martedì 23 giugno 2009

L'amour est un oiseau rebelle (9)

Solimano

William Hogarth: David Garrick e Eva Marie Veigel
127,5 x 99,5 1757 Collezioni Reali, Windsor

Esiste anche l'amore felice? Sì, ogni tanto.
Sentite questa storia, che ho imparato solo in questi giorni. Aggirandomi attorno a William Hogarth, ho approfondito la conoscenza di un quadro che il pittore eseguì nel 1757; il ritratto del grande attore David Garrick e di sua moglie, Eva Marie Veigel. Lui è seduto allo scrittoio, intento a scrivere il prologo di una commedia (Taste di S.Foote). Alle sue spalle, la moglie Eva Marie sta per prendergli la penna in mano. Ed è lei che mi ha colpito: ha un atteggiamento che ho trovato incantevole. Niente di lezioso, Eva Marie -di cui non sapevo nulla- col viso e ancor più con le braccia e le mani, esprime un amore profondo, che la lieve ironia rende ancora più vero. Ho indagato, è andata proprio così.
Eva Marie Veigel era una ballerina viennese nata nel 1724 a cui l'Imperatrice Maria Teresa aveva dato il soprannome di Mademoiselle Violette. Ma nel 1746 Eva Marie emigrò a Londra. Qualcuno ha ipotizzato che fosse stata proprio l'Imperatrice a spedirla lì, perché vedeva che suo marito ne era un po' troppo entusiasta.
Eva Marie conosceva poco l'inglese, ma lo imparò rapidamente, perché una sera andò ad uno spettacolo di David Garrick, l'attore che fece in modo che la recitazione passasse da uno stile declamatorio ad uno realistico. Eva Marie si innamorò di David vedendolo recitare, e la stessa cosa successe a David appena la conobbe di persona. Ebbero qualche problema a sposarsi, una aristocratica inglese cercò di dissuadere Garrick (sposare una ballerina, per di più tedesca!), ma nel 1749 si sposarono con due cerimonie perché lei era cattolica e lui protestante. Non ebbero figli, ma passarono insieme trent'anni felici: David Garrick morì nel 1779. Nel 1757, quando Hogarth li ritrae, Eva Marie ha 33 anni e David ne ha 40. Lei dopo il matrimonio aveva smesso di danzare, ma la sensibilità le era rimasta. Guardate bene le sue mani, stanno danzando.


Eppure dietro a questo quadro c'è una storia quasi drammatica.
Garrick e Hogarth erano molto amici, ma proprio all'ultima posa per questo ritratto i due litigarono, non se ne conosce il motivo, e Hogarth tirò un frego col pennello sugli occhi dell'attore, che furono ridipinti in seguito. L'opera, non consegnata e non saldata alla morte di Hogarth, venne subito inviata in regalo a Garrick dalla vedova del pittore.
E nel 1771 fu Garrick a scrivere con Johnson il magnifico epitaffio per il monumento sepolcrale di Hogarth:

Farewell, great Painter of Mankind
Who reach'd the noblest point of Art
Whose pictur'd Morals charm the Mind
And trough the Eye correct the Hearth.
If Genius fire thee, Reader, stay:
If Nature touch thee, drop a Tear:
if neither more thee, turn away.
For HOGARTH's honour'd dust lies here.

E Mademoiselle Violette? Sopravvisse al marito per 43 anni e morì a Londra nel 1822, a quasi 99 anni. L'amore le aveva fatto bene anche alla salute, evidentemente.

Gainsborough: Ritratto di David Garrick 1770
National Portrait Gallery, Londra

10 commenti:

Silvia ha detto...

Una donna fortunata.

sabrinamanca ha detto...

splendidi dipinti e bellissimo post. Haba aveva proprio ragione, nessuno meglio di Solimano per imparare a comprendere e apprezzare l'arte.
Quanto all'amore, ho paura che resti un oiseau rebelle!

Giulia ha detto...

Grazie Solimano, per quello che ci fai vedere e apprezzare. Sono davvero un'alunna grata.
Lo sguardo di quella donn è davvero molto bello, quello di una donna che ha confidenza col proprio uomo.
Ad indagare quante storie!

Un caro saluto
Giulia

zena ha detto...

Piace molto questo post: è come entrare in un giardino prezioso e segreto, col custode che apre il cancello poi ti indica la grazia di quell'agnocasto, il colore di quella rosa centifoglie, ma anche la sua storia e il suo perchè.
Senza pedanteria, solo, e ormai mi ripeto, con passione.
Grazie, Solimano.

E un saluto a tutti.
(sono in giro, in questi giorni, e poco presente).

zena

Solimano ha detto...

