domenica 2 agosto 2009

Ponte Alidosi (pensare coi pedali)

mazapegul

Quante volte ci succede di stupirci per la forma, per l'intelligenza, o per la potenza di un manufatto, senza che però ci si riesca a porre le giuste domande su di esso e sulla sua ragion d' essere?
Il ponte della fotografia venne costruito dagli Alidosi a cavallo del torrente Santerno, meno di trenta chilometri a monte di Imola. Si tratta di un' opera impressionante: l'arco ha una luce (la distanza tra i due suoi estremi) di 42 metri e una freccia (distanza tra il punto più alto dell' arco e la sua base) di 19. Un quasi perfetto semicerchio, come ben si vede dalla fotografia, sormontato da un manufatto a schiena d'asino, elegantissimo e quasi leggero.
La costruzione venne iniziata nel 1499 e durò una ventina d' anni. Ancora oggi vi si può passare sopra con un' auto (i vecchi ben informati dicono che gli americani vi passarono sopra con alcuni carri armati, nella primavera del '45).
E' indubbiamente uno dei ponti più belli d' Italia e, soprattutto, è vicino a casa mia e, cento metri a monte del ponte, il Santerno ha scavato una pozza profonda e lunga come una piscina, che come tale mia moglie e io usiamo in estate. Sulla destra idrografica del torrente c' è il borgo di Castel del Rio col palazzo degli Alidosi, una fortificazione in stile fiorentino (si fanno i nomi di Bramante e Sangallo, anche se credo che manchino documenti decisivi), ben diversa dalle tozze rocche romagnole in laterizio: è un castello in pietra, dalle forme ben squadrate e con torri curiosamente sagomate, con un ritmo funzionale e artistico insieme di angoli ottusi e acuti.
Mi si son voluti alcuni anni per pormi l' ovvia domanda: a cosa serve questo ponte maestoso, che pare congiungere il paese e il castello della sinistra idrografica col nulla della destra? La strada da Imola a Firenze corre sul fondovalle e passa, per l' appunto, in mezzo al borgo castellato. Dall' altra parte del ponte c' è solo il ripido pendìo di una montagna e una strada che non pare portare in nessun posto così interessante da giustificare un' opera così imponente.
Alcuni anni dopo, cercando informazioni sulle piste di crinale per i miei giri in bici, ho trovato la spiegazione. L' antica strada per Firenze non partiva dal fondovalle, soggetto a piene e interrotto da gole ora scavalcate da normali ponti in cemento (se non ci si fa caso, li si passa guidando senza notarli). Da Imola ci si inerpicava sul crinale tra Santerno e Senio e lo si percorreva sino all' altezza di Castel del Rio. Qui si poteva scendere a valle e passare il guado (dove gli Alidosi avevano strategicamente eretto la rocca), quindi procedere verso i territori fiorentini sul fondovalle; ovvero continuare sul crinale e raggiungere altri passi che immettevano in Toscana. Proprio allo scopo di intercettare (e tassare!) i movimenti di persone e merci per Firenze, gli Alidosi avevano commissionato il ponte, aggiungendo inoltre prestigio alla loro casata montanara.
Nell' ottocento venne tracciata un' ampia strada di fondovalle, con ponti attraverso gli orridi scavati dal Santerno nell'arenaria. Effetti ancora visibili sono le vecchie ville di villeggiatura sorte in svariati paesi del fondovalle, che crebbero notevolmente, e il progressivo abbandono, sino alla completa cancellazione, dei piccoli borgi che avevano punteggiato la mulattiera sul crinale. Al ponte, a parte il suo valore artistico, è rimasto il compito di collegare la statale di fondovalle con quattro o cinque case di campagna dall' altra parte del Santerno.
Tra i borghi decaduti perché troppo lontani dalla nuova strada è notevole quello di Castiglioncello, una decina di chilometri a monte di Castel del Rio. Si trattava della dogana granducale, fortificata con particolare cura nella direzione della Romagna: un paesello di forma ellittica che giace su di un morbido poggio, attraversato dalla vecchia strada per Firenze. Quando gli ingegneri civili, a forza di esplosivi, tracciarono una linea retta nella roccia e lasciarono Castiglioncello a un chilometro di distanza, il borgo perse di ogni importanza. Negli anni '60 (datazione che ho dedotto dal tipo di pavimenti che si trovano in alcune case) perse anche gli ultimi abitanti, ed è a tutt' ora un paese fantasma, coi tetti crollati e gli alberi che vi crescono dentro.

7 commenti:

Solimano ha detto...

Il Ponte Alidosi è simillimo ad un ponte famoso: il Ponte di Mostar, su cui ho camminato più volte prima delle guerre in Jugoslavia, in cui fu distrutto, non per errore, ma perché sia i serbi che i croati volevano distruggere il più bel manufatto islamico del paese. Fu ultimato cinquant'anni dopo il Ponte Alidosi (attorno al 1565) dall'architetto Mimar Hayruddin a cui Solimano il Magnifico aveva intimato di costruire il ponte più bello, pena la morte. Ma il ponte per fortuna nostra e dell'architetto non crollò, ci pensarono i cristiani molti secoli dopo, a farlo crollare. Il posto è splendido, il fiume Narenta scorre molto in basso e ci sono due torri ai due lati del ponte. Adesso è stato ricostruito e dichiarato patrimonio dell'umanità, ma l'odio, o almeno la diffidenza, c'è ancora.

