lunedì 16 marzo 2009

"L'Emilia è sazia e disperata!"

Solimano

Il post di Giulia (o Emilia?), mi ha fatto venire in mente la dichiarazione del vescovo Biffi appena arrivato a Bologna: "L'Emilia è sazia e disperata!". In compenso, Giulia sarà affamata e contenta. Almeno Biffi ogni tanto si faceva un ghignata (fuori dalla chiesa, veh), al successore Caffarra nessuno ha insegnato a ridere, è di una seriosità non scalfibile. Difatti ha integrato il pensiero (?) di Biffi, con il suo: "L'Emilia è sazia e nichilista!" Sempre con la pancia piena, 'sti emiliani...
Ho girato un po', ho visto gente, fatto cose, mi sono accorto che l'Emilia è sazia ed allegra (proprio come Giulia), ma niente dà fastido ai seriosi come una risata. Nessun predicatore si sognerebbe di far ridere i fedeli della messa di mezzogiorno. Nella mitologia greca ed in quella indica ogni tanto si ride, nella mitologia biblica non si ride mai. Questi, il VIETATO RIDERE ce l'hanno nell'imprinting. Confido che qualche emiliano contagi brianzoli e comaschi, anche se hanno sviluppato gli anticorpi fin dall'asilo nido.
Il non ridere mai consente una faccia tosta incredibile. Mi sono trovato in un blog a discutere della sindone (notorio falso medievale) e l'interlocutore, invece di addurre argomenti, ha asserito che lui comunque è un popperiano. Popperiano de che? A questo punto, siccome credo all'esistenza della Befana, d'ora in avanti dirò: "Viva viva la Befana, lo sostengo da popperiano."
Forse qualcuno non si è scordato la definizione che Ratzinger dette del buddhismo: "Autoerotismo spirituale", che è la traduzione profumata del seghe mentali che dicono gli adolescenti, che almeno parlano con schiettezza.
C'è un sito che si chiama "La poesia e lo spirito". Lì per lì mi sono incuriosito, perché esistono dei poeti spiritosi: Gozzano, Moretti, Govoni. E Ludovico Ariosto e Teofilo Folengo. Poeti che leggo volentierissimo. Ma appena arrivato mi sono accorto che non è lo spirito che gli interessa, ma lo Spirito, un signore tanto inesistente quanto ingombrante, un altro da VIETATO RIDERE. Ma prima di andarmene per i fatti miei ho visto che stavano appioppando il nomignolo di ateo evangelical a Richard Dawkins, un serio e coerente darwinista, autore di un libro tosto ma leggibile, leggibile ma tosto come "L'orologiaio cieco". Avete capito che cosa stanno facendo? Il loro difetto, il loro millenario messianismo convertitorio (per amore o per forza) lo appioppano a chi porta argomenti che non riescono a controbattere.
Ecco la più nota e forse la più breve delle 101 storie zen (Editore Adelphi):

"Un uomo che camminava per un campo si imbatté in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre. Giunto a un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l'orlo. La tigre lo fiutava dall'alto. Tremando, l'uomo guardò giù, dove, in fondo all'abisso, un'altra tigre lo aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite. L'uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l'altra spiccò la fragola. Com'era dolce! "

L'impermanenza e il disattaccamento sono concetti buddhisti lontanissimi dal modo di pensare di Ratzinger, che continuerà con la sua definizione di "Autoerotismo spirituale". E la disperazione? E la speranza? Due facce della stessa medaglia, il diritto ed il rovescio. Meglio tenersi stretti all'otto per mille ed agli insegnanti di religione divenuti dipendenti statali (alla faccia di tanti precari).

P.S. Le immagini sono tratte dal film "Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera" (2003) di Kim Ki-duk.


9 commenti:

Barbara ha detto...

