giovedì 11 giugno 2009

Il sabato del villaggio

Annarita

Tanti, tanti anni fa di questi tempi ero molto felice perché la scuola stava per chiudere.
Io amavo studiare, ma la fine dell'anno scolastico mi proiettava in quello che per me diventava un sabato del villaggio di proporzioni mitiche, lungo quasi tre mesi.
Una pressoché ininterrotta goduria, sprofondata tra i libri, centellinando la lettura al pari di una divina ambrosia.
La lettura mattutina, quando potevo indugiare tra le lenzuola senza più preoccuparmi della sveglia.
La lettura a pranzo e a cena, malgrado fosse pratica sconsigliata per una buona digestione.
La lettura pomeridiana, al fresco sotto la tenda del balcone o nella penombra dei salotti parentali presso i quali mi trascinava implacabile la nonna mentre ero in vacanza da lei.
La lettura serale, che conciliava il sonno e disponeva a ricchi sogni.
E talvolta la lettura notturna, con la lampada schermata perché la mamma non venisse a domandarmi ansiosa il motivo della mia insonnia (il fatto che magari fossi ad un punto cruciale dell'intreccio per lei non costituiva ragione sufficiente al mio sottrarre le ore al sonno).
Le mie amiche contribuivano al buon andamento domestico, io andavo fiera di una mamma che sosteneva essere lo studio il mio principale dovere e da ciò discendeva la mia totale libertà da qualsivoglia faccenda. Tanto avrei imparato lo stesso, o prima o poi, è così è stato.
Che nostalgia di quelle lunghe giornate in cui There was no frigate like a book!
Non è che trascurassi completamente la vita sociale con i miei coetanei, ma leggere era una soddisfazione ineguagliabile.
Poi sono venuti la famiglia e il lavoro e tante altre distrazioni.
Il piatto della bilancia pendeva sempre troppo dalla loro parte e la lettura selvaggia e senza freni è diventata un dolce ricordo dell'infanzia e dell'adolescenza.
Per fortuna stanno per arrivare le ferie, che mi regaleranno tanti momenti da dedicare ai libri.
Lavorare mi piace, ma invidio mio marito, pensionato e totale padrone del suo tempo da dividere con soddisfazione tra i libri, i film e la musica.
Adesso che ogni ritaglio di tempo per i libri mi sembra un bene prezioso, sento più che mai la nostalgia per quelle immense estati dilatate dalla fantasia.


9 commenti:

Anonimo ha detto...

Cara Annarita, la tua storia è simile alla mia.
Dopo aver barattato l'odiato sonnellino pomeridiano (che veniva imposto alla casa intera)con il permesso di leggere nella poltrona frau dell'ingresso (il luogo più fresco del mondo), le mie estati sono scivolate via, nell'infanzia e nell'adolescenza, al ritmo di un libro al giorno o al massimo ogni due.
Con quel sottile senso di disorientamento che segna il ritorno alla realtà.
Non proprio del tutto imbambolata. Solo un pochino:)
ciao:)
zena

Giulia ha detto...

Annaririta carissiam, quando ero ragazza io leggevo molto poco. Devo dire che la scuola mi aveva molto demotivata, ma soprattutto io amovo lo sport, amavo la compagnia, amavo stare fuori casa il più possbile. Ero una ragazza riflessiva, ma attingevo molto dalla vita più che dai libri.
Quando però ho cominciato a leggere non ho mai più smesso e il libro ha sostituito tantissime altre cose.
Ora è la mia coperta di Linus, non posso uscire se non ne ho almeno uno in borsa facendomi spesso prendere in giro. Non importa.
Quando parto le mie valige pesano sempre molto e leggo quello che mi porto dietro anche a costo di farlo di notte.
Ma io ero la classica ragazza di cui si dice: "Non legge quasi mai".
Come insegnante ho capito la lezione e ho avuto la grande soddisfazione di avere alunni che hanno tutti amato la lettura, compreso ragazzi che molto bravi non erano.

Un abbraccio

Barbara ha detto...

Anche io facevo come te (oltre che andare al mare).
Solo che io stavo in camera con mia nonna, quindi quando dovevo fare la lettura notturna, per non farmi accorgere (stesse tue motivazioni, vaglielo a dire tu, a mia nonna, che DOVEVO scoprire se Atreiu avrebbe salvato Bastiano oppure no) dovevo nascondermi sotto le coperte. Ad agosto era una sofferenza, e poi, puntualmente, nonna il giorno dopo andava da mamma e diceva:
-Mi sa che Barbara sta male, dorme tutta coperta con questo caldo!
Spiona! E io che mi ci facevo pure certe sudate sotto a quelle coperte...

Silvia ha detto...

Io ho sempre letto di notte. Forse per questo sono diventata miope. Crescendo e dovendomi responsabilizzare sulla gestione del tempo, ho imparato a leggere anche di giorno. Ora, che ho più tempo a disposizione, leggo quando ho voglia. Solo una cosa mi vincola la lettura: non tollero essere disturbata, per questo prediligo momenti in cui so che non subirò interruzioni. Non vedo l'ora di partire col babbo e di dedicarmi alla lettura per ore al giorno, consapevole che nessuno disturberà.
Una meraviglia!

annarita ha detto...

Mie care ragazze, ve l'immaginate Giulia che da piccola non leggeva? I danni incalcolabili che a volte può fare la scuola... ma io sono fermamente convinta che la lettura ce l'abbiamo nel sangue, nel DNA, e la voglia di leggere ci domina malgrado le condizioni a volte avverse.
Un abbraccio a tutte e buon fine settimana a tutte.
Annarita

Amfortas ha detto...

Per un certo periodo della mia vita, piuttosto buio, la lettura è stata l'unico spiraglio di luce.
Non aggiungo altro.

annarita ha detto...

Hai perfettamente ragione, Amfortas, l'ho sperimentato anche io. Con l'aggiunta che mi giudicavano fredda e distaccata per questo. A presto, Annarita.

Dario D'Angelo ha detto...

Davanti casa di mia nonna, la sedia su due gambe con la schienale poggiato al muro, la gente che passava o cingottava al balcone...credo fossi felice

Solimano ha detto...

Non finirei più, di raccontare le varie modalità di lettura. Ne dico alcune.

Da ragazzo, leggevo all'aperto, sotto il bersò. Avevo bisogno di spazio, perché ad un certo punto smettevo di leggere per fantasticare su quello che avevo letto. E fantasticavo camminando.

Il viaggio di lavoro fra Monza e Segrate era un doppio massacro quotidiano (andata e ritorno). O col pulman dell'azienda o con la mia macchina: un'ora per fare meno di venti chilometri. Avevo una cantica della Divina Commedia sul sedile a fianco, ed al semaforo rosso aprivo a caso e quattro o cinque terzine ci stavano. E' stato così che ho letto completamente per la prima volta il Paradiso, perché, a forza di aprire a caso, i canti poi si raccordavano. L'unico guaio era che mi beccavo il clackson di quello della macchina dietro almeno tre volte al giorno, perché non partivo subito col verde. Dante, letto così, lo consiglio a tutti. Ha un pregio che è solo suo: al secondo verso di qualsiasi terzina, sdlong!, sei già in medias res.

grazie Annarita e saludos
Solimano