giovedì 4 giugno 2009

Alla ricerca dell'arte perduta (17)

Solimano

L'immagine di apertura del post ha un'aria da sgorbio strano. Farebbe pensare a certe operazioni kitsch (che io preferisco chiamare bruttologia, semplicemente) in cui non si capisce bene se è l'antico che sfotte il postmoderno o il contrario.
In realtà gli sfottuti saremmo noi, costretti a seguire un filo (tenuissimo) di ragionamento per non sembrare fuori moda. E uno dei tanti -ismi alla fine lo troveremmo.

Si tratta del manto di Erodiade che ha appena ricevuto la testa del Battista. E' un particolare degli affreschi di Masolino da Panicale nel Battistero di Castiglione Olona (a tredici chilometri da Varese). Gli affreschi furono eseguiti attorno al 1435 e il manto di Erodiade è quasi del tutto ricoperto di graffi di ogni tipo. Si tratta di firme lasciate sul muro dal narcisismo di vandali che non si contentavano di lasciare la firma, volevano che restasse per sempre. Per questo hanno usato punteruoli, coltelli, arnesi taglienti.

Inserisco a destra la figura intera di Erodiade con due giovani donne bionde, inorridite nel vedere la testa del Battista. Tutta una fascia di questi affreschi inizia dal pavimento, quindi i vandali l'avevano a portata di graffio. Difatti, infierirono anche su altri particolari, compreso l'episodio della decollazione del Battista. Qui sotto inserisco la deturpazione che è stata praticata sul largo spazio al centro dell'affresco di Erodiade, dove c'è un porticato rinascimentale, uno dei primissimi rappresentati in pittura.

Guardando in basso sulla sinistra, si vede bene la zona maggiormente sfregiata. Ma è meglio avere una visione d'insieme dell'affresco, per cui si usa comunemente il titolo di Banchetto di Erode.

In realtà il banchetto di Erode è l'episodio sulla sinistra, in cui c'è Salomé che sta per iniziare la danza. Sulla destra c'è Erodiade, ed in fondo, fra i monti, c'è la sepoltura del Battista.

Il fatto che questi affreschi siano giunti a noi ha quasi del miracoloso. Perché è vero che negli anni in cui operò Masolino il paese di Castiglione Olona era un fervore di iniziative, ma tutto era dovuto alla decisione di una sola persona: il Cardinale Branda Castiglioni, che nel 1422, a settantadue anni, decise di dedicarsi al piccolo borgo di cui era originaria la sua famiglia. E lo fece per più di vent'anni, morendo a 93 anni meno un giorno il 3 febbraio 1443. Ma dopo di lui, Castiglione Olona tornò ad essere un luogo secondario e gli affreschi finirono sotto una mano di calce. Furono riscoperti nell'Ottocento, qualcuno addirittura nel 1927.
Ai graffitari ed alla calce, si aggiunse la sparizione delle dorature (aureole, copricapi, vesti). Per furto o per sbriciolamento.

Malgrado ciò, oggi per noi è possibile godere degli affreschi di Masolino che, dopo la morte di Masaccio, torna felicemente ad essere sé stesso: un grande artista del gotico internazionale. Mi sembra giusto chiudere il post con un affresco che sta più in alto, a cui i graffitari non riuscirono ad arrivare: il Battesimo di Gesù, a cui assiste il il Padre Eterno circondato da un coro angelico. In chiusura del post, il particolare dei tre angeli che aspettano la fine del Battesimo per porgere le vesti a Gesù. L'isola di Toscana in Lombardia esiste ancora!


13 commenti:

Silvia ha detto...

Io penso al graffittaro come a qualcuno che vuole lasciare un segno di sè, non rovinare le opere altrui. Per cui coloro che hanno deturpato questo capolavoro sono definibili solo vandali. E della peggior specie: stupidi e ignoranti. Nemmeno un barlume di follia a giustificare graffi, firme, dediche.
Artista di cui non sapevo, del quale ho letto con molto piacere.

Giulia ha detto...

Che rabbia fanno davvero questi vandali, perchè non meritano nessun altro nome. Come sempre invece tu ci fai scoprire bellezze che hanno il gusto dell'eterno. Di fronte al trionfo dell'effimero di cui siamo ogni giorno spettatori, riempirsi gli occhi di queste opere d'arte, non può che farci molto bene.
Grazie, Solimano

Silvia ha detto...

Consiglio su Abbracci e pop corn il post su William Hogarth, mi è piaciuto una cifra:)

Solimano ha detto...