Io e Franti chiacchieriamo spesso di queste cose, e ci siamo convinti che il problema, nei secoli, sia stato nell'adottare la parola fede, che significa (grossolanamente) fiducia.
Sarebbe stato molto più onesto chiamarla speranza. E anche molto meno ingombrante e sanguinoso. Infatti si può costringere a fidarsi, ma non si può costringere a sperare. O no?

Comunque lambiccarsi e scannarsi sulla vita eterna mi sembra la storia di quello che per guardar le stelle andava a sbattere contro l'albero.

annarita ha detto...

In un momento tanto triste per la scuola pubblica, statale e laica meglio non toccare il dolente tasto degli insegnanti di religione. Sono nella classica botte di ferro anche se quando non hanno un contratto a tempo indeterminato, infatti la loro carriera economica progredisce alla faccia di quella dei precari che hanno alle spalle il minimo stipendiale da una vita e non sanno bneppure se l'anno prossimo lavoreranno :-/

Arfasatto ha detto...

Non mi piace la parola "vietare", e men che meno il "Vietato ridere". Vietato ridere, vietato stare bene, vietato cercare di stare bene. Le storie zen mi lasciano sempre un po' perplessa, così lontane come sono dal nostro modo di pensare; ma mi affascinano a livello epidermico. Parli di spirito, Solimano; e allora non capisco l'inserimento delle foto di "Primavera, estate, autunno inverno...e ancora primavera": per via del pensiero zen? Certo non per altro, dato che è un film che è tutt'altro che divertente né pieno di spirito. Bellissimo, comunque.

Habanera ha detto...

Io non ho visto il film. Sarà forse per questo che non ho avuto problemi nell'interpretare il significato delle immagini. Non ho mai pensato di doverle associare allo "spirito" nel senso di spiritoso, divertente.
Mi è sembrato del tutto naturale che si riferissero allo "spirito" del pensiero zen e le ho trovate dolcissime e appropriate.
In particolare, avete notato i piedi nella seconda immagine? Quei piedi parlano da soli.
Ed anche il titolo del film che finisce con "... e ancora primavera."
Poi chissà, magari non ho capito niente.
H.

Giulia ha detto...

I signori e le signore "VIETATO RIDERE" le evito con cura... E davvero non ho mai visto un predicatore far ridere... Tutta questa "presdunta serietà" mi allontana anche da certi "volontari" che sembrano "volontari della sofferenza"...
In quanto allo "spirito", bè non ci provo a parlarne perchè davvero è una parola abusata, come speranza etc...

Silvia ha detto...

Mi collego in fretta, leggo in fretta, lo farò questa sera con calma, solo per dire che il film è bellissimo e che lo consiglio.

Solimano ha detto...

