venerdì 12 giugno 2009

Italia mia benchè (1)

Solimano


Le Circoscrizioni

Quella sera eravamo una trentina, quindici iscritti ai partiti, quindici cani sciolti. L'Associazione Monza per l'Ulivo, che era arrivata a quasi duecento iscritti paganti, stava scendendo, chissà perché.
All'inizio, la solita manfrina del come eravamo dei tre socialisti. Bastava aspettare con pazienza che smettessero. Il PSI non c'era più, ma ci tenevano lo stesso, a differenziarsi. Quello della corrente di Signorile (però quando non era ancora la sinistra ferroviaria), quello per cui Giolitti era il massimo (pochi sì, ma puliti) e un vecchio seguace di Lombardi che negli ultimi tempi stava con Martelli. Nessuno che dicesse ho sbagliato, neanche per sbaglio. Bastava tamburellare le dita sul tavolo, dopo un quarto d'ora capivano e smettevano.
Io ero inverso per fatti miei, quindi più insofferente del solito. Finita la manfrina socialista, grosso sospiro di sollievo degli altri ventisette, di cui uno, tanto per uscire dall'angolo fa: "Lo sapete che le circoscrizioni l'anno scorso sono costate due milioni di euro e non hanno fatto niente?" Sguardi verso il cielo, risatine, il solito armamentario del dove finiremo di questo passo che ci faceva sentire superiori alle umane bassezze.
Solo che io, probabilmente perché inverso, seccamente dico: "Beh, chiudiamole, 'ste circoscrizioni".
Ventinove sguardi su di me, almeno ventidue pensavano che fossi ammattito.
Una che lavorava in comune fa: "Le circoscrizioni ci sono per legge". Con aria saputa e sprezzante, ci sono donne peggio degli uomini. Era una che quando chiedevo quanti dipendenti comunali ci fossero, rispondeva: "Siamo sotto pianta organica". Sì, una pianta di quarant'anni prima.
Solo che ogni tanto la botta di culo mi assiste: Dio non ci sarà, ma il mio Angelo Custode mi dà spesso una mano. Difatti un altro osservò: "Sì, ci sono per legge, ma è una roba comunale, basterebbe che il Consiglio Comunale votasse e le circoscrizioni non ci sarebbero più". E gli sguardi dei quindici cani sciolti divennero vivaci, non da rassegnato volontarismo come negli ultimi tempi.
Ma il verdista, quello che tutte le volte, all'inizio delle riunioni, distribuiva le fotocopie delle sue pensate della settimana, mi dice: "Ma dai! Gli sprechi grossi sono a Roma, questa è una piccola cosa". "Due milioni di euro buttati via? Si fanno delle robe, con due milioni di euro".
Impasse. "Ma noi non possiamo fare niente". "Intanto facciamo un manifesto e l'attacchiamo in giro per Monza: L'Associazione Monza per l'Ulivo chiede l'abolizione delle circoscrizioni perché qui e perché là".
Il presidente dell'Associazione dice: "Sapessi i problemi che ho a riuscire a parlare con i partiti!" "Sono i partiti che dovrebbero cercare noi, non viceversa: stai tranquillo che dopo il manifesto ci cercheranno".
Il gioco, nella riunione, ormai era chiaro: tutti quelli che in qualche modo erano collegati ai partiti da una parte, i cani sciolti dall'altra.
"Sì, ma le circoscizioni sono una forma di democrazia dal basso. Come farebbero, i cittadini, a esprimere le loro necessità di quartiere?" "Le esprimono per conto loro, se sono veramente necessità. Ci sono tre comitati spontanei, in questo momento a Monza. Tutti autofinanziati. Si potrebbe fare qualcosa di utile, spendendo molto meno di due milioni di euro. Sorge un comitato? Il comune dà una stanza pulita e con le sedie, verificando solo che il comitato non sia l'Associazione dei Puttanieri o dei Piccoli Rambo Brianzoli".
Naturalmente, non se ne fece niente. Le circoscrizioni esistono ancora. Qualcuno si dà da fare, ma i gettoni di presenza, sommati insieme, fanno una bella cifra.
Un anno dopo, l'Associazione Monza per l'Ulivo chiuse, perché era nato il Partito Democratico. Il presidente disse, alla cena finale: "E adesso, ci iscriviamo tutti al Partito Democratico". Qualcuno chiese se era obbligatorio.
Fu premiato, quella sera, il volontario più solerte. Senza nessuna ironia, una persona umanamente da 110 e lode. Disse: "In tutta la vita dell'Associazione sono stato sempre attento a non criticare i partiti".
Penso esattamente il contrario. L'Associazione perse di credibilità da tutte le parti: i partiti ci snobbavano perché non davamo nessun fastidio, i cittadini ci vedevano come degli ascari o dei servi sciocchi dei partiti. Ce ne sarebbe bisogno come del pane, oggi, dell'Associazione. Ma non c'è più. E i partiti? "Arroganti perché deboli, deboli perché arroganti", così disse Massimo Cacciari alla prima manifestazione dell'Associazione, a sala strapiena.
Adesso Monza, che è a dieci chilometri da Milano, è diventata Provincia. Si sa che sono soldi buttati, ma tutti i partiti l'hanno voluto, che diventasse Provincia.

