domenica 15 marzo 2009

"Guàrdati dalle idi di marzo!!!"

Roby

Vincenzo Camuccini, La morte di Giulio Cesare (1798)

Oggi, 2053 anni fa, Caio Giulio Cesare veniva pugnalato dai congiurati capeggiati da Bruto, e cadeva ai piedi della statua di Pompeo, dopo aver esalato la celebre frase : Tu quoque Brute fili mi? Moglie, amici e parenti vari lo avevano messo in guardia dal recarsi in Senato quel giorno, ma lui niente, ci era andato lo stesso: e per di più senza neppure una scorta, un paio di pretoriani, uno straccio di body-guard dell'epoca...
Chissà mai perchè?
Pur essendo una ex-studentessa di lettere classiche, non mi ero mai posta il problema, focalizzando l'attenzione sul cadavere del dittatore ucciso e sul compianto che di lui fece Antonio (vi ricordate Marlon Brando nel vecchio film in bianco e nero?).
E invece, manco a farlo apposta -visto che ne ho parlato ieri- è arrivata puntuale la trasmissione Atlantide ad indagare sul presunto mistero. Pare che un colonnello di carabinieri di Roma, forse a capo dei RIS, abbia speso tempo ed energie per svelare l'arcano, studiando le cronache di Svetonio come fossero i verbali di un moderno processo. Le conclusioni sono state le seguenti: Cesare, notoriamente malato di epilessia e non più in grado di sopportare le sofferenze, decise di terminare degnamente i suoi giorni commissionando il suo assassinio (sic) ad un gruppo fidato (idem) di congiurati, anticipando così le sceneggiature dei thriller di venti secoli dopo.
Come mai, invece di ottenere premi ed onori, i killer assoldati furono poi giustiziati non so spiegarvelo, perchè non ho visto il programma fino in fondo.

Lasciare un po' di mistero alle vicende del vecchio caro CGC, tutto sommato, non guasta....

Ave atque vale!


6 commenti:

Barbara ha detto...

Mamma mia quanta lena per Giulio Cesare!
Chissà, forse se ne avessero messa altrettanta per delitti meno illustri...

Silvia ha detto...

Quale fascino riscrivere la storia!
Forse risulta più facile spulciare tra le carte dei verbali di 2053 anni fa che quelli dei giorni nostri, dove magari un po' di luce sarebbe anche gradita.
E poi il grande Cesare, per porre fine alle sue sofferenze, per quale motivo avrebbe optato per una sceneggiatura così complessa ed articolata con molti protagonisti, piuttosto che somministrazione di veleno? E' vero che non sarebbe stato consono per un uomo della sua levatura morire come una femmina, ma proprio pugnalato dal figlio?
Mi parrebbe una cosa curiosa.

giulia ha detto...

Concordo con Silvia. Va bè che siamo nell'epoca delle fiction... ma mi sembra un po' cervellotica come sioluzione... Ma?
Bacioni, Emilia

Solimano ha detto...

Nei professori di latino c'è una tendenza sadica. Sì, perché il latino con cui scrive Giulio Cesare nel De bello gallico è limpidissimo, dopo un po' non hai neppure bisogno della traduzione, capisci subito.
Ma i professori non vedono l'ora di passare a Cicerone, e almeno dessero da leggere qualche arringa, perché era un avvocato brillante e malizioso, o qualche lettera di quelle compromettenti. No, ti danno da leggere e da tradurre i brani filosofici, che sono scopiazzature da veri filosofi (quelli greci) in una senz'altro bellissima lingua latina. Di un noioso... Ma due illustri scrittori ci hanno vendicato senza saperlo.
Carlo Emilio Gadda, che fa dire ad un personaggio di un suo racconto che Cicerone era una gallina con idee morali, e lo storico Mommsen che sostiene a ragione che politicamente Cicerone era una banderuola.
Trovavo gradevolissima la scrittura di Sallustio, che mi faceva pensare alla mossa del cavallo nel gioco degli scacchi, ed estremamente difficile Tacito, che però è un grande scrittore drammatico. Purtroppo, con un sovrappiù di sadismo, di Virgilio ci facevano leggere l'Eneide, una bella mazzata, mentre il suo grande libro, cioè le Georgiche, lo sfioravano appena.
Plauto, Lucrezio, Seneca, Lucano, Marziale e Giovenale non pervenuti, e sono tutti scrittori vivacissimi.
Così, salvo rimediare in seguito, l'impressione è di una lingua e di una civiltà barbogia, erano loro, quei professori, ad essere barbogi.
Caio Giulio Cesare è un grande, come condottiero, solo Annibale è paragonabile. Cesare è stato fregato dalla sua clemenza, da epicureo credeva che di vita ce n'era una sola e gli dispiaceva toglierla. A quelli che lo uccisero, aveva risparmiato la vita e non glielo perdonarono.
Augusto, in confronto a Cesare, è un fortunato stiticuzzo.

saludos y besos, gemellina Roby
Solimano

annarita ha detto...

Ammetto che su Giulio Cesare non avevo mai avuto sospetti. Presto allora sapremo tutta la verità su Lucrezia Borgia e i suoi presunti trascorsi da avvelenatrice (vuoi vedere che magari era una guaritrice?) Potenza della tivvù! Salutissimi.

Arfasatto ha detto...

Ancora Voyager che imperversa; allora faccio bene a tenermene alla larga!
Sugli scrittori latini concordo in gran parte con Solimano: la scrittura di Cesare è bella, limpida e cristallina, e quando ci capitava una sua versione sospiravamo di sollievo. Tutt'altro discorso con Tacito, per non parlare di Seneca: un quattro sicuro.