venerdì 26 giugno 2009

Io e la mia città

Barbara


Fin da quando ero piccola mi sono sempre sentita fuori posto.
La mia città non è diversa da tante altre, e non so spiegare da dove nasca il mio disagio, eppure da che mi ricordo ho sempre desiderato andarmene.
Non sono un'illusa: so che i problemi ci sono ovunque, non mi aspetto di trovare Eldorado.
Il problema è solo quello dell'estraneità, di non sentirsi nel posto giusto. Disagio che sparì completamente quando vissi per tre anni in un altro luogo, neanche tanto distante.
Ma, per tutta una serie di motivi, mi è toccato tornare e a causa di alcuni errori che posso imputare solo a me stessa adesso ci resterò per sempre.
Inoltre il destino sembra beffarsi di me: lavoro nella piazza centrale, nel cuore pulsante di questo posto che non amo.
L'unico modo che ho trovato finora per fare la pace con la mia città e con il mio senso di sconfitta è quello di descrivere nei miei raccontini la gente che ci vive, e mi sforzo di farlo senza troppa acredine, magari con un pochina di ironia, ma senza giudicare (non sempre ci riesco).
Quando faccio (timidamente) presente la mia insoddisfazione a chi mi sta vicino mi sento rispondere: - Ma cosa vai cercando? Qui si sta bene, c'è il mare, c'è l'oratorio e non c'è la delinquenza. E' il posto ideale per crescere i figli.
E io, cercando di mandare giù la pillola amara, mi sono sempre ripetuta queste parole come per convincermene.


Due giorni fa c'è stata una sparatoria, con tanto di ferito. E' avvenuta nel centro commerciale dove lavoravo prima di aprire la libreria, e dove tuttora vado saltuariamente a fare acquisti con i miei bambini. Questa è la terza sparatoria dell'anno, in una città dove l'ultimo proiettile volò prima che io nascessi.
Almeno adesso quelli che mi fanno la morale se ne staranno zitti per un po'.

11 commenti:

Amfortas ha detto...

Non so se l'episodio di violenza possa essere riferito a delinquenza organizzata o a qualche scoppio d'ira.
Sicuramente, in entrambi i casi, non c'è da stare allegri, anzi, forse la seconda ipotesi sarebbe ancora più inquietante.
Io so solo che viviamo in un mondo in cui la conflittualità è diventata un problema serio, ovunque.

Barbara ha detto...

Niente drammi della gelosia o scoppi d'ira.

Si è trattato di un assalto al portavalori che trasferiva gli incassi del centro commerciale.

Coglionata numero uno: trasferimento fatto a mezzogiorno, ora di punta.

Coglionata numero due: trasferimento fatto davanti all'ingresso principale e non dietro, dove c'è l'uscita dipendenti e dove ai miei tempi venivano effettuate tutte queste procedure pericolose proprio per stare lontani dalla folla.

Coglionata numero tre: il John Wayne di turno, che invece di alzare le mani tira fuori la pistola e comincia a sparare sui malviventi, che rispondono al fuoco senza farselo ripetere due volte.

Morale della favola: un poveraccio passante che si faceva gli affari suoi si becca un proiettile in corpo. Ricoverato e operato all'istante per fortuna si riprenderà.

Io sono nauseata.

sabrinamanca ha detto...

Al di là della sparatoria, sapresti spiegare a te stessa perché non ti piace il luogo dove vivi?

Barbara ha detto...

Sabrina: no, non ne sono capace fino in fondo.
Probabilmente mi sento un po' sola.
Ad esempio è molto difficile che io riesca a conversare con le persone (a parte pochi amici) così come mi accade qui con voi.
Forse la verità è che mi sono sempre sentita male per le facili etichette che ti vengono attribuite quando vivi in una realtà di provincia.
Sai, qui ci si conosce tutti, e se non conosci una persona direttamente, stai tranquilla che conosci suo zio o suo cugino o suo cognato. Ma mentre nei piccoli paesi questo crea un forte senso della comunità, qui il senso di coesione si è perso con gli anni del benessere ed ora è rimasta solo la parte negativa del provincialismo. Le chiacchiere, il pettegolezzo, le generalizzazioni non mancano, ma i momenti di vicinanza si sono diradati sempre di più.
A me non bastavano neanche allora, quando ero piccola, e tra vicinati e conoscenti ci si ritrovava per una chiacchierata giù in cortile. Figurati adesso che, come ti accennavo, queste cose non ci sono più.

