mercoledì 13 maggio 2009

Profumo di ricordi

Annarita

Qualche pomeriggio fa sono andata a fare una passeggiata con mio marito nella via principale del quartiere, la giornata era invitante e un bel gelato ci stava proprio bene.

Parcheggiato di fronte alla gelateria c'era un piccolo furgone e il suo proprietario aveva allestito un banchetto esponendo piccole forme di formaggio e canestrelli di ricotta.

Ma la cosa più curiosa erano le donne radunate lì attorno, ognuna con una bottiglia in mano.

Mi sono avvicinata e mi sono accorta così che dallo sportello aperto del furgone si vedeva una sorta di cisterna dotata di rubinetto e da quel rubinetto il venditore prelevava il latte.

Un cartello in bella mostra invitava la clientela a bollire il prodotto prima di usarlo e così mi è venuta in mente una scena di almeno quarant'anni fa.

Allora ero una bambina e trascorrevo le vacanze estive a casa della nonna a Montefiascone, un bel paese della Tuscia famosa per il suo vino buono, l'Est Est Est.

Il compito di noi ragazzine che abitavamo nel palazzo era quello di uscire sul pianerottolo all'imbrunire appena arrivava il lattaio.

Lo sentivamo salire piano, affaticato dai grossi bidoni di latte che portava da un piano all'altro, e restavamo in attesa, ognuna con il proprio contenitore pronto nella luce fioca delle scale, malgrado in quegli appartamenti vivessero parecchie persone anziane.

Chi prendeva solo un quarto di latto in un piccolo bricco, chi si faceva riempire un paio di bottiglie, quelle di vetro con il collo largo che erano chiuse con la stagnola.

Quel latte munto di fresco aveva un profumo paradisiaco e dopo un po' che aveva riposato, si formava sulla superficie una sottile e gustosissima pelle che era una goduria leccare dal dito infilato nel latte senza tanti complimenti, alla faccia dell'igiene e della nostra salute, visto che il latte non era neppure bollito.

La versione motorizzata e aggiornata del lattaio ambulante della mia infanzia è stato un bel regalo di un pomeriggio di sole.

Vi lascio con questo brano. Quando si dice corsi e ricorsi.

- Vino cotto, focaccine alla pelle di latte, vi va?
Adamsberg la guardava, sorpreso, quasi affascinato dal suo pesante viso logoro. Kernorkian fece capire al commissario che l'idea delle focaccine non gli faceva schifo, visto che del panino inghiottito in macchina neanche si era accorto.
- Alla buon'ora, - disse Clémentine. - Ma pelle di latte non se ne trova più. Il latte è diventato acquetta. Al suo posto uso la panna, per forza.

(Fred Vargas, Parti in fretta e non tornare)


9 commenti:

Solimano ha detto...

Tutto vero, anch'io da bambino ero spedito dalla mamma a prendere il latte da un lattaio ambulante che arrivava dopo le cinque del pomeriggio con un recipiente grande col lucore quasi argenteo del metallo. E tutte le mattine... caffelatte nella tazza con il pane del giorno prima. Sì, sopra si formava una schiuma abbastanza spessa, sembrava un piccolo stagno.

grazie Annarita e saludos
Solimano

Barbara ha detto...

Eh, che belle tempre che siete!
Io l'ho comprato una volta, il latte crudo, presa da una botta naturalistica ecologista stile "io so' 'na donna de 'na volta"! Solo che molto ingenuamente non l'ho bollito e così le conseguenze poco romantiche si sono protratte per tre giorni!
Da allora in casa nostra solo latte chimico stile acquetta senza lattosio senza biancosio senza profumosio e possibilmente anche senza latte. Non ci sono più gli intestini di una volta, sigh.

