lunedì 25 maggio 2009

Il comunista che fotografava i fiori (1)

Solimano

Galanthus nivalis (Bucaneve)

Il karma è l'azione volitiva vista in relazione alla legge di concatenazione causa-effetto. Tutto giusto, ma tendo a dimenticarmene, se mi fa comodo. Come l'altra sera, alla fine della conferenza di Sabbatucci, potevo benissimo uscire dalla porta dove non c'era il banchetto con i libri e invece no: quel libro l'ho preso, dopo averlo sfogliato golosamente in tutte le quattro serate, prima che gli oratori iniziassero le loro concioni.
Si tratta del libro qui a fianco, che inserisco con immagine piccola però ampliabile.
Vladimiro Ferrari (1924-2003) non l'ho mai conosciuto. Forse qualche volta ci saremo visti a manifestazioni o conferenze. Però lo sto conoscendo adesso, dal libro. Partigiano nella brigata Cremona, lavorava all'Enel e per 28 anni fu consigliere comunale a Monza e vicesindaco nel 1978. Così scrive Umberto Isman, fotografo professionista (Vladimiro era dilettante): "Il Comunista", era così che vedevo Vladimiro, anzi Ferrari, iconograficamente perfetto nel suo aspetto "leninista". Difatti alla fine ho deciso di chiamare questa serie: Il comunista che fotografava i fiori. Mi sembrava un titolo un po' lungo, ma Zena e Giulia hanno saputo essere convincenti.
Ne parleremo ancora, di Vladimiro, anzi di Miro. Ecco una sua frase autoironica:
"Per molti anni ho usato la macchina fotografica come banale strumento di illustrazione del mio tempo libero; poi, un giorno, un amico mi invitò a una proiezione di macro-fotografie di fiori alpini: fu amore a prima vista per me e fortuna per il fornitore di materiale fotografico!"

I fiori che inserisco stavolta sono fiori facili, li conosciamo tutti. Guardandoli in queste fotografie è stato come se li vedessi per la prima volta.

In cima il Bucaneve (Galanthus nivalis). Scrive Anna Zaffaroni nella scheda: Il nome del genere, Galanthus, deriva da due parole di origine greca che stanno a significare "latte" (gala) e "fiori" (anthos) con riferimento al colore dei tepali.

Myosotis arvensis (Non ti scordar di me)

Non ti scordar di me (Myosotis arvensis). E' il simbolo dell'amore eterno che vince anche sulla morte. Il nome nasce da un racconto medioevale tedesco. Venivano organizzati dei balli sulle sponde del Reno con le ragazze che danzavano a piedi nudi inghirlandate di non-ti-scordar-di-me.

Papaver rhoeas (Papavero)

Papavero (Papaver rhoeas). Il fiore dedicato alla dea Cerere, spesso rappresentata con una ghirlanda di papaveri fra le mani. Il succo ricavato da questo papavero (il rhoeas, non il somniferum) veniva somministrato ai bambini inquieti per calmarli ed indurli al sonno (sempre dalle schede di Anna Zaffaroni).

In chiusura, il Dente di leone (Taraxacum officinale). Chi non ha soffiato al vento i suoi semi (che non aspettavano altro...)? Nel Parco, li vedo, quelli che si procacciano una insalata di soffioni (o piscialetto o tarassachi), prima della fioritura, dopo non è più buona.

Taraxacum officinale (Dente di leone)

11 commenti:

zena ha detto...

"Il comunista che fotografava i fiori" mi sarebbe piaciuto molto, come titolo.
Ci avrei ritrovato pure mio padre, anche se lui, i fiori, li fotografava soltanto con gli occhi e li contava.
Antico amministratore di Partito e di Enti Pubblici, che faceva funzionare come una sveglia svizzera, a pensione inoltrata scoprì le meraviglie di una casina in campagna, che raggiungeva ogni giorno (otto km + otto km di bicicletta) per andare ad innaffiare rose, weigelie, budleie, colvizie floribunde...
Arrivava a casa e ne faceva scrupolosi resoconti numerici a miamamma, distinguendo fra colori, stato di avanzamento della fioritura e della sfioritura.
Con grande amore, quello che riservava ad ogni persona e ad ogni cosa e animale.
Ricambiato, visto che una nidiata di gatti neri e selvatici lo seguiva ovunque e la gattamadre si lasciava accarezzare: ancora mi torna la bella immagine di questo assai burbero e serio signore gomma-munito che avanza impavido fra i cespugli, col suo corteo di sette gatti neri, attenti a soste e pause, a debita distanza.

Grazie, Solimano.
Un saluto
zena

Silvia ha detto...

