
Sorrise il caro padre, e la nobile madre,
e subito Ettore illustre si tolse l'elmo di testa,
e lo posò scintillante per terra;
e poi baciò il caro figlio, lo sollevò fra le braccia.
e disse, supplicando a Zeus e agli altri numi
"Zeus, e voi numi tutti, fate che cresca questo
mio figlio, così come io sono, distinto fra i Teucri
così gagliardo di forze, e regni su Ilio sovrano;
e un giorno dica qualcuno: "E' molto più forte del padre!"

Omero, Iliade Libro VI 466-479
Traduzione di Rosa Calzecchi Onesti


Ettore, Andromaca e Astianatte 370-360 ac
Cratere apulo a figure rosse, Ruvo di Puglia

11 commenti:

Barbara ha detto...

Tranquillo Solimano, ci penso io con le mie telenovele ad abbassare i toni di Stanze all' aria ;-)

Bello questo ciclo di conferenze, mi intriga soprattutto quella sulla geopolitica della ricerca scientifica.

Hai fatto bene a fare da "sobillatore". Di solito, in questi contesti, serve sempre una voce fuori dal coro per tirar fuori una discussione ruspante ;-)

Solimano ha detto...

Alcuni di noi -forse quasi tutti- hanno conosciuto Omero atraverso la versione di Vincenzo Monti, che è un capolavoro della poesia neoclassica, ma che è largamente infedele ad Omero come testo e soprattutto come modo. Ugo Foscolo, al riguardo, scrisse un famoso epigramma:
Questo è Vincenzo Monti, cavalliero
Gran traduttor dei traduttor d'Omero

(sembra che Vincenzo Monti non conoscesse il greco)
Inserisco qui la sonante traduzione del Monti, che è in endecasillabi sciolti:

Così detto, distese al caro figlio
l'aperte braccia. Acuto mise un grido
il bambinello, e declinato il volto,
tutto il nascose alla nudrice in seno,
dalle fiere atterrito armi paterne,
e dal cimiero che di chiome equine
alto su l'elmo orribilmente ondeggia.
Sorrise il genitor, sorrise anch'ella
la veneranda madre; e dalla fronte
l'intenerito eroe tosto si tolse
l'elmo, e raggiante sul terren lo pose.
Indi baciato con immenso affetto,
e dolcemente tra le mani alquanto
palleggiato l'infante, alzollo al cielo,
e supplice sclamò: Giove pietoso
e voi tutti, o Celesti, ah concedete
che di me degno un dì questo mio figlio
sia splendor della patria, e de' Troiani
forte e possente regnator. Deh fate
che il veggendo tornar dalla battaglia
dell'armi onusto de' nemici uccisi,
dica talun: Non fu sì forte il padre:
E il cor materno nell'udirlo esulti.


saluti
Solimano

Solimano ha detto...

Barbara, tutto sta a capirsi sul cosa si vuol dire quando si parla di livello.
Molti credono che si tratti del livello dei temi, e si buttano sulla sublimità, credendo ancora (forse per convenienza personale...) alla vecchia gerarchia: alto/medio/basso, ignorando che è stata definitivamente schiodata sal grande Auerbach con Mimesis, un libro che tutti dovrebbero leggere.
Ma è del tutto evidente che c'è chi scrive da cani su un argomento alto e c'è chi scrive benissimo su un argomento basso. Il Petrarca diceva che Dante andava bene per le taverne. E' anche questione del linguaggio che si usa, quello di Dante è sempre cosale.
Rimanga fra noi, la parte del sobillatore la faccio non per spirito di sacrificio ma perché mi piace sobillare. Tutto sta a vedere se ci sono motivi autentici per sobillare oppure no. Secondo me l'altra sera c'erano: non si può fare un presepe su un argomento così drammatico.
Se potrò, racconterò anche gli altri incontri al Binario 7.
Anch'io sono incuriosito dal tema della ricerca scientifica, sperando che non ci si costruisca un presepe, perché in ambienti con caratteristiche ancora in parte tribali i ricercatori sono a disagio, persino a rischio personale.

grazie Barbara e saluti
Solimano

Giulia ha detto...

