sabato 15 agosto 2009

Alla ricerca dell'arte perduta (18)

Solimano

Correggio: L'incoronazione della Vergine 1522 Parma, Galleria Nazionale

Gli affreschi del Correggio nella chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma furono eseguiti fra il 1520 ed il 1524. Un lavoro vasto che riguardò la cupola, i pennacchi, i sottarchi l'abside e i fregi della navata maggiore. In particolare, gli affreschi dell'abside furono eseguiti entro il mese di novembre del 1522.
Ma nel 1587 l'abside esistente fu distrutta per ricostruirla più grande: il coro era infatti insufficiente ad ospitare tutti i monaci del convento. Il che significa che gran parte della decorazione dell'abside eseguita dal Correggio andò perduta. Non dobbiamo stupirci o scandalizzarci: le esigenze religiose o liturgiche prevalevano su tutte le altre considerazioni. Anzi, i monaci di Parma si comportarono meglio che i papi a Roma: sull'onda del nuovismo artistico nei Palazzi Vaticani sono spariti affreschi del Mantegna, di Piero della Francesca e di Lorenzo Lotto.

Cesare Aretusi: Copia dell'abside del Correggio 1587
Parma, Chiesa di San Giovanni Evangelista

A Parma, dal loro punto di vista, fecero le cose bene, perché apprezzavano gli affreschi del Correggio. Un anno prima della prevista demolizione chiamarono un pittore bolognese, Cesare Aretusi e lo incaricarono di copiare tutti gli affreschi, in modo da poter poi rifare l'affresco nella chiesa ampliata sulla base delle copie che aveva fatto. Quindi oggi ci troviamo di fronte ad un'abside che è fedele all'opera del Correggio. Il guaio fu che Cesare Aretusi era un pittore mediocre, e la sua copia non è artisticamente paragonabile all'opera del Correggio. Ma non tutto è andato perduto, probabilmente perché c'era qualcuno che si rendeva conto della gravità di quello che stava succedendo. Ci è rimasta la parte superiore delle due figure principali: Cristo che incorona la Vergine presente la colomba. Fu segato il muro e nel 1937 si provvide a trasferire l'affresco su tela e successivamente a restaurarlo. Oggi questo ampio frammento ( 212 x 342 cm) è conservato nella Galleria di Parma. Alcuni frammenti più piccoli con teste di angeli sono alla National Gallery di Londra.
Ma ci fu una terza variante, oltre al Correggio e all'Aretusi: due giovani fratelli pittori che all'inizio degli anni Ottanta erano venuti a Parma, per imparare dalle pitture del Correggio. In ordine d'età, Agostino ed Annibale Carracci, ma il genio della famiglia era Annibale (Ludovico Carracci era loro cugino). Annibale si mise a copiare gli affreschi del Correggio come una furia, e molte copie sono rimaste, in parte nella Galleria di Parma, in parte alla National Gallery di Londra. Ma sono raramente esposte e la documentazione iconografica è molto carente, inserisco qui due immagini piccole delle copie eseguite da Annibale Carracci (attualmente alla National Gallery di Londra) Ho altre immagini in bianco e nero ma non voglio appesantire il post. Però com'è bello quando un grande artista copia da un altro grande! C'è un magnifico quadro di Annibale Carracci nella chiesa di San Gregorio a Bologna. Molti bolognesi ignorano persino l'esistenza di questa chiesa, figuriamo del quadro. E' un Battesimo di Cristo che Annibale Carracci eseguì nel 1585, sull'onda della lucida emozione che gli aveva dato il Correggio che aveva copiato instancabilmente. Inserisco in chiusura un particolare di angeli tratto da questo dipinto, si sente che gli artisti presenti sono due: il Correggio ed Annibale Carracci. Ai grandi artisti succedeva così, non si vergognavano di copiare.

Annibale Carracci: Il Battesimo di Cristo (part) 1585
Bologna, Chiesa di San Gregorio

10 commenti:

zena ha detto...

Leggendoti e rileggendoti mi confermo nell'idea che ci sono infiniti mondi da esplorare, anche nel vicino.
Bologna mi è familiare, l'Università l'ho fatta lì, quella è stata/è la sede per altre attività e frequentissimi ritorni, eppure credo proprio di non conoscerla la Chiesa di San Gregorio...
Mi rendo conto di quanto il mio modo di godere la bellezza sia volatile.
Grazie, Solimano:)

annarita ha detto...

Ai grandi artisti succedeva così, non si vergognavano di copiare.Questo è un copiare creativo, produttivo, fecondo. Oggi il copiare è squallido, trito, povero e sinonimo di assoluta mancanza di idee. Che triste differenza. Meno male che possiamo bearci di queste meraviglie.
Salutissimi, Annarita

Habanera ha detto...

Mi sono divertita ad accostare L'incoronazione della Vergine del Correggio alla copia che ne ha fatto l'Aretusi.
Il risultato potete vederlo qui. Vogliamo dire che non c'è paragone? Diciamolo.
Mi piace molto invece Annibale Carracci, quanta forza c'è nelle sue figure, che genialità.
H.

Solimano ha detto...