Guarda Solimanoo, anche solo per le immagini è un post bellissimo, ma ora non ho tempo. Tornerò questa sera. Ciao Ciao

Giulia ha detto...

A me piaceva il titolo che volevi dare. Un comunista che fotografa i fiori dà immediatamente un'immagine di solarità, invece che quella che gli si è sempre attribuita.
Anche a me piace fotografe i fiori. Sarà perchè abito in città e mi sembra di portarmi a casa almeno la loro immagine.
Anche i fiori cambiano a seconda di come li fotografi, della luce, dell'angolazione, dello sfondo...
Hai fatto bene a comprare il libro così ce ne farai vedere altri.

Amfortas ha detto...

Mi piace molto questo argomento, anche se sono ignorante in materia di foto e ancora di più di fiori.
Recentemente per motivi che non sto qui a spiegare, mi è passato per la testa di iscrivermi ad un corso di giardinaggio e non è escluso che lo faccia in un prossimo futuro.
Da qualche tempo il mondo vegetale mi attira, in qualche modo, sono nella fase di studio e osservazione un po' stupita. Oggi mi sono soffermato a lungo sui ciliegi del mio giardino, ne ho due. Quest'anno le ciliegie abbondano ma spesso sono sui rami più alti e non ce la faccio a raggiungerle.
Ma tanto, quelle in alto sono meno buone (strasmile).
Ciao.

Solimano ha detto...

Zena e Giulia, vabbè, ho cambiato il titolo e una riga del testo del post. Mi avete convinto, ma sotto sotto mi ero già convinto da solo: sarà un titolo lungo, ma quanno ce vò ce vò! Poi ne parliamo.

grazie e saludos
Solimano

Ermione ha detto...

Sono sempre affascinata dalla natura, e dai fiori in particolare. Lì per lì, prima di leggere il post, pensavo che queste belle foto fossero di Solimano ed ho pensato "Acc, ma sa anche fare delle belle foto! E' invece questo personaggio col nome melodioso e ricco di storia, Vladimiro. Per me non è come vederli per la prima volta, perché passo ore ed ore a guardare anche i fiorellini più insignificanti; ma è un riconoscerne la bellezza e l'unicità perché ogni fiore è unico, aggraziato, perfetto. Questo parco di Monza dev'essere proprio da visitare.

Silvia ha detto...

Il titolo è bellissimo. E i fiori fotografati da un comunista sono diversi dagli altri? Sarebbe interessante disguisirne:)
Adoro i fiori. Tutti. Portano colore, profumo, bellezza, armonia, vita.
Non potrei immaginare un mondo privo.
Ma non è necessario. Una delle tante cose belle delle rotonde è che spesso sono coperte di cascate di fiori multicolori e bisogna ammettere che è un piacere girarci attorno.
Se avessi un giardino ci passerei buona parte del mio tempo libero ne sono certa. Dipingere en plen air è bellissimo, leggere all'ombra di un grande albero e curarsi dei fiori e delle piante aiuta a mantenere il proprio equilibrio spicofisico ne sono certa. Invidio Am e i suoi ciliegi e tutti coloro che hanno un giardino di cui godere. Lungo la strada che porta a Carpi, alcune settimane fa, notai molti fiori dallo stelo lungo di un rosa molto intenso. Bellissimi e mai visti prima. Sembravano forsizie (che a me piacciono tanto) ma rosa. Non avevo tempo di fermarmi nè per raccoglierne un mazzo, nè per fotografarli. La cosa mi dispiacque molto perchè sapevo che questo è il periodo che tagliano l'erba, infatti non ci sono più. Però, a Torino, a casa di un mio amico, nel mezzo del bel prato inglese curatissimo, spiccavano due giovani cespugli piantati da poco:) Non so, l'ho vissuto come un segno. Positivo.

Habanera ha detto...

Fiore gentile il Galanthus nivalis.
Un racconto inglese narra che Eva, scacciata dal paradiso terrestre, fu presa dallo sconforto nel trovarsi su una terra buia e gelida, ma ben presto l’apparire di un bucaneve (grazie al miracolo di un angelo) le diede di nuovo forza e speranza.

Notizia tratta da Wikipedia chè di mio non è che sappia tutte queste cose, anche se amo fortissimamente i fiori ed in genere la natura, tutta.

Zena, il quadretto di tuo padre e dei gatti selvatici che lo seguono a debita distanza, rispettandone soste e pause, è da incorniciare.
H.

Barbara ha detto...

