sabato 10 ottobre 2009

Italia mia benchè (3)

Solimano


Mina Bacci

Il 3 dicembre 2008 uscì un articolo di Francesco Erbani su la Repubblica in cui si evidenziava come un testo appena uscito di Vittorio Sgarbi per l'editore Skira fosse copiato quasi parola per parola dal testo di Mina Bacci sul Botticelli, uscito nel numero 8 de "I Maestri del Colore" uscito nel 1963.
Scavando fra i miei libracci, sono riuscito a recuperare quel numero de "I Maestri del Colore", e qui trascrivo le parole che Mina Bacci dedicò alla Allegoria della Primavera:

"La Primavera, dipinta intorno al 1478 per la villa di Castello, residenza di Lorenzo di Pierfrancesco, traduce in figura, con estrema acutezza, l'atmosfera sospesa e rarefatta della cerchia neoplatonica, la sua esigenza di conciliare lo spirito con la bellezza terrena in forme di aristocratica, estenuata eleganza.
Intanto i Pollaiolo, il Verrocchio e il giovane Leonardo si arrovellavano in quegli stessi anni sul mistero dei corpi investigandone i segreti con un impegno che riaffiorerà con altrettanto vigore "scientifico" quasi un secolo dopo, mentre il Ghirlandaio cominciava allora a distendere generosamente sulle pareti delle chiese fiorentine la facile prosa delle sue storie sacre compiacendo la vanità di una borghesia ricca, sì, ma non ancora sufficientemente affinata.
La favola antica è evocata dal Botticelli attraverso i versi del Poliziano, quella stupenda immagine del prato che fiorisce come per magia al passo della ninfa-Simonetta, quella levissima descrizione della veste trapunta di fiori. La posizione del Botticelli di fronte al mondo classico è veramente singolare: egli non cerca le leggi del mondo antico, il segreto razionale delle sue armonie e delle sue forme perfette come pochi decenni prima avevano fatto i "padri" del Rinascimento scavandone e misurandone i monumenti e le sculture: è piuttosto un'evocazione struggente di un mondo stupendo ma irraggiungibile ormai, inseguito attraverso un verso di poesia, un volto su un sarcofago, un frammento architettonico
".

Ecco come rispose Sgarbi: "Non ricordo bene le circostanze. Credo che trattandosi di un saggio divulgativo io abbia affidato l´incarico a qualche mio collaboratore, il quale forse ha attinto un po´ troppo a dei testi preesistenti, senza avere il buon senso di alterare quei materiali. D´altronde su Botticelli non è che io abbia una valutazione critica particolarmente originale".

Il giorno succesivo il giornale la Republica riprese l'articolo. Il terzo giorno non ne parlava più nessuno. Per una cosa del genere, in Francia, in Germania, in Spagna, in Inghilterra, negli Stati Uniti, un critico così non avrebbe ottenuto più cariche, considerazione ed ascolto. In Italia accade diversamente, e le conseguenze di questa situazione sono sotto gli occhi di chi vuol vedere.
Il limite del grottesco fu raggiunto da un giornalista che aveva avuto l'arduo compito di trovare qualche scusa per Sgarbi (il libro Skira uscì abbinato col Corriere della Sera). Questo volonteroso cronista trovò l'uovo di Colombo: Sgarbi aveva commesso un atto di edipismo critico! Sì, buonasera...

Un giorno chiesero ad Altan: "Le piacciono i moralisti?" Rispose: "Non mi piacciono, ma gli altri, ancora meno".

Sandro Botticelli: Allegoria della Primavera
ca.1480 203x314cm Firenze, Galleria degli Uffizi

6 commenti:

Silvia ha detto...

Ne ho un po' di Maestri del colore.
Non credevo che Sgarbi potesse cadere così in basso. E' vero, solo noi in Italia possiamo tollerare schifezze del genere, anzi premiarle come "furbate intelligenti". Si vede anche da chi siamo governati infatti. Ma credi che lodi o non lodi le cose potranno cambiare prima o poi? Un mio amico sostiene che ci vorranno almeno 30 anni prima che un senso morale e civico ritorni in questo paese, basterebbe un po' di rigore. Io credo che non possa passare un tempo così lungo. E' vero che gli ultimi 20 anni sono stati un disastro, che la prima repubblica non era così spudorata a mostrare i suoi orrori che comunque c'erano, ma davvero non stiamo imparando niente da tutto questo? Davvero sono state annientate tutte le forse rinnovatrici? Io credo di no. Sarò un'illusa ma io credo di no.
Avranno un altro nome, un altro colore, ma sono sicura che da qualche parte ci sono eccome.

Habanera ha detto...

Edipismo critico?
Questa è veramente da incorniciare.
Al peggio non c'è mai fine, tanto per dire una frase originale.

Ciao, Solimano, e ben tornato
H.

Giulia ha detto...

Certo che Sgarbi non smette mai di sorprendermi anche se, a dire il vero, non ho mai avuto una grande stima di questa persona.

Cocnordo con Habanera: al prìeggio non c'è mai fine.
Un caro saluto
Emilia

mazapegul ha detto...

