giovedì 15 gennaio 2009

La verità sulla corruzione

Giuliano

Alle volte la sensazione che ci prendano in giro è grande. Verrebbe da dire che è palpabile, ma adesso siamo molto oltre il palpabile. Perché ci sono cose che una persona adulta dovrebbe normalmente sapere, anche solo per esperienza personale; invece giornali, radio, tv e altri mezzi di comunicazione sviano costantemente l’attenzione dal discorso principale per correre dietro a casi personali, eventi minimi, eccetera. E quasi sempre la gente gli va dietro, deplorando questo e quello ma senza mai fermarsi a chiedersi le vere ragioni di quel che succede. Io penso che non occorra essere dei geni, o avere degli informatori segreti, per arrivare a capire come va veramente il mondo intorno a noi, tutt’altro; è per questo che oggi inizio una piccola serie, con qualche piccolo esempio, ma solo così, per sfogarmi un po’, senza alcuna pretesa di dare lezioni o di esaurire l’argomento.
Il primo argomento che ho scelto è la corruzione, sulla quale graziosamente ci intrattengono da quasi vent’anni i professionisti dell’informazione. Ognuno di noi lo sa: per compiere qualcosa di illecito basta muoversi, uscire di casa, respirare. Tutti noi abbiamo qualcosa da farci perdonare, magari solo un parcheggio in doppia fila o il “patteggiamento” con l’idraulico o con il dentista: “vuole la fattura o le faccio lo sconto?”. Figuriamoci cosa succede quando un assessore deve decidere come spendere i soldi, a chi dare la commessa per la nettezza urbana, eccetera; e non è che nel privato le cose vadano meglio, anche sugli uffici acquisti delle materie prime delle fabbriche girano da sempre aneddoti e battute più o meno sussurrate. E’ anche possibile figurarsi cosa succede a un sindaco onesto ma poco competente: tra le cento carte da firmare ogni giorno, gliene allungano una che lo compromette inesorabilmente. Lui non lo sa, ma chi gliel’ha messa davanti sa benissimo cosa sta facendo; e quella carta firmata verrà messa con cura da parte e tirata fuori nel momento giusto.
La corruzione non ha un colore politico perché non è prevista nei “grandi testi”: i marxisti la assegnano agli altri, ritenendone esente il proletariato; i liberisti propongono adeguate contromisure, ritenendo che il mercato e la libera concorrenza bastino a sanare tutti il male del mondo. Nemmeno nel “Mein Kampf” se ne parla, se non per attribuirla a una ipotetica altra razza: ma, si sa, questa è tutta teoria, la realtà è un’altra cosa e sarebbe bene tenere presente della natura umana, quella vera, quando si fanno questi discorsi (il Vangelo invece ne tiene ampiamente conto, dell’ipocrisia e della corruzione: ma il Vangelo non è un testo qualsiasi, e infatti finisce male – o, meglio, vi si insegna che c’è il lieto fine ma non su questa terra). Su tutto il resto sorvolo, ma solo perché tutti possiamo ben immaginare quanto sia difficile rimanere onesti quando ci passano sotto gli occhi certe occasioni.
Ne consegue che se si vuole far fuori un avversario, politico o di affari, i metodi sono sempre quelli che abbiamo visto nel “Padrino”: il primo, quello più rozzo e pericoloso, è l’eliminazione fisica; il secondo, più sottile, da persone che hanno studiato e hanno ricevuto un’educazione, è quello che abbiamo visto negli ultimi decenni: passare la documentazione alla polizia, e magari anche a giornalisti più o meno compiacenti o affratellati. Una denuncia dettagliata, anche per una cosa di poco conto, e una campagna stampa bene organizzata: è per questi motivi che vengono a galla gli scandali, scordiamoci le care vecchie inchieste alla Watergate, scordiamoci i vecchi film americani sui giornalisti eroici, la verità è che quando girano soldi non bisogna fidarsi di nessuno, che la corruzione non ha colore politico e fa parte della natura umana, e che il marcio viene a galla solo quando fa comodo a qualcuno.



5 commenti:

Solimano ha detto...

