mercoledì 7 aprile 2010

Il tempo dei Bei Momenti (2)

Ottavio

All’inizio fu Primo ad accollarsi l’onere di pubblicare i Bei Momenti. Evidentemente durante la gestazione del programma aveva pensato bene di prepararne già qualcuno. Infatti il primo Bel Momento di un diverso estensore è il n. 9 ed è di Manuela Faccani.
Io, continuamente sollecitato ed incoraggiato da Primo, avevo trovato nella memoria una serie di ricordi, paesaggi, personaggi legati ad un’esperienza oggi irripetibile, e cioè l’infanzia vissuta in un piccolo villaggio minerario della Sardegna, Ingurtosu, oggi praticamente abbandonato, negli anni a cavallo tra i ’40 e ’50.


Il pozzo Gal di Ingurtosu

Quella riflessione produsse due B. M., l’uno che descriveva un viaggio immaginario attraverso il paese e i ruderi delle installazioni minerarie, un bell’itinerario di archeologia industriale (come raccontava il TCI nella pubblicazione “Campagna e Industria – I segni del lavoro” del 1981) l’altro il racconto di un’estate trascorsa su una spiaggia poco lontana dal villaggio, quella di Piscinas, diventata oggi ahimè un luogo di vacanze cult a dispetto della difficoltà di accesso (e forse anche per questo).


Spiaggia di Piscinas

Erano due B. M. diversi da quelli fino allora pubblicati, quasi tutti incentrati su impressioni al cospetto di opere d’arte note o meno note, però Primo apprezzò questa variante e me ne sollecitò degli altri sulla Sardegna (più avanti infatti ne pubblicai ancora…).
La cosa singolare fu che i due B.M. su Ingurtosu e Piscinas produssero delle simpatiche conseguenze. Qualche mese dopo la pubblicazione ricevetti una prima telefonata da un certo Paolo G. Aveva letto i B.M. e mi chiedeva se ero uno della famiglia che sessant’anni prima abitava ad Ingurtosu.


Veduta di Ingurtosu

Lo avevo ormai dimenticato, ma nei primi anni ’50 Paolo era uno dei tanti bambini con cui trascorrevo lunghe ore all’aperto nella campagna e nei boschi intorno al paese. Ora lavora in Sardegna e fa il marketing manager di un’azienda multinazionale di alimenti per l’infanzia, ma quell’esperienza lo ha talmente segnato che ha mantenuto un “pied-à-terre” nel villaggio e ci va tutte le volte che può con la famiglia. Naturalmente l’ho incontrato e con lui altri “reduci” di quel tempo. Bene, da quella volta è scontato che quando mi reco in Sardegna, generalmente in estate, debbo accordarmi con lui per trovarci al villaggio. Mi dice sempre “Devi venire in primavera, quando fiorisce il cisto, la campagna è tutta bianca che sembra abbia nevicato!” Una volta o l’altra lo farò.

Passa un po’ di tempo e ricevo un’altra telefonata dalla Sardegna. Mi chiama l’architetto Carlo Vinci. Mi dice che è il responsabile del progetto per la costituzione di un museo della miniera di Ingurtosu ed è alla ricerca di documentazione e testimonianze, oltre che sugli impianti e sul lavoro nella miniera, sui ritmi e i riti della vita sociale del tempo. Aveva letto anche lui i due B.M. e mi chiedeva se avevo piacere di fornire un contributo.
Caspita se mi faceva piacere! Per circa un anno mi sono buttato a capofitto nell’impresa riesaminando vecchie carte e foto di famiglia, stimolando ricordi nei miei familiari, andando ad intervistare vecchi minatori in Lombardia e nel Veneto rintracciati attraverso il passaparola di conoscenti (e non potrò mai dimenticare la commozione di questi vecchi, ormai tra gli 80 e i 90 anni, quando gli spiegavo chi ero e perché andavo ad intervistarli). Io stesso mi sono impegnato a testimoniare, attraverso una videoregistrazione, com’era la vita dei bambini in un paese dove le abitazioni si alternavano ad officine, depositi di legname e altri impianti minerari; com’era la scuola, i nostri giochi, come e dove e con quali materiali si svolgevano.


