sabato 5 dicembre 2009

Zio Vanja

Sgnapis

Teatro Ariosto

Mi emoziona sempre andare a teatro ed assistere alla rappresentazione di un testo importante.
Zio Vania di Cechov è sicuramente un testo importante.
Sabato sera, ho avuto il piacere di vivere un'esperienza nuova, perchè è stata la prima volta che ho seguito un'opera teatrale in lingua straniera originale.
Di grande bravura, la Compagnia del Teatro Accademico di Stato im.Mossoveta, con la regia di Andrei Konchalovsky, è riuscita a catturare il pubblico per due ore e mezzo, malgrado la stragande maggioranza di questo, sono certa che non abbia capito una parola.
Una menzione particolare anche alla scelta dei testi utilizzati come sottotitoli. Se per ovvi motivi, il testo è stato penalizzato perchè non sarebbe stato possibile seguire tutto con gli stessi tempi del recitato, è altrettanto vero che è stata fatta una scelta oculata, tale, da permettere un'ottima comprensione dell'opera di Cechov.
Ma è la bravura di questi attori, che mi ha particolarmente colpita.
Per la prima volta, ho dovuto dare particolare ascolto al tono della voce, all'espressione, alla gestualità, alla mimica, perchè le parole, in questo caso, non le capivo. Non ho potuto permettere che il signore davanti, sempre troppo grande e sempre troppo alto, mi coprisse la visuale, limitandomi ad ascoltare. Ho dovuto spostarmi di lato, stare seduta bene eretta e guadagnare un centimetro di visuale che in prospettiva equivaleva ad un terzo del palco, non mi sono potuta permettere di scivolare sulla sedia lentamente, ma ho dovuto seguire ogni scena con estrema attenzione. Tuttavia, avendo davanti a me un signore davvero imponente, alcuni passaggi non li ho potuti seguire nel migliore dei modi, ma gli attori sono stati così bravi, così espressivi, che malgrado io non capissi una parola di russo, malgrado non potessi leggere il testo in italiano, e non vedessi completamente la scena, ho compreso tutto perfettamente, quasi conoscessi la lingua. E' stata una bella sensazione, una forma di liberazione quasi, uno svincolarsi dalla forma espressiva più comune e alla quale siamo più abituati, la parola parlata appunto. Leggendo il programma, ammetto che temevo si potesse rivelare una delusione, invece ho toccato con mano, ancora una volta, quanto sia complessa la gamma espressiva dell'essere umano, quanto, solo col gesto, ci è dato esprimere e quanto siamo impigriti e spesso condizionati nel comprendere l'altro, che se non parla la nostra lingua, o non parla affatto, si erge immediatamente un muro di inadeguatezza o di rifiuto.
La parola è uno strumento fondamentale e prezioso per comunicare, ma non è l'unico. Se fossimo costretti ad osservare, come unica fonte di apprendimento, anzichè ascoltare, sono certa che si aprirebbe un universo nuovo, molto interessante, forse controcorrente in questo mondo iperteconologico, a volte troppo distante però, da ciò che noi siamo veramente.
Il gesto dunque, come recupero ed espressione della nostra interiorità.
Quando si dice: un gesto vale più di mille parole, c'è del vero.

9 commenti:

Solimano ha detto...

E' verissimo quello che dici, Silvia, lo sperimento spesso guardando i DVD dei film. Utilizzo la lingua originale, anche se non la conosco, magari senza neppure l'ausilio dei sottotitoli. Beh, la storia magari la so, anni fa il film l'ho visto doppiato, ma la comunicazione non verbale è fondamentale. In tutto, l'amore in primo luogo. E' un amore intelligente, quello che dà più peso ai gesti che alle parole parlate o scritte.
Quando parlavo in pubblico, stavo attento a tutti i segnali non verbali, per capire se mi ascoltavano o no. Una bellisssima sfida.
Mia moglie, in classe, abbassava la voce, non l'alzava, se c'era il chiacchiericcio: smettevano.
Cechov ha una storia strana: per anni in Italia lo rappresentarono come triste, mentre i russi sapevano che Cechov è spiritoso e grottesco. Un grandissimo, sia a teatro che nelle novelle (lunghe e corte). E' un anticipatore. Negli anni in cui lui scriveva, Tolstoj non aveva più niente da dire, però lo diceva, il suo niente, in modo burbanzoso. C'è uno scrittore francese che è contemporaneo e che ha una genialità di scrittura paragonabile a Cechov: Maupassant. Però come persona e argomenti preferisco Cechov.

grazie Silvia e saluti
Solimano

Barbara ha detto...

Adoro il monologo conclusivo di quest'opera.

Un giorno venne una signora in negozio, parlammo un po', lei mi raccontò qualcosa della sua vita, alcune esperienze dure e tristi, poi mi disse che trovava sollievo in quelle parole.
Prese il libro e si mise a leggere ad alta voce, con un tono sommesso ma accorato.
Finì che ci mettemmo entrambe a piangere.

Come dici tu Silvia, onore alla infinita capacità di espressione umana. Che siano gesti o siano parole, se all'origine c'è una scintilla di genialità, arrivano sempre.

giulia ha detto...

Parole verissime, cara Silvia.
Ci affidiamo molto ai significati delle parole e trascuriamo i gesti, le espressioni, i movimenti del corpo e tutto quello che a volte fa la differenza nella comunicazione.
E poi la musiclaità della voce, il timbro, la musica che emette anche se non è musica...
Lavorando da un po' di tempo con due attrici mi redno conto di quanto sia così importante quello che a volte trascuriamo.
Sei sempre attenta e sensibile a tutto. Un abbraccio

Silvia ha detto...