Che ti piacia sobillare, non avevo dubbi... Che barba se no! E' cos' che diventa tutto più interessante e soprattutto si discute davvero.

mazapegul ha detto...

Solimano, tanti temi agiti a esca in questo post e nei successivi commenti (lasciando la tua "rotondità" usuale, per disegnare una parete piena di appigli) che, se cercassi di pappare tutte le esche, scriverei per ore e v'annoierei tutti (me stesso in primis). Farò invece così: alle tue esche cercherò di far abbocare dei post brevi, magari anche solo indirettamente ad esse connessi.

Un'esca la mangio subito, comunque. Bellissimo il brano dall'Illiade: pieno di sentimenti in movimento, di dialogo (col fanciullo che parla col corpo, come ai fanciulli si conviene), realistico davvero (Auerbach, già). Bello anche il movimento tra guerra (Ettore armato), pace (Ettore che si disarma), e guerra ancora (Ettore che auspica al figlio di diventare ancor più guerriero): un bel percorso tra le contraddizione feconde senza cui la vita diventa miseria; alieno da buonismi come da cattivismi.

Ciao e grazie,
Maz

Silvia ha detto...

Hanno l'aria di essere molto interessanti questi incontri Solimano. Sarà sempre piacevole quando vorrai renderci partecipi. Da buona pragmatica emiliana so che per risolvere le cose bisogna guardarle in faccia per quel che sono e ciò che non piace, bisogna avere il coraggio di dirlo. Sempre, anche a costo di risultare antipatici. Un padre che ammazza la figlia per i motivi che conosciamo, la madre che da ragione al padre, bambini che vengono prostituiti, violentati, che vengono impiegati in lavori massacranti per ore, che vengono venduti come schiavi, oggi, anche per il commercio d'organi, non dovremmo indignarci? La dichiarazione di Ginevra sui diritti del fanciullo anche se tra poco più di un decennio compirà cent'anni, rimane un'utopia per la quasi totalità del mondo. La strada da percorrere è molto lunga.
Il bambino considerato proprietà e non essere umano. Chiunque ragioni e si comporti in questi termini non ha nessuna giustificazione di qualunque religione, razza, nazionalità appartenga. Parlavo a pranzo con una ragazza di Agadir,delle tradizioni e feste del suo paese, il Marocco.
Per l’anno 2009/1430 il giorno di Aid Al-Adha è il 28 Novembre 2009. L’Aid Al Adha, noto anche come Aid al-Kabir, è la festa più importante dell’Islam. Secondo la storia, la festa di Aid Al Adha commemora la sottomissione di Ibrahim (Abramo), a cui Dio ordinò di sacrificare suo figlio Ismaele. Ibrahim che non ha esitato a sacrificare suo figlio Ismaele per dimostrare la sua obbedienza a Dio è per i musulmani il modello del credente, essendo anche il primo musulmano e il messaggero di Dio. Il messaggio del Profeta Muhammad torna alle tradizioni di Ibrahim, è questo il motivo per cui i musulmani festeggiano Aid al-Adha.
Ho pensato subito a quella ragazza. Ho pensato che Dio, qualunque lingua parli, con qualsiasi nome venga chiamato, non vuole che si ammazzino i figli. Seguivo un pezzetto di tele ieri sera, mentre mi si abbassava irrimediabilmente la palpebra e parlava della seconda generazione appunto. Di questi ragazzi nati e vissuti in Italia da genitori extracomunitari che vivono situazioni imbarazzanti proprio perchè c'è una forte discriminazione. Io lo devo ammettere, nella mia cittadona di provincia, dove ci sono tantissimi extracomunitari, comincio ora a sentir parlare dialetto un senegalese. E immediatamente penso a mio nonno e a come i chilometri e i secoli e le culture vengono ben mischiati da un dialetto pronunciato con quella pelle. E mi scappa da ridere. E in un certo senso sono anche contenta. Una volta tanto non è una guerra a creare sangue misto a portare cose nuove, a cambiare i connotati della gente e dell'architettura. Una convivenza pacifica, si auspica. E cosa c'è di più bello?

