sabato 16 maggio 2009

Passeggiata

zena

Si è usciti un attimo, questo pomeriggio, per riprendere il filo di certe usuali, randagie scorribande, che non devono dare senso a niente, neppure a un’ora pendula: presente quando si va fuori e non si ha in mente una direzione e neppure un luogo?
Una passeggiata alla Walser, per capirci.
Con la differenza di uno sfondo grigio che mica nascondeva una promessa di sole: solo grigio e basta.

Bene, si è presa una strada , che, a dirla, è già un programma: “strada di mezzo”, perché da una parte c’è la campagna larga che diventa Po, alla lontana, e dall’altra c’è la Provinciale.

Mi piace ‘sta strada di mezzo, perché ha un fosso dove arrivano aironi bianchi e grigi, e gallinelle d’acqua , di quelle che si tuffano a capriola e restano per un attimo sottosopra a zampettare.

E poi lì c’è un resto di casa che torno ad osservare: lo so che ha i giorni contati e fra un po’ mi mancherà.
E’ uno spaccato verticale: la parete portante di una casa che doveva essere a due piani, ciascuno di due stanze. Offre il suo interno, adesso: come il telaio di una finestra, con quattro vetri di colori diversi, rosa- azzurro- verde- giallo, quadrilatero cromatico perfetto delle case povere, di campagna. Fino a qualche tempo fa.
Colori scaccia mosche.

E io torno a guardare con tenerezza questa parete-finestra, perché mi ricorda l’impudicizia innocente dei vecchi che fanno vedere le loro ferite: si fa strada l’immagine di quella zia ottantenne, dopo un’operazione. L’andavo a trovare e, non appena mi sedevo vicino a lei, mi diceva con tono complice “vuoi vedere il taglio?”.

E’ vero, ciò che è vecchio ha un corpo tatuato.


P.S. I due acquerelli su carta del Pisanello (c.1430) sono entrambi al Louvre. (s)

10 commenti:

Anonimo ha detto...

grazie, Solimano: airone e anatrina meravigliosi, con questi colori 'terragni', poi...
zena

annarita ha detto...

Post delicato e struggente. Mi ha fatto ricordare le belle passeggiate in periferia con la mamma quando eravamo piccole. Ci voleva un attimo per lasciarsi la città alle spalle e trovare un pratino di margheritine, pieno di quelle splendide ranocchiette verde veronese, credo siano le ile, ai piedi dei pioppi sul bordo di una risorgiva. Salutissimi, Annarita

mazapegul ha detto...

Mi hai fatto venire in mente, Zena, la casa che incontriamo in alcune biciclettate nella piana. Il terreno argilloso sta fermo da una parte, dall'altra scivola verso il fosso. La casa si va spaccando a metà: una ferita larga in basso e stretta in alto, che attraversa come un fulmine due finestre.
Annarita: ha un'aria padana anche il tuo paesaggio. A me il paesaggio padano piace (quello monotono e per alcuni triste della piana tra Milano e Ferrara, per intenderci).

Habanera ha detto...

Sentirsi parte dell'ambiente in cui si vive è una sensazione che ho provato solo quando trascorrevo le mie estati in montagna.
Uscire di casa e prendere un sentiero abituale, riconoscere gli alberi uno ad uno, sapere dove mettere i piedi ad occhi chiusi, risentire i rumori del bosco sempre uguali, sempre diversi.
La mia strada di mezzo... a volte ne ho una nostalgia feroce ma mi sforzo di non pensarci.

Zena, come sempre mi hai colpito al cuore.
Un bacio
H.

Barbara ha detto...

Ma mi emoziono tantissimo quando leggo di un comportamento umano che riconosco, quando qualcuno fa una pennellata sui piccoli gesti, le piccole manie che trasformano un personaggio di carta in un essere umano vero.
I bambini che fanno a gara a chi c'ha più croste sui ginocchi, questa è una cosa che mi emoziona. E una vecchietta che vuol mostrare il taglio dell'operazione è quanto di più vivo io riesca a immaginare.

Barbara ha detto...

Mi sono accorta che è stato pubblicato solo l'ultima parte del mio commento, chissà perchè?

Mannaggia, mi ero sforzata tanto di sviscerare un concetto che riguardava le descrizioni dei paesaggi, adesso non mi viene più.

