sabato 4 aprile 2009

Lenti



Ma voi occhi di lince, avete idea di cosa significhi dipendere da un paio d’occhiali?
Indipendentemente dalla spesa che un povero ccecato deve sobbarcarsi per essere all’onore del mondo, vivere avendo bisogno degli occhiali, significa giocoforza morire senza.

Prima di tutto, è bene chiarire che senza protesi cammino come se niente fosse dandomi una parvenza di normalità, ma già a due metri di distanza il mondo per me, assume contorni fantasiosi. Troppo.
Per cui, tutti coloro che incrocio e che non guardo con molta attenzione, non li riconosco e passo oltre. Ad un successivo incontro di solito mi chiedono, spesso un tantino risentiti, come mai non li ho salutati la volta precedente che quasi rischiavano di stamparsi contro un palo a forza di sbracciarsi. Naturalmente abbozzo un timido sorriso e chiedo quando è successo tutto questo, assumendo persino un tono incredulo e dispiaciuto, ma se capitasse dopo un’ora il risultato non cambierebbe.
In alcuni casi, gradirei moltissimo scambiare due parole con una vecchia conoscenza che la vita ha condotto altrove. Nulla da fare. Questa forse come me non vede a un palmo, e io passo oltre per altri dieci anni buoni.

Inutile spiegare l’angoscia della mattina lavorativa, quando perennemente in ritardo m’accorgo al primo incrocio, cento metri, d’aver dimenticato gli occhiali e devo decidere velocemente se proseguire rischiando il ritiro della patente, oppure la vita in un’inversione ad U in pieno traffico. Di solito decido di rischiare la vita e torno a casa a prenderli.

Se li trovo.

Scampata all’inversione, salgo le scale a rotta di collo (termine più che mai appropriato), cerco le chiavi tra le tremila che vagano in borsa, apro la porta in sbando e parto alla loro ricerca. Ripercorro mentalmente cosa ho fatto la sera prima di coricarmi e mi precipito in camera da letto. Non ci sono. Allora in bagno: lavatrice no, consolle no, cestino dei rifiuti no, cassetto dei trucchi no. Cucina? Impossibile. (bastardissimi i luoghi impossibili, spesso sono proprio lì). Rimane il soggiorno. Scatta il soqquadro con 6 q. Il tempo passa velocemente. Niente da fare. Comincio ad imprecare ad alta voce e a cercare alla rinfusa, finché l’occhio, miope e disperato, cade involontariamente sul piano del cassettone in ingresso. Ci sono.

Va da sé che la volta successiva se la ricerca partirà dal cassettone li troverò poi sulla spalliera del divano tremendamente in bilico per altro. La cosa è stressante ma mai noiosa.

Arrivo al lavoro, li tolgo immediatamente perché alla scrivania non servono e per tutto il giorno non capisco se quelli che sono rivolti verso di me mi stanno parlando o si rivolgono al collega vicino. Per star sul sicuro, io rispondo sempre a meno che non chiedano cose del tipo:- allora com’è andata con la bionda dell’altro giorno?

Si sprecano i consigli degli amici, intimamente perfidi, nei loro dieci decimi. Tenere più paia d’occhiali, nel mio caso, serve a poco. Investo un patrimonio per poi dimenticarli ovunque. Per cui ho deciso di tenerne un paio a lenti chiare e uno a lenti scure per l'estate. Prendere o lasciare, vivere o morire. Se dovessi rompere uno dei due, posso sempre girare usando quello da sole in piena notte, facendo Ray Charles o girare con un sole accecante con quelli bianchi, facendo percorsi obbligati con sole alle spalle, meglio ancora in retromarcia. Basta organizzarsi.
L’incubo poi si presenta alla sera seduta sul divano che mi accingo a guardare un bel film che sta pure cominciando: Amore hai visto i miei occhiali?
No.
Così ricomincia l’affannosa ricerca. Possono essere ovunque, anche diligentemente riposti nella loro custodia in borsa, appesi al collo con la cordina o addirittura in testa a guisa di cerchietto. A volte so essere ordinata, ma mai distratta.

4 commenti:

Silvia ha detto...

I commenti di voi Occhialuti al post di Zena mi hanno indotto a postare questo, datato, ma ancora molto attuale:)
Buona notte.

Giulia ha detto...

Gli occhiali... gli eterni introvabili. Quando più li cerco, in genere o ce li ho proprio sul naso o sulla testa... E quando impreco nel cercarli, qualcuno ride di me e mi fa segno col dito dove posso trovarli... Ma altre volte ce li ho in mano e altre ancora chissà dove. Molto spesso mi ci siedo sopra sul divano...
Quante volte mi è capitato di guidare di notte con gli occhiali scuri pensando se non fosse stato meglio non averli affatto piuttosto che rischiare di essere subito notata... Io sono una distratta persa per di più anche smemorata, e con l'età che avanza non può che peggiorare. L'unico vantaggio è che, quando qualcuno malignamente mi chiede se ho l'Alzheimer, io posso rispondere che llora ne sono affetta da quando ero ragazzina...

Fondiamo un club?

Silvia ha detto...

E quando ti accorgi di averli sotto la doccia?


Io ci sto.

Giulia ha detto...

Non ci crederai, ma anche questo mi è successo. Via col club...