venerdì 2 ottobre 2009

Maestri: Marco L.

mazapegul




Già in terza media si sapeva delle gesta dei fratelli L., spauracchio e orgoglio a un tempo del Liceo Scientifico di S. Donato. Quell'estate un pò temetti, un pò sperai, e finii nella sezione C, prof. di matematica essendo Marco, il minore dei fratelli L.
Il primo giorno, sapendo che alcuni di noi venivano dalla scuola a Tempo Pieno, M. ci mise all' erta: era una scuola che non valeva nulla, priva di disciplina e contenuti. Mi stette subito sulle palle. Come si permetteva, senza neanche averci conosciuto di persona, pontificare sulla scuola da dove eravamo appena usciti?
Iniziarono le lezioni, le esercitazioni, i gruppi di studio per casa, e io m' innamorai di come quell' uomo insegnava. Mi pareva di capire tutto, mi piacevano la logica e la teoria degli insiemi; ma la vera sorpresa fu la scoperta della geometria euclidea, che lui pretendeva noi conoscessimo nella sua più pura forma deduttiva.
Unico neo: il prof. mi era sepre più odioso. Non amavo le sue battute, la maniera con cui umiliava gli studenti e, con particolare accanimento, le studentesse. Velocemente mi accorsi, tra l'altro, che pure io, simmetricamente, gli stavo sulle palle.
Arrivarono i primi voti di scritti e orali: 4, 5, 4/5, e la convocazione di mio padre. Mio padre non disse niente, se non che, durante le vacanze di Natale, avrei dovuto studiare un pò di più (ciò che, ovviamente, non feci). Arrivò la seconda infornata di voti, sufficienti ad avere 5 all'orale e 7 allo scritto sulla prima pagella. Il secondo semestre iniziò con un 10 allo scritto, e per il resto del biennio andò avanti così. Mio padre fu nuovamente convocato. "Nulla di importante," mi disse.
Seguivo le sue lezioni con sempre maggior entusiasmo, ma restavamo antipatici uno all' altro. Negli anni successivi, quando avevo qualche cosa da dire o da chiedere sulla matematica, andavo da suo fratello Pietro, che era altrettanto distante da me, ma con cui ero emotivamente meno coinvolto (non fosse che aveva bocciato mia sorella, di un anno più giovane).

I fratelli L. erano di quelli che già all' epoca si definivano catto-comunisti, anche se di tipo particolare. Erano cattolicissimi e comunistissimi. Io, che ero appena entrato nella FGCI, mi sentivo inadeguato rispetto a un loro standard morale elevatissimo, per cui avevo tanto rispetto, quanto quello che avevo per la matematica. D' altra parte, tendevano (soprattutto M.) al pregiudizio veloce e tranciante. Avevano poi una crudeltà psicologica tutta speciale, che mi ripugnava. Non quando quella di Marco si sfogava su di me: non successe quasi mai, e poi, da quando avevo otto anni, avevo imparato a "farmi rimbalzare" le cose sgradevoli (un atteggiamento che ci ho messo poi degli anni a correggere); che è poi, credo, il motivo principale per cui gli stavo antipatico.
Buona parte del mio amore per la matematica lo devo a lui, ed è un debito di non poco conto, che non mi sono mai preoccupato di saldare. Anche le sue asprezze, depurate da quel tanto di compiacimento che ci metteva, mi sono servite, anni dopo, come un modello per uscire da un atteggiamento di artificiale e paralitico benvolere che, come il "rimbalzamento del dolore", m'ero autoimposto nell'infanzia, e non riuscivo a scrollarmi di dosso.

Alla fine della prima le bocciature, tutte centrate sulla matematica, avevano devastato la classe, i cui resti furono smistati. Io chiesi, con qualche altro, di rimanere con Marco L., e finimmo nella sezione D di francese. Tutti noi studenti provenienti dal famigerato tempo pieno passammo il biennio indenni.
A mio padre, la prima volta che lo convocò, Marco L. aveva detto che non ero adatto al Liceo Scientifico, che non capivo la materia e che ero indisciplinato. La seconda volta, invece, gli disse che potevo anche rimanere al liceo, pur rimanendo indisciplinato. Mio padre mi disse del contenuto dei due colloqui solo dopo diversi anni.

15 commenti:

Solimano ha detto...

