giovedì 15 ottobre 2009

Saghe

Sgnapis



A breve concluderò la mia saga:

Sgnapis e il Travertino romano
Sgnapis e la Camera dei chiodi spuntati
Sgnapis e il Prigioniero dell’Obi
Sgnapis e il Secchio di pittura murale
Sgnapis e l’Ordine della settimanale
Sgnapis e l’Elettricista mezzoinpensione
Sgnapis e i Doni della muffa.

Sono stanca ma soddisfatta a parte la cassettiera settimanale, oltre al resto, che tarda ad arrivare. E questo non mi mette di buon umore perché ho ancora la casa sottosopra.
E mentre armeggio con bauli e scatole dove emerge di tutto, mi ritrovo in mano vecchie fotografie, bigliettini, lettere, agende, annotazioni scritte chissà quando a chi e perché.
Capita così di guardarmi ad uno specchio di molti anni fa, riconoscendomi a volte, a volte proprio no, osservando chi ho accanto, provando per taluni tanta nostalgia, per altri niente, quasi fossero estranei. Eppure tutti sfoggiamo un sorriso che pare sincero.
Che strana che è la vita. Quante sorprese riserva, ma mai quante noi ne riserviamo a noi stessi. Fino ad arrivare al punto che mi chiedo: Ha ancora senso che io conservi tutte queste cose?

17 commenti:

Silvia ha detto...

Grazie Solimano dell'assistenza tecnica. Poi mi dirai cosa c'era che non andava.
Buona giornata

Barbara ha detto...

Ma sei tu quella della foto?
Come sei bella....

Silvia ha detto...

Era il 10 settembre del 1988. Com'ero sarebbe meglio dire Barbara.
Grazie comunque:)
Ho scelto questa foto infatti, per l'espressione che mi piace molto e perchè è un po' rovinata dal tempo.
In più di 20 anni sono cambiata in tutti i sensi, e per certi aspetti, credo in meglio.
Una buona consolazione.

Anonimo ha detto...

La Silvia sarà bella in ogni stagione della sua vita.
Certezza assoluta:)

zena

Solimano ha detto...

Silvia, stanotte ti avevo fatto un reply per dirti come avevo sistemato, ma il reply non ti è arrivato e allora lo spiego qui, perché può essere utile anche a qualcun altro.
Il problema si pone quando non si scrive direttamente sulla bozza, ma si va a prendere da un'altra parte un proprio testo già formattato. Perché interviene un contrasto fra la formattazione del testo e i default di formattazione del blog, ora prevale l'uno ora l'altro.
Io sono tecnicamente rudimentale, ma sono uno sgabolone: non riuscivo a saltarci fuori e allora sono andato sull'Anteprima del tuo post, che era corretta, e ho fatto un brutale copia/incolla del testo dell'Anteprima nel modo html (in alto a destra sopra il modulo post).
Dopodiché ho fatto una ugualmente brutale cancellazione del tuo testo ingabolatissimo per ragioni di formattazione (naturalmente non ho cancellato l'immagine di bella donna che sta sopra, le belle donne guai a cancellarle). La mia gabola ha funzionato, miracolo! In conclusione, in casi del genere, meglio avere un testo di partenza nudo e crudo, senza formattazioni, oppure fare come ho fatto io in modo rudimentale. Alla fine ho fatto "marameo stufilino" a Blogger tenendo l'indice sul mio naso.
Però, abituatevi a lavorare in html: sono quattro stupidate che persino io sono riuscito a capire e con le immagini si può fare di tutto con facilità: grandi, piccole, a destra, a sinistra, in qualsiasi punto del testo. Provare per credere.

saluti
Solimano

Habanera ha detto...

Bella, bellissima, ma più pensierosa che raggiante.
Sbaglio o in questa foto sei vestita da sposa?
Vabbè, d'accordo, non sono fatti miei...

Un bacio con lo schiocco, come piace a te
H.

Silvia ha detto...

