lunedì 4 maggio 2009

Settecento minore

mazapegul

Domenica ho portato le bambine da Orfea, la vecchia contadina che andiamo a visitare periodicamente e, per un caso fortunato, abbiamo trovato aperta la chiesetta settecentesca lì vicina; quella dove io e mia moglie ci siamo sposati religiosamente a sette anni dal matrimonio civile, con Angelica a far da damigella. La chiesa apre solo per la poco frequentata messa dei contadini, ma domenica c'era anche la processione della Madonna del Buon Consiglio e la chiesetta era visitabile fuori orario. (La processione in mezzo ai campi di una pur minor icona mariana, ma incorniciata da un cordone di rose rosse, col cielo mezzo coperto dalle nuvole e lo sfondo selvatico della macchia lungo il torrente, è motivo sufficiente a ringraziare la perdurante esistenza di parroci e fedeli).
Scuserete la mia reticenza nel dare nome e coordinate della chiesetta, che però vi posso fornire in posta privata: troppo spesso le parrocchiali isolate vengono saccheggiate dei loro piccoli tesori, e non vorrei che quello di cui vado a scrivere passi un giorno nella serie "arte perduta" di Solimano. E la rete, coi suoi potenti motori di ricerca, viene corsa dai pirati come dai pacifici pescatori.
La chiesetta, rimaneggiamento di quella che serviva un monastero agostiniano, ora quasi scomparso, ha un interno quasi miracolosamente intatto. C'è una bella via crucis, tele minori, ma di chiara impronta bolognese (tutt'altro che ingenue, insomma, anche se di esecutori non eccelsi), e la serie completa delle panche originali, verniciate in azzuro con disegni floreali in bianco e numeri d'ordine in nero (candela dopo candela, l'azzurro è diventato viola e il bianco un giallo-grigio).
La chiesetta testimonia di diverse storie interessanti. In quel monastero soggiornò il giovane Lutero, ancora agostiniano e cattolico, sulla via di Roma. Un documento che documenta il fatto fu trovato in ciò che rimane dell'adificio conventuale, è stato poi perduto, ma don Andrea m'assicura che ne esiste una trascrizione. In lavori di ristrutturazione del dopoguerra, mi dice un vecchio del posto, due muratori trovarono un mucchio di monete d'oro: tacquero, se le tennero e cambiarono mestiere e stile di vita; ma uno di loro, poco resistente al vino e alle vanterie, avrebbe rivendicato l'appropriazione più volte all'osteria.
La chiesa, come tante altre nella papalina Romagna, testimonia del revival economico del XVIII secolo; quello che diede a Ravenna Porto Corsini, che imbrigliò i torrenti dell'Appennino romagnolo nei Fiumi Uniti e che riempì le campagne di parrocchie uniformi nello stile parallelepipedo, ma grandi e ariose. Isolata in campagna, poi, ricorda la dispersione del contado, che da noi non sta nei borghi, né in grandi cascine; ma disperso in piccole fattorie che, più o meno, riproducono da duemila anni la centuriazione romana -una programmazione del territorio di duraturo successo.
La Madonna del Buon Consiglio, portata a spalla per i campi da due arzilli anziani, meriterebbe un post a sé. Mi limito a dire che riproduce quell'icona di Scutari che, per sfuggire all'invasione turca, miracolosamente attraversò l'Adriatico accompagnata A PIEDI da un gruppo di benintenzionati cristiani. Apparve quindi a Genazzano, feudo laziale dei Colonna, il 25 aprile 1467, e lì fu messa al sicuro dai padri agostiniani, per l'appunto, che la vollero poi riprodotta nei loro conventi in giro per il mondo.

La chiesetta di cui vi parlo avrebbe bisogno di restauri per assicurane la statica: uno o due milioni di euro, lasciando o meno da parte quello che rimane della fabbrica conventuale. Trattandosi di opera minore, in zona semidisabitata, in area con altre opere bisognose di restauro, non s'è finora trovato un finanziatore. Don Andrea avrebbe dei progetti, comprendenti un centro giovani nelle stanze del convento ("ma la sovrintentenza non vuole che si tocchi quel pollaio rinascimentale!"). La Fondazione bancaria locale, l'unica con disponibilità di denaro, ha fatto sinora orecchie (nomen-omen) da mercante. Le istituzioni locali, anche saggiamente, concentrano le loro scarse risorse finanziarie sulla rocca e sul suo cedevole sostrato sabbioso, che risucchia ingenti quantità di denaro.
Ci vorrebbe un progetto complessivo, in cui la chiesa entrasse come un tassello essenziale. Un parco agricolo con area per grigliate? La tappa agroturistica di una ciclabile di pianura? Un centro di riabilitazione per tossicodipendenti?
La chiesetta in questione esemplifica bene i problemi che Salvatore Settis così bene espone nei suoi articoli su Repubblica. Esprime la ricchezza del nostro patrimonio artistico, che non è fatta solo di opere magne, ma di un tessuto fitto e integrato, di paesaggio lentamente modificato dall'uomo; di natura colta nella sua miracolosa manifestazione di madre, in precario equilibrio tra la matrigna crudele che fu e la vittima di stupro che sta diventando.