Cechov è un amore giovanile mai tradito Solimano. Lo riprendo a fasi alterne, non sempre calzante nella mia vita, ma ciclicamente ripercorribile perchè c'è sempre un pezzetto di un personaggio che mi rappresenta come nessun altro. Di lui mi piace lo sguardo a 360 gradi, profondo e acuto, mai banale, lo sguazzare nell'apparente mediocrità, il nulla apparente del moto del respiro e del pensiero che pare non possa andare oltre l'esistere il momento. Ma il mondo gira oltre e i suoi personaggi prima o poi con questo mondo dovranno fare i conti. E così sarà, senza particolare dramma, senza rumore, in apparente tranquillità, pigiato il dolore, abbandonati i sogni, tutto rientrerà in una normalità che garantirà sicurezza agli animi e alla vecchiaia. Cechov da dignità e fiato all'uomo normale, "di tutti i giorni".



Bella questa cosa Barbara, della signora che ha letto ad alta voce un passo a lei caro. Brave che vi siete concesse un momento così intimo, un gesto così importante, coronato da parole altrettanto importanti. Comprendo la commozione.
Per fortuna dico io, che ogni tanto si possono vivere esperienze così.


Giulia cara, mi piace essere sorpresa da belle cose:) e ascolto il più possibile cosa mi succede dentro quando me ne capita una tra le mani. Credo che il teatro sia una forma espressiva straordinaria perchè racchiude magistralmente più linguaggi. E' davvero potente infatti ne subisco il fascino completamente e rimango rapita come quando da piccola mi raccontavano le favole.
Adoro la timbrica della voce, la postura, il movimento, la scenografia anche minimale, le luci, le pause. Adoro le pause a teatro, sono cariche dell'attenzione di centinaia di persone, una potenza straordinaria.
Mi sarebbe piaciuto molto lavorare in teatro, mi organizzerò per una prossima vita:) e non a caso il tuo prezioso lavoro, ora, lo stai gestendo con due brave attrici di teatro. Loro hanno la possibilità, lavorando bene, di arrivare dove altri relatori, magari bravissimi, non arriverebbero mai.
Tu stai facendo un lavoro molto, molto importante:)*

Anonimo ha detto...

Non riesco a trovare il testo di Zio Vanja, qui in casa: c'è e lo troverò...
Volevo proprio rileggere il monologo conclusivo.
Intanto un saluto a tutti e grazie a Silvia per questo reportage 'dall'interno'.
zena

Barbara ha detto...

Eccolo qua :


"E noi vivremo, zio Vanja. Vivremo una lunga, lunga fila di giorni, di lunghe serate; sopporteremo con pazienza le prove che ci manderà il destino; lavoreremo per gli altri così adesso come da vecchi, senza fermarci un momento, e quando sarà la nostra ora moriremo in pace e di là da morti diremo quel che abbiamo patito, e che abbiamo pianto, e che per noi è stata dura, e dio avrà pietà di noi, e io e te zio, caro zio, vedremo una vita luminosa, bellissima, stupenda, saremo felici e alle nostre tristezze di adesso guarderemo indietro con tenerezza, sorridendo – e ci riposeremo. Io ci credo, zio, ci credo con tutto il cuore, appassionatamente. Ci riposeremo! Ci riposeremo! Sentiremo gli angeli, vedremo tutto il cielo di diamanti, vedremo che tutto il male della terra, tutte le nostre sofferenze, si annegheranno nella misericordia che riempie di se l’universo, e la nostra vita sarà tranquilla, serena, dolce, come una carezza. Io ci credo, ci credo…Povero, povero zio Vanja, tu piangi….tu non hai avuto gioie in vita tua, ma vedrai zio Vanja, vedrai…ci riposeremo….ci riposeremo!"

;-)

Solimano ha detto...

Anch'io mi ero messo alla ricerca, ma ho trovato solo il volumetto con Tre sorelle e Il giardino dei ciliegi.
E' giusto che ci sia arrivata Barbara che i libri ce li ha tutti... o dovrebbe...

saluti
Solimano

Anonimo ha detto...

Solimano, pure io:)
Ma vedrai che fra una settimana salta fuori: è la legge della sottrazione libresca con annessa riapparizione riparatrice.

Barbara, carissima, ci speravo proprio: adesso lo leggo a miamamma per telefono:)
grazie, grazie, grazie:)
un saluto a tutti.
zena

Solimano ha detto...

Mi permetto un paio di consigli librari e filmici, riguardo Anton Cechov. Opinioni mie del tutto contestabili.

Le due migliori pièce teatrali sono Tre sorelle e Il giardino dei ciliegi. Quando la televisione era una cosa bella e seria, ci fu una magnifica edizione TV (ogni venerdì sera si faceva teatro) de Le tre sorelle. Un cast incredibile, che prima o poi rintraccerò in rete. Mi pare che ci fossero Elena Zareschi e Rina Morelli.

Fea i racconti lunghi, consiglio La steppa, Tre anni, Il duello e Il reparto n.6 (quest'ultimo, per chi è forte dentro, è un racconto terribile).

Due film: Oci ciornie di Michalkov (o come diavolo si scrive 'sto russo), ispirato alla Signora col cagnolino (ci ho scritto tre post) e Turné di Salvatores che racconta un triangolo amoroso in una compagnia teatrale che sta recitando in giro per l'Italia Il giardino dei ciliegi. Qui, i post non li ho ancora scritti, ma arriveranno.

saluti
Solimano