lunedì 18 gennaio 2010

Stanze

zena

Rembrandt: Saskia guarda fuori dalla finestra (part) 1633-34
Disegno, Beymans-van Beuningen Museum, Rotterdam

C’è nella mia casa, porto di mare senza sirene e babele di libri fogli e foglie, la stanza per i silenzi.
E’ una stanza di buon carattere: guarda la strada, che si apre in fondo, e, se solo si sporge, incrocia i colori del ginko biloba, l’ultimo a lasciare il giallo.
In genere è quieta e sfoglia vecchie pagine.
Per ringraziarla di tante mute regalie, la accendo di ciclamini piccoli o di erica bianca, perché i fiori sono il mio modo di dipingere i pieni e i vuoti di gratitudine.
E’ l’unica stanza che io e L. non dividiamo mai, per un tacito patto.
La usiamo in alternanza.
Nel resto della casa piace sentire la corposità della compresenza.
Lì, invece, si sta bene soli: la stanza tiene senza comprimere, diventa latte caldo se c’è freddo, diventa lavanda e menta se c’è malessere.

Una volta era la stanza eletta per ascoltare la mia musica, quella di cui neanche riconosco il nome, ma che so passo a passo, perché l’accompagno nel suo viaggio lungo la mia vita.
(Vivo nella suprema indifferenza per nomi numeri dati di qualsivoglia natura, io. Li vorrei scivolosi e malcerti…Fosse per me, anche noi cambieremmo nome, nelle nostre stagioni …)
Eppure, in questi giorni, ritirati e infittiti come una maglia di lana, persino la musica sembra far rumore.
La mia stanza lo sa e tace.
Offre una poltrona al cappotto, che è fatica riporre nell’armadio, e l’altra a me.
Sa che ho bisogno di tacere perché le energie tornino a fluire, le mani si scaldino, i pensieri si sgelino e il fare, sempre in combutta col dovere, lasci il posto a vagabondaggi non finalizzati, al perdere tempo. Ah, poter dire e sentirsi dire “non c’è obbligo”.
La mia stanza diventa lo spazio dei respiri.
Da piccola tenevo il fiato più che potevo, perché doveva pur succedere qualcosa. Magari il fiato trovava altre strade; fluitava nelle vene?
Perdevo la scommessa e aprivo la bocca.
Adesso non gioco più così: adesso respiro fondo e intanto ascolto l’anima del pavimento che risponde ai passi, il grattino del pennino sulla carta, così diverso dal suono secco della tastiera, che lascio tranquilla, perché si decomprima e mi saluti, al ritorno, senza ricordarmi il lavoro.

In questo silenzio, sto con il brusio dei linguaggi interiori, che lentamente affiorano come sgravati dai pesi. E cerco risposte morbide a quel filo di pensiero che, lento e interrogativo, sembra cercare le fessure del pavimento di legno.

Rembrandt: Hendrickje dormiente (part) 1655
Disegno, British Museum, Londra

9 commenti:

Roby ha detto...

Bello bello bello. Mi è piaciuto tanto tanto tanto. Grazie grazie grazie Zena: l'ho copiato e fatto leggere a quelli cui voglio più bene... Lo faccio sempre, con i post che mi rubano il cuore.

Baciotti

Roby

Silvia ha detto...

Chi ha un'anima accoglierà con infinita cura, questo scritto, come un gioiello prezioso.
Grazie.


La mia casa mi accoglie sempre in silenzio.
Solo i miei passi battono il tacco.
Che tolgo subito.
Così pare che non ci sia nemmeno io, e se i ricordi affiorano, è davvero così.

giulia ha detto...

Zena cara,

non smetterei mai di leggere le tue parole. Le sento risuonare in me come musica dolce. Mi scaldano, mi rilassano, mi danno quella pace che nasce dal silenzio, quello di cui appunto parli.
"In questo silenzio, sto con il brusio dei linguaggi interiori", come lo sento anche mio. Ero una ragazza e poi una donna che amava tanto agire, fare, perdermi per le strade e fra la gente. Non che tutto questo sia scomparso, no. Sono diversa, però, molto diversa. E spesso mi ritiro nella mia stanza, dove quello che amo mi accompagna, a volte anche il cappotto...

