venerdì 7 novembre 2008

La storia dell'uomo albero

sabrinamanca

Ieri all'ora di pranzo guardavo la televisione.
Improvvisamente è apparso un un essere metà uomo e metà albero. Non era un fotomontaggio ma bensì un pescatore indonesiano il cui corpo è infestato di verruche che gli fanno assomigliare mani e piedi alle radici di un albero.
Mi sentivo soffocare al solo pensiero di quell'uomo, e del dolore che deve provare a vedersi mutato in un mostro da baraccone, una trasformazione che non è da meno di quella subita da Gregorio Sansa nella metamorfosi di Kafka.
Poi ho ripreso il fiato e l'ho ascoltato parlare, anche se era penoso tenere gli occhi su di lui.
Ha raccontato della sua malattia, rarissima, che induce un virus a trasformare in scorza d'albero le sue cellule cornee. La povertà, la carenza cioè di un'alimentazione ricca di vitamine fa il resto. L'uomo, abbandonato dalla moglie, sopravvive grazie alle sue apparizioni in tv, alle interviste, e all'aiuto dei suoi figli.
Alla fine dell'intervista l'ho visto sorridere, un bel sorriso.
Mi sono detta: ma io, in fondo, che ne so.

7 commenti:

Silvia ha detto...

Bè è impressionante. E' pur vero che ci sono molte persone che vivono in condizioni terribili, in un letto, in cui vedono modificarsi il corpo e pure la mente, fino a diventare altro eppure hanno il coraggio giorno dopo giorno di andare avanti. L'uomo ha questa forza innata.

giulia ha detto...

L'uomo è un animale adattabile, c'è gente che ha questa forza... Forse è impressionante, ma se conosciamo le persone e le amiamo nulla ci fa più effetto. Giulia

Giuliano ha detto...

Anche a Milano ci sono molti mendicanti che esibiscono mutilazioni e malformazioni. Si pensava che fossero cose scomparse, che tutti avessero trovato un posto, e invece stiamo tornando come ai tempi di Dickens, o a quelli di Notre Dame di Victor Hugo: perché si sa che non lo fanno di loro spontanea volontà, c'è dietro la criminalità organizzata.
La reazione comune è di farli sparire: basta non vederli, poi che fine fanno non importa a nessuno, e quando la Caritas fa presente il problema si prende le male parole, anche in diretta tv.

Comunque sia, il fatto che una persona in queste condizioni accetti di farsi vedere è una cosa che desta ammirazione.

Solimano ha detto...

Una cosa importante non ce la raccontano, la vediamo solo in qualche film, come Ben Hur o Brancaleone alle crociate (pensa te!): la lebbra. Eppure, i Re di Francia toccavano gli scrofolosi ed i lebbrosi perché le loro piaghe defomanti si sanassero, eppure i lebbrosari c'erano ancora nel Novecento.

saludos
Solimano

Dario D'Angelo ha detto...

le analisi di Foucault sono sempre attuali. Nascondere, segregare, l'ordinaria "malattia"; esibire l'eccezionalità per tranquillizzare, per di-mostrare la sua lontananza dal nostro vivere :-)

mazapegul ha detto...

Tod Browning, negli anni '30, fece un film, Freaks, in cui gli attori erano i "mostri" del circo Barnum. Ebbe dei problemi e ancor oggi si dibatte -a proposito del film- se sia più pietoso celare o più inclusivo esibire.
I freaks facevano una loro vita da freaks, magari esibita per un profitto al circo, spesso sfruttati. Nelle strutture para-ospedaliere fanno una vita da reclusi, magari anche di lusso.
Chissà.

Giuliano ha detto...

Ci sono dei momenti toccanti anche nel "Frankenstein" di Mary Shelley, che è dei primi dell'Ottocento, e anche in "Il ragazzo selvaggio" di Jean Itard, 1798. (del film che ne trasse Truffaut ho parlato in questi giorni).

In questi giorni ho rivisto il "Casanova" di Fellini, e altri film dove recitano dei nani: in fin dei conti sono attori, come nel circo, e questa è una cosa che dà dignità. Sicuramente è molto peggio l'emarginazione, e il disprezzo. In questo caso, si tratta di una malattia che potrebbe (o poteva) essere guarita, ed è grave che quest'uomo non sia stato curato.