lunedì 4 maggio 2009

Aiuto letterario cercasi

Barbara


C'è questo mio amico che ha organizzato per fine maggio, nella mia libreria, una serie di simposi letterari filosofici su una serie di argomenti abbastanza nazional-popolari. Questo ragazzo si è adoperato a contattare alcuni professori di filosofia della zona, che spiegheranno a noi popolino i concetti in questione dall'angolazione della storia del pensiero (fischia!). Che bello... Ieri però il mio amico mi ha detto:
-Vorrei anche far esibire alcuni ragazzi a recitare delle poesie. Solo che ho già tanto da fare. Me li cerchi tu, alcuni testi di impatto?
Panico.
Io, in campo di poesie, sono una bestia.
Cari amici miei, me la date una mano?
Mi suggerite qualche bella poesia?
Primo argomento: l'anima.
Io, non sono andata più in là del monologo conclusivo dello zio Vanja. Altro proprio non mi viene in mente. Sigh!

13 commenti:

mazapegul ha detto...

Animula vagula blandula...

Purtroppo non posso aiutarti (ma cerchero' di farmi venire in mente qualche cosa). Scrivo lo stesso per dirti che la cosa e' veramente interessante.
Ciao,
Maz

Solimano ha detto...

Barbara, l'idea è proprio bella, solo che l'anima è un tema troppo nazional-popolare. Io sono un po' snob in robe snob come le poesie e potrei aiutare se il tema fosse l'orto o il treno o il letto (anche il comodino).
L'anima è come la Befana: ne parlano tutti perché non l'ha mai vista nessuno.
Anche quando farete il giro con lo spirito, il parente stretto dell'anima, sìssì, proprio lui, che si nasconde chissà dove, non sarò in grado di aiutarvi, ma lo spirito tipo Gozzano, Wilde, Govoni, Marx (fratelli) persino Attilio Bertolucci e George Stearns Eliot, ecco, quello sì... a proposito, Eliot ha della roba buona sull'anima come la intende il tuo amico, i Quattro Quartetti sono pieni di anima, difatti li ho letti diverse volte (Eliot mi piace molto) e non ho ancora capito niente, però si sente che c'è l'anima nascosta da qualche parte, forse sotto il divano.
Quando vi servirà uno con gli occhi spiritati che sa il francese, chiamate me; come dico io
oisive jeunesse a tout asservie
par delicatesse j'ai perdu ma vie
c'è da prendere spavento.

grazie Barbara e saludos
Solimano
P.S. Anche con le pesche e le ciliege viaggio bene...

zena ha detto...

Intanto qualcosa di lieve e di giocoso, di Palazzeschi:

Chi sono?

Son forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell'anima mia:
"follia".

Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore
la tavolozza dell'anima mia:
"malinconia".

Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c'è che una nota
nella tastiera dell'anima mia:
"nostalgia".

Son dunque... che cosa?
Io metto una lente
davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell'anima mia.

(da Poemi)

zena ha detto...

E poi io amo tanto questa (anche i ragazzi, sai), di
Giuseppe Ungaretti:

SENZA PIU' PESO


Per un Iddio che rida come un bimbo,
Tanti gridi di passeri,
Tante danze nei rami,

Un'anima si fa senza più peso,
I prati hanno una tale tenerezza,
Tale pudore negli occhi rivive,

Le mani come foglie
S'incantano nell'aria...

Chi teme più, chi giudica?

(da Il sentimento del tempo)

zena ha detto...