P.S. Le due immagini sono particolari di incisioni di William Hogarth: Il coro e Il combattimento dei galli.


9 commenti:

Solimano ha detto...

In questi giorni ho problemi di collegamento alla rete. Questo post l'ho pubblicato utilizzando il PC di un amico. Il 187 mi ha detto che la Telecom metterà a posto il server martedì... spero prima, ma non ci conto.

saludos
Solimano

annarita ha detto...

Con il i87 di telecom non si può mai sapere. Non che gli altri siano di molto più efficienti...
Mi ha colpita l'affermazione sugli sprechi di Roma, il concetto di Roma ladrona al nord si consolida. E poi, a fronte del rammarico per gli sprechi, nasce una nuova provincia... La scuola pubblica si contrae, non per volontà propria, e il resto della pubblica amministrazione si dilata? Ma il mio è un commento di parte. Di parte scolastica, intendo.
A ben ritrovarti nel riacquistato possesso delle tue facoltà di blogger indipendente dalla cortesia di un amico.
Salutissimi, Annarita

Amfortas ha detto...

Intaccare i privilegi, anche minimi, è sempre un bel problema.
Ne ho viste tante di riunioni come quelle che hai descritto, troppe.
Io ormai ho rinunciato al mio impegno civile, per quanto possa essere sbagliato. Ci guadagno in salute.

Silvia ha detto...

Che tristezza Solimano. Chissà perchè ma me lo sentivo che questo post mi avrebbe gettata in umo scoforto ancora maggiore se possibile, visti i risultati elettorali schifidi. Però è salutare e utile. Fa capire, uno dei tanti aspetti e meccanismi attraverso i quali ci siamo ridotti così. Non che a Reggio sia diversa sai. Gli sprechi si sommano a profusione ma ormai alla gente non frega più niente perchè generalizza, non distingue non sa più farlo, non gli è più permesso. Non arrivano a fine mese ma non gliene importa nulla di capire il perchè. Aspettano l'Unto o chi ce l'ha duro, che risolva.
Anche io aspetto, ma un'altra cosa.
Grazie, bel post Solimano anche se mi viene l'ulcera.

Giulia ha detto...

Ho avuto a che fare con la circoscrizione qui a Torino come insegnante perchè ci finanziassero un progetto. Era il solito giochino tra partiti, un ambiente squallidissimo. Mi ero chiesta anche io cosa potesse servire. Non guardavano il progetto, ma se portava voti a no, se a sinistra o se a destra. Sullo spreco dei soldi bisognerebbe davvero ingaggiare battaglia.

Spero che tutto ti torni a funzionare

Ciao
Giulia

Solimano ha detto...

Il collegamento va e viene, il server non è ancora del tutto a posto, comunque sono riuscito a leggere i vostri graditi commenti e risponderò presto, stando sul pratico, non sul generico. Facciamo della buona prepolitica, intanto. Cos'è veramente la politica? La post-prepolitica, e non è una battuta.

grazie e saludos
Solimano

Anonimo ha detto...

Mammamia, Solimano, quante feritine assolutamente non ben cicatrizzate riapri, qui...
L'ostacolo che mi fa procrastinare l'idea di tornare a 'farqualcosa' è proprio il percepire quel fondo indistinto d'arroganza/debolezza. Quello (mi) allontana più di ogni altra cosa.
Ciao
zena

Barbara ha detto...

La politica mi spaventa, per tanti aspetti.
Questi atteggiamenti sono tra le cose che mi fanno paura, perchè non sono in grado di affrontare le persone che si comportano come tu descrivi. Spero ancora che maturando, invecchiando, io riesca a trovare il bandolo della matassa, per ora ammetto di avere le idee molto confuse.

Solimano ha detto...

Ho esitato, prima di cominciare la serie "Italia mia benché". Vorrei evitare la genericità e l'antipolitica di un certo tipo. L'unica strada, a cui normalmente mi attengo, è di evitare i discorsi dei massimi sistemi e stare sui piccoli dettagli, spesso rivelatori.
Risultano evidenti alcuni aspetti:
1. La collusione fra chi fa politica, quando li si tocca sul vivo. Faceva impressione, quella sera, vedere persone che normalmente erano polemiche fra di loro ricompattarsi quasi come riflesso condizionato.
2. Il complesso di superiorità verso chi non fa politica come loro. Ci considerano dei minus habens a volte pericolosi, che bisogna neutralizzare, se del caso.
3. La mancanza di rispetto per l'intelligenza. Per il gusto di ragionare, di capire e di cambiare idea, se del caso. Una totale strumentalità che si crede furba, a parole dicono che bisogna parlare con gli altri ma non lo fanno mai, si imbrancano sempre fra di loro.
Ed è comprensibile la follia logica di Minniti, che ha detto: "Quando si parla di modalità organizzative in realtà si cerca una via di fuga da problemi che sono politici".
Proseguirò.

grazie e saludos
Solimano