giovedì 18 febbraio 2010

Proprietà formale

Gauss


In epoca remota, ho passato qualche mese di servizio militare come sottotenente di complemento assegnato ad una di quelle strutture militari che i film di spionaggio collocano in inaccessibili bunker nei quali si aggirano, in regime di segregazione, i detentori dei destini del mondo.
Macché, il mio bunker era un villino umbertino con annessa palazzina anni trenta, entrambe immerse in un tranquillo giardino sovrastato da alti pini mediterranei. Quali compiti specifici mi fossero assegnati non riesco a ricordarlo, forse nessuno, tranne quello di arrivare onorevolmente al congedo. In quella fortezza Bastiani nascosta nel cuore della città aleggiava un torpore felpato, decadente e avvolgente che induceva ad assecondare il fluire indisturbato del tempo ed anch'io, provvisorio sottotenente Drogo, sprofondai senza ritegno nella sonnolenta, confortante certezza che là dentro, giorno dopo giorno, l’intera durata dell’orario ministeriale sarebbe trascorsa senza che nulla accadesse. Le cose accadevano fuori, in abiti civili, nei ritrovi cittadini, nel vagabondaggio turistico, in trattoria, sulla spiaggia.
A prevenire che l’assenza di marzialità compromettesse la matrice militaresca del luogo provvedeva un colonnello, preposto alla “proprietà formale” del personale militare, quasi interamente composto da ufficiali, molti di alto grado.
Aveva il compito, svolto con scrupolo e discrezione, di controllare puntualità, correttezza di comportamento, cura della persona e ortodossia d’abbigliamento. Ogni mattina, dalla scrivania del suo ufficio aperto sul corridoio d’ingresso, non c’era minuto di ritardo, saluto fiacco, barba lunga o calzino sbiadito che potesse sfuggire al suo occhio severo. Era un bell’uomo sulla cinquantina, dal portamento fiero ed elegante, formalmente impeccabile, mai viste mostrine di colore così vivo come le sue! Una mattina, ad ispezione ultimata, si stava giusto accingendo alla lettura del giornale quando si accasciò sulla scrivania, abbattuto sul campo da un colpo apoplettico, “morto di subbito”, dicono al Sud, da dove proveniva.
La quieta ordinarietà della nostra vita ne fu sconvolta.
La salma venne composta in una cappella e noi ufficiali di recente nomina fummo comandati ai turni di veglia. Unica presenza, oltre alla nostra, quella di una ancor giovane signora bionda, abbandonata, quasi rassegnata al suo dolore. Non era sua moglie, il mio informatissimo collega Trino (un triestino mattocchio che giurava di avere un fratello di nome Uno) era venuto a sapere che da sua moglie si era separato il giorno stesso del matrimonio, per via di un taciuto dettaglio formale su cui un assertore del principio di identità forma=sostanza non poteva sorvolare.
Il mattino della solenne cerimonia funebre, toccò proprio a me e a Trino assistere, sull’attenti ai lati della bara, alla sfilata di autorità militari che portavano le loro condoglianze alla moglie (quella formale, che sostanziale lo era stata solo per poche ore) e ascoltare impassibili l’omelia del cappellano che apertamente puntava il suo dito inquisitore sulla bara del peccatore ed affidava alla pietà celeste l’incombenza di prendersi cura della sua anima.
La signora bionda piangeva ignorata su una delle ultime panche. Dopo la cerimonia, sempre sola, ci avvicinò - eravamo gli unici ad averle rivolto uno sguardo di attenzione - ci ringraziò e quasi si scusò per la prolungata immobilità cui le esequie ci avevano costretto (un’ora sull’attenti, una tortura) e ci abbracciò. Un lungo abbraccio consolatorio, intenso, formalmente improprio. Io non ne seppi più nulla, Trino non so.

Gauss


Note:

Per qualche ignoto meccanismo mentale, è stato il post di Roby "La trama del destino" a far riaffiorare questo ricordo.

Le immagini sono tratte dalla collezione di acquerelli dipinti dal Generale di Corpo d'Armata Pietro Giannattasio, un uomo multiforme, artista ironico e raffinato, ufficiale di cavalleria (ha comandato la spedizione a Beirut), politico (eletto alla Camera), sportivo praticante (nel 1971 ha vinto con la sua squadra il titolo di campione italiano di Polo). E' scomparso nel 2004, per una caduta da cavallo.

Dall'alto:
- Ufficiale del Genio in uniforme invernale (1876)
- Ufficiale di Stato Maggiore in uniforme di servizio (1928)
- Ufficiale di Stato Maggiore in uniforme ordinaria (1939)

6 commenti:

Solimano ha detto...

