lunedì 22 giugno 2009

Disseminazione dell'arte italiana

Fabio Isman

Maestro dell'Osservanza: Trittico della vita della Vergine ca. 1428-39
(Museo d'Arte Sacra, Asciano)

Caro Solimano,

due parole in fretta da Rimini, dove devo presentare il libro al Festival del Mondo antico, sia per ringraziarti ancora dell'attenzione, sia per qualche piccola precisazione.
Il downsizing dei nostri musei: discendono dai mille staterelli preunitari, a noi manca un "museo nazionale" (come il Louvre, il Prado, il Kunsthistorisches e così via) perché c'erano tante non immense collezioni storiche, e tali sono rimaste poi. Il vero primato italiano è la diffusione, direi disseminazione, dei suoi beni, della sua arte e della sua cultura, non la quantità degli oggetti. Non c'è borgo senza qualcosa di rilevante; altrove, spesso non è così, anzi quasi mai. Negli archivi, cara Zena, si fanno scoperte fondamentali; ma ci vuole tanta pazienza, e occorre anche saper leggere l'antico, riuscire a fare mille riferimenti. Però, vero, è una delle esperienze più belle ed appassionanti. Infine, il modo in cui (non) si insegna l'arte e la cultura nel nostro Paese è degno soltanto di silenzio e di pietà. Un salutone a tutti/e

Parmigianino: Levriero (Pinacoteca Stuard, Parma)

P.S. Ho inserito immagini di due opere appartenenti a due piccoli (e splendidi) musei italiani. (s)

10 commenti:

Amfortas ha detto...

Intanto benevenuto, Fabio.
Credo ci accomuni il disgusto per la condizione della cultura in Italia. Anch'io sono arrivato alla tua conclusione, forse è meglio il silenzio.
Ciao.

zena ha detto...

Sono compiutamente d'accordo.
D'altra parte "la pazienza -diceva S.Agostino - è la disposizione che ci fa sopportare gli affanni con animo sereno e ci impedisce di abbandonare con animo turbato cose che ci fanno raggiungere i beni più grandi".

Pazienza e passione nascono dalla stessa radice: solo la passione, credo, sa costruire la pazienza (e la disponibilità alla fatica) in grado di sorreggerla.
:)
Un saluto di benvenuto.
zena

Solimano ha detto...

Fabio Isman mi ha scritto per commentare quanto avevamo detto sul precedente post con testo suo che avevo pubblicato.
Stavolta ho preferito inserirlo come post a suo nome, perché così ha più evidenza che come commento, perché mi andava di inserire due begli esempi di grande arte in musei piccoli e perché è un sistema che adotterò altre volte, difatti ho un caso di un'altra persona che pubblicherò nei prossimi giorni. Nell'aderenza al progetto che perseguiamo è utile una duttilità se possibile intelligente, perché stiamo anche sperimentando, e di questo siamo consapevoli.

Il Museo d'Arte Sacra di Asciano e la Pinacoteca Stuard di Parma sono due esempi di musei radicati e ben gestiti, che mi auguro non vengano assorbiti in strutture più grandi. Ma ci sono casi di musei storico-archeologici in cui se ci sono dieci visite alla settimana sono tante. E i custodi sono lì tutti i giorni. Inoltre ci sono casi diffusi di depositi di musei ingombri di opere mai esposte per ragioni di spazio. Mi ero fatto amico dei custodi della Galleria Nazionale di Parma e mi portavano a vedere i depositi, come cortesia loro.
Soprattutto vedo uno spreco da parte di tanti comuni (compresa Monza): mostre temporanee di artisti locali sconosciuti e raccomandati da qualcuno. In quel mese che dura la mostra non ci va praticamente nessuno, salvo zie e parenti tutti all'inaugurazione (anche perché si mangia e si beve). Con tutto il bendidio che esiste nascosto in ogni città e paese, queste sono proprio operazioni in pura perdita. Però in generale sono fiducioso sul futuro, l'interesse è crescente, ma la struttura burocratica e ministeriale è molto se non mette i piedi nel piatto.
Che fare? Organizzarsi per i fatti propri. Se c'è la passione ed un po' di faccia tosta si riescono ad ammirare delle cose bellissime mai esposte. Io ci riesco perché qualcosa so: che debbono fare gli apprendisti, gli aspiranti? Intrupparsi in comitive, altrimenti ciccia. E non va bene.

grazie Fabio e saludos
Solimano

Barbara ha detto...

Io con l'arte ho un brutto rapporto, lo ammetto.
O meglio ho un rapporto conflittuale.
Di solito mi sembra estremamente noiosa, soprattutto quando parliamo di architettura e scultura.
Quando poi parliamo di arte contemporanea la mia reazione è semplicemente quella di alzare gli occhi al cielo.
Non capirò mai cosa ci sia da emozionarsi di fronte ad una scatola di legno su cui hanno inchiodato tre viti.
Arte concettuale dicono.

Ecco un esempio di conversazione davvero avvenuta:
-Ma concettuale perchè? Perchè mi devo sforzare per capirla? E allora spiegatemela almeno! (pensiero non detto: cacchio, non avete fatto lo sforzo di dare una verniciata a quella scatola di legno con le tre viti, almeno volete sforzarvi a spiegarmi cosa significa?)

-Niente, il significato te lo devi dare da sola.

-Pure.