Grazie, per queste oasi che sai creare. Un abbraccio

Solimano ha detto...

Due temi, Zena.

Il primo è quello del rapporto di coppia.
Il secondo quello della musica.

Vivere per decenni con la stessa persona non è facile, il che non vuol dire che sia impegnativo. Richiede... che le due persone non aspirino a diventare una persona sola: diventerebbero due mezze persone. Ne vedo, di coppie così: finiscono per assomigliare persino fisicamente; spesso è una mutua alleanza contro il resto del mondo.
Un'area di rispetto aiuta, un'area anche fisica: la stanza, la poltrona. Mantenere la propria individualità è il dono più sorprendente che si può fare all'altra persona. Sorrisetti teneri, magari complici, sì, ma anche risatone da ragazzi in ricreazione. Le sue persone così diventano tre: loro due è il rapporto reciproco, pianta che ha le sue stagioni, le foglie, i fiori. Pianta da proteggere: hai mai visto la decisione del buon giardiniere raffrontata con la routine ripetitiva di certi operatori ecologici condominiali?

La musica. Non è sempre vero che la musica fa bene. Anche la più bella musica, se dentro stai veramente male, può farti stare peggio. La strada la sapeva Bernanos: fare piccole cose utili, impegnando la testa e le mani. Ci sono sofferenze per cui la vera forza è tenersele, dicendole, è come se le sporcassi, diminuendo la tua capacità di reggerle.

Contatto e ritiro, ritiro e contatto, così Perls. Il guaio vero è che ci tocca di contattare quando vorremo ritirarci, e viceversa.

grazie Zena e saluti
Solimano

Gauss ha detto...

Zena, grazie di avermelo ricordato, da ragazzino provavo anch'io a chiudere la bocca e stringere due dita sul naso dopo aver aspirato a pieni polmoni, e poi mi accanivo a resistere fino a che l'aria premeva sulle tempie, e spingeva le lacrime fuori dagli occhi.
Ero nell'età in cui un ragazzo si misura con se stesso, prova a dominare le emozioni e gli impulsi, resistere alla fatica, sopportare il dolore, vincere le paure.
Il libro di storia mi aveva insegnato che Annibale il cartaginese era insensibile al caldo e al freddo, che assoggettava il suo corpo al dominio del suo animo indomito fino a renderlo indifferente alla fatica, che si concedeva al cibo e al sonno solo quando l'azione non gli imponeva il digiuno o la veglia. Un semidio che per di più, e forse per questo, aveva avuto il coraggio di sfidare Roma e di sconfiggerla al Trasimeno e a Canne.
Nutrivo per lui un'ammirazione sconfinata, e davo alla mia apnea il senso di un'epica imitazione. Se Annibale poteva stare una settimana senza dormire, io sarei stato un minuto senza respirare. Scoppiavo dopo trenta secondi, che però consideravo un record provvisorio.
Smisi il giorno che dalla rubrica Lo sapevate che... della Settimana Enigmistica venni a sapere che i pescatori di perle della Polinesia si tuffavano in acqua e riemergevano dopo tre minuti, e lo facevano anche cinquanta volte di seguito.

Zena, perdonami se sono entrato da clansestino nella tua Stanza dei silenzi e dei respiri.

Gauss

zena ha detto...