Il pullulare di particolarità diverse e sorprendenti è forse la più bella conseguenza della storia italiana. La Romagna la conosco poco, ma chi non ci ha vissuto non immagina le differenze fra borgo e borgo sia in provincia di Parma che di Reggio Emilia.
Prediligo le Marche, tutte e quattro le provincie. Ci vado più volentieri che in Toscana: turismo molto minore, meno traffico per strada, ci si mangia bene, si spende poco e... con i marchigiani, con le loro differenze (perché Pesaro ed Ascoli sono quasi due mondi diversi), mi trovo benissimo, salvo che il senso dell'umorismo non è la loro dote migliore.
Il mio sogno, che non si realizzerà, è di girare per due settimane per le Marche con un pulmino da venti persone molto diverse fra di loro, ma che si conoscono già. Fra natura, gastronomia ed arte troveremmo ogni giorno un dialettico equilibrio: oggi andiamo a Camerino o a Monterubbiano? A Fossombrone o ad Arcevia?

grazie Màz e saludos
Solimano

mazapegul ha detto...

Solimano, ci siamo già scambiati due mail in posta privata e non ci torno.
Una cosa a cui penso da poco tempo (e dire che è ovvia) è l'importanza delle grandi vie di spostamento e commercio, anche per la nostra vita quotidiana. Non che prima non ci pensassi, a dire il vero: è che da un pò cerco di mettere anche questo elemento nella maniera di vedere cose e luoghi.
La velocità con cui crescono o decrescono le comunità umane, al variare della loro importanza di snodi viari (vie di terra, ma anche di mare, di cielo...) è veramente notevole. E' anche notevole, nel caso dell'Emilia p.es., il permanere di alcuni assi di comunicazione nei millenni (la via Emilia era un sentiero importante anche molto prima dei romani; adesso è una striscia larga svariati chilometri, con linee ferroviarie, stradali e autostradali che corrono in parallelo).

Ciao,
Maz

annarita ha detto...

Anche a me questa foto ha ricordato un bel ponte romano a schiena d'asino collocato in un luogo suggestivo. Si chiama ponte del diavolo (III sec. a.C.) e con i suoi trenta metri di altezza, a cavallo del fiume Fiora, si trova a Vulci, tra Canino e Montalto di Castro nella Maremma laziale, dove collega il castello, sede di una ricca collezione di reperti etruschi, con il parco naturalistico. È un'oasi di storia, arte, natura e cultura che non mi stancherei mai di visitare. Qui si trova la favolosa tomba Francois, aperta di recente al pubblico.
Salutissimi, Annarita

Melinda ha detto...

Annarita, del Ponte del Diavolo ho visto solo le fotografie e conto di andare a visitarlo una volta, sulla via per Milano. Da quel che ho visto, potrebbe essere il ponte più bello d'Italia, tra quelli premoderni.
Un altro bel ponte era quello di Pavia, sul Ticino, che però fu semidistrutto dai bombardamenti del '44 e l'opera fu poi completata dall'amministrazione pavase nel dopoguerra. C'è poi il curioso Treponti di Comacchio, very barocco indeed.
Ricordo infine un vecchio fumetto di Enzo Lunari su Linus, dove si racconta come il diavolo costruuì un ponte in una notte, come il podestà lo gabbò e come il capo dell'opposizione lo controgabbò.

Buone vacanze,
Maz

Habanera ha detto...

Io di Ponte del Diavolo conosco questo qui, in località Borgo a Mozzano in Garfagnana. E' uno spettacolo superbo che non dimenticherò facilmente.
H.

mazapegul ha detto...

Grazie, Haba, per la segnalazione e per la foto. Il diavolo, si sa, faceva ponti un pò dappertutto -e non crollavano, purché gli si pagasse l'anima dovuta. Sia mai che riesca a indirizzare in Garfagnana una biciclettata, una volta o l'altra.
Ciao,
Maz

Solimano ha detto...

C'è un bellissimo e lungo ponte a Bobbio, e credo che le schiene d'asino siano tre, ma non sono bravo come Habanera (magnifico, il suo ponte) a portare le immagini nei commenti.
Ma soprattutto.
Forse ci siamo scordati un ponte che non sarà a schiena d'asino, ma il diavolo c'è di sicuro: il ponte di Borgo Panigale, praticamente a Bologna, da cui Riccardo Bacchelli trasse il titolo del più bel romanzo che abbia scritto: Il diavolo al Pontelungo.
E in un certo senso, chi la fa la parte del diavolo, nel romanzo? Quel diavolaccio utopista dell'anarchico Bakunin. Un libro divertentissimo, oltre a tutto con ventiquattro ballerine ungheresi che danzano sulla scena dell'Arena del Sole. Solo che sono una più brutta dell'altra, e un giovane (studente a vita, dice Bacchelli) capeggia la ribellione del pubblico che vuole indietro i soldi dei biglietti. Come per dire che certe rivoluzioni sono facili da fare, certe altre un po' meno.
Altro libro che devo rileggere...

saludos
Solimano