martedì 2 dicembre 2008

Barzellette sull’infortunistica

Giuliano

Al telegiornale, vedo un servizio folgorante. Un imprenditore ha messo in commercio un chip che, applicato al casco degli operai, permette di sapere sempre se l’operaio ha il casco in testa: anche senza andare in cantiere e senza guardare fuori dalla finestra. Un sistema tipo GPS, suppongo.
Nel mezzo della tragedia quotidiana dei morti sul lavoro, ecco finalmente la soluzione definitiva. Verrebbe da passar via e non dir niente, ma ormai ho imparato che, in questo Paese, vale la regola ferrea del “se una cosa è stupida, allora la si fa”. Il primo pensiero (funziona sempre) è che se questa cosa diventa obbligatoria qualcuno ci farà dei soldi, e non pochi; il secondo pensiero è per il processo in corso per la tragedia dell’acciaieria di Torino. Dopo l’imputazione di omicidio volontario, a carico dei capi e dei dirigenti, diventa urgente trovare un modo di scaricare le responsabilità: e la colpa deve finire sempre obbligatoriamente sull’ultimo della fila, come è ovvio.
Avendo lavorato in fabbrica per molti anni, posso garantire che i dispositivi per la sicurezza si usano, eccome. Sono i lavoratori stessi a richiederli, e a pretendere che quelli più sprovveduti li usino: ma davanti a una tragedia come quella della Thyssen avere in testa il casco non è servito a molto. Il discorso sarebbe lungo, posso però accennare ad una scena che succede spesso e alla quale ho assistito diverse volte: in un impianto di quelli grossi, pieni di tubi e di valvole, passa via il Direttore e dice all’operaio di aumentare le portate o di modificare qualche parametro. L’operaio risponde che queste modifiche sono fuori procedura, e che sarebbe bene che il Direttore mettesse giù due righe scritte. Come va a finire lo lascio intuire a voi (non è difficile), ma intanto a me, davanti alla scenetta dell’inventore del chip per il casco, è venuta fuori irresistibile una scena da “Tempi moderni” di Charlie Chaplin, anno 1936. Gli anni passano, ma certe cose non passano mai.

4 commenti:

Arfasatto ha detto...

Davanti alle tragedie delle morti sul lavoro è impossibile sorridere. Sui chips applicati ai caschi degli operai, invece, è consentito un sorriso. Come sempre mi convinci molto, con le cose che dici. "Tempi moderni", scena capolavoro: rido anche adesso, al solo pensiero delle facce di Chaplin.

Giuliano ha detto...

E' un'invenzione che si potrebbe perfezionare, magari con una potente scossa elettrica sulle zone più delicate (sospetto che sia già così ma non sia stato detto per delicatezza).

Solimano ha detto...

Giuliano, quello che ha inventato il chip per il casco meriterebbe uno di questi due trattamenti (o entrambi):
-essere inseguito col forcone da braccianti infuriati, ed ogni tanto pizzicato profondamente sul deretano dalle punte di desso forcone
-messo a cavalcioni di una robusta pertica, incatrameao ed impiumato e portato in giro in tale deplorevole stato per le vie e per le piazze, specie quelle dove abitano i lavoratori che debbono portare il casco sul lavoro. Gli esempi sono nel libro Huckleberry Finn di Mark Twain e nel film Fratello dove sei dei Fratelli Coen.

Invece discuteranno sui pro e contro, vedrai, con dotte disquisizioni, tutte persone che non portano il casco, anche perché non hanno la testa da mettere sotto il casco.

saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Scommetto 50 centesimi che diventa obbligatorio per legge.