lunedì 27 aprile 2009

Festa della Liberazione o della Libertà?

mazapegul

Dato atto a Berlusconi che in questo 25 aprile ha fatto una cosa giusta, trovo indicativa del suo modo di (far) vedere le cose la proposta di ribattezzare "Festa della Libertà" quella che oggi è "Festa della Liberazione".
Non è un caso che gli americani non festeggino un generico "Independency Day", dedicato a tutti i popoli che abbiano ottenuto o vogliano ottenere l'indipendenza, ma uno specialissimo "Independence Day," quello in cui passarono da colonia di Sua Maestà a Federazione di Stati. E non è un caso che noi si festeggi non il regno etereo della libertà, ma la concreta riconquista della libertà dopo il ventennio fascista e la Seconda Guerra Mondiale.
E' vero, per rimanere alla nostra festa nazionale, che festeggiando questa particolare Liberazione veniemo indotti a riflettere sulle libertà in generale, e sulle liberazioni; ma, come Delitto e Castigo, interrogandoci sulla natura e sui modi del Male, è qualcosa di più di un trattatello sul Male, così la nostra festa è più di una Giornata ONU delle Libertà. La Liberazione è un evento particolare e complesso, pieno di dettagli e interrogativi anche scomodi, che ha interessato le vite di persone autentiche, non dell'Umano in Sè. A ogni ricorrenza gli interrogativi cambiano e si generano l'uno dall'altro, facendo di questa festa una data viva, non scontata, sempre fresca.
Se questa è la festa della Liberazione, che ruolo vi ebbero i comunisti italiani (notoriamente poco liberali), e come influì la Liberazione sulla loro concezione della libertà? Il regime di cui ci s'era liberati sparì, è vero; ma come mai i suoi uomini rimasero al loro posto? Come mai, dopo la Liberazione, furno proprio i liberali a sparire -di fatto- dalla coscienza degli italiani? Con chi stava, quel giorno, la Chiesa?
La Festa della Liberazione sta al Giorno delle Libertà come il Santo Natale sta a Babbo Natale: non generica bontà, ma storia concreta e infinitamente interpretabile e rappresentabile. Non esiste di Babbo Natale un'apprezzabile mitologia (se non nel circuito del cinema horror di serie Z), ma solo un uso commerciale; un logo, non un logos.
Sta tutto nel DNA di Berlusconi e del suo impero commerciale la tentazione di trasformare il logos della storia italiana in logo (anche di partito); a semplificare e standardizzare; a inceppare la macchina dell'interpretazione e del dubbio produttivo; a sostituire l'inquietante col rassicurante.

6 commenti:

Solimano ha detto...

Màz, esemplare la proporzione:

Liberazione : Libertà = Santo Natale : Babbo Natale.

La Liberazione è un fatto, la Libertà è un concetto, fra l'altro ambiguo, ancor più dei concetti ambigui di Fraternità ed Uguaglianza. Sulla libertà intesa come libero arbitrio i biologi (fra di loro) stanno facendo discorsi che ritemgono opportuno non propalare.

Il che non vuol dire che non si possa discutere sul 25 aprile 1945 e soprattutto su quello che c'è stato nei dieci anni successivi.
Perché è facile parlare delle patenti strumentalizzazioni odierne di Berlusconi, ma quanto ha strumentalizzato il PCI sul 25 aprile: come passaporto e come egemonia.

Infine, a mio avviso genialmente, Nanni Moretti ha messo nel film Aprile la manifestazione del 25 aprile che ci fu a Milano dopo la prima ascesa di Berlusconi e ha puntato sugli ombrelli (quel giorno pioveva): il 25 aprile inteso come risposta ombrellifera alla dura realtà odierna. Ma da certe piogge non ci si salva con gli ombrelli.

grazie Màz e saludos
Solimano
P.S. Quasi tutti questi discorsi (compreso l'ombrello) sono facilmente trasferibili al Santo Natale.

Giulia ha detto...

Concordo con quello che dici Maz.
Oggi si fa un uso delle parole a nostro piacimento. Vome è possbile cambiare Liberazione per libertà: certo hanno la stessa radice, ma nella liberazione ci riferiamo a fatti concreti, a eventi storici che non sono parole, ma appunto fatti. Libertà è un concetto a cui oggi ognuno dà la sua interpretazione e quella di Berlusconi cambia in modo appunto "libero" a seconda di come fa comodo a lui.
Ma è un uomo furbo e pochi colgono queste "sottigliezze" e purtroppo stanno al suo gioco. Questa è la triste realtà. Forse un giorno festeggeremo la "liberazione da Berlusconi"?

Barbara ha detto...

Noi quel giorno abbiamo dovuto tenere aperto il negozio. C'era molto passeggio in città.

E' entrato un signore e mi ha detto, risentito:
-Ma voi, che state aperti, non avete amore di patria?
E io, sorridente, ho risposto:
-Amo la patria e se anche la patria amasse me non avrei bisogno di venire a lavorare oggi.

Poi ne è entrato un altro, ed evidentemente era di un credo politico diverso dal signore di prima, perchè ha detto:
-Bravi! Oggi fate bene a stare aperti! Non è mica una vera festività!
E io, sempre sorridente:
-Se non fosse una festività me ne sarei rimasta a casa a dormire.

Però, quelle domande che pone Maz, io me le chiedo da una vita e nè l'uno nè l'altro ne ha fatto cenno. Questo fortifica la mia convinzione che la politica ormai sia vista dai più come un derby di calcio.
Ciao, un saluto da
Barbara (una ragazza politicamente confusa, che forse terrà aperto anche il primo maggio)

mazapegul ha detto...

Barbara: io credo che tenere aperte le librerie (e i panettieri) nei giorni di festa sia un contributo alla festa. Tantopiù se è una festa piena di inviti alla memoria come il 25 aprile.
Giulia e Solimano: proprio perché si tratta del 25 aprile ha senso interrogarsi anche sulle strumentalizzazioni della festa da parte dei comunisti d'una volta (e della ritrosia di tanti moderati, che parevano vergognarsi di come la Repubblica sia nata). Se fosse la Festa delle Libertà, ci sarebbe spazio forse per il chiacchericcio, molto più probabilmente per una qualche neotradizione commerciale legata alla festa. (Che so, il giorno in cui -complica la primavera- i genitori lasciano i figli alle babysitter e vanno a fare shopping di coppia).
Il 4 luglio, proprio perché festa specifica, è anche -negli USA- l'occasione per mettere la storia e i principi in discussione. Da che parte stavano gli indiani? (Vedi il romanzo -italiano- Manitoba dei Wu Ming). Che fine fecero i "collaborazionisti" degli inglesi? Come mai la Federazione non riuscì a liquidare la schiavitù, rimandando la pratica a una sanguinaria guerra civile? L'indipendenza degli USA diede l'avvio a una politica espansionista: con quale legittimità? E via andando.

Ciao,
Maz

annarita ha detto...

Ho la sgradevole sensazione che certe subdole manovre possano avvenire solo nel nostro paese, rebus sic stantibus, purtroppo.
Speriamo che la filosfia del Mulino Bianco non ci affossi definitivamente.
Salutissimi, Annarita.

Silvia ha detto...

Popolo delle libertà= Festa della libertà.
Poi tingiamo tutto il suol patrio di un bell'azzurro cielo e cantiano in coro: per fortuna che Silvio c'è.

Mi dovete scusare, ma io non riesco a vederci nulla di buono.
Non sono obiettiva.
Poi mi fa fare delle figure, ma delle figure...