mercoledì 8 luglio 2009

I bambini e la paura

sabrinamanca

Con mia figlia, ripercorro, attraverso il suo mondo, strade battute durante l'infanzia quando il suo era anche il mio mondo.
Poco tempo fa diversi episodi mi hanno ricordato il gusto della paura che i bambini mostrano senza vergogna.
Una sera a cena da amici, E., che ha tre anni, mi ha chiesto di mettere una maschera. Una volta indossata ho cominciato a urlare e fare un ghigno feroce con la parte del viso ancora scoperta.
Lei e mia figlia mi hanno guardato con un'espressione molto vicina al pianto. Allora preoccupata ho tolto la maschera per tranquillizzarle e loro mi hanno chiesto di rimetterla e addirittura E. che, contrariamente a Juliette, sa già parlare, ha supplicato"facci paura, dai!".
Mia figlia adora che mi trasformi in un mostro e le corra dietro ululando.
Io adoravo stare al buio e immaginare creature deformi che si materializzavano dalle ombre e mi sfioravano con i loro artigli e mi assalivano con il loro alito disgustoso.
Poi accendevo la luce e restavo a lungo in attesa di calmarmi, e a volte correvo nella stanza dei miei genitori.
Ho letto da poco Coraline di Neil Gaiman, una storia per ragazzi da cui è stato tratto un film che sta per uscire nei cinema un po' dappertutto.


Nel mondo immaginario di questa ragazzina ci sono creature umane ma mostruose, o il contrario, fate voi. La paura fa parte di molte favole, ad esempio quelle dei fratelli Grimm che leggevo da bambina( e anche recentemente), e ricordo che più mi facevano paura, più ero contenta.
Credo che, prima di ieri, prima che questi ricordi risalissero in superficie, avessi l'intenzione di non "far paura" a mia figlia con mimiche e favole.
Ora invece, ripercorrerò le strade battute, insieme a lei.
Mi domando soltanto perché, ai grandi come ai bambini, piaccia tanto morire di paura.

9 commenti:

Amfortas ha detto...

Beh, Sabrina, nei bambini non saprei, ma per gli adulti la motivazione credo sia un desiderio d'esorcizzare altri mostri più reali: le malattie e la morte, in generale.
Pensa solo a quanto sia presente nelle Arti il soprannaturale.
Rappresentare e al limite, deridere attraverso la scrittura o le arti figurative, le nostre paure è solo il tentativo di esorcizzarle, ne sono convinto.
A queste circostanze aggiungi come spesso i mostri siano antropomorfi e il gioco è fatto :-)
Pensa alla paura del "diverso", che non ha neanche bisogno di essere mascherato, perché umano: il gobbo, il gay, il "negro" e così via.
Ciao!

annarita ha detto...

Anche i bambini esorcizzano le loro paure reali, come Amfortas dice degli adulti. In più i bambini amano essere spaventati perché sanno di poter contare sulla rassicurante presenza degli adulti che li amano e li proteggono. Come ti accadeva da bambina, Sabrina,quando immaginavi tutte quelle cose che ti facevano paura, ma poi sapevi riacquistare coraggio da sola , ed eri consapevole della vicinanza dei tuoi genitori. Sono riti di passaggioche tutti abbiamo affrontato e bene fai tu a volerne ripercorrere le tracce con tua figlia. Ho apprezzato milto Coraline, sia in forma di libro che nella versione cinematografica, che ha saputo rispettare l'essenza del libro di Gaiman.
Salutissimi, Annarita

Barbara ha detto...

Io invece non amo aver paura.

La paura è una costante della mia vita, è uno dei miei demoni personali e considero la mia crescita come un lungo percorso personale per liberarmene.

Uno dei libri che ho amato di più è stato L'Etica Nicomachea, perchè nelle riflessioni che Aristotele fa sul coraggio e sulla vigliaccheria ho trovato tanti utili insegnamenti che mi hanno aiutata.

Ma tuttora, anche quando si parla di libri, sono una fifona di prima categoria.

Eppure Coraline, l'ho letto!
Ce l'ho fatta, dopo vari tentativi sono riuscita ad arrivare alla fine.
E se ce l'ho fatta devo ringraziare una persona: Annarita!

Anonimo ha detto...

Io guardo in questo periodo le paure della piccolina di casa: Irene, codini due, anni quattro, punti interrogativi ovunque.
A fianco di una passione sconfinata per le cimici, (amate soprattutto perchè le permettono di dire tutta la serie delle parole del ribrezzo: schifo puzza cacca le più ricorrenti), la Irene ha paura di ciò che è nero e si muove silenziosamente. I ragni, ad esempio. I millepiedi. Le forbicine.
E nello stesso tempo ne è affascinata: li cerca, 'sti insetti; avviticchiata all'adulto di turno, vuole guardarli e riguardarli.
Appunto.
Forse in un esorcizzante cerchio di protezione...