Barbara è stuzzicante questa traslazione fra fede e speranza. Quando sento qualcuno, che si professa magari laico, dire: "Io non ho il dono della fede", che cosa dovrei dire io, che la Befana mi porta il carbone! Che la possino... la Befana non ha fede in me!
Non parliamo poi della fede obbligatoria come la cintura di sicurezza (vallo a chiedere qui in Lombardia ai medici negli ospedali in cui comanda Comunione e Liberazione).
Però sulla speranza condivido quello che dice Charlotte Yoko Beck, l'autrice di "Zen quotidiano": che la speranza è una trappola, perché futurizza l'unica cosa che c'è, il momento che stai vivendo. Esattamente quello che fa, sull'altro versante, la nostalgia. Mentre fantasie e ricordi sono ben altro: vivi il futuro e vivi il passato lì dove sei, restando dove sei.
Annarita, non vorrei sbagliarmi, ma mi è stato detto che, nel caso che un vescovo rimuova dalla cattedra un insegnante di religione, non rimane a casa, ma è compito dello stato trovargli un'altra cattedra nella scuola. Se fosse così (e penso che sia così) sarebbe di un grottesco unico e si innescherebbe un simpatico mercato delle cattedre. Conclusione: perché non chiedi di insegnare religione? La fede verrà in seguito...
Elena, anche il vietato vietare sarebbe un divieto, qualche limite comportamentale è comprensibile. Ma questi non ridono perché vogliono sempre e comunque essere presi sul serio.
Le immagini del film le ho inserite non per ridere o piangere, ma perché il regista usa un modo rappresentativo tipicamente zen. Purtroppo, sullo zen, per decenni c'è stata molta fuffa di tipo hippy, che per fortuna sta sparendo. Io credo ai miti fecondi, perché sono generatori di bellezza e di arte, e lo zen lo è stato: pittura, giardini, calligrafia, ikebana, ceramiche, architettura, poesia.
Un libretto che si legge ancora volentieri è "Lo zen e il tiro con l'arco". E' l'esperienza di un occidentale a contatto con lo zen. E una cosa che non tutti sanno è che ne "I sette samurai" di Kurosawa, il samurai Kyuzo è tipicamente zen. Sempre restando con i piedi per terra, con un atteggiamento non utopico, ed usando il paradosso come chiave per comprendere (il che significa che il senso dell'umorismo è indispensabile).
Habanera, sono stato incerto nella scelta delle immagini perché ne avevo altre, tutte con lo stesso significato difficilmente esprimibile a parole. Però, anche chi non sa nulla di zen, avverte che c'è una coerenza, un filo che le collega, ma non sentimentalistico né irrazionale. Una bellezza che è impossibile negare anche se infastidisce chi va avanti a forza di sovrastrutture definitorie.
Giulia, ahimè! Le prediche non si fanno solo in chiesa. Prova a riflettere sugli idealisti, i marxiani, i freudiani: la logica è la stessa di quella dei vaticani. Chi è dentro è dentro, e chi è fuori o lo sottometti o lo converti. Gara dura da sempre, in Italia, per l'empirismo, il pragmatismo, l'epicureismo. Le conseguenze si vedono tutti i giorni, anche in rete.
Silvia, d'accordo. Stasera ti aspetterò a piè fermo.

grazie e saludos
Solimano

Silvia ha detto...

A me a dire il vero, le persone che non ridono mai mi fanno ridere. Sono buffi o un tantino fuori di testa. Chi non prende la vita con leggerezza è un piombo per sè e per gli altri per cui lo evito come la peste ecco perchè trovo che la chiesa sia insopportabile, anche per questo.
Le storie zen poi...
Questa francamente mi mette l'ansia. Possibile che uno sia così sfigato da essere rincorso da una tigre, cadere in un burrone, rimanere aggrappato all'unica radice di una vite, guardare sotto e avere un'altra tigre pronto a sbranarlo, due simpatici topolini, uno bianco e uno nero ovviamente, altrimenti non sarebbero dentro una storia zen, che con tutte le radici che possono rosicchiare nei paraggi proprio quella vanno a pizzare? Questa definirla sfiga è un pietoso eufemismo. Per fortuna che prima di precipitare, rompersi l'osso del collo e farsi sbranare dalla tigre, questo poveretto mangia una buonissima fragola. Alla faccia del carpe diem!

C'è un brianzolo Solimano a cui questa pasciuta emiliana può raccontare una barzelletta?
Per farlo ridere un po'.
Emiliana purosangue che dal suo punto di vista gli insegnanti di religione dovrebbero stare fuori dai plessi scolastici, tanto per capirci,o in alternativa insegnare tutte le religioni.

sabrinamanca ha detto...

Quelli che non sanno ridere non sanno vivere, dico io. Quelli che non vogliono ridere poi, sono dei perversi, dei masochisti, degli uomini consumati dalla paura, morti dentro. A me di religioni, filosofie di vita non piace l'indottrinamento, la chiusura, gli obblighi. Mi bastano gli obblighi civici che sono quelli indisensabili a vivere con altri uomini nelle stesse società, nello stesso pianeta. Quando ti obbligano a pensarla come loro e si prendono sul serio, allora li' c'è un grosso problema, mi pare.