giovedì 4 dicembre 2008

Se questo è un uovo.

Amfortas


Qualche anno fa mi sono masochisticamente sottoposto a una dieta.
A un certo punto, dopo inumane sofferenze, ero arrivato felicemente alla cosiddetta fase di mantenimento ; il che significava che mi era consentito, ogni tanto, fare qualche strappo alla regola.
Forte del traguardo raggiunto, un giorno decisi di cucinarmi due uova strapazzate, che prima dovevo evitare come un discorso di Calderoli sugli immigrati.
La cronaca di quel tentativo a seguire.
Apro il frigo e tiro fuori la confezione da sei ( come Bukowski, solo che lui lo faceva con la birra, vabbé non divaghiamo) di uova.
La confezione è fatta di un materiale che io chiamo generalmente plastica, ma non della stessa consistenza, che ne so, dei catini: è una via di mezzo tra la carta e il PVC delle bottiglie di acqua, spero che mi capiate.
Queste scatole si distinguono per una particolarità: scricchiolano sinistramente come la mia schiena e hanno uno sviluppato senso materno, nel senso che guai a provare a prendere un uovo; improvvisamente si accaniscono, con una forza inspiegabile ma pressoché insuperabile, al ratto dei loro figli belli lisci e rosei.
Anche questo involucro, evidentemente, ha ritenuto di subire un sopruso inaccettabile. Infatti, il mio tentativo di estrarre due uova è naufragato miseramente: il primo mi si è rotto in mano, cercando pure di amputarmi un paio di dita.
Il secondo invece si è dimostrato vigliaccamente più docile, ma era una trappola! Appena l’ho preso si è magicamente ricoperto di una patina viscida e mi è sfuggito come una dichiarazione di Berlusconi; io l’ho rincorso seguendo le deliziose parabole che disegnava in cucina, provando a riprenderlo al volo, ma ogni volta ripartiva con una traiettoria diversa.
È lapalissiano che se si guarda in alto non si vedono gli ostacoli, no? Di conseguenza mi sono schiantato l’anca sullo spigolo della cucina, provocandomi un dolore lancinante che mi ha fatto piegare in due istintivamente, tanto che ho sbattuto violentemente il viso sul tavolo, procurandomi una botta allo zigomo destro che ha stravolto i miei lineamenti, peraltro migliorandoli di molto.
Naturalmente l’uovo mi è caduto in testa, curandosi di spalmare l’albume con certosina precisione dentro al naso e il tuorlo negli occhi, tanto che immagino il mio aspetto non si scostasse molto da un homeless itterico e moccoloso della metro londinese. (e meno male che non sono passati Alex ed i suoi drudi)
Con le residue forze rimaste mi sono alzato ed ho ripreso in mano la confezione, che a quel punto però priva di due elementi, non aveva più il baricentro al posto giusto, ed il suo equilibrio statico era pari alla fermezza del credo politico di Casini. La scatola confezione, che evidentemente aveva pure studiato arti marziali, ha approfittato della forza della mia presa per agire come una catapulta e lanciarmi contro le quattro uova rimaste, non sapendo però che avendo io praticato il pugilato da ragazzo le avrei evitate con la stessa irridente facilità con la quale Ray Sugar Leonard schivò i jab di Mano de Pedra Duran.
Si sono spiaccicate sul mucchio di biancheria da lavare, non posso fargliene una colpa.
A quel punto ho pensato: No mas, it’s over .
Ho mangiato la cicoria scondita e non ho fatto più danni.
L’uovo di Colombo, cazzo.

P.S.

Parto per Roma, dove m'attende l'Otello di Verdi diretto da Muti, un saluto a tutti e chiedo scusa della latitanza.
Paolo

7 commenti:

Roby ha detto...

Straordinario, geniale, acrobaticamente perfetto.... ho riso fino alle lacrime!!!!!!!!!!!

Roby

PS: buon OTELLO!!!

Giuliano ha detto...

La settima riga mi ha schiantato. Quando smetto di ridere ricomincio e vado avanti fino in fondo (a meno che non capiti ancora qualcosa di simile)

Habanera ha detto...

Mai riso tanto in vita mia leggendo un post.
Ridere di gusto è una cosa che capita difficilmente ma, se capita, la riconoscenza è immediata e totale.
Fu (anche) così che mio marito conquistò il mio cuore.
Ancora adesso, quarant'anni dopo, se vede che ho la luna di traverso (capita, a volte) trova sempre il modo di farmi ridere.
Umorismo sottile e intelligente, of course, proprio come il tuo.

Grazie, Paolo, e a rileggerti presto
H.

Fulmini ha detto...

Bello, soprattutto l'incipit e l'explicit - in mezzo c'è qualche lungaggine inessenziale, un sentore di letteratura. Nell'insieme un pezzo da antologia. Grazie di testa e di cuore.

Silvia ha detto...

Bello, bellissimo, vero vero che è proprio così! Pfiuuuuuuuuu allora non sono solo io a litigare con queste confezioni assolutamente inutili. Grazie Am perchè mi hai fatto ridere di gusto e non mi sento più sola. Buon w.e.

giulia ha detto...

E' più o meno quello che mi capita a me quasi tutti i giorni per la mia immensa goffaggine e distrazione, ma ormai ho imparato a divertirmi guardandomi dal di fuori... Bellissimi i riferimenti politici.
Buon concerto (con un pizzico di invidia), Giulia

mazapegul ha detto...

E' proprio vero che il genere comico ha bisogno solo di bravura, non di situazioni.