In compenso si cementifica a tutto spiano, si riducono le occasioni di socializzazione; i momenti culturali sono quasi del tutto assenti. Noi nel nostro piccolo ci proviamo ad organizzare qualcosa, con le favole per i bambini e i simposi filosofici e in futuro, se ne avrò le forze, vorrei provare a fare anche qualcosa per i ragazzi dei licei. Ma è dura e quando mi scontro con l'indifferenza generale mi capita di scoraggiarmi.

Se poi quando vai a fare la spesa ti sparano pure addosso, beh, allora concedetemi un paio di giorni di malumore ragazzi miei!

Solimano ha detto...

Barbara, è un problema che conosco bene perché di posti ne ho girati tanti. In particolare l'ho avuto per anni qui a Monza, per due motivi.
Il primo è perché Monza è a dieci chilometri da Milano ed io sentivo di vivere in una bella zona residenziale della Grande Milano avendo speso la metà di quello che avrei speso a Milano (non me lo sarei potuto permettere, per dirla chiara).
Il secondo è il carattere brianzolo, lavorista, privo di senso d'umorismo, clericale di tipo livoroso, di un individualismo triste.
Ma il problema era la mia prevenzione, si trattava solo di guardarsi attorno e sapersi fare largo, mantenendo immutate le mie priorità.
Per la legge dei grandi numeri, 1000 persone su 40.000 ti vanno bene di sicuro lì dove stai. In fondo dipende da te, da quello che vuoi.
Però sarebbe sbagliato adeguarsi, voler piacere a tutti i costi, diventare contrifughi invece che mantenersi centripeti, tutte cose che servirebbero solo a mancar di rispetto a te stessa, che è comunque la prima cosa. Il resto segue, e gli eventuali errori del passato, che farci? Stanno lì, nel passato, e lasciali lì.

Comunque mi suona strano, potrei farti più di dici nomi di posti marchigiani: Osimo, Fermo, Fabriano, Jesi, Recanati, Fossombrone, Fano etc etc etc... forse hai capito che ci sono affezionato, alcuni motivi li racconterò (non tutti).

grazie Barbara e saludos
Solimano
P.S. E nei posti più piccoli, Arcevia, Novilara, Urbania, Monterubbiano, Torre di Palme, Montefiore... mah!
P.P.S. Ascoli Piceno sta in cima a tutti.

Giulia ha detto...

Cara Barbara,
io ho provato la stessa cosa quando sono andata ad abitare per otto anni in un paese della seconda cintura di Torino. Ho riscontrato gli stessi problemi di cui parli tu.
Pensavo che in un paese si vivesse meglio, ci fossero più rapporti umani. Non è stato così.
Fu allora che ho scoperto di essere un animale cittadino e sono tornata a Torino. Le cose sono funzionate molto meglio. Qui ho più amici, me li posso scegliere. Sono "anonima" quando voglio esserlo.
E' vero che quegli otto anni sono stati anni particoari della mia vita. Forse bisogna cercare di più le persone con cui puoi stare meglio. Sono sicura che ci sono dappertutto.

Un abbraccio
Giulia

Habanera ha detto...