§§
Roby, io divento rossa se solo mi salutano, quindi fai le debiti proporzioni:))) Grazie: sono contenta se questa fotografia interiore ti è piaciuta.
§§
Silvia, come ho detto a Roby:)
C'è che ogni tanto credo si possa sollevare la grata su cosa si prova e come ci si sente. La casa è un'orma, per me, e insieme 'memoria attiva': contiene quello che siamo stati e che siamo...
§§
Giulia, anche se mio marito sicuramente mi smentirebbe, io amo molto rimanere in silenzio, perchè, come dicevo qualche giorno fa, ho bisogno della differita. Il silenzio mi serve per ragionare, per farmi i miei 'viaggioni' mentali ma anche semplicemente per decomprimermi.
La casa lo sa e mi corrisponde:)
§§
Sì, nella vita si alternano le fasi del contatto, del ritiro, del ritorno al contatto cambiati dal ritiro, Solimano. Tante cose da fare insieme, una vita da condividere, ma anche qualche isola fatta di ore e di spazi in cui poter coltivare un interesse proprio, senza paura di sottrarre tempi e attenzioni. Rispetto, insomma.
Anche sulla musica sono d'accordo con te.
§§
Gauss, un benvenuto a te e ad Annibale, in questa stanza: gli elefanti sono sul terrazzo e stanno facendo uno spuntino con le ortensie, ma non importa:))
E' un piacere trovarvi qui, di quelli grandi.

Ciao a tutti.
Se vi interessa visionare e/o partecipare a qualcosa che ha a che fare con i racconti(senza concorsi, premi o esclusioni, in tutta libertà),da me c'è un indirizzo.
Ciao.
z

Solimano ha detto...

Ho visto nel tuo blog Zena e commenterò con apertura e con schiettezza.

Con apertura, perché sono favorevole a tutto ciò che superi il solipsismo velleitario. Il paradosso è che ho sempre voluto partecipare ad imprese multiple: Stile libero, il blog di Sabelli Fioretti, i Bei Momenti, Abbracci e pop corn, il Nonblog di Habanera, Stanze all'aria. Ci sono stati(e ci saranno) gli scazzi, ma i piaceri sono stati indubbiamenti di più, facendo le somme giuste. Piaceri e risultati.

Con schiettezza, perché ce n'è assoluto bisogno, altrimenti prevalgono cautelosità, cordate, dire una cosa pensandone un'altra, pensare soltanto ai fatti propri facendo finta che siano di tutti, sorrisi di quelli che fanno male alle guance.

Sarebbe bene che se ne parlasse en plein air. Qui e altrove io lo farò.

Infine, accorgersi de-fi-ni-ti-va-men-te che siti, forum, blog, facebook e altre utili diavolerie sono solo mezzi, da non scambiare con i fini. Che Splinder, Blogger, Wordpress, Google ci marcino perché hanno la loro convenienza mi sembra naturale, ma noi, prima recuperiamo la nostra funzione di stato di persona reale che opera e parla e scrive come tale, meglio è. Quando arrivi qui, ed entri nella Home page, ti sembra di essere in un blog? Eppure lo è, tecnicamente.
Se potrò, darò una mano volentieri, Zena.

saluti
Solimano

Solimano ha detto...

Le immagini sono tratte da disegni di Rembrandt.
Cosa importante: i disegni non sarebbero da inserire nella categoria "Grafica", anche se lo si fa frequentemente per abitudine o comodità. La differenza è nel fatto che i disegni sono il primo pensiero dell'artista, spesso non finalizzato ad una precisa opera finita (incisione, quadro etc). Quindi l'artista lascia su quel foglio anche gli errori, i ripensamenti e procede veloce. Ad esempio il disegno in fondo al post, quello con Hendrijcke, quasi sicuramente Rembrandt l'ha fatto in pochissimi minuti. Ho avuto modo di vedere un film realizzato su come lavorava Picasso, ed è impressionante la velocità: mente-mano-foglio come groppo unico.
Proprio perché il fine è nell'atto stesso, l'artista procede quasi in trance, con forti componente inconscie. Nel primo disegno (quello sopra il post) Rembrandt non si è curato di abbellire l'amatissima Saskia: ha l'aria quasi brutta, seccata, chissà cosa pensava, ad esempio: "Uffa, mi tocca stare qui alla finestra etc etc". Quando c'è Rembrandt, ricordare sempre Focillon: "L'arte non è una rappresentazione di una bella cosa, ma una bella rappresentazione di una cosa".
Una curiosità. Il disegno con Saskia è quasi contemporaneo alla Zuleykha scosciata, il disegno con Hendrijke alla Zuleykha che accusa Giuseppe di fronte a Putifarre.

saluti
Solimano

Anonimo ha detto...

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