lunedì 24 agosto 2009

Toh, mi si è smagliata la calza!

Solimano

Bruna Barbieri e Bruno Barnabei

A Pioppe di Salvaro ho incontrato due amici che non vedevo da decenni: Bruna e Bruno. Mi hanno donato il libro che hanno scritto insieme e che sto leggendo con attenzione ed empatia, mantenendo un atteggiamento dialettico. Da diversi anni sono migrato ad un riduzionismo coerente, e quindi posso essere prevenuto su tutto ciò che ha un sapore olistico.
Però ritengo doverose due osservazioni.

Punto primo.
Il libro è serio, curato, documentato. Non avevo dubbi, vista la preparazione di Bruna e Bruno. Bruna è laureata in Lingue e Letterature Straniere, Bruno, che è medico, ha lavorato soprattutto nella Neuropsichiatria Infantile. Come gossip, vi do una informazione delicata: sono sposati da quarant'anni.

Punto secondo.
Esiste anche un riduzionismo sciocco, non curioso, che crede che tutto sia già stato scoperto.
Non è così, e nei post che ho dedicato al Saper guardare nel Nonblog di Habanera ho cercato di comunicare alcune mie esperienze.
Confermo che non so disegnare, non ci sono naturalmente portato, ma quella che metto qui a fianco è proprio una pigna, disegnata in dieci minuti col carboncino. E ragionamenti (esperienze!) del genere si possono portare anche per la musica.
Ognuno di noi è più vasto di quel che crede, in certe prigioni ci si rinchiude da soli.

Nel libro di Bruna e Bruno largo spazio è dedicato a un excursus assolutamente non settario su una serie di persone che sono fiero di aver conosciuto e frequentato.
I magni Freud e Jung, anzitutto.
E poi Adler, Reich, Skinner, Maslow, Perls. E Assagioli, Ferrucci, Galimberti e Mara Selvini Palazzoli.
Ma soprattutto la mia amata scuola di Palo Alto, col geniale divulgatore Paul Watzlawick.
Però, quando sono arrivato ad Eric Berne, mi sono detto: mi scappa proprio di scriverne in Stanze all'aria.

Trascrivo dal libro di Bruna e Bruno:

Nelle transazioni si esprimono i giochi, ovvero modi stereotipati di comportamento correlati con gli stati dell'Io, che caratterizzano lo stile dei rapporti di un individuo. Berne elenca numerosi giochi, tra i quali ricordiamo a mo' d'esempio:
Il goffo pasticcione: è proprio dei bambini disordinati e rompitutto o di ospiti maldestri, i quali perseguono lo stereotipo del distruggere e dell'essere perdonati.
Ti ho beccato figlio di puttana: il gioco consiste nel cogliere in fallo l'interlocutore e nello scaricare su di lui la propria collera, in modo quindi giustificato.
Sì, ma: di fronte a un tentativo di soluzione di un problema, colui che presenta il problema fa di tutto per dimostrare che la soluzione proposta è difettosa, limitata, inadeguata.
La calza: in un gruppo di gente sconosciuta una donna scopre provocante una gamba ed esclama: "Povera me, la calza si è smagliata!". Questa mossa eccita gli uomini e fa imbestialire le donne.
...
La casalinga che ha tanto da fare: si accolla tutto, soddisfa tutte le pretese dei figli; se è già carica di impegni farà in modo di procurarsene degli altri.

Sarà pur vero che l'Analisi Transazionale di Eric Berne è solo un'utile griglia di interpretazioni di certi fenomeni. Però, quanti giocatori - e giocatrici - di Si, ma incontro ogni giorno! Stateve accuorti, i Sì, ma sono pericolosi: vogliono contagiarci e possono riuscirci.
Chiudo con la più grande giocatrice di Toh, mi si è smagliata la calza che sia comparsa su questo pianeta: Shirley MacLaine in "Irma la douce" (1963).


8 commenti:

Silvia ha detto...

Film adorabile:)

Giulia ha detto...

Vedo caro Solimano, che alcune tue frequentazioni sono state anche mie. Forse in certi momenti li ho frequentati anche troppo. Tu parli del tuo amore per Palo Alto e in particolare per Paul Watzlawick. Io ho frequentato qui a Torino un corso di specializzazione che si rifaceva a questa scuola, ma purtroppo è stato molto, ma molto deludente. La mia impresssione è che i discepoli cercano sempre di ingabbiare "i maestri", come del resto è capitato per Freud, per Jung e per altri.
Ma sono d'accordo le "gabbie della nostra mente" sono le più dure da abbattere.
Saluti cari
Giulia

Barbara ha detto...

Mi sento tanto casalinga che ha tanto da fare, e a me si è smagliato il calzino mannaggia!
Ma torneranno i tempi della calza, torneranno perbacco!

Amfortas ha detto...