Màz, quando potrò tornare in possesso del mio PC (ma le notizie di stamani non sono buone), ho intenzione di fare una piccola serie su i non-maestri. Per capire come si dovrebbe insegnare, a volte è meglio guardare gli spazi negativi, come se si disegnasse.

La categoria della simpatia, innanzitutto. Esistono insegnanti piacioni, amiconi, quasi complici. Finisce che gli studenti non li stimano, perché dietro la piacionerìa nascondono l'incompetenza. Ma non solo. Di fondo, gli studenti non desiderano che l'insegnante sia simpatico, ma che sia giusto. Parola grossa, oggi: lo strabismo morale è talmente diffuso che non ci si fa più caso. Mai avrei pensato alla categoria della simpatia per Giorgia Melchiorri e per Francesco Arcangeli.
Mentre la simpateticità (con la sottocategoria della collusione, a volte utile) è essenziale per un'arte oggi in profonda crisi, ma che prima o poi risorgerà come la Fenice, dalle ceneri a cui l'hanno ridotta usi biechi della tecnologia: l'oralità. Preferisco questo nome a quello un po' stantio di eloquenza.

Riguardo all'atteggiamento di tuo padre, tale e quale al mio: non mi diceva niente se i professori gli avevano parlato bene di me. Sto cominciando a pensare che facesse bene a fare così, stile i riti di iniziazione degli spartiati o dei macedoni.

grazie Màz e saluti
Solimano
P.S. Eh sì! I dogmi si dismettono, ma un senso morale profondo e rompiglione è un imprinting che non si cancella.

zena ha detto...

Credo che i ragazzi sappiano capire la preparazione di una insegnante, la sua competenza: la desiderano,la cercano, la apprezzano.

Credo che se la competenza si associa alla 'umanità', da non intendersi come 'piacioneria' (hai ragione Solimano), ma come capacità di comprendere e di valorizzare l'umano che è nell'altro, ponendo la giustizia, la correttezza come valori, allora si rende un buon servizio alla scuola. Anche ai ragazzi.

Ho nei miei ricordi insegnanti analoghi ai fratelli L., anche se ideologicamente opposti: bravissimi, ma chiusi nel loro sapere, inteso come qualcosa da travasare, e sprezzanti, se non addirittura offensivi, nei confronti di chi doveva apprendere.
Non li ho amati.
Sono stati, nella mia esperienza di insegnamento, i modelli da non seguire, da non imitare.

ps) mio padre ai professori diceva tutti i miei difetti e li pregava pure di tener bassi i voti, ché sennò...

mazapegul ha detto...

Solimano: mio padre non tacque solo il parere positivo, ma anche quello negativo (che, a posteriori, mi avrebbe fatto cambiare studi e percorso di vita). Marco L., al contrario di Leo, non era simpatico. E' stato lo stesso un maestro di matematica e, spero che sia passato il messaggio, anche di vita (di un certo rigore nel pensare, nel parlare, nel considerare le cose). Questo rigore, però, lo aveva pure Leo. (E io la penso più come Zena, in proposito).

Quello che non mi andava giù di Marco L. era la supponenza che gli veniva dall' essere il docente di matematica migliore del liceo. Da quel piedistallo, giudicava tutti; persino quelli che non conosceva. (Dirò altrove, per esempio, delle scuole medie a tempo pieno: il regno dell'ingenuità di sinistra e donmilaniana, anche, ma pure il luogo in cui tutte le famiglie sfigate del paese depositavano i loro pargoli per farli crescere assieme a quelli delle famiglie impiegatizie e progressiste -con la sicurezza che nessun docente li avrebbe messi in un angolo).

La maggior ragione di antipatia, comunque, mi veniva dal compiacimento con cui Marco L. diceva delle cose sgradevoli, convinto di contribuire a far crescere i suoi immaturi studenti. Ne ha spezzato più d'uno, e non credo abbia fatto crescere più velocemente nessuno. Con le ragazze, poi, aveva un atteggiamento ambivalente. Di tremendo giudizio morale (e cattolico) per quel che riguardava la sfera sessuale (e i vestiti, e il trucco). Di desiderio ambiguo, anche: a volte si sedeva di fianco a una studentessa carina e seguiva l'interrogazione di uno alla lavagna tenendole la mano, come a consolarla. Una cosa che noi, meno moralisti, consideravamo quantomeno impropria.

