venerdì 7 novembre 2008

In metrò

Habanera

Ormai non ci facciamo più caso; la metropolitana di Milano è tutto uno strimpellio di suonatori con relativo bicchierino per raccogliere l'elemosina. La gente finge di non vederli. Alcuni leggono, altri tengono gli occhi bassi, immersi nei propri pensieri. Gli unici che danno sempre qualcosa sono extracomunitari anche loro, poveracci appena un gradino più in alto di quelli che chiedono l'elemosina. Solidarietà.
Anche ieri ho sentito suonare, non saprei dire che cosa, ma lo strumento era diverso. Non il solito violino o la solita fisarmonica... forse una tromba. Ho alzato gli occhi e l'ho visto!
Non lui in persona, questo è Richard Strauss, ma togliendo il cravattino e lo smoking, la somiglianza era assolutamente perfetta.
Abito decoroso, aria imbarazzata e dignitosa, mi è passato davanti tendendo il bicchierino di carta ed io, che non ho fatto in tempo neanche ad aprire la borsa, sono stata male. Per lui, per me, per tutti noi.

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Ci è capitato a Praga.
Un violinista forse più vicino agli ottanta che ai settanta. La camicia bianca molto pulita e molto stazzonata, come può esserlo se indossata senza un passaggio di stiro.
E la musica per strada, davanti ad un negozio di cristalli.
Bellissima e struggente.
Ci si ferma incantati.
Vecchio professore della più grande orchestra, poi la crisi... ci fa capire un passante che mette qualcosa nel piattino.
Ci guardiamo in faccia.
Ci siamo dimenticati di pagare il biglietto del concerto, dice mio marito. Nel piattino, allora, l'approssimativo equivalente di due biglietti.
Per attutire, solo per un momento, il senso di vergogna e di impotenza.
La malinconia no, quella ha continuato a farci compagnia e rispunta ogni volta che si affronta una città.

un saluto d'affetto
zena

E un saluto per tutti gli amici delle stanze. Sono presa da troppe cose, in questi giorni, ma non lontana. A presto.

Solimano ha detto...

Habanera, su questo argomento sono diviso.
Da una parte, mi seccano quelli che si portano appresso il bambino che gira col bicchiere di carta.
E mi seccano quelli che non sanno suonare o fanno addirittura finta, con un piccolo registratore di quelli che ci sono adesso.
E mi secca -ma in metrò succede di meno- l'insistenza con le donne che il borsellino lo aprono più facilmente.
E mi secca sentirmi in colpa, per il solo fatto che esistano, questi che chiedono l'elemosina in metrò. Ma so guardarli negli occhi tranquillo, senza aria di sfida però, cosa che pochi fanno.
Ma dopo tutte queste seccaggini non dico "No, non do soldi per principio".
Se suonano bene una musica che amo glieli do, altrimenti no. L'ho imparato nel metrò di Parigi (anni Sessanta), o meglio, nelle grandi stazioni del metrò: c'erano complessini di ragazzi che suonavano talmente bene che i trafelati, quelli sempre di corsa, si fermavano ad ascoltarli per dieci minuti.
Non possiamo indossare su noi stessi i mali del mondo, né dobbiamo ignorarli: possiamo accudire giorno per giorno, momento per momento, il nostro star bene dentro, e ce ne sarà per tutti, del nostro star bene, che è spesso possibile.

saludos y besos
Solimano

sabrinamanca ha detto...

Io ne incontro almeno una decina al giorno, uno proprio davanti al mio portone. Un periodo mettevo sempre almeno 20 centesimi in tasca e li davo.Da qualche tempo ho smesso, senza una ragione precisa.
Io mi sento in colpa, sempre, perché credo poco alla volontà e la voglia di lavorare che fa miracoli.
Ti capita di avere pochi soldi, ti capita di non averne a sufficienza per finire il mese, e allora che cosa fai?
Non tutti possono trovare un lavoro, a non tutti è concesso, e poi c'è tanto altro. Ci sono persone inadatte al lavoro, persone disadattate, con turbe psichiche, ecc.
Non ci dovrebbero essere persone al mondo che non hanno il minimo per vivere, e questo indipendentemente da tutto.
E in un mondo dove esiste gente che muore di fame non dovrebbero esistere uomini che sguazzano nell'oro. E' un accostamento inumano. Ma siamo uomini, e percio' inumani per definizione.