La questione dei graffitari è più vasta di quanto si immagini, e faccio due esempi.
In molti musei sono in funzione dei dispositivi di allarme se ci si avvicina troppo ai quadri. Vi è sicuramente capitato di sentirli scattare, eppure i visitatori sanno benissimo che esistono quei dispositivi. Per me è un farlo apposta a livello inconscio: non riescono a farne a meno.
L'altro esempio non riguarda la pittura ma la musica: i colpi di tosse ai concerti. E' vero che nonmiricordochi ha detto: "Amore e tosse non si posono nascondere", fatto sta che ho esperienza di 500 concerti e posso dire tranquillamente che la tosse non è come la pioggia, ma è in funzione della musica che si suona, degli esecutori e - soprattutto - del pubblico.
Il grande pianista Gavrilov tenne un concerto nella sala grande del Conservatorio di Milano, con 2000 persone presenti. Poche sere dopo tenne un concerto a Monza con lo stesso programma: 300 persone, ma i colpi di tosse furono molti di più. I colpi di tosse sono l'equivalente auditivo dei graffiti.
Ci tornerò su questo argomento, per il momento dico che intervemgono due pulsioni difficilmente controllabili: la possessività e l'invidia. Invidia per la bellezza, perché chi è brutto dentro fatica ad accettare che esista la bellezza e cerca di denigrarla e di farla sparire. Essendo brutto, cerca di farsi credere che è il mondo ad essere brutto. La bellezza lo smentisce e lui si ribella.
Non credo alla sindrome di Stendhal se non in questa accezione. L'iconoclastìa si manifesta ancor oggi in tante forme diverse, che si ammantano, come no, di motivazioni alte, ma sono le pulsioni primarie a tenere il boccino: possessività, invidia e autodistruzione, alla muoia Sansone con tutti i Filistei. Solo che Sansone era forte, mentre i graffitari e gli iconoclasti sono solo dei tristi propalatori di tristezza.

grazie Sivia e Giulia e saludos

zena ha detto...

Mi sono chiesta spesso cosa sta dietro la deturpazione e lo sfregio.
Voglia di esserci per categorie negative, negazione di quello che non si capisce, o semplicemente la banalità del male e la gratuità della stupidità, che è lì, a portata di graffio...

Se la salvezza è legata alla bellezza, cosa si lega alla distruzione/negazione della bellezza?

A volte avverto un senso di profonda stanchezza.

Una piccolissima (deliziosa) stazione di bonifica, appena restaurata, si è riempita di scrittacce amabilmente scambiate fra gruppi 'rivali': l'epiteto meno offensivo dà a qualcuno della 'testina di vitello'...

Immaginate il magone di chi si è speso nel sollecitare recuperi,restauri e investimenti...

un saluto alle Stanze.
z

Silvia ha detto...

Davvero Solimano chi è brutto dentro è capace di vedere la bellezza altrove e provarne invidia?
Io credo invece che non veda un bel niente e per pura idiozia e gusto di "esserci" distrugge ciò che ha davanti.
Si potrebbe parlare di disagio in realtà, di sensazione di sentirsi "fuori luogo", ma questo non giustifica ogni azione. Ho imparato che esiste il male fine a se stesso. La gente a volte è semplicemente idiota. E' difficile da accettare ma è così.
E lo squillare dei cellulari? Non sono migliaia di colpi di tosse, di tutte le razze, a volumi insostenibili, in ogni locale pubblico, ospedali compresi? Io li martellerei tutti. Tutti.
Ci stiamo imbarbarendo, da un po' di tempo a questa parte.
Zena comprendo il tuo disappunto e dispiacere, è condiviso.

Solimano ha detto...

Zena, i graffi sugli affreschi di Castiglione Olona non sono tutti recenti. Poiché i graffitari mettevano spesso anche la data (per immortalarsi meglio...), si è constatato che ce ne sono dei primi anni del Novecento, forse anche dell'Ottocento, e meno male che c'era l'analfabetismo, se no sarebbero stati di più.
Basta andare in qualsiasi santuario molto frequentato per accorgersene. Ma al Museo Sprangel di Hannover (espressionisti) e nelle librerie antiquarie di Copenhagen ho visto quello che in Italia non vedrò mai: bambini delle elementari, a volte dell'asilo, seduti sul proprio cuscino attorno alla maestra che, senza sapere il tedesco, men che meno il danese, si capisce che sta parlando convinta di qualcosa che ama e che quindi, proprio perché l'ama, conosce bene.
Nei paesi civili, della divulgazione acculturata si preoccupano e si occupano i premi Nobel, qui, se dico che provo a fare della divulgazione acculturata da dilettante appassionato, vengo insultato da persone che non sarebbero stupide.
D'altra parte, cosa c'è da aspettarsi, quando Oliviero Diliberto, che insegna all'Università, dice che gli stanno bene i film dei Vanzina così gli operai si fanno delle belle risate, altro che Fellini ed Antonioni!
Ma trent'anni fa ho visto a Milano, alla Festa Nazionale dell'Unità, quello che faceva la spiega delle sculture moderne esposte, guardare negli occhi quello che aveva fatto una battutaccia e dirgli: "Compagno, sforziamoci un momentino, è meglio!"
La palla quando cade rimbalza, se è gonfia, dicono a Carpi e sta cominciando a rimbalzare, anche se sembra ancora che chi la dice più grossa e più stupida sia il più furbo. Però su certe cose non bisogna essere accomodanti.