E poi c'è questa, altrettanto amata, di Camillo Sbarbaro

Taci, anima stanca di godere
Taci, anima stanca di godere
e di soffrire (all'uno e all'altro vai rassegnata).
Nessuna voce tua odo se ascolto:
non di rimpianto per la miserabile
giovinezza, non d'ira o di speranza,
e neppure di tedio.
Giaci come il corpo, ammutolita, tutta piena
d'una rassegnazione disperata.
Non ci stupiremmo,
non è vero, mia anima, se il cuore
si fermasse, sospeso se ci fosse il fiato...
Invece camminiamo, camminiamo
io e te come sonnambuli.
E gli alberi son alberi, le case sono case, le donne
che passano son donne, e tutto è quello
che è, soltanto quel che è.
La vicenda di gioia e di dolore non si tocca.
Perduto ha la voce la sirena del mondo,
e il mondo è un grande deserto.
Nel deserto io guardo con asciutti occhi me stesso.

da "Pianissimo"

Sai barbara, anche Emily Dickinson è un serbatoio infinito.
Intanto ciao :)
zena

Arfasatto ha detto...

S
Ho due poesie stupende, che scrivo qui anche per il piacere di rileggerle e fratele rileggere, a te e a tutti, Barbara. La prima è una stra-famosa poesia di Camillo Sbarbaro:
Taci, anima stanca di godere

Taci, anima stanca di godere
e di soffrire (all'uno e all'altro vai rassegnata).
Nessuna voce tua odo se ascolto:
non di rimpianto per la miserabile
giovinezza, non d'ira o di speranza,
e neppure di tedio.
Giaci come il corpo, ammutolita, tutta piena
d'una rassegnazione disperata.
Non ci stupiremmo,
non è vero, mia anima, se il cuore
si fermasse, sospeso se ci fosse il fiato...
Invece camminiamo, camminiamo
io e te come sonnambuli.
E gli alberi son alberi, le case sono case, le donne
che passano son donne, e tutto è quello
che è, soltanto quel che è.
La vicenda di gioia e di dolore non si tocca.
Perduto ha la voce la sirena del mondo,
e il mondo è un grande deserto.
Nel deserto io guardo con asciutti occhi me stesso.
L'altra è di una sublime poetessa poco conosciuta, la svedese Karin Boye:

SEI LA MIA CONSOLAZIONE PIU’ PURA
Sei la mia consolazione più pura,
sei il mio più fermo rifugio,
tu sei il meglio che ho
perchè niente fa male come te.
No, niente fa male come te.
Bruci come ghiaccio e fuoco,
tagli come acciaio la mia anima -
tu sei il meglio che ho.
.
Questa forse non è molto a tema, ma è talmente bella...

zena ha detto...

Che bello, Elena, abbiamo una poesia in comune!!!

(ciao, eh)

Appoggio qui qualche segmento della Emily :)

zena

Ha una solitudine lo spazio
Solitudine il mare
Solitudine la morte
Ma queste saranno compagnie
In confronto a quel punto più profondo
Segretezza polare,
Un’anima davanti a se stessa:
Infinità finita

Il Paradiso non è più lontano
Della camera accanto -
Se in quella camera un amico attende
Felicità o rovina.
Che forza c'è nell’anima
Che riesce a sopportare
L'accento di un passo che si appressa -
una porta che si apre.

L’anima dovrebbe sempre star socchiusa
perché ove il cielo chieda
non sia obbligato ad aspettare
o temendo di disturbarla
se ne vada, prima che lei faccia scorrere
il chiavistello nella porta
per scoprire che il cortese ospite,
il suo visitatore, non c'è più -

Arfasatto ha detto...

Hai ragione Zena, ma non è colpa mia, ma del mio browser che ha postato con mooolto ritardo, chissà perché. Ma come è bella la poesia di Sbarbaro.
Una di Sandro Penna, uno dei miei poeti preferiti:

Se passa una Bellezza che va in fretta,
non hai l' anima nera per non averla stretta.
Tu guardi il cielo verde nella prima
sera. Passata è la Bellezza in bicicletta.

E poi questa di Alda Merini, ah!!

Corpo, ludibrio grigio
con le tue scarlatte voglie,
fino a quando mi imprigionerai?
anima circonflessa,
circonfusa e incapace,
anima circoncisa,
che fai distesa nel corpo?

Solimano ha detto...

