venerdì 13 novembre 2009

Siamo in autunno...

Giulia

E' un periodo che la cosiddetta vita reale mi prende molto, forse troppo e a volte ho l'impressione che tutto cada nel vento e non trovi radici. E' un periodo così. L'altro giorno leggevo la filosofa Zambrano che ha saputo essermi di conforto e la propongo anche a voi.

“Mi piacerebbe moltissimo – dice all'amica Reyna Rivas – che il mio nome non apparisse da nessuna parte; di scrivere, quello sì, e di esistere solo per i miei amici e per coloro che si presentano con il cuore aperto. Sono sicura, cara amica Reyna, che sarebbe l'unica cosa davvero feconda. Siamo in autunno ed è un segno: cadono le foglie di un'epoca, cadono e i semi della nuova epoca e del nuovo mondo che non sarà né nuovo né mondo se non raccoglie quel filo d'oro della tradizione: quei semi, Reyna, devono rimanere nascosti, germogliando affinché un giorno si manifestino con tutta la loro forza, lucenti, senza timore. E' il momento della germinazione e anche di fare il pane, affinché si cuocia lentamente. Non è il momento di offrirlo perché la gente non mangia, non vuole né può mangiare quel pane. Il pane della parola autentica si può distribuire e si può gustare e si potrà gustare solo al tempo opportuno. Quando ci sarà di nuovo fame, bisogno reale, di parole non più funzionali o strumentali. Di parole alimentate ”.

7 commenti:

Solimano ha detto...

L'autunno per me è bellissimo - o bruttissimo - esattamente come le altre stagioni: inverno, primavera, estate. La bellezza - o la bruttezza - è nel mio occhio che guarda, a seconda di come sono messo dentro, cosa che in gran parte non dipende dalla mia volontà. Esssere consapevoli, tutto qui, un passo difficile, perché le strologo tutte pur di non fare i conti che dovrei fare. Ma la consapevolezza che sto strologandole tutte è il primo passo fondamentale, il resto segue con facili operazioni (direbbe il Màz).

Sulla popolarità del nascondimento in rete e fuori, la situazione è paradossale: tutti dicono che amano il nascondimento... e tutti corrono in giro da un blog all'altro a comunicare che si stanno nascondendo. Si vede che nascondersi fa fino, è di moda, ma è come quando eravamo bambini, in cui il bello di giocare a nascondino era se ci trovavano, se non ci trovavano ci rimanevamo male.

Oggi a me piace mostrarmi più che nascondermi, ma in una cosa concordo con la filosofa Zambrano: mostrarmi con selettività.

Amo i giochi a somma positiva, quindi mi piace mostrarmi a chi si mostra ed ha del bello da mostrare, e poi c'è un senso del limite legato più al discernimento che all'umiltà.
Non si può, veremente non si può, porsi delle aspettative fuori luogo, per ansia di presenzialismo, per esserci comunque. Esserci perché? Solo per esserci? Ma va!
Mettiamo le cose in fila, diamo delle priorità ragionate e ragionevoli, poi diciamo punto, fregandoci le mani per la contentezza e cambiando marciapiede quando è il caso.

Salvo una cosa, in cui, Giulia, hai perfettamente ragione: la vita reale, a differenza di quella virtuale, le priorità non ti permette di sceglierle, te le detta. E tu, allora, devi solo obbedire, a prescindere che sia piacevole o spiacevole quello che ti detta. Più che obbedire, prendere atto, e basta.

grazie Giulia e saluti
Solimano

Giulia ha detto...

Solimano,io non amo il nascondimento di per sè, ma neanche il protagonismo fine a se stesso come constato essere all'ordine del giorno, il presenzialismo come l'hai chiamato tu. Le idee, la loro fondatezza e concretezza nonchè la loro fattibilità contano poco: l'importante è apparire.
Si sgomita insomma per avere "un posto a tavola".
La rete credo sia specchio di quello che c'è fuori.

Non è tanto importante se mostrarsi o no, ognuno sceglie ciò che preferisce, ma è importante la coerenza,non vendere fumo o parole vuote.
L'umiltà poi ha preso un significato che non piace neanche a me perchè usata in contesti e in modi impropri.Se pensi all'etimologia della parola (Humus: terreno, non mi sembra una brutta parola.
E bisogna darsi delle priorità, sono d'accordo, d'accordissimo. A volte te le dai tu, a volte te le suggerisce la vita o te le impone.

Quello che mi piace però di quello che dice la Zambrano è che ci sono periodi in cui certe "parle" non attecchiscono, bisogna saper aspettare il tempo e comunque seminare. E mi piace l'immagine della parola "alimentata", fatta crescere, nutrita, che dà nutrimento.
Grazie

Silvia ha detto...