Più che altro, trovo retrospettivamente interessante le numerose ambivalenze dei sentimenti e dei rapporti che legavano ciascuno di noi ragazzi al nostro prof. di matematica.

zena ha detto...

caro Maz una delle mie esperienze più belle, a livello di insegnamento, è stata quella di cinque anni di insegnamento nel tempo pieno in una scuola media di provincia.
Noi insegnanti, oltre al mattino, avevamo almeno tre rientri pomeridiani con riunioni - fiume che finivano a sera, perchè c'era tutto da 'inventare' e formalizzare in modello.
Sempre prendendo lo stesso stipendio, naturalmente.
E facendo più di cento chilometri al giorno.
E' stato il modo di scoprire una coralità di decisioni, di intenti di lavoro che raramente ho re-incontrato.
Insieme a chissà quante ingenuità e a quanti attacchi di romanticismo. Ma quanto è stata forte la voglia di cambiare il mondo partendo dalla scuola...
:)
Sono curiosa di sentire la tua esperienza.

Solimano ha detto...

Malgrado tutto, sono riuscito a inserire un breve post.

Non credo alla scuola presepe, alla scuola modello, per questo non mi stavano bene né la Montessori né Don Milani, per motivi opposti ma congruenti.
Credo al fecondo meticciato, in tutto. Mia moglie ha avuto la fortuna di insegnare per quasi trent'anni in una scuola che, oltre ad essere a duecento metri da casa, era frequentata da figli di operai, imprenditori, intellettuali, bottegai, vigili urbani, extracomunitari. Quando inventò l'intervento in aula dei genitori (in cui ognuno raccontava il suo lavoro alla classe) i più apprezzati, quelli per cui i ragazzi restavano a bocca aperta, furono gli interventi di chi lavorava molto con la testa o molto con le mani. Ogni sabato mattina ne veniva uno, contento di venirci (quasi tutti padri, va detto).
Oggi, una cosa del genere sarebbe impossibile, per la cautelosità dei presidi, schiacciati da circolari ultimative.
Sul romanticismo dovrò forse tornare, per spiegarmi meglio... datemi un romanticismo fattivo e solleverò il mondo! Sogni, atmosfere, punta di piedi astenersi... e quindi, testa per aria e piedi per terra. Così ci ha fatto la natura, avrà avuto i suoi buoni motivi.
Mi sembra però che quello che racconta Zena sia difficilmente tacciabile di furba svenevolezza, alibi frequente di chi le cose preferisce non farle.

grazie e saluti
Solimano

mazapegul ha detto...

Zena, Solimano: tornerò un giorno sul tempo pieno delle medie; o quello che ricordo di esso. Non era una "scuola modello", come non mi pare lo fosse quella di Zena, né quella della moglie di Solimano.
Il modello delle scuole modello va alla grande negli USA, a New York in particolare ("magnet school", scuole pubbliche in qualche modo specializzate per certi tipi di talenti). In Italia, ce ne sono di private. Nell'imolese c'è una scuola legata a CL, che si sta affermando come scuola modello. Quest'anno molti genitori ricchi e istruiti del nostro comune hanno dirottato là i loro figli, così che la scuola media locale ha perduto una classe su tre. E allora?, chiederete. Le due classi sopravvissute hanno molti studenti e concentrano tutti i casi di handicap e di problemi linguistici (stranieri) della corrispondente fascia d'età. Sono, insomma, molto meno funzionali di quanto sarebbero state le tre classi programmate.
L'idea dei mestieri a scuola l'avevo proposta alle maestre di mia figlia, ma non avevano capito. A me pareva una bella cosa, far venire un pò di artigiani, contadini, parrucchiere (tre delle mamme!), un matematico...

Ciao,
Maz

zena ha detto...

C'era il tentativo, nell'esperienza che ho vissuto, non di dar vita a una scuola modello, ma di delineare (in fieri) un modello di scuola che si proponesse di andare in diverse direzioni:

-indagare i campi concettuali, gli statuti delle discipline, per mediarli in modo scientificamente valido e socialmente spendibile;

- i bisogni educativi degli allievi, legati all'età ed anche ai livelli di partenza, ai problemi cognitivi...

- studuare, sperimentare, correggere le modalità didattiche, per rendere oper-attivo l'apprendimento...

C'era molta passione, Maz e Solimano, e tantissimo lavoro. Era una scuola che "si cercava".