Ciao, a tutti.

zena

Solimano ha detto...

La paura è un utile meccanismo di difesa. L'ho visto spesso con i merli. In situazioni normali, rischiavano poco con la mia gatta, perché stavano attenti e riuscivano ad alzarsi in volo prima che la gatta facesse il balzo. Ma quando erano innamorati, erano distratti, avevano meno paura e qualcuno ci lasciava le penne (in senso letterale). Io la paura l'ho provata da militare, con le prove d'ardimento. Quei furbacchioni di militari di carriera ci facevano arrampicare sul traliccio, fino a più di dieci metri d'altezza ed io avevo una fifa boia a gettarmi appeso alla carrucola. Però, l'alternativa era scendere dal traliccio, e, per chi non lo sapesse, scendere fa più paura che salire perché per salire non guardi in basso.
Per me i bambini ce l'hanno dentro, il desiderio di provare paura, come certe donne al cinema, che nel film horror si mettono le mani sugli occhi, però le dita sono leggermente divaricate.
Ben diverse sono altre paure: per la perdita del lavoro, dell'amante, della salute. Lì interviene una serie di meta-paure che fanno star male senza vantaggio alcuno.
D'altra parte, qual'era la cosa bella del giocare a nascondino? Che ti trovassero, però con fatica. Se non ti trovavano il più seccato eri tu.

grazie Sabrina e saludos
Solimano

Silvia ha detto...

Concordo con Annina sul fatto che i bimbi contino sulla protezione degli adulti e quindi possono osare ad avere paura, misurare il loro coraggio e appagare le loro curiosità.
Come la dolce Irene che aggrappata alla gamba di un grande, insegue le forbicine e i ragni. Viceversa, incubi e paure irrazionali gettano nel terrore e fanno correre nel lettone grande per avere protezione.
Poi non bisogna dimenticare la fascinazione che esercita la paura, poichè fa emergere cose che altrimenti risulterebbero sconosciute soprattutto a noi stessi. E noi vogliamo sapere chi siamo no? Anche attraverso la paura.
Io sono un po' come Barbara però. Non m'interessa misurarmi e non mi piace aver paura. Forse perchè so di non aver un adulto che mi potrebbe proteggere:) Non sono mai riuscita a guardare Profondo Rosso dall'inizio alla fine per esempio. Solo la musica mi getta nel panico e anche piccole scene e pezzetti sparsi di film mi mettono a disagio. E non faccio, come dice Solimano, che guardo tenendo le dita allargate, devo proprio cambiare canale e mi da fastidio sapere che comunque lo stanno trasmettendo, quasi come se i protagonisti potessero materializzarsi uscendo dal video.
Forse perchè sono sempre sola in casa e ogni rumore, colpo, incursione sui balconi sono miei da gestire, forse perchè anche io ho uno specchio nel corridoio in cui potrebbe riflettersi l'immagine di un intruso, e devo far conto di tutto il mio coraggio quando devo fare il giro della casa in piena notte. Ecco perchè mi stupì molto la mia assenza di paura e sorpresa quando mi trovai la micia dei vicini a due palmi da me. Come minimo avrei dovuto fare un salto ed attacarmi al soffitto. Invece niente. Mah!

sabrinamanca ha detto...

Mi ha stupito soprattutto da parte di una bimba piccola come mia figlia, vederla così eccitata per la paura, terrorizzata e contenta allo stesso tempo!
Io sono una paurosa e mi sono sempre vergognata di esserlo ma non ho paura di libri o film, sono troppo razionale per questo, ho paura di cose come arrampicarmi, di ciò che il mio fisico può e soprattutto non può sopportare.
In ogni caso da qualche giorno con mia figlia è un continuo, devo farla spaventare ogni cinque secondi, non fa che gridare e dire ancora ancora ancora!

Habanera ha detto...

Mai visto un film horror insieme a Solimano eppure mi ha descritto perfettamente: mano davanti agli occhi e dita leggermente divaricate. Paura e curiosità allo stesso tempo.
Però, se possibile, evito i film con eccessivo spargimento di sangue, quelli davvero non li reggo.
Ai bambini piace sperimentare la paura quando si sentono protetti ma non mi viene naturale assecondarli, evito (probabilmente sbagliando) tutte le cose che possono turbarli.
H.

zena ha detto...

Penso sorridendo al cine del martedì, sala Verdi.
Due film: cosa ghiottissima, perchè includeva un'uscita col moroso mooooolto più lunga.
Se si diceva in casa di andare, bisognava proprio andare, però: proprietaria della sala=cugina del papà; rapida facilità di controllo.
Il secondo film era un horror, spesso.
Io ci speravo, perchè c'era l'alibi per la richiesta di un abbraccio aggiuntivo (e neppure c'era bisogno di insistere, veramente...:)).
Passavo tutto il tempo a chiudere gli occhi e a chiedere a Lino: 'adesso posso aprire, posso aprire??'

:))))