venerdì 9 gennaio 2009

E non era rimasto più nessuno

Annarita

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare...

Ho letto queste parole la prima volta su un manifesto per le strade di Roma, ma come spesso mi accade, mi sono distratta per qualcos'altro e ho dimenticato in fretta.

Mi sono tornate in mente parzialmente l'ultima volta in cui sono passata nella medesima via, avevo ben chiaro in mente il punto in cui il manifesto era affisso, ma ovviamente era stato coperto da altri.

E allora ho cominciato a cercare un po' alla cieca sul web, inserendo varie chiavi nel motore di ricerca Google.

Dopo vari infruttuosi tentativi, ho ricomposto abbastanza fedelmente le prima parole ed è venuta fuori la diatriba sulla trasposizione che secondo alcuni ha fatto Berthold Brecht dal seguente testo originale del pastore luterano Martin Niemöller:

«Quando i nazisti presero i comunisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero comunista./ Quando rinchiusero i socialdemocratici/ io non dissi nulla/ perché non ero socialdemocratico./ Quando presero i sindacalisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero sindacalista./ Poi presero gli ebrei,/ e io non dissi nulla/ perché non ero ebreo./ Poi vennero a prendere me./ E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa».

In entrambe le versioni mi sembrano parole importanti perché ci scuotono dal nostro sicuro bozzolo perbenista.

Quante volte ci capita di sentire le persone introdurre o concludere un giudizioso discorsetto con la fatidica frase "io non sono razzista, però..." "Io non sono contro i gay, però..." e via di questo passo?

Speriamo non venga mai il giorno in cui davvero non ci sarà più nessuno a sollevare una voce in nostra difesa. In difesa di noi persone cosiddette normali.

3 commenti:

Silvia ha detto...

Post bellissimo Annina. Te lo ruberò/citerò/userò.
In questo periodo mi suonano particolarmente importanti queste parole.

giulia ha detto...

Sai che tocchi le mie corde... Sono parole importanti oggi di nuovo tristemente attuali. Non dobbiamo dimenticarle e vigilare su noi stessi prima di tutto perchè il pensiero "collettivo", quello che vorrebbe importi su tutti è sempre in agguato. Io quando mi sento dire, "io non sono..., ma..." rispondo sempre "allora lo sei".
Un abbraccio, Giulia

Solimano ha detto...

Il brano iniziale di Brecht dice una cosa verissima: che è necessario esporsi anche quando noi non ci siamo di mezzo. Bisogna farlo sempre, prima che vengano a prendere zingari, ebrei, omosessuali e comunisti.
Sapendo dire efficacemente delle cose a tutti, compresi zingari, ebrei, omosessuali e comunisti. Perché è perbenismo anche seguire il politicamente corretto mediante il silenzio.
E quindi, agli zingari va detto che certi aspetti della loro cultura sono inaccettabili per la nostra, e che bisogna venirne ad una, non si può far finta di niente: ad esempio che la proprietà non è detto che sia un furto, e che l'assenza del senso di proprietà (da parte degli altri) genera il furto, che noi non vogliamo. Come non vogliamo la soggezione delle donne e la non istruzione per i figli.
Agli ebrei laici (che sono tanti) va chiesto perché hanno taciuto di fronte alla aggressione di decine di rabbini contro Ariel Toaff, costretto poi dall'estasblishment a sconfessare quello che aveva scritto: tutte le etnie, i popoli, le persone hanno qualcosa di cui vergognarsi, nel loro passato e magari nel loro presente.
Agli omosessuali va detto che l'orientamento sessuale è un dato, non una bandiera, e come è brutto il machismo, ugualmente è brutto l'esibizionismo gay.
Ai comunisti andava detto ben prima della caduta del muro che quel dio aveva fallito storicamente da decenni, e che la parola anticomunista era diventata un insulto, a proposito di politicamente corretto. Adesso, hanno scoperto il mercato, con lo stesso entusiasmo di quello che i picciotti manifestarono per il sapone al tempo di Garibaldi, e ce lo vengono a insegnare a noi, che nel mercato ci siamo cresciuti e perciò stesso ne conosciamo limiti e nequizie.
Bisogna poter parlare sempre, prima e dopo. Naturalmente, se si hanno degli argomenti.
Perché scrivo questo? Perché non credo al poverinismo a posteriori, se non facciamo la nostra parte a priori, anche nel conflitto e nel dissenso.

grazie Annarita e saludos
Solimano