Zena, la chiesa esattamente è dedicata ai Santi Gregorio e Siro, ma tutti la chiamano San Gregorio. E' una chiesa centralissima, sta in Via Montegrappa (ancolo Via Nazario Sauro), a due passi da Via Ugo Bassi. L'opera più bella è quella di Annibale Carracci (guarda nell'angolo inferiore destro e ci troverai una bella ranocchia, per forza, il Battesimo è vicino all'acqua). Ma ci sono altri quadri belli, in particolare uno di Ludovico Carracci, il cugino di Annibale. Un bel pittore anche lui, del tutto diverso.
Annarita, Michelangelo copiava Giotto e Masaccio; a meno di vent'anni, proprio a Bologna, imparò molto dalle sculture di Icopo della Quercia e di Niccolò dell'Arca. E Rubens copiò da Leonardo e dal Caravaggio. E' bello vedere le copie fatta da grandi artisti, è un po' come leggere le traduzioni di poeti fatte da poeti.
Habanera, poverello, Cesare Aretusi è a suo modo fedele, fa quel che può, ma si vede la diferenza, ahimè. Mentre le immagini picole delle copie della National Gallery, fatte da Annibale, sono di un altro livello.
Ci sono due cose importanti che non tutti sanno.
Bologna era la seconda città dello Stato Pontificio, dopo Roma, quindi il legame con Roma era fortissimo.
Inoltre, è vero che a Bologna l'arrivo della Santa Cecilia di Raffaello attorno al 1515 cambiò la storia della pittura locale, ma attorno al 1550, ben prima dei Carracci, cominciò l'invasione dei pittori bolognesi a Roma: Sabatini e Samacchini dipinsero nei Palazzi Vaticani. Ma quando arrivò a Roma un po' dopo il 1590 Annibale Carracci, cominciò un dominio totale della pittura bolognese a Roma che dutò più di trent'anni: Annibale, Guido Reni, Guercino, Domenichino. Tutto dopo la grande impresa di Annibale Carracci a Palazzo Farnese (dove oggi c'è l'ambasciata di Francia). Annibale e il Caravaggio non erano nemici, ma si stimavano a vicenda, erano amici. Morirono entrambi attorno al 1610, il Caravaggio sapete, Annibale letteralmente distrutto nel corpo e nella mente dalla colossale impresa della Galleria Farnese (che fu anche mal pagata). Dieci anni dopo, il Guercino dipinse a Roma l'Aurora del Casino Ludovisi, per cui l'aggettivo più esatto l'ha trovato non so chi: "tonante". Un affresco sbalorditivo. E su questi grandi bolognesi imparò a Roma il francese Poussin.

grazie e saludos
Solimano

sabrinamanca ha detto...

Che meraviglia questi post sull'arte perduta, qualsiasi cosa io stia pensando prima di leggerli, mentre lo faccio, dimentico tutto. Grazie davvero e spero che abbiano un tag dedicato per poterli rileggere uno dopo l'altro, astratti dal contesto ma magari di questo parleremo a settembre?

Un saluto e poi prendo il respiro perché a partire da domani sera e per una decina di giorni non avremo nemmeno questa lentissima connessione e quindi...ci rivedremo a Parigi per una nuova rentrée!

sabrinamanca ha detto...

haba: diciamo che cesare ha la mano un po' tremante, forse per l'audacia dell'impresa?

Solimano ha detto...

Sabrina, è proprio quello che farò. La serie di post "Alla ricerca dell'arte perduta", riveduta, corretta ed ampliata con altri post, la metterò in Biblioteca e farò in modo che sia di accesso facile e gratificante dalla home page.
La stesa cosa farò per i post della serie "L'amour est un oiseau rebelle" e per altri post. Un lavoro impegnativo, ma so dove voglio arrivare, il progetto mi è chiaro. Il lavoro non finisce qui: farò in modo che siano facilmente accesibili tramite Google, e l'esperienza fatta con Abbracci e pop corn e col Nonblog di Habanera mi ha fatto capire come posso muovermi. Ogni giorno ne imparo una nuova.
Se credo alle cose che scrivo è giusto che io faccia il possibile perché siano conosciute. Perché, parliamoci chiaro: se uno ci crede scrive, se uno non ci crede non scrive, a quelli che scrivono dicendo che non ci credono sono io a non credere eh... eh...

grazie Sabrina e saludos
Solimano
P.S. Il tutto stando molto attenti ai vicoli ciechi della rete: millanta che tutta notte canta.

Giulia ha detto...

Ti leggo sempre con grande interesse. Sono contenta che li metterai nella biblioteca per poterli rileggere ed assaporare.

grazie
Giulia

Solimano ha detto...

Giulia, guarda che il fatto di mettere in Biblioteca può riguardarci tutti, perché ognuno di noi, magari senza pensarci, ha creato delle sue piccole serie. Ricordiamoci che siamo a 700 post!
Solo che è una opportunità da guardare con attenzione perché c'è un punto che va salvaguardato: i commenti acquisiti post per post.
Ci dovremo pensare, ma c'è un fatto che tranquillizza: che essendo tutti guest, ognuno può intervenire sui suoi post in ogni momento: modificando i testi e le immagini, ed aggiungendo etichette. Occorre non modificare il flusso di date de Il diario in rete e non perdere i commenti post per post. Salvaguardati questi due aspetti, il resto è facile. Inoltre ognuno è libero di utilizzare lo stesso post da altre parti, basta che lo lasci anche qui. E' un terreno in parte inesplorato, ma se ci pensiamo un po' ci saltiamo fuori.

grazie e saludos
Solimano

Silvia ha detto...

Mi pare che tu ne abbia già parlato della chiesa di San Gregorio in un altro bel post su Bologna nel blog di HABA o forse mi confondo. Poco importa. E' sempre un piacere renderci conto delle bellezze da cui siamo circondati, anche se ne sappiamo poco o non ne sappiamo affatto, ne respiriamo la presenza.
Ma saperne è assai preferibile, ecco perchè sono così importanti questi post e benefici.
Grazie