Silvia, sai in che cosa consiste la fortuna? Nel nascere fatti in un certo modo. Per cui avevano ragione gli antichi, quando dicevano che si può nascere sotto una buona o una cattiva stella. Si può cambiare sì, ma per cambiare occorre accorgersi che si può cambiare: chi nasce sotto una cattiva stella non se ne accorge proprio.
Sabrina, l'amore deve essere un oiseau rebelle. Guai se no, sai gli sbadigli, altrimenti.
Giulia, siamo nel Settecento, fortunatamente prima dell'inizio del Romanticismo, che a forza di sublimità rese l'amore triste triste triste, e ne paghiamo ancora le conseguenze. L'ironia colta, la carnalità lieta, la passione lucida, la quotidianità col respiro lungo, la terrestrità laica le trovo molto di più nel Settecento che nell'Ottocento. Mi trovo a mio agio, in quel secolo.
Zena, ognuno di noi ha le proprie passioni. Se le ascolta, se le fa parlare, cercando di esserci senza mettersi davanti (cosa non facile) possono diventare passioni comuni.

In questi giorni, e nei due mesi che ci stanno davanti, ci saranno diverse assenze. Non mi preoccupo né mi agito: è naturale che sia così. Faccio il mio, qui in Stanze all'aria, se e quando posso. E lo faccio volentieri.

grazie e saludos
Solimano

Habanera ha detto...

"... esprime un amore profondo, che la lieve ironia rende ancora più vero".

Incantevole donna la Veigel e fortunatissimo l'uomo che lei ha scelto di amare.
Sono pienamente d'accordo con Solimano, l'amore deve essere un oiseau rebelle e il gioco della seduzione, la freschezza, la sottile ironia, non devono mai venir meno.
Niente uccide l'amore più della prevedibilità e della sottomissione totale.
In quanto a Mr. Hogarth la mia infatuazione iniziale si sta trasformando in autentico amore e più lo conosco più mi piace. Bel tipo! Chissà per quale motivo aveva litigato con Garrick che doveva essere un bel tipo anche lui; sarei curiosissima di saperlo.

Grazie, Solimano
H.

Amfortas ha detto...

Pensa che il tuo post mi ha fatto riflettere sull'uso del declamato nell'opera lirica.
Mercoledì vedrò a Torino l'Adriana Lecouvreur di Cilea, in cui una grandissima declamatrice come Magda Olivero ha dato il meglio.
Io preferirei, ma è bene tirare le somme dopo l'ascolto in teatro, che la protagonista Micaela Carosi scelga un'altra strada, quella cioè di una liricizzazione del personaggio, che faccia uscire più la donna che l'attrice.
vedremo e...sentiremo!

Barbara ha detto...

A me piace immaginare il seguito della scena.
Lui si volta un po' stizzito e lei scoppia a ridere.

Solimano ha detto...

Habanera, non si è riusciti a sapere il motivo per cui avessero litigato. Fatto sta che fu bellissimo il gesto della moglie di Hogarth (donare il quadro a Garrick) ed è veramente sentito l'epitaffio che scrissero Garrick e Hogarth per la tomba di Hogarth. Mi sono scordato di raccontare di Gainsborough, altro grande pittore, ma certamente lo farò, prima o poi.
Amfortas, David Garrick era un grande uomo di cultura. Come lo erano Hogarth, Johnson, Fielding (l'autore del Tom Jones) e tanti altri, fra cui l'italiano Giuseppe Baretti che visse molti anni in Inghilterra e che ancor oggi è più conosciuto in Inghilterra che in Italia (eppure è un grande scrittore!).
Erano tutt'altro che degli emarginati, l'aristocrazia, la politica, la borghesia ricca, il popolo, tutti erano curiosi di sapere quello che facevano.
Garrick cambiò completamente il modo di recitare le grandi opere di Shakespeare, specie Amleto e Re Lear. Anche nella musica l'Inghilterra era all'avanguardia come esecuzioni: Haendel e Porpora vivevano a Londra, i loro spartiti compaiono in quadri di Hogarth. Tutto perché in Inghilterra non c'era più l'assolutismo, la rivoluzione inglese c'era già stata. Quindi, è diversa la pittura inglese da quella francese degli stessi anni. Ma soprattutto, pochi anni dopo, ci fu la rivoluzione e la costituzione americana, frutto dei coloni inglesi, costituzione che dura da più di duecento anni. Queste cose noi le sappiamo poco, pochissimo, mentre le dovremmo sapere, se volessimo capire che cosa significa veramente la parola "democrazia".
Barbara, ho pensato la stessa cosa che hai pensato tu: la scherzosità litigarella rende più dolce fare la pace.

grazie e saludos
Solimano

Ermione ha detto...

Guardando questo bel dipinto ho pensato al Carteggio Aspern -forse perché l'ho letto da poco. I protagonisti me li sono figurati proprio come i due bei personaggi qui ritratti.
Sul settecento, mio caro Solimano, concordo in pieno; anche io mi sarei trovata benissimo in quel secolo splendido, sia come donna che come uomo.
Sono curiosa di sapere cosa tirerai fuori su Gainsborough.