(mi sono sentita molto come la moglie di Alberto Sordi in quel film sulle vacanze alternative)

Però devo confessare che non è sempre così.

Nella mia vita artisticamente arida ci sono anche state poche eccezioni:

-Vienna. Città dove nei musei veniva data una simpatica macchinette con gli auricolari. Tu premevi sulla pulsantiera il numero dell'opera che stavi guardando e dal walkie talkie usciva la spiegazione. La potevi riascoltare tutte le volte che volevi. Se ti distraevi la fermavi un attimo e poi la facevi ripartire. Si capiva quello che si stava vedendo con i propri ritmi, senza sentirsi trattare come male se una cosa non ti piaceva.

-Palazzo Tè a Mantova. Non c'ho capito niente, ma era bellissimo.

-Casa Batlò a Barcellona. Idem.

-Il Museo Belvedere, sempre a Vienna. Il discreto walkie talkie era quasi superfluo. Quasi.

-Un mio cliente che mi ha pazientemente spiegato un quadro di Caravaggio (la Madonna dei Pellegrini)mostrandomi la figura e facendomi capire (e quindi vedere, perchè se non capisco io non vedo) tutto quello che c'era raffigurato.

Però nella vita è difficile incontrare qualcuno che abbia la pazienza e la passione per una cosa al punto tale da volertela spiegare, come se tu fossi un bambino piccolo e senza umiliarti troppo.

Habanera ha detto...

Barbara, tu dici: "Però nella vita è difficile incontrare qualcuno che abbia la pazienza e la passione per una cosa al punto tale da volertela spiegare, come se tu fossi un bambino piccolo e senza umiliarti troppo."

Eppure qualcuno c'è ed è molto più vicino di quanto immagini.
Hai provato a dare un'occhiata qui?
Non sai quante cose sto imparando, divertendomi, con i post del nostro amico Solimano.
H.

Anonimo ha detto...

Hai ragione, cara Habanera.
Credo anch'io che Solimano sia l'esempio degli incredibili doni che la passione intelligente sa regalare, quando è sostenuta dalla pazienza e dalla gioia di 'liberare le cose' e di metterle in circolo, scoprendole.
zena

Barbara ha detto...

La passione per l'arte di Solimano è una cosa fantastica.
Sono io la zuccona, che ho bisogno di qualcuno che col dito mi indichi la luna, poi siccome vedo solo il dito quel qualcuno mi ci deve dare pure uno scappellotto!

Solimano ha detto...

Il problema della divulgazione culturale in Italia è gravissimo, e faccio alcuni esempi.
Primo esempio. In Italia escono ogni anno tonnellate su tonnellate di depliant turistici, che stanno naturalmente a livello di superficialità. Ma escono, sempre ogni anno, tonnellate su tonnellate di volumoni sistematici come strenne delle varie Banche e Casse di Risparmio. E i cataloghi delle varie mostre temporanee c'è da avere il borsone per portarseli a casa (a parte il prezzo). Il linguaggio è solo per addetti ai lavori. Manca una sana ed utilissima via di mezzo.
Secondo esempio. Forse non ci avete mai pensato, ma parliamo di Dante. Tutti, al liceo l'abbiamo studiato su libri in cui c'erano al massimo due o tre terzine per pagina, lo spazio di gran lunga maggiore era per le note.
Ora, è vero che su un solo verso di Dante si potrebbe scrivere un libro di duecento pagine, ma mettiamoci nei panni nostri di sedicenni: a cosa servivano, tutte quelle note? A una cosa servivano: a farci disamorare della Divina Commedia. Meglio i tre volumi usciti nell'economica Garzanti, in cui due critici svegli scrivono una introduzione al singolo canto e poche note sintetiche per aiutarci a tornare alla lettura più consapevole del poeta.

Per gli approfondimenti, si vedrà dopo, ma c'è un attrito di primo distacco che è sbagliato da ogni punto di vista, per tenerci in una situazione di eterno catecumenato, come se fossimo persone di serie B. A quel punto, il catecumeno si stufa e abbandona il sagrato. E' proprio quello che vogliono, così se la raccontano fra di loro: che bello che bello, noi pochi sì che le sappiamo le cose!
All'estero, nei paesi civili, non è così.

Ma sono fiducioso: a Bologna stanno pensando di mettere a pagamento le conferenze di Riccomini perché i 2000 posti non bastano, e l'altra sera, in un cortile storico, eravamo in cento a vedere le cartoline della vecchia Monza con le piante topografiche del Settecento e dell'Ottocento.

saludos
Solimano
P.S. Barbara, lo sai che la casa Batlò (come altre opere di Gaudì) è una magnifica location del film Professione Reporter di Antonioni? E che il Palazzo del Te di Mantova è una location del Mestiere delle Armi di Olmi? Vedi mo' il cinema!

Silvia ha detto...

Avevo scritto un commento lunghissimo che si è perso tra le pieghe. Non ho tempo ora per scriverlo di nuovo.
Posso solo dire che questo signore che non conoscevo, piacere Silvia, ha ragione da vendere.

Ermione ha detto...

Ho ascoltato proprio ieri sera, su Radio 3, una conversaazione con Fabio Isman: interessantissima. E poi è vero, ogni piccolo paesino conserva sempre qualche opera magari del tutto ignota ai più; la Toscana fa testo, in questo.