Che Sgarbi fosse un pirata non è mistero per nessuno. Ciò che stupisce, dice bene Solimano, è il fatto che nessuna sanzione, morae o altro, gli sia piombata addosso per questo plagio (di cui, incredibilmente, si è scusato dicendo di non aver scritto, né letto accuratamente, ciò che ha firmato e per cui, suppongo, è stato pagato). Anzi, il compiacente giornalista del Corriere ha tirato in ballo neologismi e letteratura per spostare l'attenzione (spiritosamente?) dal fatto in sé.

Questo di ignorare i fatti in sé, e di arrampicarsi invece su specchi teorici e scenari globali, è uno dei nostri mali nazionali; una insidiosa variante sul tema dell'ipocrisia, che, se appena accattabile da parte di un politico o di un venditore ambulante, malissimo sta sui giornali, scritta da giornalisti.
Il Corriere è specializzato in questi equilibrismi. E si potrebbero fare infiniti esempi. Ne faccio solo qualcuno.

Quelli che tirano in ballo il conflitto tra politica e magistratura commentando la sentenza sul Lodo Mondadori e la cassazione del Lodo Alfano. Essi, di norma, non accennano neanche di striscio che la materia del contendere è la corruzione di giudici e testimoni, per una materia che non ha nessun rapporto con l'interesse pubblico o nazionale (che allora si potrebbe almanaccare, pur rispettando i fatti), ma con questioni d'interesse puramente privato. La disanima sul conflitto tra politica e magistratura ci starebbe anche, ma solo dopo essersi espressi sulla gravità dei fatti in sè e su ciò che si pensa della sentenza in sè (sentenza che è sempre criticabile, ovviamente).

Dopo che Feltri aveva fatto fuori con un dossier il collega direttore dell'Avvenire, Panebianco scrisse che ciò s'iscriveva in un conflittyo tra fazioni di alti prelati. Ci sarà pur stato anche questo elemento; ma Panebianco ha omesso di indicare i fatti in sè: che il giornale di famiglia del Presidente del Consiglio aveva fatto fuori un direttore di giornale perché -così si giustificava Feltri- aveva criticato (senza averne i titoli morali) lo stesso Presidente del Consiglio. In questo, mi chiedo, che ruolo hanno le fazioni vescovili?

E si potrebbero citare infiniti casi di rimozione della notizia, ridotta a puro pretesto per un commento che nulla c'entra con essa.

Ciao e grazie,
Maz

Solimano ha detto...

Si potrebbero fare diverse considerazioni, ma è un tema su cui tornerò, quindi cerco di autolimitarmi (ma non so se ci riesco).
1. Sembra che sia stato Sgarbi l'inventore del tormentone: "La Bindi è più bella che intelligente", poi adottato più volte da Berlusconi di cui una volta recentissimamente. Non gli scappa detto, lo fanno apposta, perché sanno che alla maggioranza degli italiani una battuta così piace.
Qual'è il punto? La vigliacchieria dei chierici, di quelli che le cose le sanno e che dovrebbero intervenire, perché qui non è questione di destra e sinistra, ma di civiltà. Il Corriere della Sera, da tempo, in questo cerchiobottismo ipocrita si è specializzato.
2. Ma c'è un altro tipo di vigliaccheria, quello degli addetti ai lavori. In questo caso, quelli che per mestiere o per passione si occupano di arti figurative. Quando Federico Zeri smascherò i mascheroni scultorei attribuiti a Modigliani (e successivamente andarono in TV i ragazzotti livornesi con gli strumenti con cui li avevano realizzati), tutti i famosi critici che ci erano cascati (fra cui Argan e Brandi), zitti e boni, come se non fosse successo niente.
3. Io sono un amatore dilettante (spero non dilettantesco) e, senza che io mi dessi da fare, cinque miei Bei Momenti finirono in Wikipedia. Mi fece piacere, ma niente di che. Un giorno mi arriva una mail di un addetto ai lavori che aveva apprezzato alcune mie considerazioni sull'astrologia nelle arti. Lettera simpatica, ma sapete come cominciava? "Debbo riconoscere che..." Cioè per quella brava persona era stato seccante che un irregolare (ingegnere umanista) avesse scritto delle cose su un argomento su cui non poteva scriverne, perché i dilettanti sono una specie di catecumeni. Estrapolo dal mio caso personale, e vengo al dunque: in Italia parlare di volontariato culturale o di divulgazione acculturata è quasi impossibile, mentre nei paesi civili sono i Premi Nobel che se ne occupano, lieti di farlo, sia nelle arti che nelle scienze.

Chiudo con il digestivo di una cosa che sicuramente non sapete: Roberto Longhi, Ranuccio Bianchi Bandinelli, Giulio Carlo Argan, Natalino Sapegno sono stati fascistissimi. Non è questo il problema (a vent'anni ci si può sbagliare, anche a trenta... per quanto...), è che la cosa è stata accuratamente rimossa e per decenni non ne ha parlato nessuno.

Sgarbi copia da Mina Bacci? Eccheccefrega! Non sono rogne nostre. Facciamo un bel confronto fra Michelangelo Buonarroti e Michelangelo Merisi da Caravaggio. Ah, come respiro! Come la pubblicità del Resoldor.

Che fare? Nel nostro piccolo muoverci nella direzione giusta, ce n'è per tutti.

grazie e saluti
Solimano

Barbara ha detto...

Sgarbi? Ancora circola?
Ma questi qua non vanno mai in pensione?
Ormai non si può più sperare neanche nel cambio generazionale, che faranno come su Futurama. Avete presente?
Le bocce di vetro con dentro le teste....