Oh quante anime belle! C'è anche questa, di un ragazzo di vent'anni.
Un po' diversa:

...
Triste anima passata
e tu volontà nuova che mi chiami,
tempo è forse d'unirvi
in un porto sereno di saggezza.
Ed un giorno sarà ancora l'invito
di voci d'oro, di lusinghe audaci,
anima mia non più divisa. Pensa:
cangiare in inno l'elegia; rifarsi;
non mancar più.
Potere
simili a questi rami
ieri scarniti e nudi ed oggi pieni
di fremiti e di linfe,
sentire
noi pur domani tra i profumi e i venti
un riaffluir di sogni, un urger folle
di voci verso un esito; e nel sole
che v'investe, riviere,
rifiorire!
Da Riviere di Eugenio Montale.

Saludos y besos a tutte le signore che scrivono e che leggono

Solimano

sgnapis ha detto...

Che meraviglia, parlare di poesia...
Io, oltre ad apprezzare tanto le poesie che ti hanno suggerito, ti consiglio di fare un giretto sul blog di Cristina Bove, che io amo particolarmente, oppure nel blog di Lino di Gianni, oppure nel blog Giardino dei poeti, sono tutti link che trovi da me.
Oppure, se è importante che sia un poeta noto, il mio amore di sempre è Pavese, e quello speciale è per Alda Merini, che l'anima ha perso, poi ritrovata, poi persa di nuovo e di nuo ritrovata...

Un gionro,
molti anni or sono,
sbagliai una porta
ed entrai nel limbo del peccato.
Lo chiamavano manicomio
ma era soltanto un sogno,
e un giorno io mi accorsi
che ero dimenticata.
Una frusta di gloria
mi alzò dal mio respiro.
Corsi per guadagnare
le puledre perdute.
Ma ero diventata un mito
un mito che ha distrutto
le mie mani bambine.


E poi, quando è poesia, trova sempre un'anima in cui collocarsi.
Buon lavoro:)

Habanera ha detto...

Posso dare i voti?
Sono tutte bellissime, inutile dirlo, ma ce ne sono due, diversissime tra loro, che mi sono piaciute particolarmente.
Quella di Ungaretti, suggerita da Zena, e quella di Montale, servita da Solimano.
Barbara, con questo bendidio hai solo l'imbarazzo della scelta.
H.

Barbara ha detto...

Grazie ragazzi!

Ora ne ho abbastanza per farci pure la spaccona!

Passerò i testi ai ragazzi(a me è piaciuta soprattutto quella di Palazzeschi).

Solimano, ma sai che io pensavo che lo spirito fosse quella cosa per accendere la carbonella?

Solimano ha detto...

Interessanti, le scelte poetiche diverse. Una volta o l'altra si potrebbe fare una discussione, basta che non finisca a pietrate. Però, oltre che divertente, sarebbe utile: il Novecento poetico è stato in Italia un grande secolo, ma non lo si ricorda come lo si dovrebbe e si fanno sempre tre o quattro nomi, mentre ce ne sono almeno venti (anche in dialetto).
Barbara, lo spirito per la carbonella esiste, come no, è bene averlo, ma senza carbonella, a che serve lo spirito?
Inserisco qui una poesia di un Autore a me molto caro (e si è capito). Per lui l'anima (o il cuore, che poi è una pompa) non è un teorema da cui discendono le cose come corollari, il teorema è fuori, nelle cose, nel mondo e quello che chiamiamo anima o cuore è un corollario, proprio il contrario. Così fa sempre Dante, solo che il 95% della letteratura italiana è petraschesco, non dantesco, ahimé. Ecquequà:

Il vento che stasera suona attento
- ricorda un forte scotere di lame -
gli strumenti dei fitti alberi e spazza
l'orizzonte di rame
dove strisce di luce si protendono
come aquiloni al cielo che rimbomba
(Nuvole in viaggio, chiari reami
di lassù! D'Alti Eldoradi malchiuse porte!)
e il mare che scaglia a scaglia,
livido, muta colore,
lancia a terra una tromba di schiume intorte;
e il vento che nasce e muore
nell'ora che lenta s'annera
suonasse te pure stasera
scordato strumento,
cuore.
(Corno inglese, E. Montale)