sabato 8 agosto 2009

Opera for dummies. Un bel dì vedremo, Madama Butterfly.

Amfortas

In un’ideale lista di arie d’opera famose, credo non possa mancare “Un bel dì vedremo”, dalla Madama Butterfly di Giacomo Puccini su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa.
Per l’intrinseca potenza drammatica è una di quelle arie che brillano di luce propria, intendo avulsa dal contesto teatrale dell’opera, e quindi molto spesso inserita nei recital dei soprano.
Cio Cio San cerca di convincere la fida Suzuky, disperata perché sa che “mai non s’è udito di straniero marito che sia tornato al suo lido” che il suo Pinkerton tornerà, prima o poi. La prende in disparte e con dolcezza e serenità le dice “Senti” e poi, quasi fosse preda di una visione e stesse recitando una preghiera, un atto di fede, parte l’incipit: “Un bel dì, vedremo levarsi un fil di fumo sull’estremo confin del mare.”
Sarà, quel fil di fumo, il segnale che finalmente la nave è tornata e con essa il suo amore.
La povera Butterfly fantastica su come si comporterà, in quell’occasione, in un fremito di eccitata tensione: non andrà incontro all’amato, no, se ne starà nascosta ad aspettare che la chiami e lei si negherà, per prenderlo un po’ in giro e farsi desiderare in modo un po’civettuolo, sbarazzino, per differire ancora per qualche secondo la gioia dell’ incontro per tanto tempo sognato ed ora imminente.
Dice a Suzuky che le sue paure non scalfiscono la sua fede. Tornerà.
Quando ascolto questo straordinario momento, respiro con Butterfly, il cui giovane entusiasmo cresce con l’orchestra, sommessa all’inizio per poi esplodere in fortissimo quando la sfortunata ragazza esclama “per non morire al primo incontro”. Poi di nuovo un accompagnamento sottile e poi la deflagrazione finale sull’acuto finale.
Beh, Pinkerton tornerà, sì, ma purtroppo la povera Butterfly ripiegherà per sempre le coloratissime ali del suo amore.
Forse vi aspettate che indichi l’ascolto di Maria Callas, ma io qui adoro Renatona Tebaldi.
Eccola, ascoltate e notate anche come l’ingenua recitazione, per una volta, commuova in modo insopportabile.



3 commenti:

Barbara ha detto...

Ho visto il link, ma non mi ha colpito.
Così sono andata su youtube e me ne sono vista altri, ma nessuno mi ha commossa come quello che ho visto l'altra sera dal vivo.
Eppure quella che ho sentito io non era una interprete particolarmente famosa, mentre su youtube mi sono ascoltata anche quello della Callas.
Come sarà?
Poi ho capito.
Ascoltarla così, da sola, fuori dal suo contesto, per me che di opera non capisco molto equivale ad ammazzare il brano.
Invece l'altra sera mi ricordo l'alternarsi della disperazione della serva all'ostinazione di lei, in una musica drammatica e pesante, interrotta poi dalla soavità di questo brano che diventa struggente proprio perchè in contrasto con tutto il brano preparatorio che lo precedeva.
E' come se l'opera ti prendesse per mano e ti conducesse dove ti vuole condurre, e la tragicità sta proprio nel fatto che tu spettatore sai benissimo che è Suzuki ad avere ragione.
Invece così, da sola, potresti quasi credere che lui davvero prima o poi tornerà per stare con lei. Non passa il fatto che si sta illudendo. O forse sono io che devo capirla un po' meglio.

Solimano ha detto...

La vita riserva delle strane sorprese. Allo zuccherificio di Parma, a meno di diciott'anni, ascoltai per ore, in una notte in cui c'era poco da fare, quello che mi raccontava un'operaio appassionatissimo di lirica. Non andava solo al Teatro Regio, viaggiava, specie a Milano e Bologna (città wagneriana...)
Prediligeva due musicisti: Puccini e Wagmer, Wagner e Puccini, e mi raccontò che un noto critico professorale, quando lo incontrava, gli diceva che mischiare Wagner e Puccini era da femminetta isterica. La storia critica e musicale ha dato ragione a quell'operaio, non al critico. Oggi è acclarata l'attenzione di Puccini sia alla musica di Wagner sia a quella di certi francesi, non solo Debussy e Massenet ma anche Fauré.

Io da Puccini cerco di stare alla larga per tanti motivi, ma ogni tanto mi cattura, sta in agguato.
Facendo un paragone improprio, mi fa pensare a certi registi che per lungo tempo vengono spregiati dalla critica e dagli intellettuali, ma alla fine rimangono nella storia del cinema: Hawks, Cukor, Wilder, Edwards, Chabrol, Monicelli. In comune con Puccini hanno una grande attenzione al pubblico, a chi viene a vedere l'opera o il film. Hanno tutti un nascosto sperimentalismo convinto che non ha bisogno di mostrarsi. I critici se ne accorgono anni dopo, di quanto vero sperimentalismo ci sia in artisti del genere.
Eh, le grandi arti impure! Puccini lo sapeva, e prendeva il treno per andare ad ascoltare Schoenberg a Vienna.

grazie Paolo e saludos
Solimano
P.S. Grazie anche per la Tebalda, del tutto inaspettata, le hanno dovuto fare un chimono large size.
Ma la vosa della Renata! dicevano i loggionisti del Regio.

annarita ha detto...

Barbara ha ragione, non è struggente come nel vivo dell'opera, ma la pelle d'oca mi è venuta lo stesso, in parte anche ricordando lo spettacolo visto un paio di anni fa. Impossibile resistere a questo amore testardo e delicato. Salutissimi, Annarita.