Silvia ha detto...

Non dovrebbero.. volevo scrivere. Ma tgra i tanti refusi che scrivo, questo forse è il minore. Portate pazienza.

L'Iliade è uno dei testi che più mi ha entusiasmata da ragazzina. Per fortuna la nostra prof era davvero una patita. Ci ha contagiati:)
Volevo rileggerlo poco tempo fa, cosa che farò cmq, poi mi sono dedicata ad altro. Ma ci tornerò.

Solimano ha detto...

Il mio post è stato pubblicato su La rivista che vorrei di Monza.
Mi ha fatto piacere perché è un segno che nella mia città è in corso un tentativo di raccordare fra di loro esperienze diverse ma con un orientamento largamente comune. Ci sono parecchie persone di qualità a Monza, se si riesce ad uscire dalla gabbia del deleterio e tradizionale individualismo è meglio per tutti. Se ci muoviamo nel'area prepolitica e culturale (senza essere elitari) possiamo svolgere azioni efficaci oggi indispensabili, riducendo al minimo l'ingombro del chiacchiericcio inutile.

Silvia concordo pienamente col tuo commento, aggiungendo solo che un certo tipo di Dio è una maschera che serve solo a mantenere intatte le dominanze di sempre. Sia all'interno delle famiglie sia più in generale nella società.
Nessuno fa un passo indietro se non costretto e non sono solo i musulmani a esserci dentro, ma tutti e tre i monoteismi.
Un esempio, senza fare i nomi.
Una coppia di nostri amici ha tre figlie. La più giovane, laureata da poco, ha fatto recentemente voto come monaca di clausura nella famosa antichissima abbazia dell'isola di San Giulio del lago d'Orta. Il convento è affollato, ci sono molte nuove vocazioni di questo tipo. I miei amici (che ho rivisto alla festa di Arrigo) mi hanno raccontato la trafila: una lettera al mese, un incontro ogni tre mesi nel parlatorio. Sono rimasto perplesso ma commosso, perché svolgono fra l'altro i lavori a rotazione, nel convento: un mese bibliotecaria, un mese cuciniera, un mese canto in chiesa e così via. E queste donne colte, splendide, convinte, generose, intelligenti contano meno di zero nella struttura patriarcale della chiesa. Ci sono quattro volte più suore che preti, chi di noi le ha viste una volta in televisione?
O ne ha letto un articolo su un giornale?
Bisogna disturbare, con lucidità, ma disturbare. Non essere acquiescienti. Paolo Branca mi ha detto che la gente teme di essere inquinata. Gli ho riposto: "Non è che siamo già inquinati da prima, ci siamo inquinati da soli, a prescindere dall'Islam?"

grazie Silvia e saluti
Solimano

Silvia ha detto...

Sai Solimano che comincio ora a comprendere bene cosa hai sempre voluto intedere per intervento fattivo e non inutile chiacchiericcio?
Hai ragione.
Credo che sia l'unica strada possibile per uscire da questo magma. E mi fa molto piacere che il tuo post sia stato pubblicato. Per più motivi. Primo, perchè è un bel post, secondo, perchè è giusto guardare alle nuove forme di comunicazione e di confronto utilizzate al giorno d'oggi. La comunicazione corretta ed efficace prima di tutto. Anche la Rodotà ieri sera sosteneva che i blog hanno assunto un'importanza determinante per estrapolare delle strategie d'intervento CONCRETO.
Abbiamo tra le mani uno strumento potente, forse è il caso di fare particolare attenzione e non bistrattarlo.