La passione è rimasta, il senso dell'auto-critica pure :)))

(ho attaccato la pezza, eh:)) scusate, scusate...)

zena ha detto...

comprendere i bisogni educativi, ecc...
(quando scrivo in fretta mi mangio le parole e pure le sbaglio)
sorry

Silvia ha detto...

...La maggior ragione di antipatia, comunque, mi veniva dal compiacimento con cui Marco L. diceva delle cose sgradevoli, convinto di contribuire a far crescere i suoi immaturi studenti. Ne ha spezzato più d'uno, e non credo abbia fatto crescere più velocemente nessuno. Con le ragazze, poi, aveva un atteggiamento ambivalente. Di tremendo giudizio morale (e cattolico) per quel che riguardava la sfera sessuale (e i vestiti, e il trucco). Di desiderio ambiguo, anche: a volte si sedeva di fianco a una studentessa carina e seguiva l'interrogazione di uno alla lavagna tenendole la mano, come a consolarla. Una cosa che noi, meno moralisti, consideravamo quantomeno impropria.

...

Quoto questa parte di commento Maz, proprio per sottolineare il fastidio che ha accompagnato la lettura di questo post. Non riguardo a te certamente, ma alla figura che ne è emersa:irritante.
Mi ha ricordato un professore di francese, proveniente da un liceo privato di Milano. Ci considerò sin dal primo momento dei minorati mentali e ce lo disse dopo che si presentò alla classe appena entrato il primo giorno di scuola.
Per questo si guadagnò subito il taglio delle gomme della bici. E questo durò per settimane e nulla valeva che lui nascondesse la bicicletta, un reparto speciale era addetto al ritrovamento della stessa, per cui dovette cambiare un bel po' di camere ad aria, fino a quando si decise di venire in tram. Non so da dove, perchè mica m'interessava dove abitava quello lì.
Si rivolse a noi da subito, con un sorrisino sprezzante e allusivo sulle labbra, sbuffando e facendoci capire che non avrebbe mai potuto fare letteratura francese come avrebbe voluto. Con noi ragazze poi, una in particolare, molto formosa, aveva un atteggiamento allusivo ad un pelo dall'essere volgare, tanto che lei ad ogni fine lezione diceva che voleva abbandonare la scuola perchè questo la perseguitava. Essendo io consigliere di classe e d'istituto, questo professore con me non ebbe vita facile, tanto che ero l'unica a cui dava del lei, ma questo per prendermi in giro ovviamente, e quando doveva interrogarmi mi presentava richiesta scritta, sempre per sfottò. Lo convocai dalla preside e fu feroce nel giudicare tutta la classe, me compresa. Ma io non fui da meno e in meno di mezz'ora gli speigai con molta calma ma altrettanta determinazione, il motivo per cui lo consideravo un pessimo insegnante, ma soprattutto una brutta persona, cosa mi sarei aspettata da lui e la cocente delusione. Non disse una parola e si congedò sotto lo sguardo incredulo della preside che poi guardandomi dritta negli occhi mi chiese se mi ero resa conto della gravità delle mie parole. La mia risposta fu immediata: Si rende conto lei, ora, di chi ci ha dato come insegnante? Da quel giorno però il prof cambiò atteggiamento, salutò a malapena la classe e a noi ragazze faceva fatica a rivolgere la parola. A me continuava a dare del lei e interrogava con accanimento chiunque. Ci fece vedere i sorci verdi. Nessuno di noi amò la lingua francese, che per fortuna la si ama malgrado i pessimi insegnanti.

Silvia ha detto...

Ah dimenticavo: nessuno fu bocciato però.

Solimano ha detto...

Putroppo esistono professori e professoresse come quello che ha descritto Silvia: sfogano sulla classe le irrisolte pulsioni private. In un certo senso, servono persino loro: per reazione gli allievi scoprono cose importanti, ad esempio la solidarietà fra di loro. Dipende molto dal preside, che frequentemente, per evitare grane, fa il burocrate. Mia moglie ha avuto la fortuna di trovare almeno due presidi aperti, vogliosi di qualità e di novità, ma adesso...
Racconto quello che sta succedendo. La preside, intelligentemente, aveva destinato full time un'insegnante alla conduzione della sala internet, donata da un commerciante di tappeti iraniano. Poi, mantenendo gli extracomunitari nelle varie classi, aveva destinato full time un'altra insegnante ad ore specializzate nell'apprendimento dell'italiano. Le classi così erano più numerose, ma il vantaggio era comune. Adesso tutti in cattedra: la sala internet è deserta, gli extracomunitari hanno più problemi, ma chissenefrega, la libretta è rispettata!

saluti
Solimano

Giulia ha detto...

