giovedì 14 maggio 2009

La mia amica brasiliana

Giulia


Io ho un'amica carissima brasiliana, quella che mi ha fatto conoscere il Brasile. E' una persona solare, allegra e che ha sempre amato l'Italia e gli italiani. E' nata a Rio de Janeiro che è una delle città più violente del mondo, ma non ha mai avuto paura. Non l'avevo mai sentita parlare così come mi ha parlato ieri.
Era triste molto triste e mi raccontava di un'insegnante che ha incontrato sul pullman e andava al salone del libro con una classe. Passando davanti al quartiere San Salvario ha detto ai suoi studenti: "Questo è un quartiere pericoloso di Torino, è pieno di brutti neri e di negozi cinesi".
E' pensare che mia mamma ci abita da molti anni, cammina con la stampella e non le è mai successo nulla.
"Ho paura" mi ha detto ieri sera quando ci siamo viste. "Di cosa?" Le ho chiesto io "Che mi possa succedere qualcosa: l'odio per gli stranieri aumenta ogni giorno di più. Tutti i giorni in tram o in autobus non sento che parlare con disprezzo di noi. Tutti capiscono che non sono italiana anche se ho passato qui più di metà della mia vita". "Hai paura che ti facciano del male?" le ho chiesto. "No, non temo tanto l'aggressione fisica, ma temo quella verbale e sento che mi farebbe molto male. Mi fa male anche solo sentir parlare degli altri. E' soprattutto paura di non sentirmi più a mio agio qui in Italia".
Non l'avevo mai vista così seria, da buona "carioca" scherza anche sui suoi problemi, oggi non scherzava più.
Nessuno pensava prima di questi ultimi anni che questo odio per gli stranieri si allargasse così a macchia d'olio. Forse non abbiamo capito che ciò che sembra assodato, non lo è e che la democrazia, i diritti di tutti gli uomini al rispetto sono principi che richiedono una militanza continua anche quando non c'è nulla da temere.
Una cosa la so: forse non posso fare nulla per cambiare la politica di questo paese, per cambiare la testa della gente, ma d'ora in poi, quando sentirò fare certi discorsi, farò sentire che ci sono anche io che non la penso come loro, invece di tacere e scuotere la testa con disgusto. Questo almeno è in mio potere. L'ho fatto altre volte, lo farò ancora di più. L'Italia è anche il mio paese.

6 commenti:

Barbara ha detto...

Cara Giulia,
io ho sempre odiato le generalizzazioni, ma da quando ho aperto il negozio mi trovo tristemente a farle anch'io. Ogni mattina entrano in media due persone a chiedere l'elemosina, il che fa molta tristezza, e nelle mattine in cui entrano solo loro fa anche un po' di rabbia. Ma alla fine, dagli oggi e dagli domani, ti logori e cominci a generalizzare anche tu.
I miei preferiti sono gli africani, sempe sorridenti, di buon umore, accettano quello che puoi dare e sembrano bambini giocosi.
Mi fanno paura gli albanesi, perchè spesso sono verbalmente aggressivi. Pretendono che tu gli dia qualcosa e se non puoi ti insultano, e ti confesso che quando sono da sola in negozio ne sono davvero intimorita.
Mi fanno rabbia gli zingari, perchè mandano avanti i bambini e quando li guardi negli occhi ti accorgi che ad otto nove anni nel loro sguardo non c'è più nulla dell'infanzia.
Mi piacerebbe un mondo dove tutti potessero condurre una vita dignitosa e nel rispetto degli altri, ma spesso ho l'impressione che ci troviamo a combattere una guerra tra poveri, e più siamo poveri e più stiamo col coltello tra i denti verso chi ci chiede anche poco. Forse per questo gli africani sono i più gioiosi, forse perchè loro hanno visto davvero il peggio, chi lo sa?
Mi piacciono molto le ragazze dell'est, perchè sono schiette e ti dicono come la pensano senza girarci troppo intorno. Tutti a dire che queste vengono qui a sposarsi per fare la bella vita, boh, io ho un'amica russa ed è una delle lavoratrici più instancabili che conosca.
Mi piacerebbe avere l'occasione di andare all'estero, per vedere come viene fatta l'integrazione nei paesi più civili del nostro, per capire dov'è che si sbaglia (oltre che nei mezzi di comunicazione ci deve essere qualcosa di sbagliato anche nell'organizzazione pratica di queste risorse umane). Chissà se mai ci riuscirò.