Gauss, tu racconti con giusta discrezione, ti capisco, ma io ho fatto fatica a farmi un'idea su questa faccenda del formale/sostanziale. Credo di esserci arrivato, ma la mia domanda è: ma questa coppia, non era al corrente che nella città di Roma esisteva la Sacra Rota che praticamente aveva le tariffe per scioglimenti rapidi del vincolo matrimoniale? Tariffa a tempo, in proporzione inversa: minore era il tempo per lo scioglimento più si pagava. Solo che tu potresti dirmi: "Eh no, la clausola non poteva essere esplicitata, trattandosi di un militare!" Potrebbe essere (le clausole si possono inventare, bastava pagare), ma come la mettiamo con la signora bionda, poverina? Spero che il tuo amico Trino non avesse simili clausole.
Quella villa umbertina... ho capito di cosa si trattava! Fra di noi c'era una gara di raccomandazioni per andarci: una perfetta sinecura. Uno spionaggio impiegatizio fa ridere i polli, figurarsi. Il giro c'era, ma fuori, il gioco vero era all'interno delle ambasciate.
L'ho vissuto a Roma, quel periodo: l'ambiente era pieno di pericolosi generali: hai presente D'Alota e De Lorenzo? Fatto sta che mi toccò buttarmi nel telone, fra le altre prove d'ardimento, ma volevo andare in licenza e mi buttai con addosso una strizza, una strizza!
Alla fine ho capito: quegli alti generali erano veramente pericolosi perché non avevano niente da fare per tutto il giorno, e allora il tintinnar di sciabole era divertente.
Piena solidarietà alla signora bionda, ma anche all'altra!

saluti
Solimano
P.S. Però non hai detto che alla fine Gianattasio fece politica con "Forza Italia", chiamato da Berlusconi che sapeva le sue virtù organizzative. Prima ci provò coi Repubblicani ma non era cosa.

Roby ha detto...

Caro Gauss, ho gustato alquanto il tuo racconto, lusingata di esserne stata la seppur involontaria ispiratrice. Tutta la mia simpatia per la signora bionda, ovviamente: certo, per il mancato ricorso alla Sacra Rota l'ufficiale avrà avuto un'insondabile ragione... Un mio conoscente ne ottenne lo scoglimento del vincolo dopo vari anni di matrimonio, grazie -oltre, immagino, a generose prebende- alla testimonianza strafalsissima di amici, i quali giurarono di aver udito gli sposi asserire, prima delle nozze, di essere ben decisi a NON AVERE FIGLI...!!!???!!!!

Saluti e abbracci (formalissimi!!!) da

Roby

Silvia ha detto...

Mi piacciono moltissimo questi disegni. Mi ricordano quelli degli abiti alla moda nelle prime riviste parigine specializzate. Quelle per sarta, per intenderci. Erano magnifici.

Gauss ha detto...

Solimano, io ho riferito il fatto così come è accaduto e l'antefatto così come l'ho saputo. Del mancato ricorso alla Sacra Rota non saprei che dire, ci sarà stato qualche impedimento dirimente.
Il Piano Solo del generale De Lorenzo (di Aloia non si è mai capito se fosse suo rivale o complice) è una vicenda che per poco non ha messo l'Italia in mano ai carabinieri. Non per noia da fannullaggine, per logica di guerra fredda, e probalmente il golpe si è fermato perchè la politica si è arresa. Se ne sa ancora poco perchè Cossiga ha poi sepolto tutto sotto una colata di "omissis".
Sull'identità della villa umbertina credo però che ti sbagli, niente a che vedere con Forte Braschi, e comunque niente raccomandazioni.
Buttarmi dalla torre è toccato anche a me (stessa strizza, ma solo la prima volta, poi è un divertimento).

Roby, credo che si sia capito che anche la mia simpatia (ancor più esplicita quella di Trino) andava alla signora bionda.
Ricambio formali abbracci.

Silvia, sì, le silhouette di quelle riviste avevano qualcosa che le accomuna a queste. Qui c'è in più una forte componente di colta ironia.

Un saluto collettivo.

Gauss

alberto ha detto...

posso azzardare la mia solita mascalzonata?
azionata la rota, per sacra che fosse,
magari gli sarebbe toccato
di impalmare la signora bionda...

Solimano ha detto...

Gauss, le prove di ardimento fondamentali era due: quella del telone e quella della carrucola. Per me, quella che provocava più strizza era la carrucola, però, anche volendo, scendere esposti sul traliccio fa più paura che salirci su, quindi mi sono buttato con la carrucola non per mancanza di paura, ma perché una paura era minore dell'altra.
Raccomandazioni. Il problema era legato non ad ambizioni militaresche o di spionaggio, era che i romani desideravano restare a Roma per tutta la durata del servizio militare. Essere a Forte Braschi voleva dire poter andare tutte le sere a casa o dalla morosa, e i romani erano (e sono) fatti in modo tale che solo i più sfigati erano raccomandati da generali di brigata... Su su su, sempre più su...
Alberto, eccola, la tua malizia quasi maligna! Non ci avevo pensato... e mi sa che anche la signora bionda, pur così amorosa, avrebbe finito per rivolgersi alla Sacra Rota, anzi, alla Sacra Ruota, come dice Nino Manfredi nel film L'audace colpo dei soliti ignoti, lapsus bellissimo, perché nel film Mandredi fa il meccanico d'auto col soprannome di Piede Amaro, visto che sua moglie lo tradisce con Gastone Moschin che fa il libraio. E' un tradimento che Piede Amaro patisce soprattutto sotto l'aspetto culturale. Consiglio a tutti di rivedere questo film, che è addirittura meglio del primo (I soliti ignoti) anche grazie ad una signorina che si chiamava Vicky Ludovisi e che nel film ha una eroticissima erre moscia, oltre al resto. La erre moscia le passa grazie a una sberla di Vittorio Gassmann.

saluti formali, naturalmente
Solimano