Barbara, l'assenza di criminalità in effetti è un po' poco per farsi piacere l'ambiente in cui vivere. Se poi viene meno anche quella lo sconforto è totale.
Io sono stata a disagio negli anni in cui ho abitato a Milano3, la città-modello creata da Berlusconi in cui tutto era apparentemente perfetto, eppure...
Bisogna vivere in un posto per conoscere le persone, l'ambiente, l'atmosfera, ed io in quel paradiso di plastica, ultraprotetto e blindato, non sono mai riuscita a sentirmi a mio agio.
Da più di dieci anni ormai vivo a Milano, in zona Navigli, e ci sto così bene che non vorrei vivere in nessun altro posto del mondo.
Di questo mio amore per Milano ho già parlato altre volte ma sul Nonblog dedicherò un post alla mia città e al mio amato Naviglio.
Ma tu sei proprio sicura che dovrai stare lì per tutta la vita? Mai dire mai.
H.

Barbara ha detto...

Primo: sì, hai ragione, la sfida è proprio quella. Ed è una sfida bella e impegnativa come tante altre della vita. Solo che a volte mi prende lo sconforto perchè era proprio il contrario di quello che cercavo.
Oggi comunque mi è già passata, sono stata a cena con un paio di amici giusti in um posto giusto, abbiamo guardato un tramonto giusto e chiacchierato dei mali del mondo, che in mezz'ora abbiamo risolto.
E mi sento pronta per nuove fantastiche avventure!

Barbara ha detto...

Giulia: Essere anonima quando una ha voglia di esserlo. Fantastico!

Haba: andarmene? Allo stato attuale delle cose la vedo molto improbabile, ma improbabile in fondo non è mica sinonimo di impossibile...

Solimano ha detto...

I mali del mondo... Barbara, col mio miglior amico facciamo delle passeggiate nel centro di Monza (ben sistemato da Faglia, ottimo sindaco che riuscimmo a far eleggere a quel dì). Prima di passeggiare, ci mettiamo d'accordo su cosa risolvere, se il Biafra o il Paraguay. In genere ci riusciamo rapidamente e ci premiamo con uno spumantino al Circolo Garibaldi.
Però una sera affrontammo l'Iran e tirammo mezzanotte, è impegnativo, l'Iran. Due spumantini, quella sera.

saludos
Solimano

Silvia ha detto...

Concordo in buona parte con voi.
Se l'ambiente in cui vivo è abitato, allora lo deve essere parecchio a tal punto che io possa sparire se ne sentissi il bisogno. La realtà di paese per me è soffocante. Ogni volta che vado a trovare i miei che vivono in piccoli paesi, non posso fare a meno di constatare quanto piaccia alla gente il pettegolezzo e tutti sanno di tutti. Il pettegolzzo lo ritengo mortalmente noioso e dopo due minuti andrei via. Non potrei viverci. Ma faccio male in fondo ad essere così insofferente, perchè tra nascite, matrimoni, morti, divorzi, riappacificazioni di gente di cui non me ne frega un tubo, possono celarsi notizie che mi riguardano da vicino e che mi potrebbero essere utili. Pazienza.
Prendo il pacchetto in blocco e lo butto via.
Per quanto riguarda il senso di coesione avrei da dire anche su questo. Tutto dipende dalla fortuna di avere dei vicini coi quali andare d'accordo. Conosco persone che si sono prese una zappata in testa per aver "sconfinato" di 5 cm. con lo stenditoio. I cari vicini hanno preso le parti dell'uno e dell'altro a hanno avuto l'argomento garantito per molti pranzi di natale.
Non che la città sia molto diversa, perchè la differenza la fanno sempre le persone. Ma qui a RE per esempio, considerabile ancora un paesone, tante vie nemmeno le conosco e rifettevo oggi che se voglio trovare un negozio particolare ormai è bene che guardi su internet tanto si è sviluppata la città sul territorio. E nel mio condominio, siamo rimasti in pochi della vecchia guardia. E considerato chi erano coloro che se ne sono andati sono molto contenta così.
Gli sparati internazionali più recenti che ricordo, sono cinesi. Mafia. Hanno colonizzato la zona della stazione. Vuoi che ci facciamo mancare la nostra piccola chinatown? Poi però vantiamo un fracco di mariti che ammazzano la moglie e viceversa. Soprattutto anziani. E molti vivono in piccoli paesini limitrofi. Le sagre e il gnocco fritto, con questo diffuso malessere di vivere, purtroppo non bastano più.