domenica 16 novembre 2008

Gemmea l'aria, il sole così chiaro

zena

Gemmea l’aria, il sole così chiaro…

Mattino da giornata pascoliana.

Mantova sa essere accogliente come un guanto e godereccia come una festa, quando vuole.
Oggi voleva e favoriva un vagolare senza progetti, alla ricerca del sole più caldo, da un portico all’altro.
Sotto uno di questi portici incrocio una ‘vecchia allieva’ del liceo: telefona a sua madre perché porti in piazza il suo bambino; lo devo assolutamente vedere. Lo vedo, infatti, e mi gratifica con un sorriso multiplo, come se mi conoscesse da sempre.
E’ bello ritrovarsi così, ad appuntamenti senza date, e ancora più bello è vedersi riflessi nel piacere dell’altro e nei suoi ricordi.

Sul filo di lana di questo tepore mi trovo davanti alle vetrine ottocentesche di una storica drogheria del centro. Arriva sotterranea la sensazione di qualcosa di strano, di una deprivazione fatta di espositori semivuoti e scansie orfane: “Stiamo chiudendo l’esercizio, non lo sapeva?”
Non lo sapevo.
E già la parola ‘esercizio’ arriva da lontano, da un linguaggio fatto di mercanti e mercanzie, di spezie e coloniali…
Ora, questo smantellare, questo vendere pezzo a pezzo, confetto a confetto, alzatine e vassoi compresi, mette una gran tristezza.

Compro cinque piattini, un piattone e una vecchia bottiglia di Cassis.
Mi sembra di andare a casa con un pezzetto di passato avvolto in carta gialla.

La laguna di Mantova d'autunno

6 commenti:

Giuliano ha detto...

Il mondo cambia, e non sempre è un progresso. Ma questo lo sai già, cara Zena.
Io ho seguito per un po' di tempo queste normative Iso sulla qualità, e sono norme molto belle, così come tutte le altre di questo tipo; ma poi la cosa migliore è sempre avere un negoziante di cui fidarsi. Una persona, e non un marchio.
Purtroppo, queste persone sono ormai rarissime da trovare.

giulia ha detto...

Quanti negozi ho visto chiudere qui a Torino e ne sono arrivati di "orribili"...
L'incontro, però, con la tua allieva è bellissimo. Capita anche a me ed è sempre qualcosa che emoziona.
Giulia

Roby ha detto...

Inutile tenere il conto di quanti "esercizi" storici sono già passati a.. peggior vita, qui a Firenze!

D'altra parte, mi piace solo a metà la soluzione "lasciamo l'insegna e modifichiamo il tipo di merce venduta", in voga qui da me. Ne ha parlato Arfasatto in un suo post, qualche giorno fa: in via Tornabuoni c'è ancora scritto, in bei caratteri, FARMACIA INGLESE, ma dentro vendono scarpe!!!

Baciotti, Zena carissima!

Roby

Solimano ha detto...

Mantova ha solo un difetto, grosso però: arrivarci da Milamo è scomodo, a meno di prendere quel treno, uno solo (andata e ritorno ogni giorno).
Però quando li vedo qui, gonfiare il petto con la storia di Monza terza città della Lombardia... come si fa... Monza è a dieci chilometri da Milano. Mantova ha meno della metà degli abitanti di Monza, ma ha una sua singolare centralità. Ho rischiato anche un matrimonio mantovano, ma la bigamia non era consentita, peccato. Una storia bella e semplice che una volta o l'altra racconterò.
Hai ragione, Zena, "esercizio" a me dà un senso di compito svolto, di regolarità non noiosa, di fiato lungo, di potersi fidare.
Però i mantovani credono che i loro tortelli di zucca siano meglio dei tortelli d'erbette di Parma. Non è così. Ma la grande gastronomia non è a Mantova e Parma, è in certi paesi che non dico.

grazie Zena e saludos
Solimano

Habanera ha detto...

Ogni "esercizio" portato avanti da generazioni ha una sua atmosfera precisa, inconfondibile, un calore tutto particolare.
Quando arriva il momento della chiusura, e chiedi il perchè, la risposta è sempre la stessa.
I più giovani non vogliono saperne, hanno altri interessi, altri progetti per l'avvenire.
Al posto dell'antico esercizio arriverà un negozio impersonale e moderno, identico ad altri che trovi in ogni parte del mondo, e noi ci sentiremo sempre più stranieri nelle nostre città.

Un abbraccio
H.

Amfortas ha detto...

Ho vissuto in prima persona un'esperienza del genere, quando la mia attività di famiglia è stata spostata dal suo luogo naturale a un freddissimo capannone industriale.
Devo pure aver scritto qualcosa di tristissimo, da qualche parte.
Ciao.