E' un pezzo molto profondo Giulia, che condivido in pieno. Io credo che tante parole scritte e parlate siano la somma dei bisogni di comunicare e di gridare la propria presenza, in un mare di solitudine alimentata proprio dalle troppe parole che non possono avere miliardi di significati. Le parole hanno il loro significato ed è l'uso proprio o improprio che ne sancisce la differenza.
Credo che ci siano tante parole abusate, tante parole di cui viene fatto un uso improprio, credo che ci sia una esagerazione di comunicazione per non dire nulla di autentico e di vero. Credo che spesso si dicano cose solo per piacere e per essere accettati e non è ciò che si pensa veramente, credo che in questo mondo spesso ricco di suoni emessi, ogni tanto arrivino delle parole che alimentano qualcosa, che sono importanti, che lasciano un segno, perchè sono parole autentiche, consapevoli, ragionate. Parole dette o scritte dopo lunga riflessione, esposte con onestà, con rigore, con rispetto di chi deve accoglierle. Parole sincere.
Anche io adoro l'autunno, perchè è la stagione in cui sono nata, in cui mi riconosco. Un tripudio di colori e al contempo l'anticamera del freddo inverno. La sferzata di freddo sole radente, il bisogno di raccogliersi in casa, a volte imbacuccati nelle sciarpe di lana per proteggiersi dalla nebbia marpiona, apparentemente nascosti, in realtà un po' in pausa dal mondo, forse anche da se stessi.
E' un periodo di gestazione, di riposo, di tempi lenti.
Così necessari per riconoscersi.

zena ha detto...

Sono parole molto belle, in cui sto compiutamente bene: sono parole da abitare, infatti.
A me dicono il senso di un'esistenza: esserci per seminare qualcosa e lasciare che covi, che germogli e che cammini, senza rivendicarne proprietà e/o maternità...

Le parole e le idee non trovano sempre la terra in cui attecchire, ma vanno seminate con la la pazienza dell'attesa.

Barbara ha detto...

Cara Giulia,
spero un giorno di raggiungere la tranquillità che permetta di far germogliare le buone parole che sono state seminate in me.
Per ora mi sembra di stare, più che in autunno, in un inverno tempestoso.
Tutto è frenetico, tutto intorno mi prende per le maniche e tira (e spesso non è neanche un' espressione figurata).
Ho letto e scrivo con una bimba sulle ginocchia. Questo per dire che a volte quello che serve per fare certi percorsi è lo stato di concentrazione giusto. Una sorta di silenzio interiore che permetta certe riflessioni. Ma come si fa ad averlo quando ti pare di viaggiare sopra un baraccone del circo equestre?
Boh, io non ho risposte, per il momento tengo duro e dico: passerà.
E' da settembre che tra polmoniti, tossi e bronchiti varie non c'ho entrambi i figli guariti in contemporanea. Finisce uno e inizia l'altra, e così via. Li metto in fila di fronte all'aerosol, una scappa di qua, l'altro frigna di la, poi li riacchiappo e si ricomincia da capo. L'autuinno sarà anche metaforico, ma a questo punto devo proprio dirlo: W l'estate!

Barbara ha detto...

kimmhhjhjghgh

Questi sono i saluti di Sofia Luna ;-)

Giulia ha detto...

Silvia, hai detto bene: ci sono troppe parole, non essenziali, vuote, abusate e "malate", sovraccariche di significati o svuotate. E abbiamo bisogno di autenticità, di coerenza e come dici così bene di "Parole dette o scritte dopo lunga riflessione, esposte con onestà, con rigore, con rispetto di chi deve accoglierle". Il rispetto per chi deve accoglierle è fondamentale.
Anche a me piace l'autunno per i suoi colori caldi e perchè aiuta il raccoglimento e la riflessione.
E abbiamo bisogno di questi momenti per guardare dentro di noi, per ritrovare sensi, rapporti, relazioni vere.

Cara Zena, concordo. Si ha sempre troppa fretta di vedere i riultati, e rimaniamo anche delusi perchè non vengono. Invece, è importante mantenere il senso del nostro agire e imparare l'attesa... Chi sa più attendere?

Cara Barbara, quando si è mamme giovani credo che sia naturale sentirsi come te. I bambini ti prendono letteralmente per le maniche e tirano, ed è bello, bellissimo che sia così. Ma ti stai occupando di loro e questo per me è meraviglioso, è il compito più bello e più faticoso, ma non aver paura di perdere il tempo. Perchè il tuo tempo entra in loro e si trasforma in cose belle e sane. Hanno bisogno di te e non solo. In questi momenti è davvero difficile ritagliare momenti di silenzio. Ci sono passata e sono contenta di aver fatto a mio modo quella strada.
Le parole belle che hai dentro le percepiamo tutte dal tuo modo di fare e di essere in questo blog.