Anonimo ha detto...

cara Annarita, io vengo da un mondo fatto di latte, sai: mio nonno fu prima un grande casaro, poi un mediatore di formaggi, a cui bastava un giro di nocche e un ago lungo lungo per capire il valore di una forma di parmigiano reggiano.
Ero, bambina, la sua compagna di scorribande, in bicicletta: un mondo tutto da assaggiare, dal latte, alla pelle di panna, al tosello, cioè le rifiniture di lima del formaggio tenero che fuoriesce dalla fascia di contenimento.
Io non so dimenticare quell'odore pastoso di grasso pulito e dolce... Ora il latte non ha quasi più profumo.
Un saluto
zena

Silvia ha detto...

Le mie radici sono un po' "zeniane", anche io ho parenti casari e il formaggio e le mucche e l'erba tagliata di fresco (impazzisco per quel profumo) fanno parte integrante della mia infanzia per fortuna.
Mi ricordo i bidoni pieni di latte appena munto, allineati per la raccolta sotto al portico. Io ne aprivo uno, e col mestolo di alluminio, mamma che ricordi!, tuffavo e riempivo. Una delle cose più buone della mia vita, mai più bevuto latte così, mai più mangiato un burro così. E' vero.
Se ci penso un po' mi commuovo pure.
Assieme al tazza a pois di mia nonna, e alla sveglia che svegliava tutta la casa, che faceva un casino mai visto, sono i ricordi a cui tengo di più, quelli che mi fanno stare davanti ad una finestra e guardare un punto indistinto.
Grazie Annina, se potessi ti regalerei un mestolo pieno di latte.

Giulia ha detto...

Io ho il ricordo, invece, di una donna che, quando andavo in Calabria, arrivava con la ricotta fresca. Non ne ho mai mangiata una più buona di così. Era profumata e aveva sapore. Ora tutto sembra fatto con poco latte e tantissima acqua.
Un bacione

Solimano ha detto...

Tutti ricordi ben vivi, perché li abbiamo indossati nel nostro presente.
Stiamo però attenti a non fare il passo in più della mitizzazione, del presepe (che sarebbe un passo in meno). C'era la durezza, a volte spietata.
Cerco di ricordarmi di rileggere ogni tanto alcune pagine di due grandi libri del Novecento:
"Con gli occhi chiusi" di Tozzi e "La malora" di Fenoglio, libri che a scuola fanno poco leggere, a differenza di quelli di altri autori più furbi ma anche un po' falsi.
E di riguardare volentieri un meraviglioso film:
"L'albero degli zoccoli" del Mastro Ermanno Olmi.

saludos
Solimano

Silvia ha detto...

Bellissimo film, L'albero degli zoccoli, che mio padre non riesce a guardare perchè dice che gli fa troppo male.
Non si mitizza, non sarebbe giusto,perchè allora non c'erano le meraviglie di adesso e si moriva facilmente per una broncopolmonite.
Però si potevano bere mestoli di latte appena munto e stare benone.
E il latte aveva un sapore che adesso, per ovvi motivi, non ha più. Io ho nostalgia di quei sapori.

mazapegul ha detto...

L'albero degli zoccoli; lo ho già detto infinite volte: quando uscì, mi parve molto meno bello ed epico di Novecento; oggi la penso esattamente al contrario. E così ho inverito il segno di valore tra Bertolucci, con tutta la sua grandezza, e Olmi.
Sul latte, non ho niente da aggiungere: da poco ho semesso di bere un litro di latte al giorno, segno della vecchiaia, ma ho un bel ricordo dei miei latti.

Habanera ha detto...

Io non potrei vivere senza latte. Tutto mi può mancare ma non il tazzone di latte, generosamente macchiato di caffè, con cui inizio le mie giornate. Spesso ci aggiungo qualche fetta biscottata con burro e marmellata (albicocca, pesca, arance amare) ma le considero un di più.
È il latte che non deve mancarmi, altrimenti ho l'impressione di non potermi reggere in piedi.
Se fosse appena munto sarebbe il massimo -ne ho qualche ricordo anch'io- ma in mancanza di simili delizie mi sta bene tutto.
Purchè sia latte, latte, latte...

Ciao, Annina
H.