Mi resta molto difficile entrare in questa discussione e non capisco fino in fondo perchè. Forse perchè mi sento troppo "coinvolta".
Come studentessa sono stata "massacrata" da insegnanti molto simili a quello che descrivi e siccome io ero emotiva, se non ci fosse stata mia mamma, forse avrei smesso di studiare. Ma è riduttivo liquidare questi anni in poche righe,

Come insegnante. Non so se sono stata un'insegnante "piaciona": sono stata me stessa e ho sempre avuto un grande rispetto dei miei allievi. Non mi piacciono coloro che non sanno rispettarli. Insegnano la "materia", ma cosa altro?

E' un lavoro troppo delicato, troppo ricco di sfumature per definire chi è un bravo insegnante o no. Bisogna affidarsi come ha fatto Maz ai "racconti" alle esperienze ed ogni ragazzo è davvero "unico" e come tale va trattato.

Barbara ha detto...

Mah!
Non so che dire!
Io non ho mai apprezzato i professori particolarmente amiconi, mi sembravano tutti brutte copie del professor Keating dell'Attimo Fuggente (quello sì che mi piaceva!). Voler piacere a tutti i costi a noi ragazzi, boh!, mi sembrava quasi ridicolo.

D'altro canto ho avuto un professore tipo quello che racconti, ha rovinato il mio rapporto con la lingua inglese per anni. Ho faticato molto per riappropriarmi del piacere di guardare un film in lingua.

A me sono sempre piaciuti i professori che avevano passione per la materia che insegnavano. Se al tizio di turno piaceva quello che insegnava e aveva un minimo di coerenza nel modo di comportarsi, per il tipo di studentessa che ero io andava più che bene. Non mi servivano particolari fuochi d'artificio, nel bene o nel male.

mazapegul ha detto...

Silvia, Giulia e Barbara: la piacioneria, se è naturale, è un'arma come un'altra a disposizione di maestri e professori. L'insegnamento è una di quelle professioni "totali" in cui ogni mezzo che la propria personalità mette a disposizione va utilizzato (anche la dis-piacioneria, se c'è quella sottomano).
Concordo con Giulia: cercare il profilo dell'insegnante ideale è tempo perso. Quand'anche lo si fosse trovato, come produrne a centinaia di migliaia, ché questa è l'esigenza del sistema scolastico? Meglio mettere in luce pochi e chiari principi, da non violare (quasi) mai.
Può essere utile, invece, raccontare i propri insegnanti, o le proprie esperienze d'insegnamento; ciò che forse ci avvicina a delineare dei profili (molteplici) di buoni insegnanti, che variano anche -come dice ancora Giulia- al variare degli studenti.
I pochi principi didattici e le loro basi filosofiche o scientifiche, sono assai importanti (in base a cosa, per dirne una, distinguiamo le fasce d'età?); ma io sono quanto di meno preparato a discuterne.

Ciao,
Maz

PS Mi ripeto: l'insegnamento di Marco L. è stato per me preziosissimo. Matematica e fisica, a Milano, erano piene di suoi ex studenti. Non si può inchiodare un insegnante ai suoi difetti. Non glieli si può nemmeno condonare perché il fine giustificherebbe i mezzi. Insomma, la vita è complicata (come Roman Polansky potrebbe ben testimoniare).

Solimano ha detto...

Il terreno iniziale è un contrasto inevitabile su cui in qualche modo occorre intervenire.

Contrasto fra i genitori, che svolgono attività diverse e che appartengono a strati sociali diversi.
Contrasto fra i bambini/ragazzi. Poche storie, c'è molta crudeltà nei rapporti fra compagni -e compagne- di classe.
Contrasto fra i professori in cui c'è di tutto: lavativi, sadici, incompetenti, di regioni e abitudini diverse, con motivazioni inesistenti o fortissime etc etc.

Eppure... da questa serie di contrasti sorgono non di rado le scuole migliori, altro che i modelli CL. Me li vedo, fra vent'anni, quegli allievi! Diversi diverranno i più assatanati contro la chiesa e le sue strutture. Il contrapasso funziona.

saluti
Solimano