Amica zena cara:) grazie delle tue parole. Anche tu sarai sempre bella, bellissima:)

Ahhhhhhhh Solimano hai copiato dall'anteprima! Furbacchione! Ecco che non ci avevo pensato. Quindi anche se non ci salto fuori normalmente, basta che vada in anteprima e che copi da lì, perchè lì è formattato correttamente. Molto bene. Oppure scrivo direttamente senza salvare il testo sul pc. Di solito io cerco di lavorare in HTML, ma forse lo credo solamente, mica lo faccio:) Grazie mille.


Sì Haba è del giorno del mio matrimonio. E ho scelto proprio questa foto, anche se non è la più bella, perchè ho uno sguardo in cui mi riconosco quando ho delle perplessità o non sono felice o qualcosa non sconfinfera. E avevo ragione. Grazie:)

mazapegul ha detto...

Ecco, non osavo dirlo: anche a me sembrava un vestito da sposa, ma temevo di fare una gaffe. (Il vestito di Jaqueline Bisset nella Donna della Domenica non sarebbe andato bene anche per un matrimonio? il tuo, da come lo si vede nella foto, andrebbe bene anche per una cortese, ma serrata discussione col commissario Santamaria).
Gettare o non gettare. Mai gettare nulla. Attendere casomai che vada perduto. (Vivere senza traumi non necessari, è la mia way of life).
Ciao,
Maz
PS Come va con la Jolanda?

Solimano ha detto...

Jacqueline Bisset... ne La donna della domenica.... Màz, mi hai dato un'idea a cui probabilmente darò un seguito inatteso fra un po' di tempo. Nel blog del cinema, non qui.
Interessante il discorso che fai sul vivere senza traumi non necessari, anche se non lo condivido del tutto: non è che i traumi capitino per ragioni esclusivamente esterne, avvengono in funzione di certe scelte interiori che vanno comunque perseguite, a prescindere dal trauma o dal non-trauma. Specie se ci avventura in zone in parte inesplorate, e tu ricercatore lo sai. Ma anche, scendendo a livello piccolo (non piccolissimo) quando persegui un certo tipo di innovazione in rete, come sto facendo in vari modi da più di due anni. Perché la domanda giusta non è: si rischia il trauma o no? Ma è: serve, questo tipo di innovazione, oppure è solo un nuovismo narcisistico? A parte che credo che le tre virtu del blogghiere siano la curiosità, la malizia e il narcisismo (che però deve essere come il clavicembalo: ben temperato).

grazie e saluti
Solimano

Giulia ha detto...

Cambiare qualcosa in casa, a volte vuol dire rimescolare anche il passato e accorgersi di essere stata qualcuno che forse non si ricorda di essere o di avere incontrato gente che non ricordavi più... Che strana davvero la vita. E' difficile che io guardi indietro, ma ultimamente mi capita più spesso di farlo e mi dà sensazioni strane che non sempre riesco ad afferrare e comprendere.

Buon lavoro cara amica.

Giulia ha detto...

Ah, dimenticavo bellissima fotografia... Ma del resto se è bella chi è ritratta come potrebbe essere diversamente

Silvia ha detto...