grazie Zena e saludos
Solimano

Solimano ha detto...

Silvia, chi è brutto dentro sa di esserlo, ma ha una coazione a ripetere per cui non cambia, perché cambiare è scomodo. Che fa? Cerca di estendere la sua brutterìa fuori, così ha più scuse per non cambiare.
E' il mondo che è brutto!
E' il mondo che è triste!
E' il mondo che è cattivo!
La responsabilità personale non sanno nemmeno dove stia di casa.
Riguardo ai telefonini, hai beccato nel segno: ci provavano, le prime volte, a lasciare acceso il telefonino, così suonasse durante l'Appassionata o la Ciaccona. Ma il telefonino ha uno svantaggio: vieni additato al ludibrio universale proprio dal fatto che è il tuo telefonino che suona. Meglio il colpo di tosse al momento giusto: poveretto, è uno che non può fare a meno di tossire! Ne può fare a meno, ma tossisce. I brutti non vanno premiati, nemmeno le brutte (certi colpetti di tosse mooolto femminili sono indimenticabili).

grazie Silvia e saludos
Solimano

annarita ha detto...

Credo sia impossibile non imbattersi in qualche vandalico graffito nei paraggi della benché minima opera d'arte, Pensate che stupida fatica avranno fatto quelli che sulla riviera ligure si sentono in dovere di lasciare traccia del loro passaggio sugli scogli e persino sulle foglie delle agavi.Al Metropolitan di New York sono stati velocissimi, hanno lasciato firme e date persino sui pannelli delle mostre estemporanee allestite solo da pochi giorni. Si tratta di un malvezzo a livello mondiale, purtroppo. Salutissimi, Annarita.

sabrinamanca ha detto...

Credo che fra vandali e graffittari ci sia una differenza nel senso che i primi rovinano con coscienza mentre i secondi lo fanno (spesso) involontariamente. Scherzo, credo che pero' davvero non si debbano usare i due termini come sinonimi.
Al di là di ogni analisi psicologica anche io mi metto in collera quando vedo il risultato di un atto vandalico, peggio se è fatto su un opera d'arte: una tale collera che se avessi quel vandalo davanti quasi quasi passerei alle vie di fatto!
Grazie Primo di questi splendidi post sull'arte perduta, grazie di cuore!

Habanera ha detto...

In verità mi è capitato di far scattare il sistema di allarme ma giuro che non l'ho fatto apposta.
E' che sono curiosa almeno quanto sono cecata, così mi avvicino, mi avvicino, finchè... dling, dlang, dlong, si scatenano gli allarmi.
Li ho visti questi affreschi un po' di anni fa e ricordo che il mio cuore sanguinò per lo scempio che gli occhi registravano.

Grazie, Solimano, prezioso come sempre.
H.

mazapegul ha detto...

Grande Masolino!
Esistono anche dei graffiti storici interessanti o divertenti. Uno d'epoca imperiale (vado a memoria) recitava: "Caio Valerio, della flotta Misena, e' stato qui. Delle donne del posto, lo hanno saputo in poche; ma quelle gli si sono date tutte." Un altro e' nelle prigioni della rocca di Dozza e risale alla fine del seicento (datato e illustrato con scheletro): "Vengo di notte, me ne vado di giorno: ditemi pur culliòn se qui ritorno."
Maz

Solimano ha detto...

Màz, molto belli tutti e due i graffiti. Me ne ricordo uno singolarissimo. Credo che sia nella chiesa di San Clemente di Roma. Trovarono la sinopia sotto un affresco e sulla sinopia c'era una piccola raffigurazione di Cristo in croce evidentemente fatta da mano inesperta. Sopra c'era una scritta, questa: "FECIT MAGISTER", uno sfottò in latino a quel poveretto... Secoli e secoli fa.

grazie Màz e saludos
Solimano