sabato 21 febbraio 2009

Quattro passi nel PD (3): il modello emiliano

mazapegul

Non sono particolarmente entusiasta di come vanno le cose nel PD, neanche localmente, quindi vi chiederete perché continui a metterci del tempo e ad accumulare succhi gastrici in eccesso. Il motivo è che vedo all'opera tutti i giorni, e vorrei veder continuare a funzionare, il famoso modello emiliano.
La teoria è questa: una società coesa, in cui però l'iniziativa individuale viene premiata; in cui si dà spazio ai primi, ma ci si cura degli ultimi. L'arma segreta è un'amministrazione efficiente, in cui i vari livelli amministrativi cooperano di continuo. Gli strumenti sono infiniti: c'è il pubblico, ma anche il privato; il comune vuole i suoi spazi, ma sa premiare le parrocchie, se queste sono utili a tenere insieme il tessuto sociale. Le opinioni dei cittadini vengono ascoltate con certosina attenzione; non quando riguardino gli equilibri del partito (lì c'è il massimo di centralismo e cooptazione), ma quando svelano le pecche di questa o quella amministrazione. Molte carriere sono state stroncate di amministratori poco capaci, o disonesti. Per chi riga dritto, invece, c'è una carriera abbastanza sicura, con percorsi delineati dalla tradizione.
Non si tratta, quindi, del massimo della democrazia formale -nella vita interna di partito, ma è pur sempre una "democrazia sociale" che funziona. Nel mio comune, per esempio, gli asili nido (uno pubblico e uno privato) coprono gran parte delle richieste. I servizi scolastici sono di ottimo livello e un'incauta cooperativa che non aveva preso abbastanza sul serio la cura dei bambini nei campi estivi è stata prontamente rimpiazzata.
Qualche anno fa un operatore del 118 mandò per errore l'ambulanza più lontana a rispondere a un'emergenza e l'anziana donna colpita da ictus morì. Sarebbe morta lo stesso, ma il fatto che un pubblico funzionario avesse sbagliato fece talmente scalpore che venne l'Assessore Regionale in persona, il capo cosparso di cenere, a parlare di "sconfitta per il nostro sistema sanitario". Il servizio notturno del 118 fu prontamente aggiornato affinché l'errore umano non potesse più accadere.
Da noi, come altrove, sull'edificabilità dei terreni si giocano importanti partite economiche e politiche. Ma sull'inedificabilità non c'è possibile eccezione: nelle zone soggette alle "piene secolari" (espressione usata dai tecnici per dire: non ci sarà mai una piena in questo luogo, ma non posso dimostrarlo con assolutezza) non si può edificare nulla; così sui terreni soggetti, almeno teoricamente, a frane (buona parte della collina, insomma). Esiste, cioè, un limite invalicabile che la politica impone a se stessa.
Non sono sicuro che sia un modello di governo esportabile in altre regioni, ma qui permette un discreto stile di vita. E anche adesso, in periodo di crisi, ci si sta attrezzando per tirar su la rete che -rimanendo nei limiti di bilancio- protegga i cittadini più deboli, e le nostre preziosissime imprese, dalla grandinata incipiente.

6 commenti:

Solimano ha detto...

Màz, hai detto benissimo il motivo per cui io, anticomunista fin da ragazzo, mi misi ad un certo punto a votare per il PCI.
Un grande riformismo di fatti aperto alla società, agli altri.
La conseguenza l'ho notata molte volte sul lavoro: nelle piccole aziende del reggiano e del carpigiano, pur nelle contrapposizioni politiche e sindacali, c'era empatia fra dipendenti e imprenditori, che spesso avevano cominciato da operai. Non sto facendo un presepe nostalgico, era proprio così.
Cosa è successo? Si sono trovati sotto un doppio schiaffo: la caduta del muro di Berlino e la discesa in campo di Berlusconi, e hanno scelto di buttare il bambino (non buttando del tutto l'acqua sporca, che è un'acqua molto appiccicosa). Con la rincorsa alla comunicazione in TV, proprio il campo ideale di gioco dell'avversario. Mentre è lì il cuore del problema: una struttura magari più snella, ma forte soprattutto localmente, aperta all'ascolto (che non è l'embrassons nous con l'avversario), che non pretenda di mettere un bollino DOC su tutto quello che si muove, meritocratica nelle carriere, basate su competenza, concorrenza e pulito stile di vita. Prodi, che cominciò a far politica a 23 anni nel consiglio comunale di Reggio Emilia (quindi all'opposizione a vita) le sa benissimo queste cose. Un giorno, da presidente del consiglio, disse: "Domani vado a trovare quei comunistacci dei miei amici sindaci del reggiano". Ecco.

grazie Màz e saludos
Solimano

Habanera ha detto...

Ho deciso, chiedo asilo politico in Emilia.

Con una punta di invidia, e tanta ammirazione, at té salût.
H.

Silvia ha detto...

Avete idea di quanta nostalgia io abbia in cuore? E come me, tanti...

Poi di cose da fare qui ce ne sono a bizzeffe. Il Sindaco di adesso non mi piace, rivorrei "la Zarina" l'Antonella Spaggiari che lavorò egregiamente per questa città, e leggevo giusto questa mattina da un quotidiano locale che ci sono 5 famiglie mafiose che operano da anni sul territorio. Non c'è da stare allegri.
però è molto vero quello che ha descritto Solimano di questa area, contando cha la cooperativa, perfettamente funzionante, bianca e rossa è stata un esempio fulgido di economia e progresso produttivo.

Giulia ha detto...

Vorrei tanto che questo modo di operare reggesse e davvero si trasferisse in altre ragioni. E condivido quanto detto anche da Solimano,
Giulia

mazapegul ha detto...

Rispondo con ordine.
Solimano. Qui il bambino non è stato ancora gettato via, ma (i) non possiamo far finta di vivere in un altro paese (e la TV è quella nazionale); (ii) il modello emiliano ha bisogno anch'esso di svecchiamento, come magari racconterò prossimamente.
Prodi racchiude in sè tutti i pregi, ma anche tutti i difetti dell'esportazione del modello emiliano a livello nazionale. Il difetto principale: manca l'humus che, qui in Emilia, ci permette di mettere una figura eminentemente tecnica e tutt'altro che carismatica come Errani a presiedere la Regione, visto che la comunicazione tra istituzioni e cittadini non è tutta da inventare, ma avviene attraverso mille canali, a ogni livello territoriale.

Haba: sei la benvenuta.

Silvia: m'hai incuriosito. Sto cercando informazioni sulla Spaggiari.

Giulia: credo che quello che ha detto Solimano sia corretto. I cittadini dei diversi territori devono trovarsi il modello a loro più adatto (certo, guardandosi attorno; che oggi è anche facile, a volerlo fare).
In generale, ha ragione Cacciari. Il PD può sopravvivere solo mettendo i territori (città e regioni) in prima fila.

Silvia ha detto...

Troverai molte cose Maz. Ha governato a lungo. Buon pranzo.