Non lo ricordo l'abito della Bisset, ma presumo di sì, considerato che in quel film interpreta una signora della Torino bene. Sarà un abito elegante che potrebbe essere indossato anche per un matrimonio. Forse:) Il mio era molto semplice e casto. Avrei potuto affrontare qualsiasi circostanza e non sarei stata fuori luogo.
Anche se un abito da sposa solitamente non è l'abito che si indossa ogni giorno per andare in ufficio. Fosse solo per i tacchi chilometrici:)
Io comunque avevo tutt'altra idea del mio abito da sposa, ma proprio un'altra cosa, molto attinente alla parete che ho dipinto adesso, ma mamma e sarta (combinata mi-ci-dia-le) hanno preso il sopravvento. Tiriamo innanz che ora non ha importanza tutto ciò.
Io Maz, fino a ieri, non buttavo via niente. Per carattere. Conservavo il bastoncino che ho raccolto lungo l'argine del Po, di quel tal giorno di 6 lustri fa. Se e quando mi torna in mano, ricordo perfettamente la giornata e la sensazione che provai quando lo raccolsi. Ho sassi, foglietti, tovagliolini di bar seminati per il mondo, piccoli oggetti che segnano un percorso emotivo molto intenso.
Tuttavia, ho compreso, che ci sono accadimenti nella vita, che hanno il potere di sconvolgere questo percorso emotivo a tal punto che questi oggetti, ma anche le immagini legate ad essi, non rappresentano più nulla, o cose così diverse da ciò che le avevano originate da non appartenerci più, non come prima. O forse semplicemente certi capitoli si chiudono definitivamente e non ha senso riaprirli. E la cosa più sconvolgente per me, che li ho sempre così gelosamente custoditi, è che non me ne frega niente. Mai come ora sento di appartenermi, di non aver perso nulla di me, tuttavia, quella lì non so più chi sia. Mi rendo conto di non essere stata molto chiara, purtroppo faccio fatica a spiegarmi come vorrei.
E non credo nemmeno che sia solo dipeso dal recente lutto che ha sconvolto la mia vita. Penso piuttosto che fosse in atto da molto tempo questo processo di cambiamento e che questa disgrazia ne ha accellerato il compimento.
Per me ora è liberatorio spogliarmi e liberarmi di certi legami. Questo sottosopra di casa non è a caso e va ben oltre una semplice tinteggiatura di pareti, l'ho capito subito. E va bene così. Ho capito che devo tagliare, "dimenticare" e alleggerire. Ed è tanto liberatorio. E poi mi sento capita, come mai nella mia vita, dalle persone che ho vicino, voi comopresi e questo è davvero importante.
La Jolanda? Una meraviglia. Aspetto che questo freddo becco molli la presa e poi andrò a fare un girettino con lei che ne ho una voglia...

Silvia ha detto...

Non avevo letto la tua risposta Solimano prima di rispondere a Maz e condivido.

Curiosità d'accordo, narcisismo passi, ma malizia perchè?
Io credo che il motivo principale per cui una persona impianta un blog è per "incontrare". NOn sempre è semplice passerella. Spesso è ricerca dell'altro e condivisione. Credo.

Silvia ha detto...

Gilia dolce. Come al solito siamo in sintonia. Fino a poco tempo fa, se pensavo a me, mi pensavo nella postura da centometrista, pronta allo scatto, concentrata alla meta.
Caduta più volte nella vita, confusa spesso, ho fatto scelte sbagliate, percorsi in tondo, a vuoto. Ho sprecato molto tempo utile per la mia vita. Tuttavia ogni mia cellula era rivolta in avanti, verso il nuovo, forse semplicemente in fuga da qualcosa che non andava bene. Ma io questo non lo sapevo, allora.
Tenere le cose, ogni cosa, mi pareva il giusto antidoto per non dimenticare nulla, dopo, quando fossi stata ormai lontana. E una parte di me non vedeva l'ora di essere tanto lontana. Ma in realtà io non mi sono mai spostata davvero. Non ho mai cambiato asse, non ho spostato mai il mio orizzonte che è sempre stato quello della centometrista. Rimedio facile con fuga annessa.
Ora che sono consapevole di questo e che desidero ben altro per me, è ovvio che ciò che ho in mano non mi appartiene, non per il motivo per cui l'ho conservato. Posso tenerlo perchè è una bella immagine, un bel sasso, un bel ramoscello o un bel tovagliolino da bar. Ma devono esere proprio belli molto perchè io li conservi, perchè non sono più la copertina di Linus che erano prima, e quindi non rivestono per me così tanta importanza a ben guardarci. Non tutti per lo meno. Ecco perchè ho cominciato a fare pulizia.

Andrò dal babbo tra poco. Buona domenica a tutti:)

Barbara ha detto...