Solimano ha detto...

Giulia, questo è un argomento in cui non si può andare con lo spadone, occorre discernere, come in fondo fa Barbara.
Faccio due esempi apparentemente scollegati, ma che ho toccato con mano.

Arrivano a Monza insegnanti del sud, perché è più facile trovar cattedre che nelle città da cui provengono.
Senti il discorso tranquillo tranquillo che hanno fatto alcuni al preside della scuola: "E il mese di malattia, quando me lo posso prendere?"
Beh, io difendo la scuola, e specie la scuola pubblica, ma non difendo certo chi fa discorsi (magari fossero discorsi, pratiche) di questo tipo.

Fuori dal supermercato cercavano di prenderti il carrello per portarlo nel posto dei carrelli e tenersi la moneta. Certi giorni glielo davo, certi giorni no, come mi andava. Poi mi sono accorto che quando dicevo NO io, grande grosso e deciso, andavano a tampinare qualcun altro, ma che se diceva di NO una donna continuavano ad insistere molestando. Beh, a quel punto ho praticato un NO sistematico.

Che fare, perché il punto è poi questo: "Che fare?"Non procedere con le generalizzazioni a prescindere, contro o a favore. Discernere, in primo luogo come attenzione di chi ha la responsabilità di gestire (sindaci, forze dell'ordine etc).
Perché sono diversi i comportamenti delle varie etnie: non lo vedi, il cinese o l'indiano ai semafori, neppure l'egiziano, toh, e il filippino e il sick men che meno. E concentrare gli sforzi su chi crea veramente problemi e paure (perché aver paura è un problema, e serio).
Poi posiamo dire che gli albanesi per cinquant'anni hanno avuto la bieca dittatura chiusa al mondo di Enver Hoxa, che un romeno su sette sotto Ceacescu faceva lo spione di condominio, tutte considerazioni storiche, ma noi ci troviamo con l'albanese e il romeno persone fisiche che creano problemi, mentre di badanti moldave od ucraine avercene! Non si va con la libretta regolamentare e con lo sfollagente per tutti, ma neppure si va con una difesa a prescindere di ciò che è indifenidibile. Si gestisce, ecco. Cosa ben diversa dal generalizzare. Ma noi siamo pieni di leggi, regolamenti, soprattutto di responsabili che si nascondono per non decidere nel concreto. Questo succede nei paesi più civili del nostro, perché usano una facoltà fondamentale: il cervello. Il cuore e la pancia sono molto meno intelligenti del cervello, tutto qui.

grazie Giulia e saludos
Solimano

Habanera ha detto...

Giulia, l'insegnante che la tua amica brasiliana ha incontrato sul pullman non rappresenta, per fortuna, la maggioranza degli italiani. E' vero che c'è un malessere diffuso nei confronti dei troppi clandestini -a volte pericolosi- che girano nel nostro paese, ma non siamo arrivati a demonizzare, nè a temere, lo straniero in quanto tale. Lo fanno solo i leghisti per ragioni elettorali e qualche imbecille (come l'insegnante sul pullman) per cattiveria personale. Io uso i mezzi pubblici ed in metrò gli stranieri sono ormai quasi più dei milanesi. Spesso sono proprio loro ad alzarsi per cedere il posto quando sale una persona anziana o una mamma con i bambini, mentre i nostri ragazzotti restano tranquillamente stravaccati con l'aria ebete e l'auricolare dell' iPod incollato all'orecchio.
Come dice giustamente Solimano bisogna distinguere; il bene e il male non sono mai da una parte sola e non tutti gli stranieri sono uguali.

Un bacio
H.

mazapegul ha detto...