Giuliano ha detto...

La risposta governativa è sempre quella: schedare. Schedare tutti, vecchi, poveri, mendicanti, tutti con la carta di credito che attesta quel che sono.
Prima o poi, la schedatura verrà buona.
(provate a dare un'occhiata al sito dei giornali seri, c'è già una proposta di legge in corso d'approvazione)

giulia ha detto...

Io ricordo, quando ero piccola, che una volta venivano nei cortili di casa a suonare e tutti ci affacciavamo alla finestra e buttavamo giù denaro: era normale farlo e nessuno aveva esitazioni. Oggi i cortili sono chiusi e davvero non sempre è facile saper cosa fare. Sono venuta a volte a Milano ed anch'io li ho incontrati in metrò. Adesso mi porto sempre una moneta in tasca perchè, se decido di darla, almeno è pronta. Giulia

Silvia ha detto...

Mi ricorderò sempre un ragazzo rasta a Parigi, molti anni fa, che con la sua chitarra elettrica suonava, si fa per dire, No woman no cry. Subito io e la mia amica correvamo a dargli qualcosa nella speranza che gli altri ci imitassero e lui così cambiasse carrozza. Era stonatissimo, uno strazio. Parigi per me è anche questo:)
Ma questo post parla d'altro. A volte mi capita di provare pietà per coloro che sono all'angolo e mi fermo, cerco dentro di me la compassione, cerco di condividere fossero anche pochi euro, ma senza fare elemosina perchè è umiliante per chiunque. A volte sono di fretta, come tutti, sono distratta, ho molte cose da fare, e vado a testa bassa. Non mi accorgo dei violini, dei fiori, dell'età e del sesso. Solo un bambino mi rubava il cuore all'uscita del supermercato, sempre, anche se andavo di fretta, ero nervosa e con la testa altrove, un sorriso me lo strappava sempre e i dolci e il latte e il panettone e le caramelle e la carne e le uova li compravo per lui. Era di una bellezza straordinaria e rideva con gli occhi. Ognuno ha le sue debolezze. Un giorno non l'ho più visto, nemmeno sua madre. Spero stiano bene.

mazapegul ha detto...

E' vero che sempre piu' quelli che lasciano una monetina sono stranieri, spesso di quelli abbronzati (come si dice ora). A me non dispiacciono quelli che suonano (decentemente, si spera) nel metro o sui marciapiedi. A volte lascio una monetina, a volte no. Mi piacerebbe che si fermassero piu' a lungo, mentre il demone del profitto li porta a fare esibizioni molto brevi. Trovo invece intollerabile, nel metro milanese, i messaggi pubblicitari suono e vuideo in alcune stazioni (Duomo, p.es.): quelli proprio non li sopporto, li odio, mi sembrano una violenza assurda.

Solimano ha detto...