A volte qualche missionaria coraggiosa, prende il toro per le corna e rilascia interviste. Le ho sempre seguite con sana curiosità. Sono sempre apparse di una determinazione spaventosa, motivate oltre la fede, preparatissime, molto coraggiose e sicure di ciò che stavano dicendo e vivendo. Con una marcia in più, tutte, forse perchè anche nell'ambito della chiesa la donna deve produrre il doppio perchè gli venga riconosciuto la metà.
Questo vale ovunque, purtroppo.
Sì, noi siamo inquinati: dall'ignoranza.
Intanto io imparerò a cucinare il tajine e poi vi dirò:)

p.s. io se fossi un'insegnante, partirei a fare mini lezioni di cucina etnica, (così mangerei anche:)) La tavola unisce, lo sanno anche i polli per sfortuna loro.

Silvia ha detto...

Io scrivo di getto, senza rileggere e corregere. Si vede, lo so. Portate pazienza...Ora scappo che ho qualche brugola da comprare:)
Ancora? Mi chiederete.
Ancora.
La saga continua ancora.

Solimano ha detto...

Silvia, certo che abbiamo nelle mani uno strumento potente.
Ma siamo poi sicuri che la situazione non sia anche che quello strumento potente ci tiene nelle sue mani senza che noi ce ne accorgiamo? E che porta con sé delle abitudini di cui nella vita reale ci vergogneremmo con i nostri amici?
Certo, per me è facile parlare, perché Abbracci e pop corn se ne può fregare del numero dei commenti (che sono pochi ma benvenuti perché in genere qualitativi), mentre per la normale situazione blogghiera due commenti sono comunque meglio di uno, anche se il secondo è palesemente merce di scambio per ottenere la contro-visita. E vabbè, si potrebbe dire, piccole cose, che sarà mai, amici di tutti, amici di nessuno. Ma la conseguenza è che l'inutile chiacchiericcio sormonta alla grande l'atteggiamento fattivo. E' inevitabile, vista la situazione.
Prova a chiedere ad una persona seria che non ha mai visto un blog (ce ne sono tante, di persone serie!) che cosa penserebbe del fatto che si cancellino indebitamente centinaia di post e di commenti. Ti direbbe che è un fatto grave, intollerabile.
Prova a chiedere alla stessa persona se sia ammissibile che si polemizzi da un blog all'altro. Ti guarderebbe meravigliata e direbbe: "Come come, non ci sono polemiche fra blog? Ma in che mondo vivete? Polemizzano i vescovi fra loro, i giornalisti, i politici, quelli che fanno del volontariato e voi no? E' scorretto polemizzare? Ma mi stai prendendo in giro?"
L'esatto contrario di come pensano, o meglio, si fanno pensare, quasi tutti i blog.
Sono due esempi chiarissimi di strabismo morale blogghiere, mica mia personali ossessioni. Come puoi essere fattivo, se il piatto è questo?

Quindi, come se ne esce? Imparando ad essere centripeti, non centrifughi ed evitando le indecorose, ridicole e grottesche cavalcate di mutuo soccorso. Costruendo dei blog a valore aggiunto: pittura, pietanze, sarte, filastrocche, cicloturisti, filosofi e filosofesse, giardinieri e maestre giardiniere.
Oppure, costruendo posti come Stanze all'aria, altro modo di essere centripeti perché il vero blogghiere è quello che ha messo l'ultimo post, è quello che ha la palla fra i piedi, poi arriva l'altro post e la palla ce l'ha l'altro.
Così, si può esere serissimi e sorridenti, coinvolti e disattaccati, soprattutto pensare una cosa e scrivere quella cosa che si è pensata (sport pochissimo diffuso, a causa del bisogno reciproco che porta ad una cautelosità sistematica).
Utopie? No, realtà. La conoscenza personale senza maschere sul volto o tra i piedi aiuta. Altrimenti... meglio il punto e catenella e le parole crociate. La cosa più ridicola è l'indignazione parolaia: vabbè ti indigni, ma che fai, dopo aver scritto che ti sei indignato?

grazie Silvia e saluti
Solimano