Quando ero bambina stavo spesso in campagna dai nonni. Funzionava così: loro mi lasciavano libera sul campo appena arivavo, e dopo un paio d'ore, quando era ora di merenda, mi davano una voce.
In quelle due ore io razzolavo come una besiola e mi incantavo a guardare i fiori che crescevano un po' ovunque.
Questo tuo post è per me molto interessante, perchè mi sono sempre chiesta quali fossero i nomi di quei fiori spontani. Fiori spontanei, non quelli che sembrano fatti in manovia nei negozi. E già ho scoperto due cose molto interessanti: i soffioni (noi bimbi li abbiamo sempre chiamati così) in realtà sono denti di leone, mentre quelli che io ho sempre reputato "non ti scordar di me" non lo sono. Aspetto le prossime puntate, dove forse troverò il nome di quei graziosi fiorellini azzurri che adesso non so più come si chiamano. Grazie e ciao

sabrinamanca ha detto...

Per prima cosa il titolo: una delizia, quando l'ho letto sulla mia casella di posta non ti dico la curiosità!
Belle immagini, sicuramente ricche d'emozioni per Vladimiro. A me dei fiori non è mai interessato tanto, salvo rare eccezioni; resto a bocca aperta davanti ai fiori di campo.

Qualche anno fa davanti alla mia casupola in Sardegna mi son messa a coltivare gerani e simili. Ho passato splendidi momenti a pulire, tagliar fiori sfioriti, annaffiare, e veder nuovi fiori. Erano momenti di pace, di riflessione oppure semplicemente di riposo mentale.

Da quando in Sardegna torno con l'estate, arrivo sempre troppo tardi e qui a Parigi il tempo grigio non m'ispira ma lo rifaro', ne sono sicura. Un giorno o l'altro...

Solimano ha detto...

Zena, è un argomento in cui tu ed io ci capiamo al volo, poche storie. Prima delle ideologie, prima anche della cultura c'è la serietà. Mia moglie mi ha detto: "Ma io Vladimiro lo conoscevo bene!" E ho scoperto perché. Alcune insegnanti della scuola media, quando c'era da parlare di storia contemporanea, chiamavano in classe Vladimiro, che senza celebrazioni, manifestazioni, commemorazioni, raccontava alcune cose pratiche. Ad esempio, che nei primi sette anni di vita non aveva quasi avuto il piacere di conoscere sua mamma, che era al confino politico. E altre robe così.
Giulia, farò altri due post, su questo argomento, e metterò fiori meno facili ma tutti spontanei, sorpresi sul fatto di fare il loro impegnativo mestiere di fiori.
Amfortas, tu sei un sofista di tipo furbo. Ti assicuro che le ciliege più in alto (a cui arrivo, mercè della mia statura) sono più migliori assai. Se non altro, hanno preso più sole. Te ne manderò qualche chiletto via corriere espresso, per convincerti.
Ermione, il Parco di Monza è il più grande parco urbano d'Europa. Dista solo dieci chilometri dal centro di Milano, logica vorrebbe che il metrò ci arrivasse almeno con due fermate in corrispondenza delle porte di ingresso. Ebbene no, storia lunga e squallidissima. In compenso, adesso Monza diventa Provincia...
Silvia, è vera la faccenda delle rotonde. Ma ogni tanto qualche geometra o architetto nuovista innalza monumenti alla propria dappocaggine, impedendo fra l'altro la necessaria visibilità: vuoi mettere, un bel manto di fiori?
Disegnare e dipingere all'aperto è una meraviglia. Mi ero attrezzato con astuccio, notes e il poco armamenttario indispensabile e dove mi veniva il voglino, passavo un quarto d'ora a disegnare seduto all'indiana. L'unico problema era sciogliere le gambe dopo, me le trovavo intorcinate.
Habanera, i cicisbei non possono gareggiare con un Galanthus nivalis. Se ne sta li, cheto cheto, però quando allarga i petali, anche i tepali (che conosco poco), non c'è match, è proprio galante!
Barbara, per razzolare (lo dice la parola stessa) c'è solo un sistema, quello delle bestiole. Il bello di quel libro, a parte le foto ed i nomi latini, sono le storie vere-mitiche, gli usi medicinali, amorosi, alimentari, perché i nomi non sono un portato di sapientoni, ma frutto dell'esperienza. Cose perse che torneranno. Sapevano perfino graduare i fiori per date non di mese ma di settimana di fioritura.
Sabrina, i gerani rossi sono stati per anni la gloria del mio terrazzo. Riuscivo a tenerli anno dopo anno. Mi ero costruito una piccola serra, ricordandomi comunque di innafiarli ogni dieci o quindici giorni. Non si può continuare a fare tutto. La vita è bella e terribile, che farci?

grazie e saludos
Solimano
P.S. Gli amici di Novaluna hanno visto ed apprezzato sia il post che i commenti. Mi fa piacere.