5 commenti:

Solimano ha detto...

Màz, ci sono i collezionisti di divorzi, ma tu sei un collezionista di matrimoni! Di cerimonie di matrimoni, non di spose...
Mi spiace di non avere ancora imparato a mettere le immagini nei commenti, altrimenti ti consiglierei anche altre cerimonie, catturate col blog del cinema: una cerimonia induista ed una cinese. Prima o poi troverò il sistema.
Sul tema della chiesa in un posto isolato aveva scritto un Bel Momento Ottavio (Giorgio Casera). Adesso, è inserito nel Nonblog, eccolo: S. Tiziano a Goima. Là sono riusciti a risolvere il problema, soprattutto perché la comunità locale ha sentito la necessità di mantenere le proprie radici. I soldi sono il secondo aspetto, non il primo, anche se è un aspetto fondamentale.
Su tutti questi argomenti dissento da Odifreddi che fa un'azione meritoria contro l'attuale invadenza sistematica, basata spesso su menzogne e da tracotanza spacciata per umilismo. Della storia si deve essere consapevoli, e il mito, qualunque mito fecondo, ha una sua verità indispensabile anche se temporanea (un tempo che può durare secoli). Fai bene, a non propalare i nomi: succede di tutto, specie in posti isolati e poco custoditi. Qui a Milano ce ne sono molti di esempi del genere, faccio due nomi: San Maurizio e Sant'Alessandro. In San Maurizio ogni anno fanno una serie che si chiama "Musica e Poesia" (basata su musica antica). In Sant'Alessandro fanno concerti d'organo la domenica pomeriggio. Molto affollati, gratuiti, ma ognuno paga come se facesse il biglietto. Basta crederci veramente e le cose si fanno. Non vale sempre quello che diceva il notaro Canali nel Mastro Don Gesualdo: "Roba dello stato, roba di nessuno".
Qundo verrò a trovarti ci andremo insieme in quella chiesa. Intanto, regolarizza ulteriormente il matrimonio...

grazie Màz e saludos
Solimano

Silvia ha detto...

Che post godurioso, così delicato, artistico e bucolico. Mi sono rasserenata dopo il fumino caustomi da Veronica. Ecco, ci sono tante cose belle,interessanti di cui occuparsi, di cui parlare, in Italia che siamo pieni di opere magnifiche e abbandonate, e nel mondo.
Parliamo di questo, ora, in questi giorni di tormento, in virtù del fatto che verrà tutto sommerso sotto un cumulo di immondizia privata e pubblica.

giulia ha detto...

E' vero, a volte si scoprono piccoli gioielli non sufficientemente valorizzati.
Questo ne è sicuramente un esempio.
Grazie

mazapegul ha detto...

Solimano, conoscevo bene il post di Ottavio. Ti portero' a vedere la chiesetta (ma anche cose ben maggiori) quando verrai finalmente a trovarmi. Sui furti di arredi sacri e immagini; una panca artigianalmente verniciata o una stazione della via crucis possono essere vendute bene, ma solo per servire come esibizione da parte del proprietario; in sala d'aspetto la panca, nell'ingresso il quadretto. "Sa, e' stato un vero affare: vero '700, per un duemila euro neanche." Bisognera' scrivere sulla psicologia di quelli che comprano arte rubata, trafugata o illegalmente esportata. E una stazione isolata della via crucis che cosa vuol dire?

Silvia: ho appena letto dei manifesti taroccati su Veronica a Torino: Madre Italiana Libera Femminista. Acronimo: MILF, "MILF è un acronimo tratto dal linguaggio gergale anglo-americano (slang) che indica l'espressione: Mother I'd Like to Fuck, ovvero "madre con cui mi piacerebbe fare sesso"." (wikipedia)

Silvia e Giulia: non posso rendere queste cose meglio di Settis; il nostro paesaggio e' un tutt'uno che non puo' essere spezzato in opere maggiori, boschi e altro. E' un patrimonio fatto di "vedute". (Vdete che fine misera hanno fatto molti monumenti arabo-normanni a Palermo, sepolti nei casermoni).

Arfasatto ha detto...

Già il nome della vecchia contadina, Orfea, è bellissimo ed assolutamente desueto. E l'immagine della processione per i campi, "in mezzo ai campi di una pur minor icona mariana, ma incorniciata da un cordone di rose rosse, col cielo mezzo coperto dalle nuvole e lo sfondo selvatico della macchia lungo il torrente" è altrettanto bella e suggestiva. Anche qui, nel contado fiorentino, è pieno di belle chiese semisconosciute e dimenticate, anche se si tratta più spesso di pievi romaniche. Vedessi che roba.
Mi piacerebbe sapere di che posto si tratta, ma non so la tua email né so dove reperirla...