Hai molta ragione quando sostieni che "in certe prigioni ci si rinchiude da soli". Il problema è che l'abitudine della prigione è rassicurante, per quanto possa sembrare assurdo, mentre la libertà del rischio è destabilizzante anche e soprattutto dal lato emozionale.
(Ri)mettersi in gioco è un ottimo modo per restare non giovani, ché la gioventù è meglio che passi, ma attivi intellettualmente.
I tuoi amici, evidentemente, hanno saputo rischiare.
Ciao.

annarita ha detto...

Quoto Amfortas e combatto come posso la pericolosa setta dei sì, ma che nell'ambiente di lavoro prolifera con maligna soddisfazione (di chi pratica tale religione, non di chi suo malgrado la subisce). Anche a come a Barbara al massimo si smaglia il pedalino perciò le altre fimmine con me stanno in una botte di ferro! Gustoso post, pieno di buon cibo per la mente. Salutissimi, Annarita.

Solimano ha detto...

Ho conosciuto "La pragmatica della comunicazione umana", il libro di Watzlawick, Beavin, Jackson in un modo singolare: ad un corso mageriale della società in cui lavoravo.
Passammo un intero pomeriggio a guardare e riguardare il film "Chi ha paura di Virginai Woolf", tratto dal testo dell'opera teatrale de Albee, in cui tutto il dialogo si svolge secondo modelli interattivi delle patologia e dei paradossi. Perché gli spunti originari vengono da Russell e da Wittgenstein. Solo lo smascheramento dell'affermazione "Tu devi amarmi" valse la spesa. Poi tutto il resto. Dopo di che, Giulia, ci sono stati i divulgatori, i bigini, i catechismi, ma è lì che è cominciata la crisi (credo irreversibile) della psicanalisi.
Per due motivi:
.si passò da un modello intrapsichico a un modello relazionale (perché la vita normale è fatta di relazioni)
.si schiodò l'intollerabile lunghezza (quindi il costo...) della terapia psicanalitica. La terapia a breve fece risparmiare un sacco di quattrini, e gli americani, da buoni pragmatici, a queste cose ci guardano.
In fondo io sono uno scettico che sta attento a non fidelizzarsi, ma sono ben lieto di aver poturo seguire una strada in cui si incontrava Perls con la Gestalt, Berne con l'Analisi transazionale e così via.
Da ragazzo, sono stato un giocatore de il goffo pasticcione, più tardi giocavo a ti ho beccato figlio di puttana, adesso cerco si starci attento ma non è facile, ognuno di noi è come un attore col suo copione. La mia soluzione è avercene più di uno di copioni, perché i copioni ci sono comunque. Meglio non averne solo uno, così rompi meno gli altri e te stesso.
Mi ci diverto, anche, e se mi ci diverto vuol dire che la strada è giusta. Dove arriverà? Bah, vedremo!

saludos
Solimano

Giulia ha detto...

Mi trovo molto in linea con quello che dici. Per conoscere gli autori bisogna leggere e conoscere sempre di più. Non credo a chi ha il "vangelo in tasca"...
Un caro saluto

Solimano ha detto...

Intanto, ho imparato alcune cose curiose. Il guru sikh che hanno conosciuto benissimo Bruna e Bruno si chiamava Baba Bedi XVI. Perché era il sedicesimo discendente del fondatore del sikhismo, iniziato fra Quattrocento e Cinquecento. Un soggetto stranissimo: studia ad Oxford, diventa un campione di lancio del martello, poi un rivoluzionario comunista (e gli inglesi lo mettono in prigione). Tutto questo prima del 1947, l'anno dell'indipendenza dell'India. Un anno prima era nato uno dei suoi figli, che forse qualcuno ricorda, si chiamava Kabir Bedi, sì proprio lui, do you remember Sandokan?.
E' interessante la definizione di capione che ho trovato nel libro (sempre con riferimento all'analisi transazionale di Berne e ai giochi nevrotici):

Un determinato tipo di gioco può presentarsi lungo diverse generazioni in uno stesso ceppo familiare. I giochi vengono spesso appresi da bambini, grazie all'educazione impartita dai genitori. Nella vita si scelgono, come amici, persone che praticano lo stesso gioco; chi appartiene a un gruppo, qualora cambi gioco, finisce sovente per essere estromesso dal gruppo.

Prima o poi conoscerò una bella famiglia tutta di donne che giocano a "Toh, mi si è smagliata una calza!" Lo giocano anche d'estate, quando non portano calze, dicendo: "Toh, ho la calza smagliata al 100%!" Esiste, esiste questo gioco, e lo cominciano fin da bambine.

saludos
Solimano
P.S. Profitto di questo commento per dire che stamattina volevo effettuare la spedizione dei DVD (ho l'indirizzo di tutti, tranne che di Sabrina che sta nascosta in un nuraghe). Ma il temporale notturno ha messo definitivamente KO il monitor del mio PC e quindi sono, come suol dirsi in brache di tela, nella vita reale e in rete.
Abbiate fiducia, riemergerò (prima o poi).