Bene, si arriva infine all’inaugurazione del museo (luglio 2007) con tanto di cerimonia e di autorità ma soprattutto alla presenza di tanti protagonisti della vicenda. Una grande rimpatriata!

Che morale trarre da tutto questo? Innanzitutto la scoperta della potenza della rete, sembra scontato ma mi è parsa in tutta evidenza solo dopo questa esperienza. E in seguito ho avuto altre conferme. Quel che mi ha più colpito positivamente è stata la rivelazione secondo cui attraverso la rete è possibile mantenere la Memoria in tempi nei quali la continua sovrapposizione di notizie ne facilita l’oblìo.
Anche per questa nuova fiducia debbo dire grazie alle insistenze e alla tenacia di Primo.

7 commenti:

zena ha detto...

caro Ottavio: mi spiace, non avevo visto che avevi già postato tu.
Scusami.
Cancella pure il mio pezzo: posso rimetterlo un'altra volta.
Grazie per aver risolto il problema dell'invito scaduto.
E scusami ancora per questa involontaria sovrapposizione.
zena
(Riscrivo il commento pure qui da te:))

Roby ha detto...

Caro Ottavio, una fiorentina-per-sbaglio come me, con ben 2 quarti di sangue SARDO nelle vene, non poteva non apprezzare il tuo post! Il mare e il cielo della Sardegna, tutto sommato, hanno poco da invidiare a quelli di Malta: peccato che nell'isola dei miei avi io sia stata solo una volta, vicino a Sassari, quasi 30 anni fa. Suvvia, andiamo, è tempo che ci torni...

R.

ottavio ha detto...

Zena, non mi azzardo a cancellare il tuo bel post, ci mancherebbe altro!
I nostri visitatori leggeranno il tuo e il mio, se vogliono.

Roby, brava, è tempo che ci torni!
La Sardegna è più vicina della... Cina di Bellocchio! Malta è un piccolo gioiello, ma alcuni posticini più vicino giustificano un viaggio.

Ma ti consiglio le mezze stagioni!
Saluti
Ottavio

Silvia ha detto...

Io amo la Sardegna. Tutta. L'area di cui parli che conosco bene, la visitai per la prima volta molti anni fa e ne rimasi folgorata. In primo luogo perchè non battuta dal turismo selvaggio per cui manteneva intatta tutta la sua prorompente bellezza. Poi i colori della vegetazione, sel suolo e del sottosuolo che uscivano attraverso i corsi d'acqua, poi i profumi. Se chiudo gli occhi li sento tutti e un brivido mi percorre la schiena. Grande emozione.
Condivido ciò che scrivi sulla rete e su Primo. La potenza della prima era ben nota al nostro che tanto lavorava per divulgare la conoscenza, per lui unico modo per combattere il degrado dilangante che ci circonda. Grazie Ottavio, un post che mi ha regalato forti emozioni.

Roby è vero, in primavera, in Sardegna, cominci a credere che il paradiso esista davvero. Anche se non sei credente, credimi! :)
Ora che sei tornata, posso dirtelo: la mia esperienza a Malta è stata così negativa che stento a parlarne. Non ci tornerò mai più, nemmeno se mi pagassero.

mazapegul ha detto...

Caro Ottavio,
ricordo bene quel tuo Bel Momento. Bellissima la storia che ne segue.
Non sono sicuro che la storia testimoni della potenza della rete in sè, quanto della potenza di un suo utilizzo "impegnato" (che non vuol dire "palloso", al contrario: non essere pallosi richiede impegno, almeno a chi non è scrittore diprofessione).
Nel tuo caso, l'impegno ha richiesto un certo consumo di suole: ciò per cui Primo aveva molto apprezzamento.
Saluti,
Maz

Barbara ha detto...

Che bella storia.

E' vero, la rete ha un potenziale straordinario.

Un saluto
Barbara

Roby ha detto...

Cara Silvia, cosa mai ti è accaduto di così tremendo a Malta? Sembra l'antefatto di un thriller alla Hitchcock...

[;->>>]

...allora NON ti piacerà neppure il mio prossimo post sull'argomento...

[;-<<<]

R.

P: concordo. La rete è grande. A volte stupefacente.