A proposito dei mendicanti.
La grande storia cristiana è stata rimossa dalla coscienza e dalla cultura, in primo luogo dal Vaticano, con dogmi ed encicliche ed epulonerie di ogni tipo, ma basta guardare nella documentatissima guida rossa del Touring su Bologna per rendersi conto. Nell'indice ci sono diverse chiese titolate a Santa Maria, fra di esse ne cito tre: Santa Maria della Pietà, Santa Maria della Carità, Santa Maria della Misericordia. Dal nome, si capisce cosa facevano e Santa Maria della Pietà è una delle più vaste chiese di Bologna, ma nel Seicento non la chiamavano così, ma "I mendicanti". Oltre il 10% dell'economia bolognese girava attorno alle elemosine e così scriveva il Canonico Carlo Cesare Malvasia (magnifico scrittore) ne Le pitture di Bologna (1686):
"Si può di qui seguitando, e sboccando nella strada maestra di Strà S.Vitale, portarsi alla nobile Chiesa ultimamenta voltata, e terminata con disegno di mastro Bortolo Arhitetto del Reggimento, di Santa Maria della Pietà Ospitale de' fanciulli Orfanelli e mendicanti, e perciò comunemente detta i Mendicanti".
La Guida Rossa del Touring elenca le cappelle con un numero, ma così non faceva il Malvasia, che le elenca con le Corporazioni e i Mestieri che le costruirono, che si contendevano i pittori l'una con l'altra, che pagavano le spese per i Mendicanti. I nomi veri sono Salaroli, Ferrari, Speziali, Orefici, Falegnami, Mercanti di seta. Il quadro del Reni col Trionfo di Giobbe, attualmente al Louvre, era in questa chiesa, in cui c'era un quadro del Gerbieri dal titolo che parla da solo: "Giobbe colpito da piaghe sul letamaio". Tutto questo era un "fenomeno storico di una età che vede l'aumento dei poveri e il premere sulla città dei mendicanti" (Anna Stanzani).
Sembra che parli di oggi...

saludos
Solimano
P.S. Pe dire il profondo coinvolgimento popolare, e per chi fossero fatte le pitture, basta il titolo lungo e meraviglioso di un quadro in una chiesa di Bologna:
"San Giuseppe chiede perdono alla Madonna per aver dubitato della sua innocenza riguardo la gravidanza".

mazapegul ha detto...

E che dire di Assisi, sede del più importante ordine mendicante della cristianità, dove da qualche mese fare l'elemosina è probito?

Roby ha detto...

Anche a Firenze ultimamente siamo diventati esperti nella nobile arte di proibire a lavavetri, mendicanti ecc. di "esercitare" il loro "mestiere".
Io -proprio IO, così MITE, lo confesso con lucido cinismo- con chi chiede l'elemosina sono sempre andata un po' a simpatia.
Al vecchietto che suona (male) il violino vicino a piazza della Repubblica, per esempio, dò volentieri una monetina. Mentre, molti anni fa, ricordo ancora il gesto non troppo fine con cui risposi al nomade che mi avvicinò sulla porta della chiesa di S.Miniato mormorando: "Signurì, sugno u' terremutato del Frìuli!".

'Notte

Roby

Habanera ha detto...

Zena, ti ringrazio.
"... per attutire, solo per un momento, il senso di vergogna e di impotenza" Ecco!

Solimano, hai ragione, non possiamo indossare su noi stessi i mali del mondo. Ma ci sono momenti in cui questi mali ci investono all'improvviso, costringendoci ad uscire dal nostro piccolo Io. Credo, e mi auguro, che capiti a tutti.

Sabrina, è proprio così: siamo uomini, e percio' inumani per definizione. Questa frase può sembrare cinica, invece è l'essenza di tutto.

Giuliano, la risposta governativa purtroppo la conosciamo.
Ma noi mica siamo governativi, nevvero?

Giulia, dovrei prendere esempio da te. Invece ci penso sempre quando ormai è troppo tardi. Non ho mai la risposta pronta per seguire gli impulsi del mio cuore.

Silvia, è vero, questo post parla di altro.
Quell'altro che non ho saputo o voluto esprimere. Ma lo ha fatto Zena per me.

Màz, a me non dispiace nessuno. Se suonano bene è un piacere in più, altrimenti è un piccolo fastidio che dura solo pochi minuti. Ad ogni fermata cambiano carrozza, si può tollerare.

Roby, andiamo un po' tutti a simpatia. C'è chi ci colpisce di più e chi ci lascia quasi indifferenti.
Siamo esseri umani anche noi, non angeli scesi da cielo.

Grazie a tutti
H.