domenica 5 aprile 2009

Solidarietà femminile

Solimano

Umberto Galimberti scrive sul supplemento donne de la Republica del sabato...

Gaudenzio Ferrari è un pittore del Cinquecento...

I guest di Stanze all'aria conversano sui rapporti che si stanno creando fra loro...

Solimano vorebbe utilizzare meglio le immagini in Blogger...


Però tout se tient, evidentemente.


Perché Galimberti asserisce che il modo di affrontare la vita è ben diverso per gli uomini e per le donne. Diverso etologicamente ed antropologicamente (aggiungerei biologicamente). Le donne non debbono imitare le modalità maschili né ripiegare su stereotipi che stanno stufando loro stesse. Gli uomini debbono dare più spazio alle loro caratteristiche femminili secondarie di cui continuano cocciutamente a negare l'esistenza.

Perché Gaudenzio Ferrari dipinge fra il 1529 e il 1534 nella chiesa di San Cristoforo a Vercelli un affresco sul tema ricorrente della solidarietà femminile: la Natività della Vergine. Nove donne indaffarate (compresa Maria bambina).

Perché i guest continueranno a conversare, distinguendo fra il significato della parola amicizia e della parola solidarietà.

Perché Solimano prova a vedere se funziona una modalità diversa di mettere le immagini. Forse si possono superare certi condizionamenti di Blogger, a vantaggio, ad esempio, de La casta Susanna e de I Bei Momenti.

Forse che sì forse che no, ogni giorno se ne scopre una nuova.


8 commenti:

Silvia ha detto...

Bravissimo! Per questo siamo solidali tra noi ma poi vi amiamo perdutamente. Mica tutti si capisce.
Solo quelli che fanno gli esperimenti per mettere le immagini in modo diverso e dare un taglio grafico rivoluzionario:) Questo mi piace da matti!

Poi ci illuminerai d'immenso, mi auguro...

giulia ha detto...

Anche se non sempre le donne sono solidali, almeno un certo tipo di donna, condivido quello che dici e questa tuo modo di sperimentare il web in modo sempre diverso. Quello che apprezzo molto è che lo fai divertendoti... almeno credo.

Grazie

Solimano ha detto...

Silvia, ci si ama per trovarsi, non per perdersi, anche se ogni tanto, per dis-trazione, si perde la strada perché furbescamente si crede di trovare una scorciatoia facilitante. A parte questa mia considerazione un po' da boy-scout, con le immagini non si finisce mai di imparare, perché, facendo un discorso personale, ho serie carenze tecniche (non so neppure usare Photo Shop), però la passione è tanta: una immagine giusta parla più di cento discorsi.
Giulia, la solidarietà è una forma più semplice di amicizia che si basa sui fatti, quindi è una forma onesta, mentre dietro tante dichiarazioni di amicizia a volte si cela un bisogno di appoggio (o di sfogo, o di sfiga messa in comune).
Il divertirsi è una dei più importanti prerequisiti del far bene le cose. Quando mi parlano di senso del dovere rispondo: e il senso del piacere dove l'avete messo? In frigo? Ahi ahi...

grazie e saludos
Solimano

Silvia ha detto...

Fare gli esperimenti è una cosa molto divertente. Poi credo che in rete ci siano fior di manuali che per uno come te sono l'equivalente dell'abc. Buon proseguimento:)

Arfasatto ha detto...

La solidarietà femminile: ma che grossa balla, la solidarietà femminile non esiste proprio, siasmo tutte sempre in competizione l'una con l'altra.
Il dipinto è davvero interessante, con quei bei verdi delle stoffe, quei visi di donne coi capelli raccolti; forse varrebbe da solo una visita a Vercelli, città a me nota solo per il riso.

Solimano ha detto...

Elena, io ci credo, alla solidarietà femminile, e non per moralismo o ingenuità, ma perché l'ho toccata con mano diverse volte. Forse parliamo di cose diverse, perché naturalmente credo anche alla competitività (sia maschile che femminile). E credo all'amicizia maschile. Solidarietà femminile e amicizia maschile sono, più che sentimenti, atteggiamenti etologici con un imprinting di millenni.
Faccio un esempio personale in un brano di una Novelletta degli Odori che non ho messo ancora in Biblioteca, la numero 40, intitolata "Olio di fegato di merluzzo":

A Parma capitavano in casa ogni tanto delle donne - facce mai viste - che si appartavano con la mamma; dopo un po’ ricomparivano e se ne andavano contente. Di questo a noi la mamma non raccontava niente, solo più tardi ho capito di cosa si trattava: la mamma curava, segnava - così si diceva - il fuoco di Sant’Antonio, che in medicina si chiama herpes zoster. Anni dopo provai a chiedere, mi interessava saperne di più, ma compresi che non desiderava parlarne né a me né a mia sorella. Quindi la trasmissione di questa sapienza finì con lei. Ci ho pensato spesso e mi colpisce soprattutto il fatto che a Parma diverse donne fossero venute al corrente dell’abilità di mia madre, che non era nella sua città, era tutt’altro che chiacchierona, non cercava amiche né si riprometteva guadagni. C’era sotto, ne sono convinto, una solidarietà femminile forte quanto segreta, e il tenerla nascosta era la necessaria difesa dalle persecuzioni di secoli prima, non solo, c’era anche la pudicizia verso il mondo dei maschi, a maggior ragione se medici, quella più che una malattia era come un peccato da espiare nella propria carne: solo un’altra donna la poteva guarire. Quelle donne di Parma avevano un loro modo di tenersi informate, probabilmente non con chiacchiere, ma con poche parole secche e decise, a uomini non presenti. “Cose da donne!” diciamo oggi per certe piccole faccende. Le cose da donne esistevano, non solo il fuoco di Sant’Antonio, e le donne avevano una istintiva capacità di difesa del loro mondo, chissà se lo sentivano come una condanna o un privilegio.

Ne riparleremo.

grazie Elena e saludos
Solimano

sabrinamanca ha detto...

Anche io Primo, ci credo. Per la mia esperienza personale che mi ha portato a diverse belle amicizie, alcune delle quali resistono a svariati decenni e qualche raro caso di competizione.
Immagino però che ognuno tragga le conclusioni dalla sua esperienza quindi...

Silvia ha detto...

Ognuno parla per esperienza personale. Se la solidarietà femminile non esistesse non si sarebbero raggiunti i traguardi che si sono raggiunti. Poi ci sono persone e persone. E' una delle cose su cui credo poiù fermamente e dalla quale non sono MAI stata delusa. Non è fortuna.

Certo Solimano che ci si ama per trovarsi. Condividere è la chiave.
Questa combinazione di immagini è davvero bella.