lunedì 28 dicembre 2009

"Dialogo sul Tango" (1)

annalisa6604

Le riflessioni, in una sorta di lettera-articolo che scrissi circa un anno fa e che qui ripropongo in quattro puntate, non hanno la pretesa di spiegare cosa sia il tango ma forse piuttosto quello che il tango non dovrebbe essere.
Volendomi allontanare dall'immaginario collettivo mediato dalla pubblicità, dalla moda (recentemente è stato dichiarato patrimonio dell'Unesco), dal fascino inconscio di una danza ritenuta simbolo di sensualità, ho cercato solo di tracciarne quelli che per me, appassionata tanguera, sono i punti essenziali per interpretare la vera essenza di questa "danza" che non può essere ridotta solo a figure e passi ma considerata come una forma di dialogo e d'intesa.


"Queste considerazioni sono nate dal desiderio di far capire ad un mio caro amico, tanguero, la mia visione del tango, della coppia, dell'interpretazione ecc., cercando anche di dimostrargli quanto siano convergenti le nostre posizioni. Le sfaccettature del tango, nella sua interpretazione ed esecuzione, sono talmente tante e variegate che ho deciso di affrontare l'argomento per punti che prescindono da priorità o importanza, ma che sono messi in modo casuale, così come mi sono venuti in mente utilizzando anche alcuni concetti rielaborati in una sorta di raccolta di appunti.

1. Dialogo di coppia e importanza della sensibilità del ballerino.

Sono molto distante dalla visione classica del tango come divisione di ruoli, vale a dire dall’imposizione della marcation da parte dell'uomo e dal conseguente abbandonarsi ad un atteggiamento quasi passivo da parte della donna; ritengo invece che il rapporto di coppia debba essere paritetico, in una sorta di stato colloquiale, secondo cui si instaura tra i ballerini un vero e proprio dialogo.

Questa scelta della parola “dialogo” (non mia ma presa in prestito) indica come dovrebbe essere il rapporto di coppia nel tango: così come nel dialogo si usano simboli che diventano codici di comprensione, allo stesso modo anche nel tango ci si serve di molti movimenti, che si trasformano in codici con significati diversi, attraverso i quali ci si esprime senza parlare. Come il dialogo verbale, per essere fluido e sciolto, deve essere improvvisato e immediato, così deve essere il dialogo nel tango.

Quando si dialoga, infatti, si improvvisa utilizzando il lessico, si fanno discorsi in funzione di una risposta o del contributo di un nuovo concetto, e non si impiegano frasi preparate; così nel tango si improvviserà usando la propria capacità di trasmettere e si ascolterà la risposta che ci si aspettava, o meno, di ricevere e si stabilirà così una nuova frase, esponendo le sensazioni che la musica suscita in noi ed evitando di fare un monologo, ma dialogando con la ballerina in un continuo adattamento alle nuove situazioni.

Questo tuttavia non è possibile se manca la sensibilità dell'interlocutore, cioè se egli non sa ascoltare: entrambi devono saper ascoltare, ma capita spesso che sia l'uomo a non saperlo fare, legato com’è al monologo prodotto dal suo maschilismo. Se invece entrambi sanno ascoltare, il dialogo risulta facile, e se la donna impara a parlare attraverso i suoi movimenti, diventa ancora più facile, in quanto entrano in gioco le prospettive di entrambi"


13 commenti:

Solimano ha detto...

Benvenuta Annalisa tanguera.
Mi piace il raccordo che stabilisci fra il tango e una conversazione: la spontaneità e l'immediatezza distinguono -appunto - una conversazione vera da una falsa. C'è forse un altro elemento: il non sapere dove si ndrà a parare. Però, tutto ciò si basa su prerequisiti: la conoscenza dei possibili movimenti e la conoscenza di un linguaggio non stantio ma versatile. Come un'erudizione seria è prerequisito della cultura. Dopo i quattro brani che pubblicherai uno per settimana, mi piacerebbe che tu raccontassi la tua esperienza attuale di appassionata tanguera: pro, contro, difficoltà o facilità di amicizie e inimicizie. E che tu ci dicessi la provenienza delle immagini che hai scelto, così singolari, e qual è il luogo dove sono state scattate le fotografie. Mi sembra di conoscerlo, ce l'ho sulla punta della lingua, ma non mi viene.

grazie Annalisa e saluti
Solimano

annalisa6604 ha detto...

grazie Solimano per il tuo benvenuto....ma come sei curioso!!!!!Posso solo anticiparti che quella "immagine" è una deformazione di una foto a me molto "familiare" scattata in un bellissimo angolo suggestivo di Milano....non solo nel film "Lezioni di tango" ballano negli angoli più suggestivi di BuenosAires!!!!

Gauss ha detto...

L'angolo di Milano l'ho riconosciuto, la piazza dei Mercanti con gli archi del Palazzo della Ragione. I ballerini non li conosco, ma sono ammirato dell'eleganza del movimento e del perfetto allineamento delle
figure.
Dall'accostamento ballo-dialogo sono indotto a mesti pensieri, io che non posso nemmeno dire di ballare male, che non ballo proprio.

