domenica 16 novembre 2008

Extracomunitario

Giuliano

George Clooney è un extracomunitario. Lo so che sarà uno shock per molte, ma è la verità.
Oddio, cosa avrà fatto di male? Sembrava una così brava persona... E’ proprio vero che non ci si può più fidare di nessuno. Anche Ronaldinho è extracomunitario, ma quello lì, almeno si vede, con quella faccia, nero nero e coi capelli crespi e le labbra grosse. Ma Clooney no, non me l’aspettavo e sono fortemente deluso.
Che dire? Non so altrove, ma qui nel triangolo Como-Milano-Varese “extracomunitario” è diventato sinonimo di criminale, di barbone, di ladro e violentatore, di qualcuno che non si lava e puzza e che trama sempre qualcosa contro di noi. E sia ben chiaro che non sto scherzando, provate un po’ ad ascoltare cosa dice la gente.
Stavolta non faccio il giochino di mettere la voce presa dal dizionario, anche perché il mio Zingarelli è vecchiotto e “extracomunitario” non c’è. Del resto, il significato è chiarissimo: extracomunitario è chi sta fuori dalla comunità, che in questo caso è la Comunità Europea. Tutti gli svizzeri sono extracomunitari, e sono anche ben contenti di esserlo: hanno più volte votato contro alle proposte per l’ingresso della Confederazione nella UE. Infatti me li immagino spesso, gli Svizzeri, che ci guardano con disprezzo e indicandoci col dito pensano: “Comunitari!!!”.
Ogni tanto capita (anzi, capita spesso) che si propongano parole per sostituirne altre logorate e diventate dispregiative. Per esempio, “non vedente” al posto di cieco; o “down” al posto di mongoloide, “di colore” invece di negro. Il risultato è che “di colore” diventa un insulto, che “down” diventa un insulto, eccetera eccetera. Anche “extracomunitario” ha seguito lo stesso percorso, e io non so più cosa dire. Tutti questi termini, “mongoloide”, “negro”, “sordomuto”, non sono mica insulti: provate a leggerli bene. “Mongoloide” significa che chi ha il morbo di Down assume tratti simili a quelli della popolazione della Mongolia, “negro” è una parola italianissima e prima ancora latina che può sembrare razzista solo a chi è di lingua inglese, dove “nero” si dice “black” e “nigger” è chiaramente un insulto. Anche “baluba” indica una nazione, i Ba-Luba dell’Africa centrale. Ma per molti di quelli che crescono qui, grazie anche all'intervento illuminante di ministri e assessori regionali e provinciali, anche “marocchino” è un insulto, e anche “romeno”; come se poi noi all'estero fossimo considerati migliori degli altri (pia illusione, ma è tanto bello crederci...).
Ma tanto poi cosa ne parlo a fare? L’unica speranza è che la questione sia presa a cuore da Massimo Boldi e Christian De Sica. Magari se nel prossimo film di Natale ci mettono una battuta del tipo “uei che bella extracomunitaria”, forse qualcosa cambia. Hai visto mai?



9 commenti:

giulia ha detto...

Nell'uso delle parole dimostriamo tutta la nostra ipocrisia. Concordo pienamente con quello che dici... Giulia

Roby ha detto...

Giuliano, questi tuoi post con le "definizioni" sono davvero dei pezzi di bravura!!!

Ti confido che circa 25 anni fa, mentre passeggiavo di sera in una via del Cairo sottobraccio a Sean Connery, alle mie spalle udii la voce di uno sconosciuto egiziano (evidentemente italofono) che bisbigliava con disprezzo: "ITALIANI... TUTTI MAFIOSI!"

Roby

PS: tutto vero, giuro. A parte Sean Connery...

mazapegul ha detto...

M'associo ai complimenti per la serie. L'allargamento della UE ha messo in crisi i giornalisti, che non potevano più chiamare extracomunitari rumeni e polacchi. Mai ho sentito dire di Amanda Knox, "extracomunitaria indagata per l'omicidio di una studentessa non Schengen."

Barbara ha detto...

Mi associo anch'io ai complimenti.

Mi hai fatto venire in mente un episodio della mia vita.
Ero una ragazzetta poco scafata (non che adesso invece...) e facevo la hostess in un supermercato. Una signora mi chiede un'indicazione:
-Mi scusi, dove sono i bicchieri di plastica?

E io, con tutta l'innocenza del mondo:

-Laggiù, vicino a quel signore pelato.

La signora mi guarda con disprezzo e poi mi apostrofa con tono da professoressa acida:
-Non si dice pelato, si dice calvo!

Ancora oggi ho un forte dubbio sul valore dispregiativo della parola "pelato", che a me in tutta sincerità sembra tanto carina...

Amfortas ha detto...

Post molto interessante e che fa riflettere.
Proprio oggi una mia amica mi ha fatto correggere una sua tesi di specializzazione in cui, proditoriamente, si definisce ipovedente un povero cieco.
Io, comuqnue non sono né pelato né calvo, bensì scarsicrinito :-)
Ciao!

(ma lo sai che Verdi e Boito quando parlavano tra di loro, per non scoprire troppo le carte, chiamavano l'Otello il caffellatte?)

Giuliano ha detto...

Cara Barbara, prima o poi lo metterò davvero, su "Abbracci e pop corn", lo special sui pelati nel cinema. Che è una categoria alla quale sono ben contento di appartenere: Sean Connery, Yul Brynner, John Malkovich, Ed Harris, Luca Zingaretti... Sono in ottima compagnia!

Amfortas, "caffelatte" è una bella definizione, Otello e Jago e Desdemona tutti in una sola parola. E poi il caffelatte è un bel colore, ogni tanto vedo qualche ragazzina di quel colore lì e mi piace pensare che avrei potuto una figlia così, ne sarei contentissimo. Un mio cugino se ne è sposata una, color caffelatte: da quel che vedo, un'ottima scelta sotto tutti i punti di vista. (lei è piccola e carina, il bambino invece sta venendo su come noi).

Giuliano ha detto...

PS: grande e grosso, intendo. (il bambino di mio cugino)

annarita ha detto...

Post scoppiettante e quoto Giulia, ci stiamo specializzando nel non dire. Chi si azzarda più a pronunciare spazzino invece di operatore ecologico oppure disabile anziché diversamente abile...
Annarita

Maurizio2 ha detto...

Riguardo ai giri di parole per definire le categorie, c'è una vecchia barzelletta che è sempre attuale.
Dialogo tra due "diversamente giovani" , diciamo due settantenni:
il primo: "Ai miei tempi, se perdevi un occhio eri orbo; adesso sei un "videoleso"; se non sentivi, eri sordo; adesso no, sei un "audioleso"; il cervello non ti funziona bene? prima eri matto, adesso sei un "cerebroleso"...."
E l'altro: "Allora noi, cosa siamo diventati, dei "tirolesi"?