Condivido i timori dell'amica di Giulia. Non si tratta, infatti, del pregiudizio leggero comunicato tra adulti consenzienti, per così dire, ma dell'affermazione di un'insegnante -una persona di riferimento per i propri alunni- ai bambini che ha in cura per conto delle famiglie e dello stato. Quell'insegnate non si lascerebbe sfuggire probabilmente coi propri ragazzi una bestemmia, né un commento piccante; probabilmente neanche un'opinione politica. Invece si sente libera, autorizzata e forse anche in dovere di fare delle generalizzazioni razziali. Anzi, razziste. Che, a mio parere, sono peggio di una bestemmia.
Tra i suoi alunni non c'era un piccolo figlio di africani o di cinesi, immagino. E se ci fosse? E se la madre di uno di loro avesse sposato in seconde nozze un cinese o un ivoriano?
Se l'insegnante avesse detto "questo quartiere che vedete alla vostra sinistra è abitato da pigri terroni", sarebbe stata una leggerezza della stessa gravità? O più grave?
E se avesse detto "qui gli idolatri adorano lo scismatico Maometto"?
Quando insegno mi guardo bene dal fare generalizzazioni, e anche come padre tengo la lingua a freno. Che poi mi faccia ogni mattina le mie opinioni, in genere diverse da mattina a mattina, è tutt'altra cosa.
Maz
PS A proposito di generalizzazioni, ho scoperto stasera che l'amichetto arabo di mia figlia non è arabo: è macedone.

annarita ha detto...

Comprendo il giusto sdegno di Giulia. L'atto è molto grave in quanto si tratta diun'insegnante, come giustamente sottolinea Maz. Immagino bene anche il disagio di Barbara nella sua libreria. Ciò che dicono Habanera e Solimano è molto giusto; sono spesso i nostri a difettare di buona educazione e gli insegnanti del sud hanno questa nomea di fannulloni e sfruttatori, così come in mezzo a loro ci sono persone che si alzano tutti i giorni alle quattro della mattina per arrivare in orario in classe qui a Roma. La faccenda della gestione è molto difficile e delicata e in questo particolare momento non mi sembra di vedere molto equilibrio, da nessuna delle due parti avverse, tra il governo che usa il pugno di ferro e l'opposizione che ogni giorno ribadisce e puntualizza senza molto costrutto. Vi segnalo qui un interessante link che ho ricevuto stamattina via mail e che si commenta da solo:
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=117881
Che tristezza. Annarita

Silvia ha detto...

Siamo in due amica mia. Da una qualche parte bisogna pur cominciare:)

Io parlo del mio condominio perchè per certi aspetti è emblematico. Una palazzina con mattoni a faccia vista di 12 appartamenti, 5 dei quali di unico proprietario, che vive altrove, che per decenni ha ritenuto di fare il bello e il brutto tempo avendo il 51% dei millesimi. All'ultima riunione si è scoperto che l'egemonia è finita. E' andato su tutte le furie (lui deve pagare quote per 5 comunque) ed è uscito urlando: me la pagherete! Vedrete chi vi porto a vivere qui, tra negri e cinesi! Così i vostri appartamenti verranno svalutati da questa gentaglia! Perchè i suoi appartamenti no?
Mi rendo conto che rendersi conto di perdere il potere e soprattutto essere considerato una merdaccia, possa fare imbufalire.
Ma qui vivono già 3 negri (loro vogliono essere definiti così) profumatissimi e bellissimi, lei poi mi ha promesso che ai prossimi capelli lunghi mi fa fare le treccine dalla sua amica, rumeni di una gentilezza ed educazione squisita, giapponese una, iperattiva sposata con un italiano, brasiliana sposata anche lei con italiano, tutti giovani e bravi ragazzi.
Quindi il poveretto, in realtà, dicendo così, ha voluto intendere gente di malaffare. Tutti quelli che hanno lasciato rate arretrate di condominio erano italianissimi, maleducati, rumorosi e menefreghisti.
La tua amica purtroppo ha ragione, ma come di ce Haba, per fortuna, non tutti gli Italiani la pensano così. Ma occorre stare all'erta di questi tempi, che sono tempi grami.