martedì 22 settembre 2009

Cartoline dal Brasile (12)

Giulia



"Gli stati nazioni che ancora oggi ci sembrano così naturali (tanto che si considera altrettanto naturale che esistono gli stranieri), stanno modificandosi e a lungo termine sono destinati a scomparire in un mosaico di differenze etniche, culturali e personali. Mi piace sognare questo futuro ancora utopico – dice Julia Kristeva – ma in un certo qual modo, ho l’impressione di esserci oggi stesso" (da Il rischio di pensare)

Ed è l’impressione che ho avuto io camminando per le strade di Rio de Janeiro. Fa sorridere pensare che ancora qui in Italia qualcuno possa dire, come ho sentito anch’io tante volte, quello è il tipico brasiliano.

Ricordo un assistente sociale, in Europa per una ricerca, aveva raccontato che molto spesso gli europei che volevano adottare un bambino chiedevano che non fosse “negro”. Lei sorridendo rispondeva cosa volesse dire per loro essere negro: non avere la pelle scura? Non avere i caratteri somatici del nero? Avere i capelli lisci?. Sì perché in Brasile puoi incontrare un uomo dai lineamenti tipicamente europei, ma scurissimo di pelle o uno bianco di pelle ma con le labbra grosse e il naso camuso. Puoi incontrare il bambino nero, con i caratteri somatici e i capelli tipici degli africani, ma i capelli biondi e gli occhi verdi. E ancora molto di più.

Io allora non ero ancora andata in Brasile, ma ho subito capito cosa voleva dire quando mi sono mescolata tra loro. Un esempio la famiglia della mia amica: il papà era alto, chiaro di pelle con i capelli da indio, la mamma con i caratteri somatici tipo africano e i capelli neri, ma lisci. I figli: La più grande bionda, alta, con naso camuso; il fratello con i capelli ricci, di pelle morena, con occhi grandi e verdi; la mia amica morena anche lei di pelle, ma con le lentiggini e il naso alla francese, i capelli ricci ma non crespi. E le famiglie così sono tante. Sembrerebbe quasi impossibile essere razzisti senza dover rinnegare qualcuno della stessa famiglia.
La cosa per me più bella era che nessuno si accorgeva che io ero italiana, fino a quando non cercavo di parlare.
In una delle ultime interviste, lo scrittore Jorge Amado dichiarò che «...Il Brasile è la somma meravigliosa di ogni possibile contraddizione: in ogni uomo veramente brasiliano scorre un sangue ricco di fermenti europei, africani, indios, meticci, ed è proprio questo che rende il Brasile così magicamente colmo di luci ed ombre, così fragile, allegro, violento, e tuttavia così impossibile da dimenticare».

In Brasile la percezione dei colori è del tutto soggettiva e si sviluppa lungo un continuum cromatico dalle infinite sfumature. Questo non vuol dire che non esistono anche là forme di razzismo, questo è un altro discorso.

7 commenti:

Silvia ha detto...

Amado è tra i miei scrittori preferiti, lo sapevi?
Credo che rimarrei soggiogata da tanta varietà umana, dal "possibile" che supera ogni immaginazione, dall'espressione di una natura che libera da pregiudizi dona ancora il meglio di sè.

mazapegul ha detto...

Giulia, mai venire una gran voglia di andare in Brasile. Negli USA il mescolamento è assai più lento, eppur procede: la fiumana del desiderio (notoriamente cieco; anzi, dotato di ottima vista!) s'arresta di fronte alle dighe, ma trova sempre dei rigagnoli in cui sfogarsi. Le dighe sono lì di tipo ideologico: il razzismo e i controrazzismi; le identità nazionali custodite con pignoleria per generazioni. Ma poi la ragazza e il ragazzo s'innamorano, i genitori non riescono a porvi freno...

Ciao,
Maz

Giulia ha detto...

Silvia, anche io ho amato molto Amado che ora sto provando a rileggere in portoghese. Conoscendo di più il Brasile e la sua gente è ancora più godibile.
La varietà umana è davvero straordinaria anche se purtroppo non posso dire che sia esente da "zrazzismi", ma ne riparlemo.

Maz, sono d'accordo con te... Il processo di mescolamento non può essere aggirato, avbverrà nonostante le leghe di tutto il mondo.

Barbara ha detto...

Sai Giulia che non riesco a figurarmele queste persone che descrivi?

Mi sembra una realtà così lontana, e strana.
Deve essere stata un'esperienza davvero fortissima.

Solimano ha detto...

A me viene in mente uno scrittore dell'Ottocento brasiliano che adesso non legge nessuno: Machado de Assis, con le memorie dall'aldilà, malgrado il titolo un libro vivacisimo.
Ma soprattutto mi viene in mente uno dei miei musiciati preferiti: Villa Lobos, che cominciò da bambino a suonare per strada e finì direttore del Conservatorio di Rio de Janeiro. In mezzo scrisse, fra l'altro, le Bachianas Brasileiras. Diceva che Bach è come la pioggia, c'è dappertutto.
Una storia, la sua, che più brasiliana non si può.

grazie Giulia e saluti
Solimano

Silvia ha detto...

Bè il Brasile è parte del mondo che è pieno di razzismo e condizionamenti culturali, politici e religiosi.

Solimano che bel personaggio hai citato. Ne andrò a cercare.

Habanera ha detto...

Cara Giulia, mi lascio guidare dalla tua sensibilità nella scoperta di questa terra lontana dalle mille sfaccettature.
Luci ed ombre che ci sveli pian piano, con pazienza ed amore, ed ogni cosa prende forma e significato.
Non c'è mai retorica nelle tue parole, solo una grande attenzione a quell'altro da te che per te non è mai diverso.

Ciao e grazie
H.