In questo post il discorso è diventato molto ampio.
Io, carissima Silvia, non so che dirti, perchè per carattere non conservo quasi nulla.
Se dovessi portare con me gli oggetti veramente importanti della mia vita riempirei mezzo zaino o poco più. Due o tre libri, un paio di quaderni, qualche foto e poche carabattole, e mi sto tenendo larga per non fare la figura di quella che dice a-me-non-me-ne-frega-niente.
Per tutta la vita ho avuto seri problemi con lo spazio. Mi è sempre mancato, per fartela breve. E questo ha sviluppato una certa tendenza a non conservare, non ammucchiare nulla che non fosse strettamente funzionale.
I ricordi li ho sempre tenuti dentro la testa e basta, salvo rielaborarli col passare degli anni e col cambiare della personalità.
Ma in fondo, mi chiedo, non accade lo stesso a chi stipa l'impossibile? La mente davvero riesce a congelare il ricordo dentro un oggetto? Io non credo.
Comunque, se hai bisogno di aria e di spazio, ma non sai risolverti, esistono pur sempre le soffitte. Questi luoghi impagabili ricchi di mitologia ;-)

Silvia ha detto...

Però Barbara ammettilo, nello zaino sono certa che metteresti il pirata:) I ricordi non si congelano, mai, vivono di vita propria, fanno come le rane del deserto, possono stare sotto la sabbia per un anno intero e riaffiorare vivi e pimpanti come se li avessi vissuti il giorno prima. Un oggetto, una frase, un profumo, un suono possovo avere un grande potere evocativo. Forse nel tuo caso, non avendo molto spazio a disposizione, hai collaudato un sistema conservativo della memoria non materiale, ma alla fine è sempre una questione mentale e interiore. La mia soffitta, molto bella a dire il vero, nella quale accarezzavo il sogno di farci uno studio e non è detta ancora l'ultima parola, è quasi vuota. Baule, cassapanca, comò della nonna sono tutti in casa. Il resto delle cose si è perso nei vari traslochi e cambi anagrafici. Forse, a ben pensarci, conservo meno cose di quante ne conservino altri, che hanno avuto una vita meno vagabonda della mia.

Solimano ha detto...

Silvia, vediamo un po'.
Curiosità. Non la curiosità pettegola e superficiale, ma il desiderio di scoprire e di verificarsi con esperienze diverse dalle proprie. E la vera curiosità di apprendere, perché non c'è niente di peggio di uno che crede che le cose che lui non sa, proprio perché lui non le sa, siano solo delle emerite caz..te. E' una bieca autodifesa assai diffusa che consente di restare come si è, senza mettersi mai in gioco. Una sordità sistematica che tocca anche gente che ha letto quintali di libri. Lo dico spesso perché lo tocco con mano ogni giorno: culturaggine e ignorantaggine sono due sorelle che si forniscono alibi vicendevolmente.
Narcisismo. Perché è naturalissimo negli esseri umani, uomini e donne. Come ci comportavamo nelle balere? Ci nascondevama fra il gabinetto e gli attaccapanni? Non ci credo al falso umilismo così diffuso, né credo ai silenzi di nascondimento: non si può non comunicare e con queste tattiche si comunica eccome! Mi si nota più se ci sono o se non ci sono? Quindi il narcisismo va mostrato: il problema è: ha delle belle penne, 'sto narciso o 'sta narcisa?
Perché un narcisismo che mostra un nulla fritto non fa neanche ridere.
Malizia. Serve in rete. Perché la rete è afflitta da un grave strabismo morale, a forza di anonimi, di nickname fasulli, doppi, di commenti sdilinquanti, di invidie tanto più forti quanto più negate e di egoismi meschinetti. Di carattere, tendo in partenza più all'entusismo che alla diffidenza, quindi mi capita di essere deluso, e la delusione fa male. Bisogna interiorizzare un detto brianzolo: "Essere come i fiammiferi, che li puoi fregare solo una volta". La vera conoscenza personale aiuta a sgamare, e sono sempre più convinto che la rete deve essere un sovrappiù di una vita reale vera, non la compensazione di una vita reale fragile e sfigata. Succede spesso, il mascherarsi in rete.

grazie Silvia e saluti
Solimano