Sul marcio della natura umana ci andrei piano: prima si cerchi di conoscere com'è, la natura umana, poi, in base ad una serie di parametri spesso non condivisi, si discuta sul marcio e sul sano.
Oggi, la biologia, l'etologia, l'antropologia ed altre discipline, hanno fatto chiarezza dove prima c'era oscurità, e quindi si era costretti a seguire il piffero di miti provvisori a mo' di spiegazione consolatoria. Solo che si fa di tutto per non ascoltarle queste spiegazioni, come già comprese Giacomo Leopardi, quando inserì con ironia acerrima la citazione
dal Vangelo secondo Giovanni : "e gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce" all'inizio de La ginestra. Per cui, Swift ha efficacemente demistificato il desiderio di immortalità ne "I viaggi di Gulliver", e l'hanno trasformato in un libro per bambini e Laborit ha mostrato cosa si nasconde dietro la maschera della pericolosa parola "amore" e l'hanno trasformato nell'alibi di chi scappa. Tutto per continuare a mentire a se stessi con malafede e buonafede (e credo che un certo tipo di buonafede sia peggio della malafede). Direi che il potersi guardare nello specchio senza vergogna è possibile (soprattutto nello specchio proprio fisico, che conta meno storie del cosiddetto specchio interiore). Occorre indossare il proprio narcisismo, la propria pulsione di dominanza, le proprie invidie, gelosie, avarizie, ire, accidie e così via, di cui Lorenz ha mostrato benissimo le funzionalità indispensabili. Indossarle vuol dire poterle e saperle gestire, per sé e anche per gli altri, perché non si può fare a meno di indossarle, è un vestito che si ha lo stesso e se si fa finta di non averlo, è peggio, per sé e per gli altri. Un narcisismo dichiarato, anzi conclamato, finisce in generosità, un narcisismo denegato finisce per annegare Narciso in una tinozza di tristezza.
E dopo questo sproloquio, di tipo credo lucido, Giuliano, che dire? E' un guaio che siano del ladri, ma ce n'è uno anche peggiore: sono ladri e brutti e noiosi, non ridono mai, camminano rasente il muro. Vorrei Alì Babà e i quaranta ladroni, vorrei quelli del Mucchio Selvaggio di Mastro Peckinpah, i Pirati della Malesia di Mastro Salgari. Questi invece vivono male, Giuliano, e lo sanno, quanto sono brutti, fuori e dentro.
Già il triste è colpevole, ma il tristo è peggio: compatirli, e cambiare marciapiede, guardandoli però negli occhi.

grazie Giuliano e saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

A me fa rabbia vedere come si parla sempre dell'ultima cosa che succede, come se fossimo nel campionato di calcio dove l'unica cosa che conta è la partita appena giocata.
E dico: va bene, Bassolino, la Jervolino, il figlio di Di Pietro: ma io sono ancora qui che aspetto di sapere come mai negli anni '80 non si sono mai fatte le gare per l'assegnazione delle frequenze televisive. Quanti soldi ci ha perso lo Stato?
E sono ancora qui a chiedermi come sia stato possibile liquidare un partito come il PSI, che sarebbe stato fondamentale, quando sarebbe bastato liquidare Craxi, De Michelis, Cicchitto.
E già che ci sono, mi piacerebbe sapere chi ha messo le bombe in Piazza Fontana, in Piazza della Loggia, sull'Italicus, alla Stazione di Bologna...
(ma qui vado fuori tema).

Insomma, se ci si stesse più attenti: sono tutte cose collegate, se si butta a mare l'inchiesta di Borrelli e Di Pietro del 1992, poi non si può pretendere che la corruzione venga vinta. E qui responsabilità grande (enorme) ce l'hanno gli elettori.

Giulia ha detto...

Già una volta ho detto in un commento che ero d'accordo con Solimano. Dobbiamo guardarci allo specchio e indossare quei panni che vorremmo nascondere per guardarli bene, conoscerli e imparare a gestirli in modo consapevole senza fingere.
La corruzione, invece, è dilagante e diventa "costume", "normale" ma in un altro senso. E concordo nel dire che i malfattori di oggi sono anche davvero brutta gente...
Ciao, Giulia

Habanera ha detto...

Tutti corrotti? No, Giuliano. Tutti tutti no. Esistono anche persone incorruttibili ed io ne so qualcosa avendo avuto un ottimo esempio da mio padre.
"Ogni uomo ha il suo prezzo", si dice, ma nel caso di mio padre anche questo luogo comune non ha senso.
Per la posizione che ricopriva (in campo sanitario) era continuamente sottoposto a pressioni e tentativi di corruzione di ogni genere. Farmacisti, direttori di ospedali, concorsisti, aspiranti al sussidio di invalidità, e via andare...
Il tutto in una città come Napoli dove la bustarella e la raccomandazione sono da sempre pane quotidiano.
Non riuscendo ad arrivare direttamente a lui qualcuno tentava anche la strada del regalo a me o a mia madre, spaziando dalla scatola di cioccolatini gigantesca al braccialetto di diamanti. Regali che venivano puntualmente restituiti con un secco bigliettino in cui si diceva di non provarci più.
Se mio padre fosse stato diverso oggi sarei certamente più ricca ma la ricchezza vera, l'unica che per me conti qualcosa, è la fierezza di essere sua figlia.
H.

Giuliano ha detto...

Infatti io non dico che sono tutti corrotti, dico che la corruzione fa parte della natura umana.
Poi sta a noi combatterla.
Ed è bene saperlo, come dice anche Solimano qui sopra.
Purtroppo, anche quando le cose vengono spiegate a dovere, la gente va a votare per i corrotti sapendo che sono corrotti, per i mafiosi sapendo che sono mafiosi: anzi, magari proprio per quello.
Quando Segni introdusse l'uninominale, nelle elezioni del 1995, avevo una gran paura e infatti successe proprio quello che temevo: avendo due o tre candidati a disposizione, veniva eletto quasi sempre il peggiore, un po' in tutti i collegi.
C'erano stati anche dei casi clamorosi, il signor X contro il signor Y, ma non sto qui a ripetere.
Come si fa a combattere la corruzione se gli elettori, potendo scegliere, scelgono il corrotto conclamato e riconosciuto?