Gauss

annalisa6604 ha detto...

ebbene si Gauss la piazza è proprio quella dei Mercanti e l'immagine, come dicevo a Solimano, è a me molto "familiare"....di più non voglio dire.
Ho scelto quest'immagine, questa piazza perchè l'ho sempre molto amata e considerata come il luogo più autentico di Milano in cui ogni angolo, ogni pietra, ogni scorcio ne racconta un pezzetto di storia e perché non farle raccontare anche un pò di tango?
Peccato tu non sia un "amante" del ballo! Grazie per il commento
Annalisa

Solimano ha detto...

Colpito ed affondato, Piazza dei Mercanti! E pensare che ci sono stato tante volte...
Mi fa venire voglia di fare una serie di post sulle bellezze sconosciute di Milano, profittando di un archivio fotografico che sta a Londra e che è accessibile in rete. Fotografie seppia favolose. L'ideale però (come sempre) è l'abbinamento della foto con un episodio peronale che si è verificato proprio lì, come si fa per le location del cinema.

saluti
Solimano

Barbara ha detto...

Salve Annalisa
interessante spunto quello del tango visto de chi lo sa ballare.

Per me, ignorantissima, è sempre stato un sogno lomtano e irrealizzato-irrealizzabile.

Appena sposata ho brigato, piagnucolato e insistito per convincere il consorte ad iscriverci al "Corso di tango per principianti c/o la bocciofila del quartiere San Gabriele".
Me vedevo tutta vestita de paiettes, afferrata e rivoltata, sbattuta a destra e sinistra, lanciata per aria e riacchiappata al volo. Avevo mischiato nella testa un pochetto di Mouline Rouge con i campionati di pattinaggio sul ghiaccio, ma si sa che sognare non costa niente.
Poi sono rimasta incinta (due volte!) e il corso è stato rimandato a data da destinarsi.
Ma sognare continua ad essere gratis, e dentro la testa ci sono Piazzolla e Galliano a tutto volume (e le immancabili pailletes) :-D

annalisa6604 ha detto...

grazie Barbara per il simpaticissimo commento......io comunque ho rinunciato subito a convincere il marito!
La danza classica era la mia vera passione....in gioventù....e al tango mi sono avvicinata tardi ma forse con ancora più passione. Queste puntate sul tango non credo riusciranno a far sognare....sono piuttosto tecniche e per addetti ai lavori e nello stesso tempo molto "critiche" verso gli stereotipi del tango che ci propinano e che nulla hanno a che vedere con questa meravigliosa danza....
un saluto
annalisa

Silvia ha detto...

Avrei voluto prendere lezioni di tango, ma solo col mio compagno. Ritengo che sia un ballo in cui si debba instaurare un'intesa che va ben oltre la tecnica e l'affiatamento. Ho "ripiegato" poi, sul flamenco. Olè.
Benvenuta.

annalisa6604 ha detto...

Ciao Silvia....hai perfettamente ragione quando dici che nel tango si debba instaurare una intesa e un affiatamento...ma credimi...meglio non con il compagno della vita!!!!Ho assistito a troppi litigi e "tragedie" familiari!!!! Meglio sicuramente un compagno che abbia la tua stessa passione e si lasci coinvolgere da questo "pensiero triste che si balla" cercando e creando l'intesa solo nel ballo.
Grazie della tua attenzione...magari anche alle prossime puntate.
Annalisa

Solimano ha detto...

I litigi li ho visti spesso fra coppie che giocano a carte insieme.
Così, a naso, mi sembrava che dovesse esserci una componente erotica nelle coppie che ballano il tango, ma a parte la danza professionale, che ha evidentemente delle regole sue, come la recitazione nel teatro o al cinema, due appassionati di tango -tango come danza- hanno una priorità diversa da quella di un uomo e di una donna che non si sono mai conosciuti e ballano insieme per conoscersi.

Tutto questo lugo periodo senza un punto che è uno per dire che:

1. Il tango ha una forte componente erotica, questo non si può negare (anche la pittura e il cinema ce l'hanno).
2. Chi ama il tango di per sé, vede il partner come un mezzo, non un fine.
3. Quindi, può essere pericoloso per la stabilità di una coppia di vita reale la passione comune per il tango.

O mi sbaglio?

saluti Annalisa
Solimano

Silvia ha detto...

Le litigate che ho fatto con mio marito a giocare a pinnacolo! Da scannarci. E meno male che è definito il gioco dei muti:)

annalisa6604 ha detto...

Solimano è vero che, come dici, "chi ama il tango di per sé vede il partner come un mezzo e non come un fine" ma è anche vero che chi ama il tango in realtà "ne ha bisogno perchè, confusamente, sta cercando qualche cosa"....queste parole non mie ma di una cara amica tanguera mi avevano fatto riflettere sul perché anche sia "difficile" poter coltivare questa passione all'interno di una coppia.....
un salutone
Annalisa

toio ha detto...

nel rapporto di coppia, può esserci anche il Tango in comune, senza che si creino pericolose incomprensioni. Basta utilizzare un po' il discernimento oltre la passione, con la mia compagna utilizzo questa tecnica: andiamo a ballare circa tre volte alla settimana, una volta andiamo a ballare in due posti diversi ognuno per proprio conto(a Milano è facile), le altre volte andiamo insieme, ma balliamo insieme solo qualche tanda all'inizio, o alla fine, o se non ci sono abbastanza "caballeros" in sala!