venerdì 11 settembre 2009

L'estate se ne va

Habanera


Il mare di settembre può essere crudele nella sua infinita dolcezza.
E' ancora estate ma soltanto per poco... per poco...
sembra dire quest'acqua trasparente ogni giorno più fredda, ogni giorno più bella.
Tutto congiura per ricordarmi che è arrivato il momento di partire: gli ombrelloni chiusi, i lettini da spiaggia ripiegati, il silenzio dopo tanto allegro vociare di bambini, il mare deserto e ormai tutto per me.
Ma non sono del tutto sola.
La famiglia è già rientrata a Milano ma mi ha lasciato qui la signorinella che vedete nella foto, affidandole un compito ben preciso: riportarmi a casa.
E infatti in questi giorni non fa altro che dirmi: nonna, quando ti decidi a tirare giù le valigie? E' ora di andare...
Vabbè, ho capito! Vado, vado.

9 commenti:

zoé ha detto...

E' triste .. ma personalmente prefersico il mare quando non c'è nessuno, magri d'inverno o nei primissimi giorni di estate, senza vociare e soli con se stessi .. Buon rientro!

Solimano ha detto...

A vedere questa immagine così vasta di mare, mi è venuto in mente Eugenio Montale, ligure, che negli Ossi di seppia ha dedicato al mare una serie di poesie col titolo Mediterraneo, eccone una:

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t'era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l'aria le zanzare.
Come allora oggi la tua presenza
impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu mi hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d'ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri e alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.

(continua)

Solimano ha detto...

Ma non solo. Oggi si svicola, ma Il Novilunio di Gabriele D'Annunzio è una magnifica poesia, e non mi faccio intimidire dai sopracciò poeticamente e criticamente tristi e corretti. Fu una grande estate quella in cui riuscii a leggere adagio tutto l'Alcyone, poesia per poesia, riga per riga. Ecco la strofa de Il Novilunio in cui sono presenti assieme mare e settembre:

Novilunio di Settembre!
Sotto l'ambiguo lume,
tra il giorno senza fiamme
e la notte senza ombre,
il mare, più soave
del cielo nel suo volume
lento, più molle
della nube
lattea che la montagna
esprime dalle sue mamme
delicate,
il mare accompagna
la melodia
della terra, la melodia
che i flauti dei grilli
fan nei campi tranquilli
roca assiduamente,
la melodia
che le rane
fan nelle pantane
morte, nel fiume che stagna
tra i salci e le canne
lutulente,
la melodia
che fan tra i vinchi
che fan tra i giunchi
delle ripe rimote
uomini solinghi
tessendo le vermene
in canestre,
con sì lunghi
indugi su quelle parole
che ritornano sempre.

Grazie Habanera e buon ritorno a Milano
Solimano

zena ha detto...

Anch'io come Zoé.
Mi piace il mare d'inverno.
Mi piace il mare quando piove.
Mi piace l'estate che comincia o che finisce: il suo pieno, no; il suo pieno un po' mi sconforta e un po' mi opprime, perchè il caldo mi immobilizza al punto che non riesco neppure a decidermi a partire.
Si va domani, in vacanza, per un paio di settimane, a cercare freddo.

Un saluto a te e a tutte le Stanze.

Barbara ha detto...

Carina la situazione della nipotina che richiama all'ordine la nonna!
Haba, corrompila!
Scialatevela finchè si può :-)

Silvia ha detto...

Se io fossi la signorinella bella che per sua fortuna è in acqua, non torneremmo più Haba, perchè portarmi via dal mare è impresa ardua.
A me piace sempre, in tutte le stagioni, con tanta e poca gente, con fulmini e saette, col sole a picco che imbianca ogni cosa, col profumo delle creme abbronzanti, col rumore della musica a manetta, della risacca di notte, dell'odore di salsedine,del livore dell'acqua in burrasca, del grido dei Gabbiani...

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro,
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.

Mi piace così tanto, forse perchè è così simile alla vita, il mare.
Sei sicura di voler tornare?


Autunno

Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d'agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora che passa e declina,
in quest'autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

Cardarelli



Bacetto alla piccola dall'ingrato compito.

Solimano ha detto...

Due anni fa ho inserito nel Nonblog di Habanera il post Quattro modi di sentire l'estate, in cui i quattro poeti sono D'Annunzio, Cardarelli, Montale e Caproni (con poesie diverse da quelle che abbiamo portato qui). A me Vincenzo Cardarelli piace, con quel suo linguaggio di una musicalità apparentemente a rischio retorica e tradizione ma ampio, mosso, fluido ma non stucchevole. Va letto ad alta voce, come dovrebbe farsi sempre con i poeti. Aveva la lingua tagliente, Cardarelli. In una polemica con Amerigo Bartoli, che era alto meno di un metro e cinquanta, disse: "Adesso, immagino, Amerigo starà passeggiando nervosamente sotto il letto".
Bartoli ribattè con una battuta diventata famosa: "Lo rispetto perché è il più grane poeta morente" e Cardarelli ancora: "Non cresce, non cresce".

saluti
Solimano

Habanera ha detto...

Zoè, sono andata a vedere il tuo blog ed ho scoperto che anche tu avevi parlato del "mare di settembre" quasi in contemporanea.
La coincidenza non è poi così strana, siamo appunto in settembre ed anche tu, come me, sei innamorata del mare.
Ciao!

Solimano, che belle queste poesie! Conoscendomi appena un po' puoi immaginare che preferisco di gran lunga Montale. Devo riconoscere però che talvolta (come in questo caso) anche D'Annunzio riesce a far vibrare le mie corde più intime e segrete.
Grazie!

Zena, il mare d'inverno ha un fascino speciale ma io ho una strana malattia: nel mare mi ci devo tuffare, farne parte, sentirlo totalmente mio. Quando ero più giovane non resistevo alla tentazione e mi tuffavo con qualunque tempo, anche sotto la pioggia.
Oggi purtroppo devo fare i conti con la simpatica artrosi cervicale che mi perseguita da qualche anno e certe follie giovanili non fanno più per me. Il peggio è sicuramente agosto, troppe barche che sporcano il mare e troppi bagnanti, ma l'inizio e la fine dell'estate sono pura felicità.
Buone fresche vacanze, amica cara.

Barbara , Rien ne va plus, les jeux sont faits. E' questione di ore ormai, mi tocca partire. La nipotina è incorruttibile e in fondo in fondo (ma molto in fondo), anch'io sento un pizzichino di senso del dovere.

Silvia, come mi capisci tu nessuno, le tue poesie rispecchiano esattamente le mie sensazioni. Io amo immensamente il mare, e fatico molto ad abbandonarlo, ma c'è una cosa che amo ancora di più: la mia famiglia.
Adesso la famiglia chiama, ha bisogno di me. Devo andare...

Un abbraccio corale a tutti, con affetto
H.

Silvia ha detto...

Solimano sto ridendo da un quarto d'ora. Quella del letto la userò:)
Concordo su Cardarelli: apparentemente "leggero" come lo definisco io.


Haba che vive di grandi amori è sempre in movimento, anche se non muovesse un dito. Buon rientro:)