Il succo del discorso era che sulle descrizioni dei paesaggi, per quanto belle e dettagliate, mi perdo un po', mentre mi affascina tanto la capacità di rendere con due parole un comportamento umano (come fa qui zena quando parla del taglio).
Solo che prima l'avevo detto molto meglio. Pazienza.

Solimano ha detto...

Mi sembra che sia stato Graham Greene, uno scrittore che non piace ai sopracciò, poveretti loro, a scrivere che i volti con il passare degli anni, diventano delle carte geografiche, quelle che si chiamavano di geografia fisica, non politica. Nelle rughe non ci vedo proprio niente di male, in un certo senso uno la faccia se la costruisce, come si costruisce un'altra parte del corpo: le mani. Anche i piedi, come si vede in certe pitture dei secoli grandi. Gadda scrisse una pagina meravigliosa descrivendo gli alluci delle statue esterne nelle facciate delle chiese. Per quello che riguarda le cicatrici, ebbene sì, ce ne vantiamo, come ci si vanta degli anni sopra a un certo compleanno. E' un raccordo con i giovinetti che portano l'anello al naso, alla lingua, tatuaggi da tutte le parti, ma non è poi una gran novità, per le ragazze arrivava presto (ed erano contente) il momento dei buchi nelle orecchie.
Zena, il merito immaginifico è del Pisanello, e pensa che quei due acqurelli come dimensioni sono inferiori ai 20 x 20 cm, eppure, che potenza, grazia e verità! E che spirito di osservazione: li conosceva veramente gli animali, il Pisanello.

grazie Zena e saludos
Solimano

zena ha detto...

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cara Annarita, mi piace molto il 'passo' lento della passeggiata: equivale al binocolo, perchè consente di vedere le cose più piccole. C'è che, fra tutti i tempi che abbiamo a disposizione, io preferisco quello dell'indugio (questo spiega, almeno in parte, la mia vocazione al ritardo cronico) :)
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Mazapegul, la casina all'aria in cui mi piacerebbe ospitarvi per una merenda mantovana (formulo qui ufficialmente l'invito che ho 'seminato' almeno in due luoghi...), sta in piedi per affetto tribale, ma ha una incontrastabile tendenza all'affossamento laterale: gli alberi no, quelli son belli dritti e generosi d'ombra:)
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cara Haba, basta averla percorsa una volta, la strada di mezzo, per non perderla più. Credo che resti come luogo interiore di silenzio e di sereno, come certe radure che compaiono dopo un eccesso di fitto e di intricato.
Si va lì, almeno coi pensieri...(ti abbraccio)
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cara Barbara, anch'io amo cogliere i lampi dei gesti, che dicono più di tanti discorsi. E mi incantano quelli dei vecchi, perchè hanno dentro un sapere che sta sparendo: il piegare una camicia, il battere piano la polenta, il tagliare fitto fitto le tagliatelle...
Avevo uno zio che vendeva stoffe: con un movimento del polso riusciva a sciorinarle in modo bellissimo, con le onde che si rincorrevano. Ti pareva di toccarle anche se solo le guardavi.
Di mio, mi esercitavo; da piccola provavo a fare la spagnola col ventaglio: olé! ma ero imbranatina assai e finivo per graffiarmi il naso.
Sono passata dai gesti del fare a quelli del sentire: lì non serve né tecnica né scuola.
:)
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caro Solimano, d'accordissimo. Le rughe sono di interesse storico e servono a far parlare un viso, le mani.
Il corpo sa dire molte cose, con le sue aritmie e le sue distonie.
Con le sue cicatrici, i suoi vuoti e i suoi pieni. Soprattutto con i suoi rossori: niente, in fondo, è più profondo della pelle, diceva Valery.

Amici delle Stanze, un saluto d'affetto a tutti.

Giulia ha detto...

Cara Zena, quando scrivi non so perchè, mi sento al tuo fianco. Cammino con te e ti ascolto mentre mi parli e mi fai vedere e mi fai sentire. Io ascolto in silenzio e assorbo quella luce che emana da quello che scrivi e da quello che sento che tu sei.
Un abbraccio

Silvia ha detto...

Anche io osservo con te la gallinella che sgambetta, gli aironi cenerini e percorro la strada di mezzo che pare porti nel tempo infinito.
E sto in silenzio, contenta di essere con te.